Percorsi
vie
tante strade
dove si affretta il passo
o si sosta
per scoprir la direzione del vento
spezzoni di dialoghi
persone
cose
immagini
si accalcano
quando è ora
di distrarsi
e aspettano te
frettolosi
di riempire
quella stanza
E le pareti
diventano enormi lavagne
e ognuno di esso
è un gessetto
matite colorate
pennelli
impazienti di mostrare
In simbiotico movimento
prendono forma
quadri senza cornici
componimenti grafici
qualche scarabocchio
altri sono frasi marcate
punti interrogati
punti esclamativi
e le immagini
che raccontano
storie fantastiche
eroiche
allegoriche
o giornaliere
come pagine di libri infiniti
e dipingono emozioni
di ogni tipo
attingendo
dai se
ma
realtà
Non ci sono più
muri vuoti
colori e inchiostri
quotidiani
hanno saturato
spazi ampi
che osservi
scomponi
riprendi
e sposti
Accade quando ti fermi
momenti
in cui tutto torna
quando ti circonda il silenzio
e in penombra
ti perdi così
... in lunghi viaggi
mentali
vie
tante strade
dove si affretta il passo
o si sosta
per scoprir la direzione del vento
spezzoni di dialoghi
persone
cose
immagini
si accalcano
quando è ora
di distrarsi
e aspettano te
frettolosi
di riempire
quella stanza
E le pareti
diventano enormi lavagne
e ognuno di esso
è un gessetto
matite colorate
pennelli
impazienti di mostrare
In simbiotico movimento
prendono forma
quadri senza cornici
componimenti grafici
qualche scarabocchio
altri sono frasi marcate
punti interrogati
punti esclamativi
e le immagini
che raccontano
storie fantastiche
eroiche
allegoriche
o giornaliere
come pagine di libri infiniti
e dipingono emozioni
di ogni tipo
attingendo
dai se
ma
realtà
Non ci sono più
muri vuoti
colori e inchiostri
quotidiani
hanno saturato
spazi ampi
che osservi
scomponi
riprendi
e sposti
Accade quando ti fermi
momenti
in cui tutto torna
quando ti circonda il silenzio
e in penombra
ti perdi così
... in lunghi viaggi
mentali
12 commenti
Dietro di me sempre
sorvegli tutto
e tutti
chiudo
gli occhi
non ci sei più
l’anima resta
suggestioni
indefinite
sei qua
nessuno ti sente
nessuno ti vede
ma ci sei
o sei bianco
o sei nero
percepisci il dolore
la gioia
le vivi con me
sorridendomi
parlandomi
soffia il vento
spingendoti
verso la linea
del tempo indefinito.
Scorre il tempo tra le mani
quasi impazzito
non ti ascolta
non sa che vorresti fermarti
un attimo in più
a guardare
l'ultimo raggio di sole.
Scorre il tempo
cambiano le stagioni
ma tu in questa corsa
sei la stessa donna
che si emoziona
davanti a un sorriso
donato con il cuore
sei la stessa che
in questo pazzo mondo
senza pudore
rincorre quella lacrima
dove si soffre
per dolore regalato.
quasi impazzito
non ti ascolta
non sa che vorresti fermarti
un attimo in più
a guardare
l'ultimo raggio di sole.
Scorre il tempo
cambiano le stagioni
ma tu in questa corsa
sei la stessa donna
che si emoziona
davanti a un sorriso
donato con il cuore
sei la stessa che
in questo pazzo mondo
senza pudore
rincorre quella lacrima
dove si soffre
per dolore regalato.
M’incammino lentamente
per le strade della città.
Brandelli di frasi cadono
come elemosine dell’ironia
nella scuola invisibile
della mia meditazione.
Tra rovine d’edifici,
piedistalli grezzi e insudiciati,
superba e unica
s’innalza la statua del tedio.
Sembianze d’impenetrabili sorrisi
oscurano i volti
glorificandoli vagamente di segreto.
L’infelicità si blocca
sulle mie labbra
in un pozzo di gesti abbozzati.
E le tenebre si rischiarano
nei fuochi fatui dell’infedeltà.
per le strade della città.
Brandelli di frasi cadono
come elemosine dell’ironia
nella scuola invisibile
della mia meditazione.
Tra rovine d’edifici,
piedistalli grezzi e insudiciati,
superba e unica
s’innalza la statua del tedio.
Sembianze d’impenetrabili sorrisi
oscurano i volti
glorificandoli vagamente di segreto.
L’infelicità si blocca
sulle mie labbra
in un pozzo di gesti abbozzati.
E le tenebre si rischiarano
nei fuochi fatui dell’infedeltà.
E qui
che mi ritrovo
in un sospiro di vento
e un tappeto
di foglie ingiallite
in attesa
di fessure fiorite
aspetto
nugoli di margherite
e papaveri a iosa.
Sordo
è il ruscello
giù nella valle,
non più s'immergono
cuculi e usignoli
qualche stella riflessa
nel cielo
e pennellate sbiadite
hanno
i pendii erbosi
in attesa.
Un piccolo paese di poche anime tutti si vogliono bene,
si aiutano nel momento del bisogno come fratelli.
Al centro del paese un piccolo forno gestito da marito
e moglie inizialmente senza insegna solo una porta.
Dopo un pò di anni è comparsa una scritta illuminata
( Il cuore del pane )
Mai da nessuna parte ho mangiato
un pane cosi buono.
Tutte le mattine si faceva a gara
per chi andava a prendere il pane.
Non poteva mai mancare un pezzo di cioccolata
per tutti quelli che entravano.
Tutti i bambini del paese siamo cresciuti con loro
per noi erano i nostri nonni acquisiti.
Dopo molti anni la porta
dell’antico forno è rimasta chiusa.
Tutto il paese ad attendere
che la porta si aprisse... ma invano.
L’attesa... sembrava fosse eterna
in cinque minuti arrivarono i soccorsi.
Ma purtroppo era troppo tardi i nonni dell’antico forno
furono portati via insieme nella stessa notte dal monossido di carbonio.
In paese fu lutto per una settimana
non fu più riaperto il forno dei nonni.
Da quel giorno il pane
lo portarono da fuori paese.
Ma non era buono
come quello dei nonni.

Osservo le rondini
volare in alto
in un cielo assai grigio.
Sono tante
volano tutte insieme
senza disunirsi.
Come sarebbe stato il mondo
senza di loro
piccoli esseri viventi.
Vorrei essere una rondine
libero di volare
nel cielo
senza disunirmi…
Silenzioso
deturpato da canti acuti scoraggiati
dai clamori insulsi
dall'osservare del cuore
si mostra distrutto
già nel pronunciare
uscendo da uno schermo
da un cortile
da un balcone
dalla stazione
dall'aperitivo serale
dal pianerottolo vicino
dalla casa di fronte
dal lavoro
da una festa
anche fra conoscenti
fra parenti
fra amici
fra colleghi
fra pochi
s'infila improvviso
lascia inermi volutamente
creando scompiglio
disagio
non aiuta, complica
non ama
chi lo pratica, chi lo avvicina a sè, chi se lo tiene, chi lo subisce, chi lo innalza
il pericolo del silenzio è il più grande
tutti i giorni s'incontra
in tutti i momenti ci circonda
il pericolo del silenzio è il colpo che stende al tappeto
bruciando anche il più piccolo cenno di salvezza.
deturpato da canti acuti scoraggiati
dai clamori insulsi
dall'osservare del cuore
si mostra distrutto
già nel pronunciare
uscendo da uno schermo
da un cortile
da un balcone
dalla stazione
dall'aperitivo serale
dal pianerottolo vicino
dalla casa di fronte
dal lavoro
da una festa
anche fra conoscenti
fra parenti
fra amici
fra colleghi
fra pochi
s'infila improvviso
lascia inermi volutamente
creando scompiglio
disagio
non aiuta, complica
non ama
chi lo pratica, chi lo avvicina a sè, chi se lo tiene, chi lo subisce, chi lo innalza
il pericolo del silenzio è il più grande
tutti i giorni s'incontra
in tutti i momenti ci circonda
il pericolo del silenzio è il colpo che stende al tappeto
bruciando anche il più piccolo cenno di salvezza.
Un ego troppo pieno di sé
ricopre se stesso di lauta ignoranza.
Ascoltare non sa,
né sa leggere ed osservare
chi intorno troppe volte
cede a tentazioni di rivalsa.
Ciò che è nostro appartiene all'anima
in una sfera che si ricopre di trasparenza,
perché a pochi piace condividerla
e ai più intimi piace destinarla.
ricopre se stesso di lauta ignoranza.
Ascoltare non sa,
né sa leggere ed osservare
chi intorno troppe volte
cede a tentazioni di rivalsa.
Ciò che è nostro appartiene all'anima
in una sfera che si ricopre di trasparenza,
perché a pochi piace condividerla
e ai più intimi piace destinarla.
Vicende umane
solcano l’universo,
come l’aratro
d’un destino ammansito,
tra verità e cospirazioni.
Noi temerari,
licenziosi e folli,
ricerchiamo codici sbiaditi
nella vertigine esistenziale
d’una sommessa equità.
Brindisi, auguri e doni,
musica e intrallazzi,
canti, urla e balli,
scolpiti dal guizzo d’una fiammella
e dal vento della memoria.
Sdraiati sui cuscini,
densi di piacere,
affini e liberi,
impasteremo l’aria d’ombre,
tra scomposti abbracci e copule.
E il freddo
aggraverà l’esilio,
la solitudine e la penuria.
Noi testardi e arroganti,
superstiti d’eccidi e d’insanie,
spasimeremo nella compiutezza
di fragili amicizie,
vagheggiando amore e fecondità,
tra brame d’uguaglianza.
Ci saranno altri giorni
e la festa continuerà nei secoli,
tra alberi spogli
e grida dei miseri
nel silenzio delle notti.
solcano l’universo,
come l’aratro
d’un destino ammansito,
tra verità e cospirazioni.
Noi temerari,
licenziosi e folli,
ricerchiamo codici sbiaditi
nella vertigine esistenziale
d’una sommessa equità.
Brindisi, auguri e doni,
musica e intrallazzi,
canti, urla e balli,
scolpiti dal guizzo d’una fiammella
e dal vento della memoria.
Sdraiati sui cuscini,
densi di piacere,
affini e liberi,
impasteremo l’aria d’ombre,
tra scomposti abbracci e copule.
E il freddo
aggraverà l’esilio,
la solitudine e la penuria.
Noi testardi e arroganti,
superstiti d’eccidi e d’insanie,
spasimeremo nella compiutezza
di fragili amicizie,
vagheggiando amore e fecondità,
tra brame d’uguaglianza.
Ci saranno altri giorni
e la festa continuerà nei secoli,
tra alberi spogli
e grida dei miseri
nel silenzio delle notti.
Galoppo veloce
in sella ad un cavallo
nero e bianco.
Sento il vento
trapassare
il corpo.
L’odore dei prati
gli alberi quasi spogli
sta per arrivare l’inverno.
Nel silenzio della campagna
solo il rumore degli zoccoli
del cavallo che galoppa.
Sensazione
di libertà
di solitudine.
La pace
dopo tanto rumore
e tante parole.
Ricostruiamo
i colori
del mondo.
Galoppiamo verso la libertà
in questa società
in bianco e nero.
Forse
rivedremo
l’arcobaleno.
in sella ad un cavallo
nero e bianco.
Sento il vento
trapassare
il corpo.
L’odore dei prati
gli alberi quasi spogli
sta per arrivare l’inverno.
Nel silenzio della campagna
solo il rumore degli zoccoli
del cavallo che galoppa.
Sensazione
di libertà
di solitudine.
La pace
dopo tanto rumore
e tante parole.
Ricostruiamo
i colori
del mondo.
Galoppiamo verso la libertà
in questa società
in bianco e nero.
Forse
rivedremo
l’arcobaleno.
S'arresta il tempo,
cigola il respiro
chiuso a chiave
dal silenzio.
Il passo
ha la gravità del piombo
e la vita
una giostra
troppo veloce
per attendere...
ad una ad una
cadono le parole
da croci gelate
nel dubbio
e la paura
si aggrappa
ad una livida preghiera.
Per descrivere i drammi
che ogni giorno leggiamo sui giornali.
Non trovo le parole per gli attentati
ormai all’ordine del giorno.
Per le guerre nel mondo
è per i morti che essi ne scaturiscono.
Non capisco
la maleducazione della gente.
Sono felice per la nascita
di una vita.
La gioia di una famiglia attorno ad un tavolo
dopo una lunga attesa per un’adozione.
Non trovo le parole per la tristezza di una donna
per la lontananza del suo uomo.
che ogni giorno leggiamo sui giornali.
Non trovo le parole per gli attentati
ormai all’ordine del giorno.
Per le guerre nel mondo
è per i morti che essi ne scaturiscono.
Non capisco
la maleducazione della gente.
Sono felice per la nascita
di una vita.
La gioia di una famiglia attorno ad un tavolo
dopo una lunga attesa per un’adozione.
Non trovo le parole per la tristezza di una donna
per la lontananza del suo uomo.
Sensualità rattenuta
nella tumefazione di gesti arcani.
Uomini imbrattati di virilità,
rozza e umbratile.
Pazienza e rassegnazione
scritte sui loro volti,
foschi e grifagni,
e nella desolazione del paesaggio.
Desiderio d’evasione nell’aria,
disilluso nel miraggio bolso
e nell’eterna speranza.
nella tumefazione di gesti arcani.
Uomini imbrattati di virilità,
rozza e umbratile.
Pazienza e rassegnazione
scritte sui loro volti,
foschi e grifagni,
e nella desolazione del paesaggio.
Desiderio d’evasione nell’aria,
disilluso nel miraggio bolso
e nell’eterna speranza.
Nascosi per un attimo il sorriso
rifiutando ogni emozione
alimentando il fuoco dei ricordi
già pronto, a bruciare i pensieri.
Ho abbattuto ogni speranza
camminando orfano, nel buio
sui sentieri lontano dalla poesia
ma, mai stanco di ogni respiro.
Mi sono dissetato di acqua amara
affacciato alla finestra della malinconia
sprofondando attimo dopo attimo
tra freddi marmi e foto sbiadite.
Ora, soffia il vento ed è, una carezza
che tra gli alberi mi spoglia, di nova alba
accompagnando quei giorni stanchi e naufraghi
verso la mesta fine dei versi assopiti.
rifiutando ogni emozione
alimentando il fuoco dei ricordi
già pronto, a bruciare i pensieri.
Ho abbattuto ogni speranza
camminando orfano, nel buio
sui sentieri lontano dalla poesia
ma, mai stanco di ogni respiro.
Mi sono dissetato di acqua amara
affacciato alla finestra della malinconia
sprofondando attimo dopo attimo
tra freddi marmi e foto sbiadite.
Ora, soffia il vento ed è, una carezza
che tra gli alberi mi spoglia, di nova alba
accompagnando quei giorni stanchi e naufraghi
verso la mesta fine dei versi assopiti.








