se non si ha nulla a cui pensare?
Già mi vedo su quel dondolo in giardino
dondolando, dondolando, fino a intorpidirmi
il cuore.
Sto per lasciarti; e nemmeno lo saprai.
Allorché ti legai di blanda corda
scioccamente intessuta di ameni sogni.
Ora gli Dei -con saette- han mandato
una sentenza: "bandita per sempre
dalla casa di Morfeo".
Poiché mi guardava con occhio fallace.
Io condannata a vivere solo di terreno giorno!
Quanto può essere lungo un giorno
dondolando, dondolando su quel dondolo
in giardino?

D'amore ho vissuto
nella morbida carezza del sogno…
schiava del tuo pensiero
ho sempre pensato
che tu esistessi
anche attraverso la nebbia
che ammantava il tuo cuore.
T'ho aspettato tra la calma dolce
del silenzio,
t'ho sempre pensato,
ho superato i pendii di irte colline,
ho risalito crinali che sgretolavano sabbia
arrossandomi gli occhi
e portandomi affanno.
Fugge il mio tempo
nell'oro dei giorni baciati dal sole
o coperti di nebbia,
nelle notti senza stelle,
nel buio della solitudine
e del mio stanco errare
alla tua vana ricerca.
Ancora la vita mi lascia
con le labbra dischiuse
ad immaginare ciò che non ho.
Ma io con i suoni ed i toni
del mio testardo cuore
continuerò a cercarti…
Nell'ombra mi perdo
sotto aloni e tra piccole trame
di una mente che non riposa
e alacre lavora senza posa.
so' di non aver molto da dare
solitaria anima grigia
sporcata da sentimenti
che non sanno dare frutto
invoco a volte aiuto dal cielo
ma e' muto pure Dio
mi guarda e chissà cosa pensa di me
di questa donna strappata dentro
che in superficie e' piena di luce
che riflessa su gli altri dona pace
ma per lei, non né e' capace
cosi mi perdo tra soffi e parole
bruciandomi con il mio stesso sole.
non sono umani,
non hanno un anima.
Predatori d'innocenza,
nascosti dietro malattie inesistenti.
Crudeli,
avidi di potere.
La sola priorità é il proprio godimento,
mentale,
fisico.
Niente umanità,
caduti in un abisso senza fine.
Povere creature,
finite nelle grinfie
dell'aridità umana,
sono insudiciate
dal loro tocco malvagio.
Orrore,
disgusto.
Pochi vengono fermati.
Molti si fanno forza della paura,
delle povere vittime.
fattezze di gnomi
si esibiscono in squallide capriole;
percorrono
il letto di chiodi
senza mai scottarsi
come un manto erboso.
Lottano contro tigri fameliche
e non ne sono straziate.
Deridono con scritti sarcastici
Minano gli organi
con mali cronici e letali.
Spettri, spettri, dannati animali;
fiumi di sangue
scorrono nella mente;
annebbiano la vista,
sconquassano l'olfatto
con fetidi odori.
Signora morte
attende paziente
sul limitare.
L'affilata falce
non troverà tendini
da scollare
nè muscoli da tranciare.
e a dormire se ci riesco
senza morire sotto quel pino
che buca il cielo.
Mi sveglieranno, dicono
le trombe del giudizio.
Dormirò un sonno curioso
nell'attesa di sentire si
le trombe, ma sopra tutto
per vedere i coraggiosi
che le suoneranno.
sapete dove trovarmi
e dove abita il mio cuore
non sono troppo lontane
le nostre case
e non sono diversi
i nostri figli
nutriamo speranze
usciamo dai nascondigli
della paura
scriviamo pagine folgoranti
solo così
non cresceranno mai
i semi piantati sulla roccia.
illustre maestro
si potrebbe,
ma spoglia, vuota noto la voglia
di vedere ben oltre quel sì
là dove non giungon,
d'insensato stregati,
la brama e il fare
e la battaglia del sì,
ancor prima del suo iniziare,
si ferma nel dire
e perennemente
nemmeno più serve il mentire
al no del fare
maraviglia, illustre maestro
illuminerebbe ... ad ampio spettro
pensavo che la morte
non fosse una cosa seria
comunque, non mi riguardava
pensavo che i grandi
fossero troppo grandi
per essere stati un tempo
come me bambini
non credevo che gli aerei
potessero cadere
non credevo che le guerre
fossero storie vere
e credevo che il Natale
fosse una festa
senza distinzione di colore
pensavo alla tristezza
come a un gioco dei poeti
alla vita come al più bello
dei sogni più segreti
poi ho capito che cos’è il dolore
che l’uomo finge di essere buono
e invece mente, senza alcun pudore.
Da ragazzo
avevo tanti sogni
ma non si sono avverati
e il mondo che ora vivo
non è proprio quello che avevo sognato
avevo tanti sogni, non si sono avverati
comunque. erano bei sogni
e io, li ho avuti.
Il mondo era quadrato.
Un giorno il padreterno
(onde evitare spigoli
e divergenze varie)
pensò di farlo tondo.
Lo fece riportare
nell'officina universale
lo mise sotto tornio
poi tutto soddisfatto
lo pose delicato
al centro del creato
bello e rotondo.
Ma visto il risultato
a parer mio 'sto mondo
poteva rimaner quadrato.
E tu, Sommo Architetto Caro
risparmiavi tempo e fiato.
nel non trovarti.

Entri ed esci da ogni sogno
viaggiatore clandestino.
Di ogni tessuto resti intriso
e come ape vai impollinando menti.
Bruceranno ad una ad una le tue case
o cadranno, tali a castelli dorati
in riva al mare, allor che il vento
vi respira.
Sei l'innesco di ogni fuoco.
Fuggi e sei il nemico.
Il giorno che restarai immobile
non lo saprà nessuno per gioirne.
Allora sarai il sovrano incontrastato
del profondo nulla che avrai creato.
Falce che brilla
in dolenti note
nel primo mattino.
Cavalcano cavalli alati
che spengono
ataviche speranze
e l'uomo a Sua immagine
già si sente Eterno
prima della creazione
fascista dove sei?
un grido di battaglia
erompe con baldanza
dal folto commando
all'avanguardia.
La caccia al nemico
riscuote buon profitto:
il giovane studente
è steso a terra,
dalla chiave trafitto.
Angelo Sergio,
pieno di virtù.
Un ardore giovanile
consacrato
al Fronte della Gioventù.
I vili aggressori
hai subito perdonato.
Langui in una bianca
cameretta,
con il cranio devastato.
quarantasette
giorni di passione.
Il sangue del martirio
non si è ancora prosciugato.







