Forse, le poesie più belle
si  scrivono con  il cuore in ginocchio,
piegato  sulla dura roccia.
Quando il pianto è inarrestabile,
per incuria o capriccio del destino:
   imprevista distrazione del gran Dio!
Quando…
..innanzi  alla perduta  Terra Promessa
 il sangue è  furia nelle vene,
e  i sensi  son dispersi
nella giungla della feroce vita.
Quando…
come strani demoni stanchi,
ci avviamo verso il tramonto
di uno sbiadito rosso fuoco
con  ideali e una religione… senza credere!
Quando, ci si accorge
di abitare un deserto di false preghiere
 e vinti ci buttiamo a terra.
Quando l’amore ahimè …ci ha traditi
e  guardandoci allo specchio
leggiamo  i solchi
 che non ci fanno più dimenticare…
..la mancata Terra Promessa!


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Profilo Autore: Hera  

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Vedi quel puntino alto nel cielo?
E’ la mia voglia di andare,
ancora.

… E vedi quel buco nella terra?
E’ una tana di talpa e
quella talpa sei tu.

Tu, che ami il silenzio,
il grigiore della penombra.
Tu, che hai un cielo di nuvole scure,

che non osi gridare
e vivi sopravvivendo
ai minuti, ai giorni
che sfilano tutti uguali.

… Monotone ore
guardate dietro pupille intristite.

Io voglio scontrarmi
con nuvole e tempeste,
voglio bagnarmi di pioggia
e poi asciugarmi al sole,

perché le nuvole si dissolvono
con il vento impetuoso della vita.

E non importa se volerò invano:
volerò alta, sopra le tue nuvole grigie
fuori dalla tana….


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Profilo Autore: Giò  

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Passano i giorni vuoti , monotoni, senza sensazioni,
frammentati nelle ore che non trasmettono più emozioni
non c’è sole che possa scaldare
solo assenza, memorie, ricordi
il tempo scorre gelido e spietato
come vorrei in questi giorni inerti
averti vicino
ma gli anni passano e sento che anche l’amore muore
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Profilo Autore: sossio  

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Scie abbaglianti del sole che sta tramontando
illuminano la sera.

Un tramondo di metà primavera,
uno come tanti, ma stasera porta tristezza.

L'anima non è illuminata
come il cielo.

E' triste...
malinconica...

L'estate sta per arrivare,
i piumini dei pioppi invadono la città.

Per le strade sembra
una pioggia di fiocchi di neve.

Forse è per questo
che ho i brividi di freddo.

Già i brividi...con l'arrivo dell'estate
forse svaniranno riportando calore all'anima.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Essere in grado di vivere
col peso del sentirsi esistere
ecco l’enigma lasciato in bianco.
Laddove il vivere è ostentazione, io sogno
laddove il cuore intrappolato nel ruolo
io contemplo, espio, sento,
laddove il pensiero non si rivela che liso
interstizio ricucito d’emozione, confuso
io denudo l’istante, lo scarnifico, l’espianto
dall’immagine e sorgo forma fatale
come pianta al seme.
Essere in grado di vivere
col peso della comprensione urge nella mente
per ritrovare memorie scritte depositarie di gloria,
familiari ostaggi di storia
dove il viversi compatisce pelle
e il dolore tenuto a distanza non impara
l’oltre della vita, non si apre alla fine
liquefa l’esplorazione, non rivela l’irrisolto
insabbia la ragione avida d’ascesi
con la presunzione umana d’eterno falso
realtà a soffio di vento su cumuli di cenere
intrisi di mutamento.
Essere davvero in grado di vivere
nel senso d’amare ecco il punto solare
deforme coraggio di limiti interposti
all’intenzione del donarsi senza esporsi
al difetto alterato dell’ascolto in assolo
ambulante desiderio privo di devozione
elemosina di sé nell’esaltazione di sé medesimo
nell’urlo silente, presuntuoso del niente
illusione vissuta nella nullità dell’alterità
versione congelata dell’immagine, morta vivente.
Non è possibile!
Essere davvero in grado di vivere
o solo esserci, giunti alla morte
fin quando nell’inganno l’identità sia dispersa
disperata la viltà dilaghi nel perdono
fino a svelarsi libertà d’essere
obnubilata paura metafisica di morte.
La caducità callipigia a fatica indica la natica
l’idea viva all’ombra del pensiero morto.
La verità è che la vanità ci tiene in sfida.
Lo spirito naufraga nel mare dell’essere.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Sono stanco

di vivere  una vita difficile

di  pensare  ad un futuro incerto

sono stanco di percorrere questo viale

ombroso

non c’è un orizzonte

sono stanco di combattere contro il vento

delle aspettative disattese

di questo mondo  che ancora non so capire

di tutta questa  tristezza che mi circonda

sono stanco di osservare il buio

vorrei  vivere

in un mondo d’amore e di solidarietà

 

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Profilo Autore: sossio  

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Siamo come nuvole nel cielo in questa società:
quando ci siamo veniamo accusati di oscurare il sole;
quando soffriamo o ci lamentiamo,
le nostre lacrime vengono evitate come pioggia acida;
si dice che portiamo fulmini,
che oscuriamo le stelle,
che togliamo la felicità.
Quando ci leviamo di torno molti paiono stare meglio.
Siamo le persone differenti, non negativamente,
ma perchè facciamo la differenza,
facciamo paura.
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Profilo Autore: Il Portavoce dei Reietti  

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Guardo…
Mi bendo gli occhi.
Esseri insanguinati
mi inorridiscono.


Sento…
Mi tappo gli orecchi
Urli assordanti
mi terrorizzano.


Annuso…
Mi stringo le narici
fetori nauseabondi
mi ripugnano.


Urlo…
Mi bendo la bocca
Parole denigranti
mi offendono.


Tocco…
Mi lego le mani…
Gelidi esseri
mi raggelano.


Sensi impietosi,
opre efferate.
E il vivere langue.
E l’umano affligge.
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Profilo Autore: Rocco Michele LETTINI  

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(Riflessione di mia moglie sulle mie opere)



Me piace dialogare con mi moje,

quanno ner poetar, ‘n esempio coje.

Quanno ho bisogno d’un interlocutore,

che dica come pensa il suo autore.

Spesso ce la metto pe fa ride,

anche perché la cosa nun po stride.

Lei legge, abbozza e nun dice gnente,

segnale de pericolo imminente.

La notte poi nun è affatto strano,

trovammece a dormire sur divano !

“Ninè, co me nun provà a fare er furbo,

ce lu so che i sogni tuoi ormai non turbo.

Ma nun concedo de famme passà,

pa stupida che stai a immaginà.

Che nun lo sono, ma lo sono stata

tant’anni fa, quanno m’ hai sposata.”

“Fermete amò, ma cosa hai capito ?

Io nun avrei mai mosso un dito

pe criticà l’intelligenza rara

da tu persona che tanto mi è cara !

E’ che ho bisogno de na provocazione

pe fa capì ‘na certa situazione.”

“Ma proprio scema me dovevi fare ?

Nun c’era n’artro modo pe spiegare ?

Faccio a scema già da morto tempo

quanno a li guai tui nun trovi scampo,

’na moje c’ha ben artro che da fare,

che tue scemenze stare a riparare.

Che se volemo dirla proprio tutta,

sei arivato ‘nfine alla frutta.

La tu poesia ‘n se po’ proprio vedè,

smetti de scrive e nun pensare a me !
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Profilo Autore: Bronson  

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Mi piace stonare

anche se dicono che stonare

è perché non sai cantare.

E trovo tempo a chiudere gli occhi

immaginando che le nuvole

spariscono per sempre dal cielo

ed i colori del mondo

si mischiano dentro un bicchiere

Mi piace parlare

anche al contrario

perché chi l’ha detto

che bisogna seguire le regole

anche i preti ogni tanto

si dimenticano di Dio

allora cosa importa

se mi butto a capofitto

dentro un mondo senza cielo.

Mi piace stonare

anche se non è bello stonare

e lo faccio per me

perché sto meglio

e diventa d’estate l’inverno

senza nevrosi e malattie

mi piace così veramente

per sempre…

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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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Vaglio scrittori,
penso agire occulto.
Dogma dell’alma?


Nel suo cuor… il gentile.
Ne la mente… il sapiente.






*****
Poesia (Metrica del tanka (1/4/6) scaturita dalla lettura di un pensiero del celebre José de Sousa Saramago, scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta e critico letterario portoghese del 1900, a cui gli è stato assegnato nel 1998 il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente osservazione: “che con parabole sostenute da immaginazione, compassione e ironia ci permette ancora una volta di afferrare una realtà illusoria”:



“Noi scrittori e artisti lavoriamo nelle tenebre, e come ciechi soppesiamo l'oscurità” .
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Profilo Autore: Rocco Michele LETTINI  

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Ho passato molto tempo
insieme al mio silenzio!
Ma dal profondo inoltrato di me stessa
 mi son subito rialzata……

 
Le mie  lacrime gli Dei hanno udito
trascinandomi  sull’Eden dei versi,
fino a giungere al varco della  vittoria
ancor  più lucente e maestosa.


Le mani aprirono i pugni delicati
lanciando  per aria i  semi  aridi
che senza cura alcuna,  tu,  mi regalavi.

 
Ora… questi fogli,
che recano i  rossi segni  
dell'ebro vino che tinse la mia bocca,
non dovranno  servire solo ai sogni
ma cader dovranno  su fertile terreno
e  lì, continuare a dar  frumento.

 
 Ecco, la  carta  mi chiede, m’invoglia,
mi supplica di usarla e concepirla.
…Impugno la penna
per orgasmo dello scrivere
e piano  mi mormora... non perder l’’illusione!

 
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Profilo Autore: Hera  

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Sono fermo
In attesa di un demone
Uno qualsiasi 
Che mi porti via da qua

Il blu e il rosso sono lontani
L'acqua solida impenetrabile 

Un ballo che si blocca in un sospiro.
Scrivo.

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Profilo Autore: Chiara  

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Il dolore è donna,
a dispetto di quell’articolo.
La verità è che, il mio dolore,
ha inizio in ore sofferte
e sofferenti, quando le ossa
sembra si rompano,
si frantumino,tutte assieme.

Quando mi trovo a soffrire per te,
sin dal tuo primo urlo alla vita.
E continuo quando con  te,
figlio, devo condividere lacrime
e giorni un po’ amari e le notti lunghe.

E ancora quando tu, uomo,
mi fai piangere, quando il tuo amore
grida possesso, quando laceri la mia anima,
quando mi lasci sola
a spazzare via i perché, ad ingoiare fiele
che nutre la mia sofferenza…

… Che cosa vuoi che sia:
è solo il mio dolore, plasmato per me
che sono nata donna.

… Ed ora tu dimmi,
cosa vuoi che sia il graffio
della mia unghia sulla tua anima…

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Profilo Autore: Giò  

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Senza quasi farsi notare
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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