A volte servirebbero
mille righe di buonumore
perfette, dalla testa ai piedi.
Intense cromie solari
e forse
   anche le pitture di Nedbele:
legno, pietra e paglia,
una risata,
voglia d’intrecci
con la tua pelle dorata.
Poi,
senza alcun dubbio
e senza divagare
un "tropical dream"
    con tanta energia carioca da sfoggiare.
Un ululio di colori,
l’incontro dei contrari,
un evviva forte,
magari una incoerenza deliziosa.
Insomma,
una concept story all’avanguardia
strizzando l’occhio al trend con stile,
e  tanto divertissement.
Come, touch and pick,
e un abito di seta
che non è mai finita,
la vita!
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Profilo Autore: Hera  

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Dovrò abituarmi
a non guardare indietro
a  camminare per un'altra terra
ad ascoltare altre parole

volgendo i miei occhi ad altri occhi
che non sono nocciola incartati
da brutture e violenze .

Si riapro gli occhi
dopo un lungo viaggio
e questo approdo sarà la mia pace

non ho temuto l'ira di Dio
quanto ho temuto l'ira di mio fratello
avventato sulla mia gente

e questo mare è uno scrigno rosso
di memorie e perle spezzate.



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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Di chi è la terra molle che resiste
prona all'asfalto ruvido che bolle?

Di chi è la terra lenta sotto i templi
che è cardine a pilastri e fondamenta?

Di chi è la terra offesa che raccoglie
in grembo seme e sangue di tue rese?

Di chi è la terra, verso che si scioglie
mossa al tuo passo perso sulla neve?

Di chi è la terra, seno di vagito
denso di latte e madido al tuo freno?

Di chi è la terra uomo d'Occidente,
la terra che sorride alla tua fronte?

È solo madre tua figlio obbediente
o è vera madre aperta ad ogni gente?

Il sangue tuo accolse alla dimora
quando più lacrime mano non pianse.

Ed ora che altro sangue grida sete
rivendichi esclusiva al tuo recinto.

Ora che mano acerba graffia pane
sbuffi furore da gengive vuote.

Ora che ventri gravitano luce
spegni il cervello a danze di ragione.

Perché sarebbe tua la terra idiota
chi te l'ha data, chi t'ha fatto ardere?

Chi è stato che t'ha reso così certo
d'avere il petto gonfio da padrone?

Chi t'ha riempito il collo d'ira infame
chi ha chiesto di rivendicare piaghe?

La terra è delle braccia che la scavano.
La terra è delle fronti che la sudano.

La terra è delle grida che la scaldano.
La terra è di chi vi ha perduto sangue.

La terra è di chi l'ha raggiunta in mare.
La terra è delle genti che la amano.

La terra non è merce che si serra
dentro lo scrigno della propria pace.

La pace non respira senza luce
e il mare muore se spumeggia sangue. 
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Profilo Autore: Diego Bello  

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La luce da forza
riempie
accarezza
ma qualcosa è cambiato.

L'odore di morte
che tiene il mondo
indigna

c'è poca poesia
negli occhi spenti

fragile e' la libertà
la giovinezza
la voglia di vivere.

Vaga per le strade
la paura

sul giorno che lento
riprende
ferite sospirano
preghiere.

Dilaga e diventa
nero su bianco
la bramosia
di un mondo migliore.
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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… Scorre sul tronco e nelle rughe
e nei ciocchi quando ardono
la sua essenza di eternità.

Ai piedi della quercia
non si è mai disperati
la saggezza rassicura come
il grembo di una mamma
e rincuora ogni cammino.

… Mi fermo in preghiera
sotto le fronde sacre di un olivo.
Ammiro la sua veste,
è di gloria semplice ma i rami
abbracciano virtù più bella
nelle sue minute forme.

I gradini non fanno il potere!

… E qui, ascolto il vento che
risucchia il lamento di un salice
e dà inizio ad un canto propiziatorio.

E’ dall’acqua e dalle lacrime
dai tagli delle ferite
che ritorna alla vita e le sue braccia
cullano la magia della nascita.

… Hai mai guardato gli alberi?...
Custodiscono la meraviglia
e il miracolo della vita, come te…

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Profilo Autore: Giò  

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                                                                     Ricco ed impeccabile viandante
                                                                     che incedi spavaldo tra la folla;
                                                                     frettoloso insegui l'effimero denaro
                                                                     che il sigillo imprime nel vorticoso andare.
                                                                      Travolto e celati gli occhi
                                                                      la bellezza ai margini della Vita
    
                                                                   

                                                                      Lasciati coinvolgere!


                                                                     Acolta  il vento gagliardo
                                                                     che scompiglia gli ambiziosi pensieri
                                                                     e risa di fanciulli birichini.
                                                                     Una giovane madre narra fiabe
                                                                     ed un vecchio,divenuto bambino,
                                                                      ode estasiato.

                                                                     Da una casa un antico violino
                                                                     inno alla Vita..
                                                                     e scie di delicati profumi
                                                                     inebriano i passanti.

                                                                    Fermati!
                                                                    Eppur tutto e' sepolto
                              

                                                                   Gli amici di un tempo;
                                                                   le piacevoli conversazioni sulla battigia
                                                                    al chiaror delle stelle;
                                                                   la soffice ed immacolata neve
                                                                    t'inondava di gioia
                                                                   e l'Aurora con i suoi incanti.

                                                                      Or,prigioniero sei
                                                                      nella torre dorata
                                                                     che solo il tempo 
                                                                     potra' scalfire

                                                                     Lontano vecchio e solo
                                                                     rimpiangerai di non aver vissuto
                                                                     ed una lacrima schiudera'
                                                                     l'arido tuo cuore avaro.




  
         
                                              
                                                                  
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Profilo Autore: Annamaria Latini  

Questo autore ha pubblicato 57 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


Addio magione antica ed adorata,
che per prima ascoltasti i miei vagiti
e poscia della mia vita il progredire:
infanzia, adolescenza e giovinezza,
nonché maturità e vecchiaia odiosa.
Il mio diletto nido ora non è più lì,
è svanito con i cimeli ed i ricordi .
Addio, amata dimora dei miei avi;
addio per sempre, pur se ancora vivo.
Or non ascolto più i dolci accenti,
che in estasi mi mandavano ogni dì
nell’illusoria immensità e sublime,
dov’io la celeste volta, pensieroso,
contemplavo, mentre le note deliziose
rendevano l’esistenza meno greve.
Solo i miei lai ancora ascolto in versi,
fidi compagni del mio lungo viaggio;
ad essi imploro spesso un po’ di lena
e di star vicino a me, finché le Moire,
potenti e macabre signore del destino,
filanti lo stame dell’incerta donna,
non mi avranno serrato le pupille.
Vecchio, vago da una tana all’altra
senza meta, mirando volti ignoti;
stanco di salire e scendere ogni dì
le faticose rampe delle scale altrui.
Una pietra or attendo che mi copra
sì, come un lenzuolo fresco e lieve
per obliare il tutto della tetra vita,
che mi fu avara sin dal primo sole.







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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

Questo autore ha pubblicato 82 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Ora che il tuo tempo
si immerge
nel lento fiume
crepuscolare,
ora
che l'incanto di giovani
femmine
non coglie più il tuo ardire,
ora
rivolgi a me il tuo sguardo.piccole dosi
Ma cosi poco
del tuo amore
doni,
e cosi tanto prendi.
Lontano il tempo
in cui ricchezza e grazia
ghermivano la tua passione,
io sono poco,
forse,
eppure ti amo
ma astratta, e microscopica
mi ami a morsi
come una mela
di cui poi getti il torso.
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Profilo Autore: Marina Lolli  

Questo autore ha pubblicato 157 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
C’è  un pezzo d’inferno
che arde e non mente;
scrive pagine e non passa,
l’equazione  resta.
Dentro la stanza è rimasto  l’odore
  spazio appassito, senza clamori.
   Con solitudini alte, nel vuoto migliore 
esploro ed imploro
  i labirinti e l'errore.
E' suolo doloroso
  da brivido inesploso,
 eternità dirottata
  da un compasso fuori centro;
il cerchio era virtuale
la trama ingrata.
  Ora qui ,
la nebbia torna sempre,
   il cielo mormora 
 di quella falsa traccia,
   scheggia spietata che s'innesta 
  che brucia come 'inferno,
   che sa solo d'eterno.


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Profilo Autore: Hera  

Questo autore ha pubblicato 413 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Smossa dalla corrente

affiora simil melma

la stirpe dei Pipinidi impettita

dal fondo viscido della città sommersa

prima invisibile e inerte

ora contamina di putrescenza il fango.

Tronfia di fresco stemma comitale

lustra di concessione sine cura

ligia alla rotta a dritta, sacripante.

Pronta già è la stesura dell’Annale

e la prebenda frusta ai ministranti,

purché giurino tutti.
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Profilo Autore: Diego Bello  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Se mai vorrai sarò qui, attento, ad ascoltare
se mai lo vorrai io resterò per accarezzare
parole lente, sommesse frasi
e un cuore alla deriva da poter ancorare.
Aspetterò seduto sulla riva di questo oceano mare
che la tempesta plachi,
e il vento cessi di soffiare .
Se lo vorrai io sarò qui ad aspettare
se mai vorrai avrò il mondo, il mio mondo
e te lo saprò donare.
Io sarò qui attento ad ascoltare
il lento trascorrere del tempo
e le tue frasi ormai indistinte che il vento mi vorrà portare.
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Profilo Autore: Marina Lolli  

Questo autore ha pubblicato 157 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Strana e' la vita
a volte bussa con le dita
ti chiama alla forza

e ti dà sollievo
ti rema contro

e sei nel ghetto.
ti ritrovi sola
e hai moltitudini da scartare
ti mette alla prova
con sottile ironia

e tu ci caschi senza problemi
perché in fondo è una bugia
di bimbo innocente

che ancora non conosce niente
cosi ti pari e salvi la faccia
ma a chi poi piaccia?
inguaribile vita malata dentro
non lo e' per niente

illude solo la gente
ma è ricca di gioia
esplosioni e colori
basta solo percepirne gli odori
goderne le onde
e captarne gli umori

respirarne l'incanto
e allora questa vita
non sarà buia ma un vanto.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

Questo autore ha pubblicato 496 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Se la vita fosse una pellicola , non dovremmo avere paura di viverla, 
la riavvolgeremmo all'infinito, gustando l'ultima parte quella dove capitano le cose migliori , la fine ....


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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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fotoconfine
Quale confine
sottende l'universo,
se poi le porte
della conoscenza
si fermano
al limite della scienza?
Potessimo uscire da esso,
forse troveremmo
i confini della nostra mente.
Infiniti nello spazio.
Finiti negli occhi
del nostro pensiero.

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Profilo Autore: TIZIANA ELIA  

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Alla sua festa, la vanità,
volendo ridere e scherzare,
invitò a festeggiare,
la furbizia, l’arroganza,
la malizia e tutti coloro
che, come lei, sanno solo vantarsi.
Invitò poeti, scrittori, musicisti,
compositori, attori, registi
e tutti questi si trovarono a loro agio,
perché si sentivano a casa loro,
come la maggior parte degli artisti
che d’arte e d’apparenza vivono.
Però di due, si dimenticò,
l’amore e l’umiltà,
che considerò povere e banali
e di scarsa visibilità.
Purtroppo, anche se molti
le decantano in parole e scritti,
e spesso le dipingono ed esaltano,
subitamente, le dimenticano,
raro, chi le fa vivere dentro di sè.
Come sbagliò, povera vanità,
credette di avere la ricchezza
e non si accorse
di coltivare, all'inverso, la povertà.
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Profilo Autore: Horion Enky  

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