anche le pitture di Nedbele:
una risata,
senza alcun dubbio
Insomma,
una concept story all’avanguardia
e un abito di seta
che non è mai finita,

volgendo i miei occhi ad altri occhi
Si riapro gli occhi
non ho temuto l'ira di Dio
e questo mare è uno scrigno rosso

prona all'asfalto ruvido che bolle?
Di chi è la terra lenta sotto i templi
che è cardine a pilastri e fondamenta?
Di chi è la terra offesa che raccoglie
in grembo seme e sangue di tue rese?
Di chi è la terra, verso che si scioglie
mossa al tuo passo perso sulla neve?
Di chi è la terra, seno di vagito
denso di latte e madido al tuo freno?
Di chi è la terra uomo d'Occidente,
la terra che sorride alla tua fronte?
È solo madre tua figlio obbediente
o è vera madre aperta ad ogni gente?
Il sangue tuo accolse alla dimora
quando più lacrime mano non pianse.
Ed ora che altro sangue grida sete
rivendichi esclusiva al tuo recinto.
Ora che mano acerba graffia pane
sbuffi furore da gengive vuote.
Ora che ventri gravitano luce
spegni il cervello a danze di ragione.
Perché sarebbe tua la terra idiota
chi te l'ha data, chi t'ha fatto ardere?
Chi è stato che t'ha reso così certo
d'avere il petto gonfio da padrone?
Chi t'ha riempito il collo d'ira infame
chi ha chiesto di rivendicare piaghe?
La terra è delle braccia che la scavano.
La terra è delle fronti che la sudano.
La terra è delle grida che la scaldano.
La terra è di chi vi ha perduto sangue.
La terra è di chi l'ha raggiunta in mare.
La terra è delle genti che la amano.
La terra non è merce che si serra
dentro lo scrigno della propria pace.
La pace non respira senza luce
e il mare muore se spumeggia sangue.
L'odore di morte
c'è poca poesia
fragile e' la libertà
Vaga per le strade
sul giorno che lento
Dilaga e diventa
e nei ciocchi quando ardono
la sua essenza di eternità.
Ai piedi della quercia
non si è mai disperati
la saggezza rassicura come
il grembo di una mamma
e rincuora ogni cammino.
… Mi fermo in preghiera
sotto le fronde sacre di un olivo.
Ammiro la sua veste,
è di gloria semplice ma i rami
abbracciano virtù più bella
nelle sue minute forme.
I gradini non fanno il potere!
… E qui, ascolto il vento che
risucchia il lamento di un salice
e dà inizio ad un canto propiziatorio.
E’ dall’acqua e dalle lacrime
dai tagli delle ferite
che ritorna alla vita e le sue braccia
cullano la magia della nascita.
… Hai mai guardato gli alberi?...
Custodiscono la meraviglia
e il miracolo della vita, come te…
che incedi spavaldo tra la folla;
frettoloso insegui l'effimero denaro
che il sigillo imprime nel vorticoso andare.
Travolto e celati gli occhi
la bellezza ai margini della Vita
Lasciati coinvolgere!
Acolta il vento gagliardo
che scompiglia gli ambiziosi pensieri
e risa di fanciulli birichini.
Una giovane madre narra fiabe
ed un vecchio,divenuto bambino,
ode estasiato.
Da una casa un antico violino
inno alla Vita..
e scie di delicati profumi
inebriano i passanti.
Fermati!
Eppur tutto e' sepolto
Gli amici di un tempo;
le piacevoli conversazioni sulla battigia
al chiaror delle stelle;
la soffice ed immacolata neve
t'inondava di gioia
e l'Aurora con i suoi incanti.
Or,prigioniero sei
nella torre dorata
che solo il tempo
potra' scalfire
Lontano vecchio e solo
rimpiangerai di non aver vissuto
ed una lacrima schiudera'
l'arido tuo cuore avaro.
Addio magione antica ed adorata,

che arde e non mente;
esploro ed imploro
Ora qui ,
la nebbia torna sempre,
di quella falsa traccia,
che brucia come 'inferno,
affiora simil melma
la stirpe dei Pipinidi impettita
dal fondo viscido della città sommersa
prima invisibile e inerte
ora contamina di putrescenza il fango.
Tronfia di fresco stemma comitale
lustra di concessione sine cura
ligia alla rotta a dritta, sacripante.
Pronta già è la stesura dell’Annale
e la prebenda frusta ai ministranti,
purché giurino tutti.
se mai lo vorrai io resterò per accarezzare
parole lente, sommesse frasi
e un cuore alla deriva da poter ancorare.
Aspetterò seduto sulla riva di questo oceano mare
che la tempesta plachi,
e il vento cessi di soffiare .
Se lo vorrai io sarò qui ad aspettare
se mai vorrai avrò il mondo, il mio mondo
e te lo saprò donare.
Io sarò qui attento ad ascoltare
il lento trascorrere del tempo
e le tue frasi ormai indistinte che il vento mi vorrà portare.
Strana e' la vita
a volte bussa con le dita
ti chiama alla forza
e ti dà sollievo
ti rema contro
e sei nel ghetto.
ti ritrovi sola
e hai moltitudini da scartare
ti mette alla prova
con sottile ironia
e tu ci caschi senza problemi
perché in fondo è una bugia
di bimbo innocente
che ancora non conosce niente
cosi ti pari e salvi la faccia
ma a chi poi piaccia?
inguaribile vita malata dentro
non lo e' per niente
illude solo la gente
ma è ricca di gioia
esplosioni e colori
basta solo percepirne gli odori
goderne le onde
e captarne gli umori
respirarne l'incanto
e allora questa vita
non sarà buia ma un vanto.

Quale confine
Alla sua festa, la vanità,
volendo ridere e scherzare,
invitò a festeggiare,
la furbizia, l’arroganza,
la malizia e tutti coloro
che, come lei, sanno solo vantarsi.
Invitò poeti, scrittori, musicisti,
compositori, attori, registi
e tutti questi si trovarono a loro agio,
perché si sentivano a casa loro,
come la maggior parte degli artisti
che d’arte e d’apparenza vivono.
Però di due, si dimenticò,
l’amore e l’umiltà,
che considerò povere e banali
e di scarsa visibilità.
Purtroppo, anche se molti
le decantano in parole e scritti,
e spesso le dipingono ed esaltano,
subitamente, le dimenticano,
raro, chi le fa vivere dentro di sè.
Come sbagliò, povera vanità,
credette di avere la ricchezza
e non si accorse
di coltivare, all'inverso, la povertà.










