Non servono parole
Quell'azzurro mare
Ritorna
quando non parlai
e non mi guardaste quando non c'ero
ebbi a stare immobile
sulle vostre tempie
e dal nulla sfociò questo disincanto
Voi non mi capiste
quando vi parlai
e non mi guardaste quando ero innanzi a voi
troppa boria portavate
troppa scienza discutevate
ed io con pochi altri
all'ala estrema di questa vita
marginati
fummo scambiati
per semplici pazzi
e lo fummo davvero
poichè rivolgendoci a voi
non foste capaci di capire
nemmeno le parole
semplici
di chi è liberato
di chi è saltato fuori dalla pozzanghera
a ritrovare il suo profondo
vivere

Ti guardo:
hai l’adagio
di un viaggiatore silenzioso
mentre assaggio l’aria
che spettini con le mani
in questo donarti e toglierti
lucente nel buio
in quell’assolo avvincente
di una forbice che incide sogni
variando l’apertura e l’intensità
del tuo giardino fatato,
delle cose donate, delle spighe d’oro
mai imbrigliate
solo accarezzate dal vento
e dalla luce del tuo cammino.
Sei quel ramo rilucente di chiarore
che si spinge
dove s’addensa il cielo
ergendosi
verso un sentiero non tracciato.
annunciavano soglie
sudore saguigno,
sull'acqua galleggia

i minuti, le ore...
i giorni.
È così fragile
il tempo!
E non mi accorgo
degli istanti,
via via perduti
e calpestati.
Cocci di tutta
una vita, mai raccolti,
abbandonati nell'immenso
contenitore dei ricordi.
Svuotato, ogni tanto,
nei momenti
di nostalgia.
Tra un breve racconto,
una lacrima
e una poesia.
E rotola, anche
la mia vita,
tra salti e balzi,
fermate e affanni.
E insieme a lei,
rotolano via...
anche gli anni!
a stento sussurrano, e piano si spengono.
Come lacrime d’inchiostro scorrono
pallide, sbiadite,
ormai senz’anima.
Sul letto bianco sfatto già dal tempo,
cadono una ad una perdendo il senso
e affogano nel mare antico del pianto.
Muoiono le parole stanche,
lasciano confuse tracce accartocciate,
grumi di pensieri mai avverati
persi per sempre in un letto distratto
in un silenzio eterno e insoddisfatto.
In stallo
in una bolla sospesa
ferme immagini e
riserve d'amore
stanno scivolando sul cuore.
complici le mani che non danno carezze
ma stringono parole in attesa.
sulfuree le lacrime aride
non scendono piu'
veleggiano dentro
come vascelli fantasma
e abbattono con cannoni
tenere sensazioni.
attese..
di un attimo per gioire, per volare
su le alture verso il mare del ricordo
che ti avvolge come manto.
Arrivò un tempo, in cui minuziosamente costruii uno spazio bianco
tra le urla e le lacrime.
Bianco come il latte, offuscato appena da una patina trasparente di malinconia.
Così, cocchiere della mia imbarcazione, mi lasciavo cullare dalla volontà del fiume.
Non avevo meta. Questa è la malinconia: vagare senza vedere rive all'orizzonte.
Così, il vento leggero della nostalgia, carezzava i miei capelli,
ampliando il silenzioso scenario a cui mi ero dedicato giorno e notte.
Ero lì da poco, ma l'arredamento era così preciso e curato nei particolari,
esattamente come lo volevo, esattamente come lo avevo immaginato,
che non potevo non esserci già stato.
Uccelli disegnati, immobili sullo sfondo bianco, spezzavano quel candore.
Inciso nella mente avevo un pensiero: "Il mondo è una bugia."
Non una nota, non un sospiro, interrompevano quel laconico, secco silenzio.
Così mi innamorai della danza dei miei pensieri,
acquietai i battiti del cuore
e osservai il cielo bianco come latte
diventando lentamente parte di quel luogo.
Non so piu' scrivere d'amore
ho chiuso il petto a chiave
l'ho allontanato.
l'anima mia si e' congelata
sotto un manto di neve.
vago e' il ricordo
di dolci carezze
e baci come violini da suonare.
nessuna vibrazione
come campana a festa
regge la mia mano
nelle carezze della sera.
né fremiti, né palpiti
né tumultuosi istinti.
ora giace questa mano
incapace
triste e senza stimoli
produce note sterili
e ritmi sincopati
come un sax
che dice nells notte
preghiere vane.
Non sarei, altrimenti,
che quel che ero
nelle vetrine luccicanti dell'apparire
nelle feste del finto tempo.
Io sono il mio e il tuo silenzio
gli occhi e la voce di tutto ciò che ha cuore
e commozione per le povertà
e l'inutilità
di chi si mostra essere
e non è.
Noi siamo i senza muri,
i capaci di volo senza ali,
i muratori dell'attimo che mai smette di scorrere.
Vediamo dimensioni illuminate,
impariamo l'arte dell'ascolto
e non temiamo il branco
delle orecchie senza cuore.
Noi siamo le foglie che non cadranno
e non temiamo nemmeno
il peggiore degli autunni.
una foto sbiadita,
un ricordo lontano.
I tuoi occhi ridevano per me.
Ora per qualcun'altra.
Il tuo sorriso avvolgente e'per lei.
Io sono qui sola,
alla deriva.
La tua porta e'chiusa.
Io sono nel buio,
nel freddo.
Non ho piu' il tuo amore,
nemmeno il tuo rancore.
Non ho piu' niente.
I
quel belato gridato alla nascita
poi ho iniziato a parlare
e non son mica morta?
Finchè nessuno ancora mi capiva
finchè nessuno aveva dato un senso a quello che dicevo
non era ancora morta la mia vita.
La parola dicono
ha sempre ucciso!
è cosa grossa questa
ma non le vedi quante sfumature?
non vedi le parole quanti sensi hanno?
non ce nè una che abbia un solo senso
Dai un senso solo alla parola
e affilerai la lama della tua ghigliottina.
Svolazzano le vedi le parole
come su un attaccapanni
appese a più significati.
Eppure ti sei orgnanizzata anche tu
con lo starnazzare indicibile dei minuscoli tocchi ti tastiera
che adesso senti anche uscire dalle bocche
bocche che toccano lettere
formano parole
sempre meno parole,
tagliete, ricucite
utili solo a riempire il tempo di schiamazzi.
Se è lì sospesa a mezz'aria
lei lascia entrare tutti i miei significati
ma se le scorro dentro per analizzare i suoi
è panacea di significati insignificanti,
e mi ritrovo al punto di partenza
con la parola
sono libera di dire di essere libera?









