alla sorte che strinse la mano
pargoletta nei campi di grano
saraceno di un oro zecchino.
Era ieri, era sera e la cera
liquefatta sul piatto smaltato
s'induriva per farsi più nera
della notte piombata sul prato.
Era l'alito di una fiammella
a far luce sui libri sfuggiti
al controllo, un barlume di stella
che sapeva i miei sogni carpiti.
E strappava l'ordito del cielo
mentre l'ombre tremavano i muri,
raccogliendo le briciole al volo
sorrideva ai miei passi insicuri.
Era sera, e non c'era il domani,
né la voglia di vivere il giorno...
D'ora in ora passavano i treni,
manessuno lasciava l'inferno.
Era un passo di storia ed un peso
troppo grande nel fondo degli occhi
che piegava i ginocchi, che poso
dentro i versi con limpidi trucchi.
Permesso non chiedo. Permesso!
Vivo cammino tra la morta natura
vivo.
Torno all'estate. Essa rimembra
coriandoli pensieri
parole opere
spiaggia e tramontana
ed io per lei
respingo assalti di altre labbra
respingo altri baci
altri letti
eppure non l'avrei fatto
in tempi passati
ora si.
Voglio non essere ciò che non sono.
Scrivo per dimenticare i giorni. Giorni come questi. Dimenticare.
Te ne vai. Resti.
Ho gia dimenticato i giorni, ieri. Domani forse lo ricordo bene. Scrivo
per non dimenticare i giorni. Giorni come questi. Tramonti come questi.
Tramonti che spalancano le porte alla notte. Oggi.
Tramonti e notti portano verso il giorno, verso il sole. La Pioggia.
Scrivo per dimenticare ieri che diventa oggi e che non ritorna domani.
Scrivo. Per leggere di me. Per me stesso lo stesso io di prima. Ieri.
Scrivo per dimenticare i giorni. Ma i giorni non si dimenticano di me.
Giorni come questi, d’estate, d’Agosto. Dimenticare. Resti. Te ne vai.
Scrivo per ricordare di dimenticare. Ricordare.
Non smetterei di fissarti:
sei la donna ideale,
fornita di ottimi attributi,
sorriso accattivante,
parole suadenti;
solo sentir il tuo tono di voce,
il core intraprende una lunga corsa
senza sosta.
peccato o fortuna:
due vite non marceranno mai insieme.
Due pianeti non potranno mai avvicinarsi.
Compartimenti stagni,
impossibilitati a comunicare.
E' nellanatura dell'uomo;
il carattere non si confonde con un altro,
l'egoismo non cede minimamente il suo potere.
Se dona ricchezza,
prima o poi la rivuole indietro.
Sono io,
sempre dalle macc hinette del caffè,
sono io,
seduto prono
nella poltrona,
mentre la gente passa
trafelata
e
indifferente;
sono io,
che osservo e guardo,
e capisco tante cose,
anche quello che la gente,
non crede;
chi mi vede bene,
chi male,
chi mi saluta,
chi mi disprezza;
male e bene,
negativo e positivo,
cose giuste
altre meno;
il mondo è così,
alcuni non ti vedranno mai,
altri sono amici.
Sì. Dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passar del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e che cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, non sufficientemente pura, forse addirittura immorale.
(Anton Pavlovič Čechov)
Ci dimenticheranno.
L’alba fugge brontolando al buio
il silenzioso strascico di luce
ha tra le sue ombre speranze e sogni
illusioni dipinte su animi sonnolenti
inconsci digiuni d’affamate coscienze
dolorosi fiordi affioranti sul fondo dei segni
nell’intimo racchiuso al significato celato
sgorgante oblio d’elemosina
o follia di vivo amato.
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.
Tutto sembra vero fin quando si crede che sia
persino quando non lo si creda
purché sia risveglio di dolore il fondo;
il condono che ha il suo seme nell’uomo.
Dilania l’anima, dilata i limiti
strazia, stravolge l’essere
l’attesa al fine, l’algia alla vertigine, il salto nell’irrisolto;
la vita tranciata tra flutti d’empatia al pianto.
E’ là che l’agire s’amputa d’angoscia
l’involuto alleva inquietudini vive
feconda l’intenzione purché sia
pace al sonno, quiete al pensiero
cieco percorso ansimante sé stesso
ritorto su sé stesso, arenato in quel che è stato,
disarmato dal suo rimpianto,
placido flesso di cielo proteso al cosmo.
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.
Esile ricordo sarà il dono
noi , con le nostre trasparenze vedove
orizzonti persi in miraggi inconsistenti,
chiaro scuri inquietanti di specchi
caduchi teatri d’involo nell’io sono
rime dimentiche d’espressione, transizione.
Io sono, io penso, io sento, io, io, io…
un continuo re iterato io…
ma nell’oltre è tutto così precario,
fragile d’altro il nostro dio!
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.

sul piatto della sorte la mia vita
puntando contro il sole e il suo riflesso
sui muri di una strada senza uscita.
Decisi di vedere, di toccare
con mano l'altra mano di un disegno
diabolico, tra il buio ed il bagliore
di un sogno indegno all'ombra delle aurore.
La posta è stata altissima e ho rischiato
il fiato barattando con la sorte
il tempo ed ho battuto chi ha barato
giocando sporco insieme alla mia morte.
di fantasiose promesse mai mantenute.
Un marinaio ha lasciato la sua barca
per confinarsi
sulla ostile terra,
scura e stretta.
Una divisa bianca
manca di candore immacolato.
patetica parata di avventuriero consumato.
La pelle non tirata a lucido
svela un involucro ricoperto di telo,
incancrenito da salsedine.
Tanti porti han tollerato
la sua superbia;
ascoltato mirabili gesta
di omerico eroe.
Un marinaio in ginocchio
incontra l'agonia della terraferma;
ha dimenticato di saper nuotare;
non distingue
la divina stella
protettrice del suo orientamento.
La sua ciurma più fedele
nega oradi averlo conosciuto
falgellante spiagge arroventate.
Soldati della 207 divisione costiera:
caricate i pezzi
e sino all'ultimo proiettile
sparate!
la battigia pullula di nemici in kaki,
con i ferri piazzati ai denti;
rapporto di forze:uno contro venti.
Non fatevi frodare
dall'orrore
o soldati;
resistete e copritevi d'onore;
il nemico è temibilee astuto;
da esperto mentitore
si professa il liberatore;
viene con squadriglie di bombardieri
a "freddare"
gli scolaretti chini sui banchi.
Uccide il colono impegnato sui campi.
Una giostra a Grosseto insanguinata
mitragliata a volo radente.
Il ghigno di Satana
a lungo sguazza
esa essere suadente.
I soldati della 207 divisione
hanno serratoi ranghi
Sul grigioverde non si posano
le fauci degli avvoltoi
I militi marciano e combattono
nel firmamento dei vincitori
ai margini di un rigo,
ai bordi di una strada,
alberga la semplicità.
Campa di poco,
non viene quasi mai sfamata.
È spesso costretta
a vivere in angusti spazi,
dove si nutre di piccoli germogli.
Si espande, cresce e prolifera
in quelle menti che sorridono,
piangono, gioiscono, patiscono,
si spengono, si riaccendono,
si alimentano e come piante crescono:
senza un fine, né un particolare motivo,
così, semplicemente...
oltre la terra è ormai il pensiero,
del giglio e della rosa,
Che se non fosse
e l’abito prezioso
terra amena, asilo infranto






