Stessi gesti,
stessi movimenti identici,
accompagnati dal vuoto
intorno, dentro e fuori.
Occhi innocenti
si chiudono
prima di assaporare la vita.
Si chiudono
troppo spesso
per distrazione.
Pensieri e sensi di colpa
trafiggono il corpo
come lame affilate.
Affronti le strade infuocate
senza meta, senza senso.
La vita
finita per una distrazione,
per gesti monotoni, quotidiani.
Fra l'indifferenza
del mondo.
Non c'è più tempo
per riparare
alla tragedia.
Non c' è più tempo
per vivere.
Non c'è più tempo
per chiedersi il perchè.
16 commenti
Abbriverò verso suture di mai,
ago e filo a stendersi per una processione lamellare.
Se provi ad affastellare la mia ricerca,
conterai solo lamine, ma aspetta.
Non greve e non piuma,
estintasi in pastura di cemento è l'aria,
l'acrimonia è raduno allo sfianco prima della mia Pentecoste.
Anima, servimi le due gocce del trabocco,
verdume al vaglio della mia risata,
al costo di un bailamme verso l'ultima crociata.
Regola. Forzare l'inganno ed il gusto proibito,
mai fortuito o forbito.
Non si vogliano calare i miei accenti sulle posizioni acute - ottuse delle vostre memorie.
Io non ho accenti da ghigliottinare,
se non parole apocopate, spesso ossimori
monologhi contraddittori
già usate a preferenze sterili;
e ora riverberi d'accusa.
Ché scusa l'adombri tra i monumenti fattisi piaga dell'illazion comune,
peste del traballante abbiocco dei sensi concreti,
delle rivoluzioni compiute e permutate,
evoluzioni.
Non sarò padrone, né cernitore di cardini in frantumi.
Ma avete solo dieci dita per contarvi ogni pezzo mancante.
E per ricomporvi.
Se poi franassi su incensate alture
d'emozione, d'amore non parlerò
Taccio, poichè fu tutto un niente
vuoto a perdere vince
Strati fermi e onde nubili, l'incanto si detta a salmo,
recitandosi vano le vesti incorrette.
Le fiere e noi sullo sguardo in attesa
si abbaccava correnti diverse
e fogge sul raduno d'acqua.
E resto foce, scorsa e metodica.
Mi trascorsi in sacralità d'attimo la torba e la vita.
Ero di confine, ero come proteso lungo le infinità persistenti.
Fitte parvenze di sito scuro e tue
che sia astinenza lucida da sulla sponda brada
essente calma di terra
e sii studio denso, l'egemonia labiale
di fronte alle visite che ti porto.
(Solo timore d'esserti solita gobba convessa)
e l'urlo tace
e sa di gola
ogni dannata passione, d'ingoiato mare.
Perderti è d'isola, un'isola,
stremando lucore a te sacro
di un solco. E la voce s'arrende al bersagliarti.
Cade dentro inveterate maree,
sollevandosi le funzioni d'acqua.
ago e filo a stendersi per una processione lamellare.
Se provi ad affastellare la mia ricerca,
conterai solo lamine, ma aspetta.
Non greve e non piuma,
estintasi in pastura di cemento è l'aria,
l'acrimonia è raduno allo sfianco prima della mia Pentecoste.
Anima, servimi le due gocce del trabocco,
verdume al vaglio della mia risata,
al costo di un bailamme verso l'ultima crociata.
Regola. Forzare l'inganno ed il gusto proibito,
mai fortuito o forbito.
Non si vogliano calare i miei accenti sulle posizioni acute - ottuse delle vostre memorie.
Io non ho accenti da ghigliottinare,
se non parole apocopate, spesso ossimori
monologhi contraddittori
già usate a preferenze sterili;
e ora riverberi d'accusa.
Ché scusa l'adombri tra i monumenti fattisi piaga dell'illazion comune,
peste del traballante abbiocco dei sensi concreti,
delle rivoluzioni compiute e permutate,
evoluzioni.
Non sarò padrone, né cernitore di cardini in frantumi.
Ma avete solo dieci dita per contarvi ogni pezzo mancante.
E per ricomporvi.
Se poi franassi su incensate alture
d'emozione, d'amore non parlerò
Taccio, poichè fu tutto un niente
vuoto a perdere vince
Strati fermi e onde nubili, l'incanto si detta a salmo,
recitandosi vano le vesti incorrette.
Le fiere e noi sullo sguardo in attesa
si abbaccava correnti diverse
e fogge sul raduno d'acqua.
E resto foce, scorsa e metodica.
Mi trascorsi in sacralità d'attimo la torba e la vita.
Ero di confine, ero come proteso lungo le infinità persistenti.
Fitte parvenze di sito scuro e tue
che sia astinenza lucida da sulla sponda brada
essente calma di terra
e sii studio denso, l'egemonia labiale
di fronte alle visite che ti porto.
(Solo timore d'esserti solita gobba convessa)
e l'urlo tace
e sa di gola
ogni dannata passione, d'ingoiato mare.
Perderti è d'isola, un'isola,
stremando lucore a te sacro
di un solco. E la voce s'arrende al bersagliarti.
Cade dentro inveterate maree,
sollevandosi le funzioni d'acqua.
Perché so l’urtimo a sapè le cose.
siano gioiose o anche sol curiose?
Sarò distratto o ‘n po’ superficiale
e nun do retta ar sensazionale !
Sarà perché ‘mpicciarmi nun potrei
me piace farmi li cazzacci miei !
Ma ora c’ho saputo che mi fija
s’è data a uno co l’occhi de trija
e l’ho saputo subito, de prima mano
‘n po’ la cosa me fa tanto strano.
Perché vengo subito a conoscenza ?
Ne avrei potuto fare anche senza !
Però nun ve nasconno, so orgojoso,
che quanno er problema è spinoso,
guardano tutti a me, er salvatore,
de li problemi er gran risolutore.
E co ’o stesso pijo je risponno
dietro ad un dito manco me nasconno.
Nun vojio imità certo lo struzzo
nemmeno sono, però, un bello stro….
siano gioiose o anche sol curiose?
Sarò distratto o ‘n po’ superficiale
e nun do retta ar sensazionale !
Sarà perché ‘mpicciarmi nun potrei
me piace farmi li cazzacci miei !
Ma ora c’ho saputo che mi fija
s’è data a uno co l’occhi de trija
e l’ho saputo subito, de prima mano
‘n po’ la cosa me fa tanto strano.
Perché vengo subito a conoscenza ?
Ne avrei potuto fare anche senza !
Però nun ve nasconno, so orgojoso,
che quanno er problema è spinoso,
guardano tutti a me, er salvatore,
de li problemi er gran risolutore.
E co ’o stesso pijo je risponno
dietro ad un dito manco me nasconno.
Nun vojio imità certo lo struzzo
nemmeno sono, però, un bello stro….
Qualche ruga in più segna il passar degli anni,
lenzuola sgualcite intrise di memoria,
pezzetti di vita incollati ai sogni volati via,
mani tremolanti che arrancano imperterrite nell’inseguir il destino.
La felicità è stata solo un gioco scaturito dalle promesse fatte al cuore,
il piacere d’un minuto libera un vagito cantato al cielo,
offende la mortalità, che ci crede immortali,
non sapendo quanto siamo deboli al fato,
allorché arrendevoli ci perdiam in un material pianto.
L'odor del tempo resta tra i ricordi,
sembra da stupidi trovarsi vecchio,
non esser riuscito a fermare lo scorrere degli anni,
vedendoli tutti appiccicati sulla pelle,
memori occhi confusi dallo scricchiolio delle ossa.
Un giorno in più sommi all’alba di ogni nuovo giorno,
tardivamente ti sembra d'esserti perso in un tramonto,
tra la nebbia e la penombra di un pallido sole.
Una ruga in più qua e là ti segna la pelle,
tanto da sembrare una mappa che racconta la tua storia,
tutto come fosse un mistero,
qualcuno ha letto tra le tue righe,
profondi solchi scavati come eterni sorrisi.
lenzuola sgualcite intrise di memoria,
pezzetti di vita incollati ai sogni volati via,
mani tremolanti che arrancano imperterrite nell’inseguir il destino.
La felicità è stata solo un gioco scaturito dalle promesse fatte al cuore,
il piacere d’un minuto libera un vagito cantato al cielo,
offende la mortalità, che ci crede immortali,
non sapendo quanto siamo deboli al fato,
allorché arrendevoli ci perdiam in un material pianto.
L'odor del tempo resta tra i ricordi,
sembra da stupidi trovarsi vecchio,
non esser riuscito a fermare lo scorrere degli anni,
vedendoli tutti appiccicati sulla pelle,
memori occhi confusi dallo scricchiolio delle ossa.
Un giorno in più sommi all’alba di ogni nuovo giorno,
tardivamente ti sembra d'esserti perso in un tramonto,
tra la nebbia e la penombra di un pallido sole.
Una ruga in più qua e là ti segna la pelle,
tanto da sembrare una mappa che racconta la tua storia,
tutto come fosse un mistero,
qualcuno ha letto tra le tue righe,
profondi solchi scavati come eterni sorrisi.
Ormai che dire
delle spire nascoste dentro il petto
dei respiri implosi nell’ovale ventre
che non sa mentire.
che non sa mentire.
Giocavamo di giochi fertili con un anello in mano,
ogni seme traboccava
ogni seme traboccava
e ogni passo era di grano.
Che dire
dello scrivere di notte
dello scrivere di notte
per i silenzi immeritati di ogni giorno;
e capita che non ho vicine neanche le parole,
e capita che non ci sono stelle,
immenso buio come nero luccicante.
Che dire,
di sogni spavaldi, dietro finestre sommesse;
di sogni spavaldi, dietro finestre sommesse;
dov’è il sangue dell’estate
e di noi soli ,il battito carnale e le scommesse?
Triste,
senza un presente alato
arriva imminente l'ira spossata del passato
con il suo piano inclinato.
Chissà come sono ora le tue carezze,
Triste,
senza un presente alato
arriva imminente l'ira spossata del passato
con il suo piano inclinato.
Chissà come sono ora le tue carezze,
che se ne penso le linee seducenti
mi si ripete il desiderio del'inganno coinvolgente.
E quei numeri antichi
con noi soli e le assetate voci?
Codici,
Codici,
senza alcun merito seppelliti.


Risento ancora dei giochi,
all'epoca da altri voluti
e ritratto mantengo all'interno
una di tante volte
dove l'abuso ho subito,
sono stato usato
per pulire il pasticcio,
banco di prova ... altrui,
con gran sdegno
tutto ho assorbito
in gran parte brutto.
Del bello ben poco
ne ho visto, strano ...
in sofferenza perenne
nemmeno fosse perdente
eppure in questo mondo
non sembra ...
potersi fare diversamente
ma ancora ... io non ci credo
La follia è una sovrana cieca
destinata ad andare a fuoco
negli occhi dei re del nulla
nella stanza dei bottoni
Bruciate bambine le bambole
Giocate bambini ai soldatini
le prove innocenti prima di un olocausto
ma non ci sarà tempo
nemmeno per la prossima guerra
Dita tamburellano nervose,
l'ultimo gesto eclatante, fatale
Luce immensa, l'illusione di un sole
Un attimo, poi il buio
destinata ad andare a fuoco
negli occhi dei re del nulla
nella stanza dei bottoni
Bruciate bambine le bambole
Giocate bambini ai soldatini
le prove innocenti prima di un olocausto
ma non ci sarà tempo
nemmeno per la prossima guerra
Dita tamburellano nervose,
l'ultimo gesto eclatante, fatale
Luce immensa, l'illusione di un sole
Un attimo, poi il buio
Forme distorte
strisce sottili di luce
formano aghi di ombre
taglienti come lame
fan strade di incubi.
È solo il negativo che si traccia a penna sul foglio
non c'è colore nell'inchiostro del poeta
anche l'amore porta le chiazze scure delle sue insicurezze.
Da quando si scrive per dire che va tutto a gonfie vele?
persino la natura incontra l'uomo nei suoi tragici eventi
dolce com'é
anche Il mare manda in ginocchio le sue navi,
si è cantato di quello
madre matrigna
uomini che non dominano le tempeste
mai
la tracotanza dell'uomo ha sempre incontrato la sua nemesi.
Non c'è sussulto,
nelle parole felici
non ci credi
la malinconia mi dice quanto basta per esserlo
senza dirlo,
nasconderla la felicità
ripeterlo mai
di essere felici,
spiegare quanto sia bella la vita
non è mai
il momento di dirlo
marchiare in codici i motivi della felicità
come han fatto stella per stella
non si è mai
messo a leggerli nessuno
nel buio
la trovi come tra le parole di un poeta
ha la malinconia tra le mani
il nero in maggioranza
sai leggere
fuori dalle parole
lì negli spazi bianchi
la senti tutta
non ha bisogno di scriverla
mai
è felice di vivere
e dirà sempre il contrario.
strisce sottili di luce
formano aghi di ombre
taglienti come lame
fan strade di incubi.
È solo il negativo che si traccia a penna sul foglio
non c'è colore nell'inchiostro del poeta
anche l'amore porta le chiazze scure delle sue insicurezze.
Da quando si scrive per dire che va tutto a gonfie vele?
persino la natura incontra l'uomo nei suoi tragici eventi
dolce com'é
anche Il mare manda in ginocchio le sue navi,
si è cantato di quello
madre matrigna
uomini che non dominano le tempeste
mai
la tracotanza dell'uomo ha sempre incontrato la sua nemesi.
Non c'è sussulto,
nelle parole felici
non ci credi
la malinconia mi dice quanto basta per esserlo
senza dirlo,
nasconderla la felicità
ripeterlo mai
di essere felici,
spiegare quanto sia bella la vita
non è mai
il momento di dirlo
marchiare in codici i motivi della felicità
come han fatto stella per stella
non si è mai
messo a leggerli nessuno
nel buio
la trovi come tra le parole di un poeta
ha la malinconia tra le mani
il nero in maggioranza
sai leggere
fuori dalle parole
lì negli spazi bianchi
la senti tutta
non ha bisogno di scriverla
mai
è felice di vivere
e dirà sempre il contrario.
Queste lacrime...
Lavorano sempre fino a tardi,
non hanno tempo neanche per i figli.
Quelle lacrime figlie che piangono e ridono,
che si fanno rigagnoli fino a scavare i loro solchi.
Queste lacrime che non hanno mai tempo
per l'amore.
Esse vanno sempre di fretta,
chiudono i loro affari fino a farsi consumare
dal vento dominante.
E non ridono mai, non dicono mai niente.
Queste lacrime che troppo spesso dimenticano
che le loro nobili radici sono gli occhi.
Lavorano sempre fino a tardi,
non hanno tempo neanche per i figli.
Quelle lacrime figlie che piangono e ridono,
che si fanno rigagnoli fino a scavare i loro solchi.
Queste lacrime che non hanno mai tempo
per l'amore.
Esse vanno sempre di fretta,
chiudono i loro affari fino a farsi consumare
dal vento dominante.
E non ridono mai, non dicono mai niente.
Queste lacrime che troppo spesso dimenticano
che le loro nobili radici sono gli occhi.

Io li chiamo intensità
quegli sguardi empatici
quelle conversazioni
che coinvolgono
e diminuiscono
le distanze fra due esseri
ad implicare pelle e pelle
in una corrente sotterranea
che avvicina
dove le parole divengono azzurre
e la distanza diviene dolcezza di piuma
carezzevole e inattesa
ad elevare sogni
che non trovano ostacoli di sorta
ma viaggiano armoniosamente
a disegnare immagini toccanti l’anima
con la levità di carezze leggere
allontanando l’io afflitto
dal fuoco, dal vuoto
che aleggia intorno:
un mondo senza occhi,
senza mani
colmo di silenziosi alberi scuri
che gira sotto un cielo
velato di bruma.
Parole dolci
ma anche amare,
parole che non dici
ma pensi,
parole che volano via
con il vento,
con il tempo.
parole che volano via
con il vento,
con il tempo.
Fanno male,
a volte anche bene,
ti svuotano,
ti insegnano a capire,
ad amare.
Parole del cuore,
parole minacciose,
parole scritte
e mai pronunciate,
parole...
solo parole
che volano via
con il vento.
Quando
(Un qualcosa che indica il tempo)
Quando il sole..
Quando le stelle..
Quando tu..
Un melenso canto
Riempie il cranio di miele
Mi annoia dopotutto
Le api scaricano il loro ronzio arso nelle mie orecchie
Sono le marmitte della natura, meno fumo più stridore
Quando
(Un qualcosa cinto da una cortina rancida)
Penso ai vecchi, al loro bastone
Combriccole
Sbiaditi stampi gettati in un bidone
All'angolo tra una strada e l'altra
I gatti e il loro dannato pelo gli fanno da compagnia
Vedette sospinte da un istinto
Quando
(Ennesimo spiraglio di ricordo)
Si spegne il sole
Un altro balzo, un tuffo nel buio, tutto sembra compiuto
Ma poi arriva la Notte (ancora un luogo comune)
E i deliri
Le spanne che mi separano da ciò che cerco
Un tesoro riscattato
Spento, risoluto, aspettato
Spento, risoluto, aspettato
La necessità spinge a rielaborare la disperazione
Quando, quando
(Atto finale, rivelazione di Fideli, pipistrelli, cieli nebulosi)
È uno strano fascino
Quello dell'occhio lancinante della Matrona lattea
Cristo che bella la mia vita
Si perde in purezza e inerzia
Si perde in purezza e inerzia
La mattina-miraggio
Ricrea luce
E poi veloce, rapido, scheggia la forca fa testimone
Del suo meccanismo infante
Questo terrazzo bagnato è una bella atmosfera
Postilla temporalmente sbagliata
(Vi giuro che è la prima e l'ultima)
Dove sei amore mio?
Dove sei amore mio?
Dove sei? Con le tue labbra, le tue mani
Ma meglio
Dimmi quando
Ma questa è un altra storia
Non spetta a me raccontarla
Dovere di poeta
Io, umile fabbro mi congedo
È in questi pomeriggi che mi manchi tremendamente
Sto già dimenticando il tuo profumo
Sarà colpa del colosso, dell'erba bagnata
È qui che ti ho fatta mia, nel mio sogno
Nel tempo assuefatto alla fantasia mi è bastato
Sì, mi è bastato un bacio per racchiudere
Il tuo spettro pulsante, il tuo spettro ispido in una prigione
Il tuo spettro pulsante, il tuo spettro ispido in una prigione
È nella mia mente che tutto accade
Forse il criceto che muove la ruota si è fermato
Disteso lì
Morto, caduto, freddato
E il sangue rappreso sul muso spolpato di vita
È uguale a me, al criceto, a questo pomeriggio
Inamovibile
Ditemi in faccia che non posso più scrivere...
Che se ne fa il mondo della poesia?
No, ascoltatemi bene, riflettete
è lui a stuprare dolcezze
a disincantare cuori, a molestare sogni
a dirci che questo tempo non ha voglia
di vivere, amare, ardire, bramare
come vergare versi di speranza allora?
Se io stendo un foglio che qualcuno impietoso
accartoccia pur pagando macchiandosi le dita
Se la mia penna sanguina parole
che tu amico forse nemmeno leggerai
Eppure io non mi rassegno
a chiudere il mio dannato libro
ancora inchiostro le pagine con veemenza
La passione non si uccide
Ditemi in faccia che non posso più scrivere...
Comincerò a ridere, a recitare versi sottovoce
forse li urlerò perfino....
E un giorno saprete che quello era solo
il canto di un ribelle
Che se ne fa il mondo della poesia?
No, ascoltatemi bene, riflettete
è lui a stuprare dolcezze
a disincantare cuori, a molestare sogni
a dirci che questo tempo non ha voglia
di vivere, amare, ardire, bramare
come vergare versi di speranza allora?
Se io stendo un foglio che qualcuno impietoso
accartoccia pur pagando macchiandosi le dita
Se la mia penna sanguina parole
che tu amico forse nemmeno leggerai
Eppure io non mi rassegno
a chiudere il mio dannato libro
ancora inchiostro le pagine con veemenza
La passione non si uccide
Ditemi in faccia che non posso più scrivere...
Comincerò a ridere, a recitare versi sottovoce
forse li urlerò perfino....
E un giorno saprete che quello era solo
il canto di un ribelle








