Lucio Dalla dall’altra parte della luna

Lucio,nessuno se l’aspettava

E te ne sei andato improvvisamente

In Svizzera,

nel silenzio di un a stanza,

senza clamori,

senza effetto,

in punta di piedi,come hai vissuto,

senza rompere nessuno,

senza seccare ,né infastidire,

Lucio,

Lucio Dalla,

forse il cantautore italiano

più

importante e capace,

il più poetico,

il più originale e abile

a trovare sempre nuove storie,

spunti

e melodie a volte mediterranee,

a volte rockeggianti,

con tematiche

e

storie,care alla gente,

come l’indimenticabile Anno che verrà,

La sesta luna,

Come è profondo il mare,

e il biografico Nuvolari;

e poi ci sono

incredibili storie d’amore

come Anna e Marco e altre;

ora è rimasto un grande vuoto;

ma Lucio è ancora con noi,

con la sua musica.

 




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Profilo Autore: stefano medel  

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E’ l’ora che il sole si srotola sul mare,
se ne innamora e,
con carezze d’amante trepidante,
osa un pensiero...

… Tiepidi raggi, baci maliziosi,
in quella umida bocca capricciosa,
e l’annusa, se ne sazia.                                    

Forte richiamo intimo d’amore,
si sparge nell’aria…
… E, un debole vento gioca
con la foglia dell’albero, la stuzzica

e lei non cede, resta all’ombra
e non cade nella rete,
dovrà attendere oltre,
per farla sua.

… Intrecciano i loro voli d’amore
cornacchie dispettose,
insolitamente tenere e
anche bianche nuvole
s’accoppiano in cielo.

… E questo amore a chi, o a cosa,
potrebbe somigliare
se non ad un gelido inverno

che stende le braccia fredde
sui corpi e sul cuore muto e sordo
ad ogni richiamo…
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Profilo Autore: Giò  

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L’uomo dell’ultimo tavolo

Sono qua,nel locale bar,

ma è colmo,

c’è il pienone per il pranzo,

e devo mettermi

nella saletta contigua;

è un po’ triste e solitaria,

stò nell’ultimo tavolo,

e vedo la vetrata,

con la gente che passa e

a fare shopping;

nel bar profumo di arrosto e leccornie

culinarie;

io consumo i miei caffè,

e stò nel silenzio,

guardo la gente transitare e rifletto;

cerco di riposare ma non riesco;

un giorno di sabato così,

tra noia e malinconia,

quanto mi manca lei.

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Profilo Autore: stefano medel  

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E' li che aspetta 
dietro l'angolo
in agguato.

E' li che muore, 
è li che vuole arrivare 
il pugnale che trafigge.

E' li che capisci 
che non c'è un grado 
per misurare
la sofferenza,
il dolore. 

E' li
nell'agguato
della notte
che il
pugnale ferisce.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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La sofferenza
fortifica e fa combattere. 

Prendo a pugni in faccia 
il dolore
mentre la rabbia scorre a fiumi.

Per vendicarsi 
dei ricordi che tagliano la pelle
il passato ancora vivo.

Mentre capisci
che la vittoria 
si conquista con l'amore.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Come potrebbe essere
il vivere sereno
se gli orologi non segnano
tutti
lo stesso tempo…
se gli uomini
vanno a nanna
in pensieri diversi?
 
Contrastante realtà
sfociante in falsità!
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Profilo Autore: Rocco Michele LETTINI  

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Dentro di me c’è una persona diversa da quella fuori

Che proteggo strenuamente

Al costo di sorrisi e convenevoli

Finti. Artefatti.

Non sempre, solo quando serve.

Quando scrivo sono quella persona.



Fuori c’è l’armadio,

robusto,

che ha subìto i colpi dell’esistere.

Legno massello levigato, in alcuni punti graffiato, senza volerlo.

Ante chiuse ma non del tutto.

Un piccolo spazio dove si congiungono lascia entrare luce e lascia guardare fuori.



Dentro c’è l’altro me,

sorride solo se è il cuore a chiederglielo,

il suo o quello di un altro non importa,

purchè sia nudo.

Dallo spiraglio delle ante esce qualcosa di indefinito

Invisibile

Come un fantasma

Come un suono silenzioso

Come un pensiero.

Non si può spiegare ma qualcuno se ne accorge,

qualcuno “sente” passando davanti all’armadio

vede l’invisibile

c’è da non crederci.

Anime sulla stessa frequenza

Che si allacciano anche se sono distanti.



E allora può succedere di tutto, anche sbagliare un congiuntivo senza morire,

anche di camminare sotto la pioggia senza accorgersi che sta piovendo.



Dentro di me c’è una persona diversa da quella fuori

A volte urla in silenzio

Come una goccia di pioggia quando cade sul vetro,

pochi la conoscono forse nessuno,

forse

nemmeno io.

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Profilo Autore: Elvezio  

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Viviamo i nostri giorni

come bandiere che sventolano in una sola direzione

sempre vestite dallo stesso vento,

come polvere appoggiata su un piano

dopo aver brevemente danzato nel buio di una stanza.



Abbiamo occhi per vedere ma non guardiamo

Sempre davanti allo stesso film rassicurati perché conosciamo il finale

Abbiamo piedi per camminare

Che calpestano sempre le stesse orme quasi a non voler lasciare un segno nuovo



Eppure siamo stati bambini

con occhi gentili nei confronti dei sogni

Persi in un bosco ad aiutare le fate,

seduti in un guscio a solcare il mare.

Eppure siamo stati bambini

incantati dal buio lucente delle stelle

Cavalieri splendenti a lottare col male,

inventori e scienziati curiosi del nulla.



Viviamo i nostri giorni

come buste vuote ma già ermeticamente chiuse

nulla ci può riempire, nulla potrebbe uscire

come bicchiere già pieno fino all’orlo

a cui nessuno ha mai accostato le labbra.



Abbiamo vie diverse che si aprono davanti a noi

Ma vediamo e imbocchiamo sempre la stessa strada rassicurati

Perché sappiamo dove ci vuole portare.

Senza nemmeno accorgercene

siamo entrati nel fiume del quotidiano

Goccia vicino a goccia

a seguirne le anse  senza un sorriso.



Eppure siamo stati bambini

con respiri profondi nei confronti dei desideri

con lo sguardo incantato sui fiocchi di neve

con un occhio socchiuso a mirare nel cielo.

Eppure siamo stati bambini

Anche se non ce lo ricordiamo più

ponevamo domande e ascoltavamo le risposte

la testa era infinita da riempire con meraviglia.

Siamo diventati adulti e risultiamo piccoli

Eravamo bambini e risultavamo grandi

Siamo diventati adulti

limando i sogni

Adattando le voglie

Abbassando le aspettative

Medicando l’anima.



 Siamo diventati grandi rendendo  piccolo e finito

il nostro infinito personale universo

Torniamo piccoli per renderlo nuovamente senza limite.

Sconfinato.

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Profilo Autore: Elvezio  

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Scavanno un giorno dentro ar mi giardino,

trovo ‘na crozza e du ossa vicino.

‘A presi fra le mani co ossequienza

pe nun trascurà sta circostanza.

E mentre che io sto a curiosà,

‘nse mette tutto a ‘n tratto a parlà.

Tant’è vero che, impaurito,

velocemente me ne ero ito.

Nun sono affatto morta pe a guera,

nun ce ne stanno tante in questa tera,

nun voijo cantà a vita mia perduta

benché felice l’ebbi conosciuta.

Nun m’hanno data a medaija d’oro

vissi sortanto con un gran decoro.

Nun so ‘na crozza invero imporante

chi mi ammazzò è ‘povero ignorante.

Voijo parlatte der mi assassino

crudele specie, feroce malandrino,

prima te uccide a personalità,

poi puoi morì, ce poi anco schiattà.

Magari avesse n’arma da battaja

a quale contro te esso si scaja,

l’arma se trova nella sua presenza,

amico mio se chiama Indifferenza.

Ora che tu mi hai trovato

e er mi messaggio hai recepito,

metteme ‘nsieme a tutti l’artri morti

co cui condividere rapporti

e nun vicino a quelli che

‘nte penseno e fanno sol per se.

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Profilo Autore: Bronson  

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E intanto il tempo sene và

E non siamo più tanto giovani,

il tempo passa e noi non ci pensiamo,

ma intanto,se ne và il nostro tempo,

e diventiamo tutti storia vissuta;

e intanto il tempo se ne và,

tra grane e preoccupazioni,

e tu stai con me,per fortuna,

ma a volte il mio dolore,

neanche tu lo capisci,

i miei anni,

e i mali,

che tu non hai di certo,

alal tua età;

il tempo se n e và,

senza requie,

ed io vorrei solo amarti in pace,

negli anni che restano,

lontano d questo mondo fetente,

da certa gente squallida,

e il tempo s e ne và,

insieme a te.

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Profilo Autore: stefano medel  

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Quando nasci apri gli occhi per la prima volta

Non vedi ancora nulla e per questo vedi tutto.

Il primo respiro, … non l’avevi mai fatto…

Chissà se l’aria ha un odore particolare con il primo respiro

Come la prima volta che vai al mare e senti il suo odore.

Io credevo fosse dovuto alla pineta, alle palme, invece era il mare.

Oppure un misto.

Sbatti gli occhi una decina di volte e sei gìà all’asilo.

Impari a difenderti, impari a stare con gli altri…per chi ci riesce… io voglio stare da solo o meglio con poche persone.

Non ti do l’amicizia, quella si crea da sola non si può dare, non voglio “inseguitori” meglio se non mi trovate, vengo io da voi se voglio!

Sbatti gli occhi ancora e sei alle medie, poi alle superiori già alla maturità.

Cazzo me ne frega sono giovane ho ancora tutta la vita davanti adesso si comincia.

Sbatti gli occhi 7 volte e sei operaio, 8 ore al giorno più straordinari se necessario, sei dentro un parallelepipedo di cemento grigio e fuori il nastro del mondo gira con i suoi colori con le sue opportunità.

Sbatti gli occhi 5 volte e festeggi i 40 e poi i 50, li chiamano traguardi ma perché i 43 oppure i 37 non erano egualmente importanti? Che cazzo vuol dire dare importanza allo zero?

“Ehhhh ma poi cambia non hai più lo stesso numero davanti, …dai sbatti gli occhi”.

Sbatti gli occhi 3 volte e sei in pensione, cazzo come ho fatto a non accorgermi del tempo che passava?

Quante persone ho perso per strada? Chi mi ha abbandonato e chi invece non calpesta più questa terra?

Sono stanco.

Sei steso, gli occhi aperti, sbarrati non vuoi chiuderli non vuoi più sbattere gli occhi…ma…

SBATTI GLI OCCHI UNA VOLTA …l’ultima… non tornerai più ad aprirli a vedere il verde degli alberi in estate, la luce del sole il volo di una rondine e il bianco delle nuvole.

Butti fuori l’ultimo respiro, non lo esali, non lo espelli, lo butti fuori non puoi trattenerlo e un’azione alla quale non hai mai pensato veramente non si compirà più.

Il petto non tornerà più a gonfiarsi si è fermato.

Come se un’onda del mare restasse in alto senza infrangersi – dovete immaginarla- la spuma bianca in alto la curva appena accennata, ferma, ci si può tuffare attraverso si può fare il bagno ma….

E mentre succede tutto questo, mentre sbatti gli occhi l’ultima volta mentre espiri per l’ultima volta i pensieri girano veloci…

Non ho amato abbastanza…avrei potuto amare di più…avrei dovuto amare di più…

Non ho assaporato, annusato a sufficienza l’esistere, non ho morso, ingoiato, sputato fino al nocciolo delle cose.

Quanti baci ho perso? Cazzo ancora uno…

Quel nome…com’era? Come ci eravamo conosciuti?

Ma perché cazzo mi sono preoccupato così tante volte….errori? sbagli? Adesso mi viene da sorridere…

Addio,… a Dio o chi per lui ,…. vi lascio,… e non posso lasciarvi più niente ormai, ... non posso darvi più nulla di tutto quello che ho tenuto per me e avrei potuto mostravi.  Che spreco.

Una cosa però l’avete e l’avrete

Il ricordo di me……… ffffffffssssssss.

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Profilo Autore: Elvezio  

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ci si guarda intorno qui
ed è spavento 
è ansia 
la gente ferita è sorta?
ritornerà dall'aria ?
a destra o a manca 
ci perdonerà la vita?
ci guarderà negli occhi come prima?
intanto ci si guarda intorno 
è ansia 
è spavento
qui si attende il mondo
e se non arriva 
piango 
come un coccodrillo in bagno 
tra quattro mura aspetto 
è ansia 
è spavento 
e intanto, mi guardo intorno.
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Profilo Autore: Kahl  

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Vorrei sentirmi amato come un filo d’erba con la rugiada

E squarciare il petto dal lato del cuore per mostrare quanto batte

Vorrei sentirmi amato come un passo con la strada

E baciarti la bocca da angolo ad angolo per tutte le cose fatte



Vorrei sentirmi amato come gli occhi con il mondo

E lasciarmi prendere per mano senza pensare dove andare

Vorrei sentirmi amato come il mare con il suo profondo

E parlare con l’universo sicuro che mi stia ad ascoltare



Quante cose si fanno cercando di non sbagliare

Ma nessuna ti porta dove vuoi arrivare

Ti ritrovi per caso sulla via del tuo giorno

E lo senti che è quello, non avrai più ritorno

Ti muovi all’inizio sai che non sarà facile

Sembra di esser sul ghiaccio non spesso ma gracile

Ma ad ogni respiro tutto appare più chiaro

Hai trovato il tuo posto e per qualcuno sei un faro.



Vorrei amarti come la sete con l’acqua

E vederti navigare nella bellezza della tua anima

Vorrei amarti come un foglio con l’inchiostro

E vederti sorridere ogni volta che apri gli occhi



Quante cose si fanno cercando di non sbagliare

Quante cose si sbagliano cercando di non farle

Cerca di esser la foglia che si stacca dall’albero

E portata dal vento vede il mondo per la prima volta

Prova ad essere il passo che nessuno comincia

Il colore diverso, la nota elegantemente stonata



Devi essere un gioiello, ma indossato e vissuto

Non lasciato lì al buio solo mostrato

 e da pochi veduto.

Lascia che il mondo ti prenda

che la vita ti sciupi

Perché il tuo essere sia

Tutto quello che ti è accaduto

Perché il tuo oltre sia l’amore compiuto

Perché il tuo oltre sarà l’amore goduto.

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Profilo Autore: Elvezio  

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1   UOMINI
2   DAI
3   TANTI
4   QUESITI
5   COME
6   SOLITARI
7   SOFFI
8   OSTEGGIANO
9   NOTE
10 DIREZIONI
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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

Questo autore ha pubblicato 317 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Paese dormiente

Paese dove cambia poco,

vecchie facce,

il tempo è passato

troppo in fretta,

e non resta che il rimpianto,

e una gioventù che ormai,

non c’è più;

paese addormentato tra le colline,

tra vecchio e nuovo,

passato e presente,

dove certa gente sono mummie dalle

teste dure,

non cambiano mai,

beceri e burini

teste di cavolo,

che i cavoli loro,

non se li fanno mai,

paesani bastardi e guitti,

meschini e chiusi

nei looro gusci

di intolleranza e ignoranti;

paese dimenticato e da dimenticare;

poter andare via magari;

paese un po’ fetente ,

un po’

burino,

che chiami casa.

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Profilo Autore: stefano medel  

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