Lucio Dalla dall’altra parte della luna
Lucio,nessuno se l’aspettava
E te ne sei andato improvvisamente
In Svizzera,
nel silenzio di un a stanza,
senza clamori,
senza effetto,
in punta di piedi,come hai vissuto,
senza rompere nessuno,
senza seccare ,né infastidire,
Lucio,
Lucio Dalla,
forse il cantautore italiano
più
importante e capace,
il più poetico,
il più originale e abile
a trovare sempre nuove storie,
spunti
e melodie a volte mediterranee,
a volte rockeggianti,
con tematiche
e
storie,care alla gente,
come l’indimenticabile Anno che verrà,
La sesta luna,
Come è profondo il mare,
e il biografico Nuvolari;
e poi ci sono
incredibili storie d’amore
come Anna e Marco e altre;
ora è rimasto un grande vuoto;
ma Lucio è ancora con noi,
con la sua musica.
se ne innamora e,
con carezze d’amante trepidante,
osa un pensiero...
… Tiepidi raggi, baci maliziosi,
in quella umida bocca capricciosa,
e l’annusa, se ne sazia.
Forte richiamo intimo d’amore,
si sparge nell’aria…
… E, un debole vento gioca
con la foglia dell’albero, la stuzzica
e lei non cede, resta all’ombra
e non cade nella rete,
dovrà attendere oltre,
per farla sua.
… Intrecciano i loro voli d’amore
cornacchie dispettose,
insolitamente tenere e
anche bianche nuvole
s’accoppiano in cielo.
… E questo amore a chi, o a cosa,
potrebbe somigliare
se non ad un gelido inverno
che stende le braccia fredde
sui corpi e sul cuore muto e sordo
ad ogni richiamo…
Sono qua,nel locale bar,
ma è colmo,
c’è il pienone per il pranzo,
e devo mettermi
nella saletta contigua;
è un po’ triste e solitaria,
stò nell’ultimo tavolo,
e vedo la vetrata,
con la gente che passa e
và a fare shopping;
nel bar profumo di arrosto e leccornie
culinarie;
io consumo i miei caffè,
e stò nel silenzio,
guardo la gente transitare e rifletto;
cerco di riposare ma non riesco;
un giorno di sabato così,
tra noia e malinconia,
quanto mi manca lei.
dietro l'angolo
in agguato.
E' li che muore,
è li che vuole arrivare
il pugnale che trafigge.
E' li che capisci
che non c'è un grado
per misurare
la sofferenza,
il dolore.
E' li
nell'agguato
della notte
che il
pugnale ferisce.
fortifica e fa combattere.
Prendo a pugni in faccia
il dolore
mentre la rabbia scorre a fiumi.
Per vendicarsi
dei ricordi che tagliano la pelle
il passato ancora vivo.
Mentre capisci
che la vittoria
si conquista con l'amore.
Che proteggo strenuamente
Al costo di sorrisi e convenevoli
Finti. Artefatti.
Non sempre, solo quando serve.
Quando scrivo sono quella persona.
Fuori c’è l’armadio,
robusto,
che ha subìto i colpi dell’esistere.
Legno massello levigato, in alcuni punti graffiato, senza volerlo.
Ante chiuse ma non del tutto.
Un piccolo spazio dove si congiungono lascia entrare luce e lascia guardare fuori.
Dentro c’è l’altro me,
sorride solo se è il cuore a chiederglielo,
il suo o quello di un altro non importa,
purchè sia nudo.
Dallo spiraglio delle ante esce qualcosa di indefinito
Invisibile
Come un fantasma
Come un suono silenzioso
Come un pensiero.
Non si può spiegare ma qualcuno se ne accorge,
qualcuno “sente” passando davanti all’armadio
vede l’invisibile
c’è da non crederci.
Anime sulla stessa frequenza
Che si allacciano anche se sono distanti.
E allora può succedere di tutto, anche sbagliare un congiuntivo senza morire,
anche di camminare sotto la pioggia senza accorgersi che sta piovendo.
Dentro di me c’è una persona diversa da quella fuori
A volte urla in silenzio
Come una goccia di pioggia quando cade sul vetro,
pochi la conoscono forse nessuno,
forse
nemmeno io.
come bandiere che sventolano in una sola direzione
sempre vestite dallo stesso vento,
come polvere appoggiata su un piano
dopo aver brevemente danzato nel buio di una stanza.
Abbiamo occhi per vedere ma non guardiamo
Sempre davanti allo stesso film rassicurati perché conosciamo il finale
Abbiamo piedi per camminare
Che calpestano sempre le stesse orme quasi a non voler lasciare un segno nuovo
Eppure siamo stati bambini
con occhi gentili nei confronti dei sogni
Persi in un bosco ad aiutare le fate,
seduti in un guscio a solcare il mare.
Eppure siamo stati bambini
incantati dal buio lucente delle stelle
Cavalieri splendenti a lottare col male,
inventori e scienziati curiosi del nulla.
Viviamo i nostri giorni
come buste vuote ma già ermeticamente chiuse
nulla ci può riempire, nulla potrebbe uscire
come bicchiere già pieno fino all’orlo
a cui nessuno ha mai accostato le labbra.
Abbiamo vie diverse che si aprono davanti a noi
Ma vediamo e imbocchiamo sempre la stessa strada rassicurati
Perché sappiamo dove ci vuole portare.
Senza nemmeno accorgercene
siamo entrati nel fiume del quotidiano
Goccia vicino a goccia
a seguirne le anse senza un sorriso.
Eppure siamo stati bambini
con respiri profondi nei confronti dei desideri
con lo sguardo incantato sui fiocchi di neve
con un occhio socchiuso a mirare nel cielo.
Eppure siamo stati bambini
Anche se non ce lo ricordiamo più
ponevamo domande e ascoltavamo le risposte
la testa era infinita da riempire con meraviglia.
Siamo diventati adulti e risultiamo piccoli
Eravamo bambini e risultavamo grandi
Siamo diventati adulti
limando i sogni
Adattando le voglie
Abbassando le aspettative
Medicando l’anima.
Siamo diventati grandi rendendo piccolo e finito
il nostro infinito personale universo
Torniamo piccoli per renderlo nuovamente senza limite.
Sconfinato.
trovo ‘na crozza e du ossa vicino.
‘A presi fra le mani co ossequienza
pe nun trascurà sta circostanza.
E mentre che io sto a curiosà,
‘nse mette tutto a ‘n tratto a parlà.
Tant’è vero che, impaurito,
velocemente me ne ero ito.
Nun sono affatto morta pe a guera,
nun ce ne stanno tante in questa tera,
nun voijo cantà a vita mia perduta
benché felice l’ebbi conosciuta.
Nun m’hanno data a medaija d’oro
vissi sortanto con un gran decoro.
Nun so ‘na crozza invero imporante
chi mi ammazzò è ‘povero ignorante.
Voijo parlatte der mi assassino
crudele specie, feroce malandrino,
prima te uccide a personalità,
poi puoi morì, ce poi anco schiattà.
Magari avesse n’arma da battaja
a quale contro te esso si scaja,
l’arma se trova nella sua presenza,
amico mio se chiama Indifferenza.
Ora che tu mi hai trovato
e er mi messaggio hai recepito,
metteme ‘nsieme a tutti l’artri morti
co cui condividere rapporti
e nun vicino a quelli che
‘nte penseno e fanno sol per se.
E non siamo più tanto giovani,
il tempo passa e noi non ci pensiamo,
ma intanto,se ne và il nostro tempo,
e diventiamo tutti storia vissuta;
e intanto il tempo se ne và,
tra grane e preoccupazioni,
e tu stai con me,per fortuna,
ma a volte il mio dolore,
neanche tu lo capisci,
i miei anni,
e i mali,
che tu non hai di certo,
alal tua età;
il tempo se n e và,
senza requie,
ed io vorrei solo amarti in pace,
negli anni che restano,
lontano d questo mondo fetente,
da certa gente squallida,
e il tempo s e ne và,
insieme a te.
Non vedi ancora nulla e per questo vedi tutto.
Il primo respiro, … non l’avevi mai fatto…
Chissà se l’aria ha un odore particolare con il primo respiro
Come la prima volta che vai al mare e senti il suo odore.
Io credevo fosse dovuto alla pineta, alle palme, invece era il mare.
Oppure un misto.
Sbatti gli occhi una decina di volte e sei gìà all’asilo.
Impari a difenderti, impari a stare con gli altri…per chi ci riesce… io voglio stare da solo o meglio con poche persone.
Non ti do l’amicizia, quella si crea da sola non si può dare, non voglio “inseguitori” meglio se non mi trovate, vengo io da voi se voglio!
Sbatti gli occhi ancora e sei alle medie, poi alle superiori già alla maturità.
Cazzo me ne frega sono giovane ho ancora tutta la vita davanti adesso si comincia.
Sbatti gli occhi 7 volte e sei operaio, 8 ore al giorno più straordinari se necessario, sei dentro un parallelepipedo di cemento grigio e fuori il nastro del mondo gira con i suoi colori con le sue opportunità.
Sbatti gli occhi 5 volte e festeggi i 40 e poi i 50, li chiamano traguardi ma perché i 43 oppure i 37 non erano egualmente importanti? Che cazzo vuol dire dare importanza allo zero?
“Ehhhh ma poi cambia non hai più lo stesso numero davanti, …dai sbatti gli occhi”.
Sbatti gli occhi 3 volte e sei in pensione, cazzo come ho fatto a non accorgermi del tempo che passava?
Quante persone ho perso per strada? Chi mi ha abbandonato e chi invece non calpesta più questa terra?
Sono stanco.
Sei steso, gli occhi aperti, sbarrati non vuoi chiuderli non vuoi più sbattere gli occhi…ma…
SBATTI GLI OCCHI UNA VOLTA …l’ultima… non tornerai più ad aprirli a vedere il verde degli alberi in estate, la luce del sole il volo di una rondine e il bianco delle nuvole.
Butti fuori l’ultimo respiro, non lo esali, non lo espelli, lo butti fuori non puoi trattenerlo e un’azione alla quale non hai mai pensato veramente non si compirà più.
Il petto non tornerà più a gonfiarsi si è fermato.
Come se un’onda del mare restasse in alto senza infrangersi – dovete immaginarla- la spuma bianca in alto la curva appena accennata, ferma, ci si può tuffare attraverso si può fare il bagno ma….
E mentre succede tutto questo, mentre sbatti gli occhi l’ultima volta mentre espiri per l’ultima volta i pensieri girano veloci…
Non ho amato abbastanza…avrei potuto amare di più…avrei dovuto amare di più…
Non ho assaporato, annusato a sufficienza l’esistere, non ho morso, ingoiato, sputato fino al nocciolo delle cose.
Quanti baci ho perso? Cazzo ancora uno…
Quel nome…com’era? Come ci eravamo conosciuti?
Ma perché cazzo mi sono preoccupato così tante volte….errori? sbagli? Adesso mi viene da sorridere…
Addio,… a Dio o chi per lui ,…. vi lascio,… e non posso lasciarvi più niente ormai, ... non posso darvi più nulla di tutto quello che ho tenuto per me e avrei potuto mostravi. Che spreco.
Una cosa però l’avete e l’avrete
Il ricordo di me……… ffffffffssssssss.
ed è spavento
è ansia
la gente ferita è sorta?
ritornerà dall'aria ?
a destra o a manca
ci perdonerà la vita?
ci guarderà negli occhi come prima?
intanto ci si guarda intorno
è ansia
è spavento
qui si attende il mondo
e se non arriva
piango
come un coccodrillo in bagno
tra quattro mura aspetto
è ansia
è spavento
e intanto, mi guardo intorno.
E squarciare il petto dal lato del cuore per mostrare quanto batte
Vorrei sentirmi amato come un passo con la strada
E baciarti la bocca da angolo ad angolo per tutte le cose fatte
Vorrei sentirmi amato come gli occhi con il mondo
E lasciarmi prendere per mano senza pensare dove andare
Vorrei sentirmi amato come il mare con il suo profondo
E parlare con l’universo sicuro che mi stia ad ascoltare
Quante cose si fanno cercando di non sbagliare
Ma nessuna ti porta dove vuoi arrivare
Ti ritrovi per caso sulla via del tuo giorno
E lo senti che è quello, non avrai più ritorno
Ti muovi all’inizio sai che non sarà facile
Sembra di esser sul ghiaccio non spesso ma gracile
Ma ad ogni respiro tutto appare più chiaro
Hai trovato il tuo posto e per qualcuno sei un faro.
Vorrei amarti come la sete con l’acqua
E vederti navigare nella bellezza della tua anima
Vorrei amarti come un foglio con l’inchiostro
E vederti sorridere ogni volta che apri gli occhi
Quante cose si fanno cercando di non sbagliare
Quante cose si sbagliano cercando di non farle
Cerca di esser la foglia che si stacca dall’albero
E portata dal vento vede il mondo per la prima volta
Prova ad essere il passo che nessuno comincia
Il colore diverso, la nota elegantemente stonata
Devi essere un gioiello, ma indossato e vissuto
Non lasciato lì al buio solo mostrato
e da pochi veduto.
Lascia che il mondo ti prenda
che la vita ti sciupi
Perché il tuo essere sia
Tutto quello che ti è accaduto
Perché il tuo oltre sia l’amore compiuto
Perché il tuo oltre sarà l’amore goduto.
Paese dove cambia poco,
vecchie facce,
il tempo è passato
troppo in fretta,
e non resta che il rimpianto,
e una gioventù che ormai,
non c’è più;
paese addormentato tra le colline,
tra vecchio e nuovo,
passato e presente,
dove certa gente sono mummie dalle
teste dure,
non cambiano mai,
beceri e burini
teste di cavolo,
che i cavoli loro,
non se li fanno mai,
paesani bastardi e guitti,
meschini e chiusi
nei looro gusci
di intolleranza e ignoranti;
paese dimenticato e da dimenticare;
poter andare via magari;
paese un po’ fetente ,
un po’
burino,
che chiami casa.








