Addio al paese,
dicevi,
mentre la mano
mi tenevi,
e non puoi stare ferma,
devi sempre andare,
partire
al diavolo il paese fetente,
sei una girovaga,
una nomade;
addio al paese dicevi,
tu ci credevi,
e adesso,
anch’io
che sono qua,
e chissà dove sei,
che fai;
e siamo sempre qui,
con desiderio
di a ndare via,
da questo posto fetente,
da questo paese perdente,
cambiare ,
andare,
bisogna sempre andare.
dicevi,
mentre la mano
mi tenevi,
e non puoi stare ferma,
devi sempre andare,
partire
al diavolo il paese fetente,
sei una girovaga,
una nomade;
addio al paese dicevi,
tu ci credevi,
e adesso,
anch’io
che sono qua,
e chissà dove sei,
che fai;
e siamo sempre qui,
con desiderio
di a ndare via,
da questo posto fetente,
da questo paese perdente,
cambiare ,
andare,
bisogna sempre andare.
4 commenti

Spàrgere assenta…
Fiori recisi solo
trovo appasiti!
<=> <=> <=>
Poesia scritta (Accenti ritmici 1-4-6), dopo attenta meditazione, delle osservazioni di Mohandas Karamchand Gandhi detto il Mahatma, politico, filosofo e avvocato indiano del 1900:
“L’uomo si distrugge con la politica senza principi, con la ricchezza senza lavoro, con l’intelligenza senza sapienza, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la religione senza la fede, con l’amore senza il sacrificio di sé”.
Fiori recisi solo
trovo appasiti!
<=> <=> <=>
Poesia scritta (Accenti ritmici 1-4-6), dopo attenta meditazione, delle osservazioni di Mohandas Karamchand Gandhi detto il Mahatma, politico, filosofo e avvocato indiano del 1900:
“L’uomo si distrugge con la politica senza principi, con la ricchezza senza lavoro, con l’intelligenza senza sapienza, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la religione senza la fede, con l’amore senza il sacrificio di sé”.
Cadono ultime le foglie
che Ulisse vede
tristi arrivi
per lo sparire annunciato
Cadoni i corpi
che Ulisse crede
ancora vivi
a raccontare di tempi
ora piangenti
Cadono i pianti
che Ulisse vuole
specchi a brandelli
di cuori macelli
Cadono le speranze
che Ulisse sa
adagiate su ricordi
a ritroso scanditi
dal tempo sfiniti
Cadono le vite
che Ulisse conosce
come gocce di pioggia
sporche
pure
a far altro fango per la terra
inghiottite e sparite
come in cielo le comete
Con questa faccia da poeta,
che non si fida di nessuno,
come un gatto randagio,
questa faccia da poeta,
che ama più
di qaunto può,
che sente e soffre,
e scrive,
perché tu sia,
lettore di parole
di magia;
questa faccia da poeta,
troppo solo,
tra facce e bastardi che parlano male,
ribelle ancora ribelle,
.
che non si fida di nessuno,
come un gatto randagio,
questa faccia da poeta,
che ama più
di qaunto può,
che sente e soffre,
e scrive,
perché tu sia,
lettore di parole
di magia;
questa faccia da poeta,
troppo solo,
tra facce e bastardi che parlano male,
ribelle ancora ribelle,
.
Le albe che nascono buie
vanno alla ricerca di spiragli di luce,
cercando un sorriso dimenticato.
Cosi io cerco,
in questa giungla,
un silenzio che pur mi fa paura.
Lo stesso silenzio
in cui vorrei lavare
tutte le mie pene, le ansie,
i dolori che scalfiscono l’anima.
Cerco albe profumate di mare,
che mi dicano d’amore e di gioia.
Che mi prendano per mano
per scivolare, sicura, nel tunnel della vita.
Ci sono albe che
sembrano nascere al buio
ma si nascondono, giocano,
perchè è vero,
il sole è sempre dietro le nuvole.
Grazie per la splendida collaborazione, grazie per la tua vicinanza, grazie di esserci...
vanno alla ricerca di spiragli di luce,
cercando un sorriso dimenticato.
Cosi io cerco,
in questa giungla,
un silenzio che pur mi fa paura.
Lo stesso silenzio
in cui vorrei lavare
tutte le mie pene, le ansie,
i dolori che scalfiscono l’anima.
Cerco albe profumate di mare,
che mi dicano d’amore e di gioia.
Che mi prendano per mano
per scivolare, sicura, nel tunnel della vita.
Ci sono albe che
sembrano nascere al buio
ma si nascondono, giocano,
perchè è vero,
il sole è sempre dietro le nuvole.
Grazie per la splendida collaborazione, grazie per la tua vicinanza, grazie di esserci...
Siamo tutti figli dello stesso cielo
o ognuno ha un cielo costruito a misura
da un Dio sconosciuto che brancola nel buio
dentro le nostre macerie?
L'ho pensato mentre vagavo privo di occhi
mentre dipingevo le nuvole di un colore rosso corallo
mentre fermavo con le mani la pioggia
e con un mantello di fiori regalavo sorrisi alla luna;
stelle le mie pupille
in abbagli di luce oltre il sapere e le certezze.
L'ho pensato quando ho visto la gente
arrampicarsi in quel cielo d'argento
che da qui è un riflesso delle nostre paure
miliardi di schegge disperse al di là del nostro sapere;
quando ho visto la gente
prendersi a morsi per arrivare a sfamarsi
d'infinito e di niente
anche a costo di mangiare se stessi
il figlio, il pane e la madre morente.
E adesso di tutto questo cielo
di tutte queste lacrime di gioia e di morte
cosa me ne faccio?
Dove seppellisco questa immensità d'azzurro
che mi hanno aperto le porte e il cuore
privandomi di forze e difese?
Mi affiderò al destino del vento
che fischia alle orecchie
facendomi perdere il senso:
la parola è un fratello che ti pugnala alla schiena.
o ognuno ha un cielo costruito a misura
da un Dio sconosciuto che brancola nel buio
dentro le nostre macerie?
L'ho pensato mentre vagavo privo di occhi
mentre dipingevo le nuvole di un colore rosso corallo
mentre fermavo con le mani la pioggia
e con un mantello di fiori regalavo sorrisi alla luna;
stelle le mie pupille
in abbagli di luce oltre il sapere e le certezze.
L'ho pensato quando ho visto la gente
arrampicarsi in quel cielo d'argento
che da qui è un riflesso delle nostre paure
miliardi di schegge disperse al di là del nostro sapere;
quando ho visto la gente
prendersi a morsi per arrivare a sfamarsi
d'infinito e di niente
anche a costo di mangiare se stessi
il figlio, il pane e la madre morente.
E adesso di tutto questo cielo
di tutte queste lacrime di gioia e di morte
cosa me ne faccio?
Dove seppellisco questa immensità d'azzurro
che mi hanno aperto le porte e il cuore
privandomi di forze e difese?
Mi affiderò al destino del vento
che fischia alle orecchie
facendomi perdere il senso:
la parola è un fratello che ti pugnala alla schiena.
Dietro la tenda
osservo l'ombra del sole
sostare dietro le nuvole
basta poco
uno sbuffo di vento
banale
banale
e quel piccolo alito di vita
sorprende e schiara i contorni
mentre è freddo fuori
e si aspetta la neve.
Un passaggio di nuvole
traccia e confonde
le movenze del mare
le movenze del mare
l'orizzonte si nasconde
ed io rimango a guardare...
Nevicherà?
Dopo un pò
fiorisce il sole.
Cos’altro attendi dalla rarefatta indagine
che non sia l’ennesima tua disfatta?
Cosa riduci ad icona per ammorbidirne le linee
in quel dolore muto che cinge la noia?
Cosa infine trabocca dal cieco malessere
che non sia già stato medicato all’essere?
S’illude il cammino se il passo decide il destino
S’inganna la mente se la quiete fiacca la scelta
e la si comprende inglobata sospesa d’attesa
immagine a specchio di miserevole resa.
Felice si dice chi non dubita dell’errore
convinto dello scarto nell’angolo buio del cuore
quel tanto che basta per non sentire dolore
invadere il respiro immutato d’un urlo d’amore.
che non sia l’ennesima tua disfatta?
Cosa riduci ad icona per ammorbidirne le linee
in quel dolore muto che cinge la noia?
Cosa infine trabocca dal cieco malessere
che non sia già stato medicato all’essere?
S’illude il cammino se il passo decide il destino
S’inganna la mente se la quiete fiacca la scelta
e la si comprende inglobata sospesa d’attesa
immagine a specchio di miserevole resa.
Felice si dice chi non dubita dell’errore
convinto dello scarto nell’angolo buio del cuore
quel tanto che basta per non sentire dolore
invadere il respiro immutato d’un urlo d’amore.
Eh la vita l’è bela,
basta avere un pensiero, un idea,
un po’ di allegria ,
e ti sembra un giorno di festa;
eh la vita và d fretta,
e non aspetta,
passa in fretta,
e tutto pare un sogno,
irreale;
in quanto breve,
bisogna cercare di
condividerla con qualcuno,
la vita và di fretta,
sempre in fretta;
una giostra che gira,
e gli anni che volano,
e impari tante cose,
sbagliando.
basta avere un pensiero, un idea,
un po’ di allegria ,
e ti sembra un giorno di festa;
eh la vita và d fretta,
e non aspetta,
passa in fretta,
e tutto pare un sogno,
irreale;
in quanto breve,
bisogna cercare di
condividerla con qualcuno,
la vita và di fretta,
sempre in fretta;
una giostra che gira,
e gli anni che volano,
e impari tante cose,
sbagliando.
Stanca,
stanca,
stanca…
vorrei dormire per tre mesi.
Il mio cervello
per così dire sta fondendo il motore.
Sono
malinconica,
triste
proprio come te.
Sei insignificante
e insulso,
mi fa venir voglia
di non far più nulla.
Non desidero mostrarmi al mondo.
Vorrei cadere come una foglia al suolo
e da esso essere ricoperta.
Che aria fresca
e che profumo c’è in ella!
Mi sento parte di te,
e tu sei lieta di far parte di me.
C’è una rinascita,
lo sento in ogni mio atomo,
in ogni mia molecola,
la mia mente è in festa!
Mi sei venuta a trovare?
Benvenuta!
Aspetta, stenderò per te il tappeto rosso
come rosse e infuocate sono le tue giornate….
Mi vien di saltare,
di gioire,
di gridare…
Ma cosa mi hai fatto?
Tu che dovresti vergognarti,
sì proprio così,
sei arrivata di ritardo quest’anno
e so che te ne andrai così presto!
Lasciami almeno un ricordo di te nell’animo
affinché io ti possa perdonare.
Spaziavano verdi vallate infinite
e mari senza confini
correvano verso gli oceani
e nel mio cuore.
Brillavano gli occhi,
quando incontravano i tuoi,
ed io credevo di essere
nell’altra metà del mio cielo.
Ora, mi convinco
che è solo brina,
quella che poggia sul cuore,
basterà il calore che ho dentro
a farla evaporare.
… Forse!...
Invece, probabilmente,
basterebbe un bacio
o sarebbe più opportuno
che nascesse l’ amore
e sciogliesse la neve.
… Forse!...
Poi, se così fosse,
mi dico che la vita
dovrebbe ricominciare
di nuovo
e allora penso che
non finirà mai di nevicare…
e mari senza confini
correvano verso gli oceani
e nel mio cuore.
Brillavano gli occhi,
quando incontravano i tuoi,
ed io credevo di essere
nell’altra metà del mio cielo.
Ora, mi convinco
che è solo brina,
quella che poggia sul cuore,
basterà il calore che ho dentro
a farla evaporare.
… Forse!...
Invece, probabilmente,
basterebbe un bacio
o sarebbe più opportuno
che nascesse l’ amore
e sciogliesse la neve.
… Forse!...
Poi, se così fosse,
mi dico che la vita
dovrebbe ricominciare
di nuovo
e allora penso che
non finirà mai di nevicare…
Per scriverti certe poesie,
ci vuole orecchio,
in tinto dentro il secchio,
anzi parecchio,
bisogna averlo tutto,
per scrivere certe cose;
e tu non mi dici niente,
e non ti sfiora,
il mio tormento per te,
e mi lasci qui
da solo,
mentre te n e vai,
ed io non dormirò mai,
pensando dove sei;
e ti scrivo una poesia;
per scrivere certe poesie,
ci vuole orecchio;
ci vogliono le parole,
e un senso logico
portante;
per fare poesia,
ci vuole l’idea,
l’idea di base,
base,
la base,
per fare poesia.
ci vuole orecchio,
in tinto dentro il secchio,
anzi parecchio,
bisogna averlo tutto,
per scrivere certe cose;
e tu non mi dici niente,
e non ti sfiora,
il mio tormento per te,
e mi lasci qui
da solo,
mentre te n e vai,
ed io non dormirò mai,
pensando dove sei;
e ti scrivo una poesia;
per scrivere certe poesie,
ci vuole orecchio;
ci vogliono le parole,
e un senso logico
portante;
per fare poesia,
ci vuole l’idea,
l’idea di base,
base,
la base,
per fare poesia.
Seduta su questa comoda poltrona.
Mi dicono che riposare devo
ma io giovane mi sento.
Ricordo….
La fatica e il sudore.
Mi allenavo costantemente
per raggiungere la perfezione
la mia mente
rifiutava l’errore.
E così mi guardavo allo specchio
mi esercitavo all’asta
mi rimproveravo
mi applaudivo da sola…
Chi può capire
come ci si sente
a sfidare la fragilità?
Quel palco luminoso
e il tintinnio delle mie paiettes.
E le forti mani
del compagno che mi sollevavano.
E sentire il suo battito
così vicino al mio …
E quando
quel punto luce sul palco si spegneva
in un sol battito di ciglia…
e il silenzio ….
Poi
finiva tutto …
io esile
sfinita
ma dentro
tanta voglia di rincominciare.
Ballare, ballare, e ancora
danzare sulle punte
fino a consumarle….
La fama
con cui il mio io si sfamava
un di’ cessò
e la sua lama
affondò
senza compassione
alcuna
per questa mia passione.
Ricordo ancora il mio primo tutù…
Quella vocina ancora mi ripete: “Devi riposare!”
Sì, devo riposare
e le forze recuperare
perché poi ancora dovrò danzare!
Mi dicono che riposare devo
ma io giovane mi sento.
Ricordo….
La fatica e il sudore.
Mi allenavo costantemente
per raggiungere la perfezione
la mia mente
rifiutava l’errore.
E così mi guardavo allo specchio
mi esercitavo all’asta
mi rimproveravo
mi applaudivo da sola…
Chi può capire
come ci si sente
a sfidare la fragilità?
Quel palco luminoso
e il tintinnio delle mie paiettes.
E le forti mani
del compagno che mi sollevavano.
E sentire il suo battito
così vicino al mio …
E quando
quel punto luce sul palco si spegneva
in un sol battito di ciglia…
e il silenzio ….
Poi
finiva tutto …
io esile
sfinita
ma dentro
tanta voglia di rincominciare.
Ballare, ballare, e ancora
danzare sulle punte
fino a consumarle….
La fama
con cui il mio io si sfamava
un di’ cessò
e la sua lama
affondò
senza compassione
alcuna
per questa mia passione.
Ricordo ancora il mio primo tutù…
Quella vocina ancora mi ripete: “Devi riposare!”
Sì, devo riposare
e le forze recuperare
perché poi ancora dovrò danzare!
( STILO – BIVONGI – PAZZANO
tre paesi della Vallata dello Stilaro RC )
-----------------
Or che della Valle
tesser vorrei la lode,
tu, amica mia, stammi vicino,
infondi in me profondi pensieri.
Vola la mente ad accarezzare i ricordi,
vagano gli occhi tra angoli noti,
cerco, vedo, sento
e lo sguardo trova appiglio.
Tre fratelli dall’inceder sicuro,
da me passan oltre,
il loro dire è più attento del cammino
e sostan lì, vicino al fiume stanco,
che lento, verso il “Nostrum Mare “va.
Come un bimbo, che fa gola al suo compagno
del suo novello gioco,
così andavan narrando
dei loro pregi i tre fratelli.
Io sono il colto, il primo dice,
ho tanta fama e il sole sta sul viso mio,
posseggo arte, storia e filosofia,
nobili illustri, erudite menti,
palazzi e tenute antichi,
castelli conventi e Bizantina Chiesa.
del sole la città mia, a visitar vi invito,
emozioni sicuro vi darà la vista mia,
così ai piè del Consolino,
e dallo Jonio, giù qualcuno,
“ il Presepe è lì”, con la mano indicherà.
Eguagliar nessun potrà l’aspetto mio.
Certo, sicuro, tutto è verità,
fratello caro, l’altro rispose,
io, invece, laborioso sono assai.
Trovo gusto a viver con la natura,
ogni seme che io pianto,
in ogni dove, di certo,
spuntar vedrò il suo germoglio
e a iosa i frutti buoni coglierò.
Ho mente acuta, aperta alla cultura
e giovani come me ne trovi tanti,
protetti da una Mamma Buona e Santa,
e se con te io pure son fratello,
Ella allor non è soltanto mia,
ma è Mamma Nostra.
Ti esorto vienimi a trovare,
son posto proprio alle spalle tue
e se il sole all’orizzonte
ogni dì vedi levarsi in cielo,
è cosa assai gradita
ammirarne pure il suo tramonto.
Silente, capo chino,
l’ultimo, tutto in cuor suo serbava
e schiarendosi la voce, al suo momento,
a raccontare così si mise:
cosa dir di me, io proprio non saprei,
piccolo si, ma non per questo meno amato.
Tanto e tanto ho lavorato
e ricca è la terra mia di ferro duro.
In mezzo a voi io sto vicino,
come sul viso stan le labbra con il naso.
Tocco anch’io il Consolino, giusto quanto voi,
ma non guardatemi così, se con orgoglio,
di monte ne ho uno tutto mio.
Lassù v’è il Paradiso, andatelo a scalare,
ogni senso si rigenera, tra quiete, pace e amore.
Non un re nel suo castello, v’è in cima a quella vetta,
bensì una grande Stella, dei cuori la Regina,
in fondo sta, in una grotta rara
che solo la natura poteva fare così bella.
Taciti i tre si tesero le mani
e uniti in un intreccio, giocarono di sguardi.
La profonda voce dello Stilaro allor
si udì levarsi in inno: “ Bravi i figli miei”,
questo è vero amore e civiltà!
Passar tant’acqua vidi sotto i ponti
e con essa pur dolore, fame e povertà.
Se uno di voi in cuore ha la tristezza,
l’altro non sorrida, per carità,
ma datevi una mano, vincete la partita,
la vita a volte è dura e malvagia la natura,
pure l’uomo, re crudele, tutto toccando muta.
Vi chiedo come padre, aiuto e unità,
beni vitali e necessari assai
a nutrir la nostra Valle amata,
così a lungo ancor essa vivrà
oasi di bellezza, storia e civiltà.
tre paesi della Vallata dello Stilaro RC )
-----------------
Or che della Valle
tesser vorrei la lode,
tu, amica mia, stammi vicino,
infondi in me profondi pensieri.
Vola la mente ad accarezzare i ricordi,
vagano gli occhi tra angoli noti,
cerco, vedo, sento
e lo sguardo trova appiglio.
Tre fratelli dall’inceder sicuro,
da me passan oltre,
il loro dire è più attento del cammino
e sostan lì, vicino al fiume stanco,
che lento, verso il “Nostrum Mare “va.
Come un bimbo, che fa gola al suo compagno
del suo novello gioco,
così andavan narrando
dei loro pregi i tre fratelli.
Io sono il colto, il primo dice,
ho tanta fama e il sole sta sul viso mio,
posseggo arte, storia e filosofia,
nobili illustri, erudite menti,
palazzi e tenute antichi,
castelli conventi e Bizantina Chiesa.
del sole la città mia, a visitar vi invito,
emozioni sicuro vi darà la vista mia,
così ai piè del Consolino,
e dallo Jonio, giù qualcuno,
“ il Presepe è lì”, con la mano indicherà.
Eguagliar nessun potrà l’aspetto mio.
Certo, sicuro, tutto è verità,
fratello caro, l’altro rispose,
io, invece, laborioso sono assai.
Trovo gusto a viver con la natura,
ogni seme che io pianto,
in ogni dove, di certo,
spuntar vedrò il suo germoglio
e a iosa i frutti buoni coglierò.
Ho mente acuta, aperta alla cultura
e giovani come me ne trovi tanti,
protetti da una Mamma Buona e Santa,
e se con te io pure son fratello,
Ella allor non è soltanto mia,
ma è Mamma Nostra.
Ti esorto vienimi a trovare,
son posto proprio alle spalle tue
e se il sole all’orizzonte
ogni dì vedi levarsi in cielo,
è cosa assai gradita
ammirarne pure il suo tramonto.
Silente, capo chino,
l’ultimo, tutto in cuor suo serbava
e schiarendosi la voce, al suo momento,
a raccontare così si mise:
cosa dir di me, io proprio non saprei,
piccolo si, ma non per questo meno amato.
Tanto e tanto ho lavorato
e ricca è la terra mia di ferro duro.
In mezzo a voi io sto vicino,
come sul viso stan le labbra con il naso.
Tocco anch’io il Consolino, giusto quanto voi,
ma non guardatemi così, se con orgoglio,
di monte ne ho uno tutto mio.
Lassù v’è il Paradiso, andatelo a scalare,
ogni senso si rigenera, tra quiete, pace e amore.
Non un re nel suo castello, v’è in cima a quella vetta,
bensì una grande Stella, dei cuori la Regina,
in fondo sta, in una grotta rara
che solo la natura poteva fare così bella.
Taciti i tre si tesero le mani
e uniti in un intreccio, giocarono di sguardi.
La profonda voce dello Stilaro allor
si udì levarsi in inno: “ Bravi i figli miei”,
questo è vero amore e civiltà!
Passar tant’acqua vidi sotto i ponti
e con essa pur dolore, fame e povertà.
Se uno di voi in cuore ha la tristezza,
l’altro non sorrida, per carità,
ma datevi una mano, vincete la partita,
la vita a volte è dura e malvagia la natura,
pure l’uomo, re crudele, tutto toccando muta.
Vi chiedo come padre, aiuto e unità,
beni vitali e necessari assai
a nutrir la nostra Valle amata,
così a lungo ancor essa vivrà
oasi di bellezza, storia e civiltà.










