quando il rancore
alberga nell'animo
e si cinge al dolore,
lo so.
Devi slegare te stesso
da pensieri attorcigliati
che invadono la mente
che non sente,
senti il cuore.
Si perdona perché s'ama;
il perdono è fonte
di libertà interiore
che non soffoca l'amore,
sappilo.
della tua presenza.
Ho bisogno
di sapere che ci sei.
Ho bisogno
di parlare con te.
Ho bisogno
dei tuoi consigli.
Ho bisogno
di risentire la tua voce.
Davanti ai miei occhi
scorrono le visioni,
di immagini
vissute tante volte.
Il vuoto
si prende cura di me
e cresce sempre di più.
Riempie le mie giornate,
le mie notti.
In attesa
di risentire la tua voce.
Riecheggiare quell’ultima frase,
che accompagna la mia vita
in attesa di rivederti.
ma paralisi dell’anima.
Incapacità ,
di superare i confini
dell’ombra e della luce.
Senza riguardo alcuno
si fabbricano muri intorno…
Solidi muri!
Oh! indifferente, aspra, notte di solitudine!
Notte,
in cui come candelabro splendido
che divampa e brucia,
alzo le braccia al cielo…
fragile blu di stelle sconfitte,
Erranti!
Errante mondo
dell'indifferenza
mondo errante,
come brigante che prega...
Ma Dio…
nella povertà si svela!
E tu mondo,
lo rinneghi
perché nell’oro anneghi!
Compri alloro
per la sua nascita,
per sopperire alla tua
mortale assenza.
Tu, Blasfemo!
Che altro l’anima tua cerca
e d’altro piange!
Spaventan le grandi cose:
ogni tre secondi
un cuor si ferma,
e tu come la terra
continui a girare;
continui a non guardare.
Ho visitato io,
la notte dell’indifferenza!
Era agnello che voleva volare,
ma le stelle sono astri lontani,
e gli umani ti urlano di come esse
non si possan visitare…
…Siam tutti, navi arenate a riva?
La poesia è stata scritta a quattromani , con la speciale e affettuosa collaborazione di Top93. Grazie infinite a te...grande Top!
la Dimensione vera ed eccelsa
a cui giungere ìlari.
Il silenzio dal dire,
bocca chiusa al proferir parole,
persino alle più nobili verità,
al narrar di un ricordo, alla poesia.
Labbra ancor più serrate
al vanto dell’io, del “tutto so”
al giudizio: “l’altro non conta”,
“l’altro distrugge”, “l’altro divide”…
omettendo, con voluta cattiveria,
passaggi di vitale importanza
e tasselli essenziali,
per completare il mosaico.
Il silenzio dell’anima,
elegante sede del bene,
del disinteressato altruismo,
della carità, del dignitoso dare,
in riservata umiltà.
Il silenzio del cuore,
dimora dei sensi e delle emozioni.
Di un cuore fermo, forte e deciso,
che, forse nel vero silenzio,
troverà la giusta prospettiva,
e serrando gli occhi,
ai nocivi raggi di un falso sole,
pari a giovane puledro,
cavalcherà libero
su verdi e pianeggianti praterie,
giungendo fiero al traguardo.
Dimensione perfetta, silente e libera,
totale distacco
dal futile e dall’invadenza.
Il sovraffollamento
Una testa piccola
non può contenere
un grande cervello,
altrimenti
nel sovraffollamento,
i neuroni
farebbero scintille,
e andando in corto
farebbero disastri.
È inutile pensare
a un trapianto,
sarebbe solo
fatica sprecata.
Non c’è alternativa!
“Non ti curar di lor
ma guarda e passa”.
Buon Natale a tutti di pace, serenità e comprensione, sempre e nonostante tutto.
Ti ricordo, io bambina, piccolo certo,
ma dai mille e caldi colori,
allegro, ricco di sani valori.
Gente comune viveva ogni tuo angolo,
con semplicità, gente che si accontentava di poco
e felice del poco che aveva.
Quanta nostalgia dell’atmosfera oramai andata!
Penso al Natale, l’odore dei forni accesi per i dolci,
bambini e giovincelli, allora tanti, fremevano festanti
aspettando, a sera, la piccola banda suonare
la soave musica per le vie.
L’inconfondibile profumo di primavera,
che a Pasqua si mescolava a quello delle “cuzzupe.”
La Pasqua poi, con il Fuoco Santo nella notte
e la Passione di Gesù, per le tue vie.
In ogni angolo, quanta gente ti popolava!
Le spensierate vacanze estive,
l’aria fresca della sera, che smorzava
l’afa delle ore più calde,
le soste rigeneranti alla tua “Vecchia Fontana”.
La piccola piazza, amata da grande e piccini,
salotto all’aria aperta, sotto il cielo d’agosto
e complice d’incontri e nuove amicizie.
I tuoi figli tornavano tutti felici,
ancora una volta, per rivivere e
condividere l’amore e la gioia per quella
Grande Festa che, nella “cunfrunti ”,
raggiungeva l’apice della commozione,
e gli occhi di molti brillavano come diamanti al sole.
Paese mio, come eri bello cosi!
Che fortuna la mia,
averti vissuto nei tuoi migliori anni.
Risento l’eco degli anziani narrare
della tua vita, ancor prima,
impregnata di fame, povertà, malattie.
Un forte senso di solidarietà fraterna
regnava in ogni vicolo,
a sostegno di chi aveva più bisogno.
Intrecci d’amore che il benessere,
pian piano, ha trasformato
in gelosia, invidia e indifferenza.
Perché ora tutto è mutato?
Paese mio sei cambiato, non ti riconosco più!
Sonnecchi come un uomo stanco, ,
provato dal duro lavoro,
un vecchio indebolito dal peso degli anni!
Come lumini smorzati dal vento
si spengono, una dopo l’altra, le luci dei focolari,
si chiudono gli usci di case, botteghe, scuola,
segni tristi della vita che non si rigenera.
E mentre i giovani progettano viaggi di sola andata
qui restano i tristi rintocchi delle campane
che sovente segnano la vita che trapassa.
Perché? Perchè le tue strade divennero solitarie,
e pochi gli echi festanti di quei superstiti bimbi,
che per svago, usano i pochi spazi pubblici.
Solo le rondini, che puntualmente ritornano,
sembrano rompere il silenzio,
auspicando l’arrivo dell’estate,
il ritorno dei tuoi figli, e forse,
di un tempo migliore.
Con la matita,
in un attimo
hai tutto il mondo,
e gli spazi ti sembrano
solo puntini,
e con la fantasia lo
puoi girare
in lungo e in largo;
se chiudi gli occhi
un momento,
il tempo
passa d’incanto,
è già festa,
e senti odore di dolci
e di cioccolato;
un bambino cammin a sognando,
e se chiude gli occhi,
il futuro è
già lì davanti a lui;
e il futuro,
è un treno,che non
ha tempo né pietà,
và alle porte della notte,
và dove vuole,
niente e nessuno lo fermerà;
e tutto passa prima o poi,
e bisogna capirlo,
altrimenti
la vita
vola via,
in un momento,
un momento ,appena.
ve prego, nun famosi più der male.
Scrivemo tutti quanti na poesia
nun ce mettemo ‘nsieme a filosofia.
Che poi stamo a parlà
di un evento di gran semplicità.
Na grotta con il bue e l’asinello,
na pora donna, er marito e er bimbo bello.
Quer che a da succede sempre in corsia
tranne per quelli che trovano altra via.
La via pe evità er freddo e er gelo,
pianificando a nascita lontani dar vangelo.
E noi che semo solo spettatori
freddi e a vorte aridi peccatori,
cerchiamo d’apparir
gli unici onesti.
E meno male che non si è ancor stancato
de nasce armeno una vorta all’anno !
Si sentirà il nostro gran mercato,
ce tornerà ma con un granne affanno.
Signore mio, volemo solo amore
quello che conservi dentro er tuo immenso cuore,
donalo a tutti anche a chi non crede
ma, senza polemiche, dentro sé ogni anima lo chiede.
Campanelli, tintinnii, profumi al vento,
aprono un cassetto nella mente.
Lontano una zampogna,
bambini a correr verso quel suono.
Natale: nel cuore, nel cosmo,
parla di bontà e amore.
Una bambina gioiosa,
la sera del cenone, ascolta
incantata la preghiera della mamma.
La letterina al babbo, sotto il piatto,
preparata a scuola, legge commosso,
negli occhi, diamanti a
brillar di lacrime.
Sermone in piedi sulla sedia,
silenzio,tutti ad ascoltare, voce a risuonar lieta.
Nonno ogni ruga un anno, ricurvo sul camino,
dona un pensiero alla nonna.
Due mandarini, torrone bianco,
due spiccioli di mancia.
Natale: Tombola, gioco dell’oca,
risa e gridolini, attimi felici.
Abete allestito a festa, piccolo presepe che amo tanto.
Profumo di maccheroni cioccolato e noci,
pan pepato, nocciole, mandorle, pinoli, spezie dal buon sapore.
Ricordi di cuore a viver oggi come ieri,
con voi respirerò sempre.

La fede accresce
in spazio rigoglioso
perenne orgoglio.
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Riflessione poetica (Accenti ritmici 2-4-6) nata da un aforisma di Mahatma Gandhi, politico, filosofo, avvocato indiano del 1900:
“L'uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici.”
Rialzato.
Mi son pure spaventato
a trovarmi li d’emblèe
faccia a terra sul pavè.
Dopo essermi accertato
di aver subito il fato,
mi son chiesto se, ahimè
capitassero tutte a me !
Ma poi fui consolato
riverito e coccolato,
tornai in fretta a casa mia
e iniziò la sinfonia.
Chi la sedia mi porgeva,
chi il pianto non fingeva,
chi spiava le mie mosse,
atmosfera mi commosse.
Finsi un poco di dolore
per sentire ancor calore
riversato su di me
sempre a causa del pavè.
Or poiché son birichino
coccolone e un po’ cretino,
ho pensato…di tanto in tanto
di cader sul pavimento.
Ma una cosa m’ha fermato,
lo scherzare mi ha frenato,
che qualcuno che è cascato
non s’è più rialzato.
Non aveva il poverino
un affetto assai vicino.
Se ti devi rialzare
su qualcuno hai da contare.
Altrimenti farai fatiche
…a contare le formiche.
sono proprio me,
mi sono riconosciuto subito,
un po’ poeta maledetto,
un po’ barbone,
un po’ filosofo
e molto ribelle,
sempre in alto mare,
sempre in rotta,
con la società
fetente che c’è;
soldi pochi e sogni tanti,
e quelli,
ti posso dare,
nelle poesie che scrivo,
e lo farò per te,
se vorrai.
stò seduto
nel sedile dell’auto,
e come Kerouac,
guardo il traffico cittadino;
strada che conduce
all’imbocco autostradale;
movimento continuo di mezzi;
la striscia grigia della strada,
linea bianca in mezzo,
cartelli di ristorazione,
insegne e reclame,
un supermercato in vista;
la cittadina,
come nelle strade 66,
auto di varie forme e cilindrate,
mezzi bisonteschi e massicci,
furgoni frettolosi,
macchine lente di sfaccendati
che vogliono mettersi in mostra;
traffico caotico,
tanta vita che passa,
ognuno verso il suo destino;
strada 66.
a cavallo di una scopa da strega,
cammino per sentieri
invisibili,solo miei,
alle porte dell’aurora,
tra la notte e l’alba,
il momento proficuo
per un poeta;
non voglio padroni,
né comandi o regole,
come i gatti randagi,
e ti do quello che ho,
i miei pensieri,
una poesia,
e la mia confusione,
e il cammino difficile,
per la libertà,
che si insegue sempre,
ma non è facile avere;
sono un animale poetico,
notturno.








