Egli pur continua avivere,

mostrannome su tela in deshabillè,
nun serve da sprecà na tela
pe poi beccasse puro ‘na querela.
Quello che ‘nvece vojo raccontavve
è come so fatto dentro… nun pe spaventavve.
E certo che so omo puro io
pe cui ,a vorte, me pare d’essere un dio,
me par d’avere tutti i requisiti
pe aspirà a meriti infiniti.
Poi, però, me ne torno tomo tomo,
co ‘a capoccia bassa a fare l’omo
perché intorno a me ho notato
uno mijore e più accreditato.
Sono onesto, nun so ‘n imbrojone
m’hanno insegnato un tempo sta lezione !
Però ce stanno artri, mejo de me,
che nascheno onesti di per se !
Me piace da scherzà, so malandrino
damme na penna in mano e te rovino.
Me piace da criticà usi e costumi,
ma a dire a verità nun perdo i lumi.
Se poi so l’arti a criticamme,
la bile me ce fanno a concentramme !
E’ mejo che me fermo co st’autoritratto,
sinnò faccio ‘a figura der mentecatto.
De quello che voleva ben mostrasse
e poi preferì de celasse.
Perché pe quanto belli se credemo,
a li difetti proprio nun guardamo.
De st’autoritratto sono proprio stufo,
è er mio, ma fa proprio schifo !
Non so che farei
Senza i miei versi,
Minuscoli petali
Di un fiore rupestre,
Che osano sfidare
Il tempo inclemente.
Che cosa sarei
Senza questa linfa
Che in ogni istante
Mi prende per mano
E guida il mio sentire?
Mi sentirei
Pietra tra le pietre,
Muta e inanimata.
In un desolato deserto.
Pareva dovesse esiliare il verso
quando lieve l’ombra serbò al fuso
una rosa apparsa d’improvviso eco
ritrosa al muro elsa altera devota
fiamma rosso oro di primavera
mentre spiritelli di sole le coloravano il suolo
e una cicala ancora assonnata si tuffava sul rogo
nella brama di ritrovarsi incanto isola di rovo.
Nudo l’amore si ritrasse all’anima
nell’inseguire preghiere di sortilegio pacato
e distaccato il sospeso alla muta speranza
canticchiava antichi voti d’un dolce stornello
tempo d’invito ai sensi e accenti
mistero a giostra d’aerei spilli a flusso lento.
La solitudine amava il silenzio a specchio
trapassando l’anima dall’immagine al riflesso
nello sgomento deformato di pensiero dimesso
libero a piccoli orditi di follia sul dorso.
Giocava con la paura il timore dell’altezza
non smise la vita d’inseguire la morte
ironia della sorte le due eterne si cercarono sempre
per farsi beffe l’una dell’altra ed essere alla terra passo fatale.
Sul fondo si intravide una scritta, una stele
delicata verità sul confine sottile
intimo invito di sacralità ancestrale:
Tu, Uomo sei solo, non fartene un cruccio
così acciecato da tanto accanimento
ancora cerchi nella memoria del tempo
verità di cui necessiti quanto l’assoluto l’hai già
la coscienza della tua identità d’anima ad intima pietas.
La vita è una, una soltanto, che sia lampo!
Vano il credo ereditato che in vita si scava,
tale l’implacabile monito di questo canto!
questa goccia calcarea
buca pensieri di carta velina
fa stalagmiti di lanugine
Eppure anche un granello
è spiaggia
ma non c'è nulla
che vorticando s'acquatti
e si lasci prendere
Eccomi di nuovo
a fare il pesce
ad abboccare a quest'amo
che fissa l'astrolabio
e proietta fuori dall'acqua
Qua tutto è bianco
non c'è una fine
o un orizzonte
è tutto sospeso
tutto afono
tra parole che fluttuano
nella loro perfezione
Qua la tua pelle è di pesca
e il cielo piange
qua posso scegliere
di accarezzare
barbaglio
zeugma
o quello che voglio
perché c'è tutto
qua sono solo io
posso far ridere un bambino
illuminare i tuoi occhi
accendere fuocherelli
che riscaldano davvero
su un gomito di mondo
s'incurva sopra
tunnel caleidoscopici
di riflessi
un sopracciglio di città
Svaporano inuditi
cigolii seriali
di gabbiano
In tratti
di futile immensità
vorrei dar voce
a questo cerchio di vagiti
vorrei spiegarlo a tutti
almeno a chi come me
si perde tra vicoli di città
a camminare solo
senza un perché
Ma tra le mani
mi resta una penna secca
è di plastica
troppo inconsistente
per tracciare linee a compasso
esaurire
questo sgretolarsi che sedimenta
questo vapore che piove
a generare nuovo seme
Mentre ciancico nella testa
abbozzi deformi
da qualche parte
un'altra periferia di vita
vede
piangere una morte
piangendo
un bambino vedere la luce
Forse è solo
un delirio pomeridiano
uno slancio di onnipotenza
che muore piano
per attrito
Ma anche uno pneumatico
frenato
troppo bruscamente
lascia una scia
di gomma nera
Da l’eleganza del cuore… il decoro vitale.
Dal decoro vitale… l’onesto operare.
Da l’onesto operare… la dignità cammina.
Non più screzi.
Non più timori.
Seppellito l’immorale…
Solo, bontà d’animo!.
sono peggio
mitica era
che deve continuare a vivere!
Ed Euforione?
che cerca
leggerezza dell’aria;
che ci conduce
dal potere della polvere!

Forse, son testarda
quando
i segni di quel tutto...
... sinuoso,
ancor mi consola:
che un giorno,
ci sarànno.
rimmarranno..

appoggiandosi al sentire appassito
che fruga dalla terra in ventre vuoto
senza più memoria, senza più storia
come mamma a sera in fiaba intenta
piccole briciole d'infanzia, prima del sonno
ricordo primordiale di perduta assenza.
La vita divora ad occhi spenti,
e scorre come fiume tra capelli bianchi
su sassi fissi testimoni d'anni
con l'illusione di poter salvare
imparare a vivere, ad amare
ma senza lasciare traccia
del proprio dolore che ora sembra annegare.
Scritta la memoria in solitarie righe
s'allontanano dall'anima ombre
rimaste a sanguinare senza gemmazione
nella notte avara di sogno e pulsione.
A stento ai margini si trascina la follia
specchio che non mi riconosce, in balia
di ricordi straziati dal senso
stravolti da un paradosso morto
che ancora vivo, io sento.
Pallido vagare di gambe incerte
di fili spezzati in anni persi
impiccate le ore allo stare inermi
e il tuo sorriso ora che dormi.
E cercarti sempre inutilmente
il mio vuoto amato, disarmato
mano nella mano in una tomba sogno
un tuo bacio sulla fronte d’amore in canto.
planano voli senza rotta
e senza storia.
nè terra, nè rami,
nè fiori, nè frutti,
nè strada.
Triste
è il poeta,
Piange
l’artista…

forse il disegno era già pronto.
Ma mancavano i contorni
i particolari.
Per rendere la vita
quella che è realmente.
Mi soffermo a guardare il passato
immagini nitide ritornano in mente.
I disegni sfumati
adesso son chiari.
Il quadro è finito.






