Nostalgia di conchiglie
Di tagli sulla pelle
e il bruciore delle labbra
Salate.
Riecheggia il lamento delll’ acqua che
Scorre nelle mie vene,
gli spruzzi e il rincorrersi
Del mare.
Mi manca il respiro delle onde
La voce dei gabbiani
Lo sguardo perso all’orizzonte
Di chi non vuole più tornare.
Rimpiango le tue carezze
sulle mie scie.
Ricordi, il vento scuoteva le vele
e tu cullando lo scafo inclinato
spruzzavi di gioia, offrivi la spuma
bagnandomi il viso!
...
Ma il sole è cresciuto..
E non ci fa più giocare,
si stanca ormai presto
E non ha più forze
per scaldare la mia pelle,
per vincere il vento
ad asciugare il pianto.
Non trova spazio il mio cuore
Per aprirsi nel freddo della città
Solo tu sai accogliermi,
come fai con le lacrime del cielo,
che tutti schivano.
...
Ma non sentirti solo:
sola sono io,
onda che freme
per tornare a te, mare,
dolce riva
non temere,
non appena s’alza il vento
tornerò da te.
Steli, erba,
persone che
bevono e che
parlano e ridono.
Ubriachi di felicità.
Aspettano
cercano
sognano
vivono
la loro realtà
s’incontrano e dopo un pò
sono già amici, in casa loro,
qualcuno grasso e prepotente
li ha cacciati via.
Sentono dalle televisioni
delle altre case
i risultati delle partite
di calcio.
Mentre lì a guardare la televisione
c’è un bambino che sognerà domani.
E' un tramonto bellissimo
con colori forti
che acciecano gli occhi!
Lo spettacolo è grande
ed io non voglio perdere
l'avvolgere di tale bellezza!
Ascolterò in silenzio
questa dolce musica.
Mi illumino inebriandomi
finchè sera non giunga!
L’oceano ti parla sotto voce
quasi voglia cullarti magnanimo
Un dolce lamento di frangenti che si schiudono agli scogli
e ti fanno apprezzare i silenzi della natura
Solo quel mesto fruscio ti accompagna
nel tuo sereno riposo in riva al mare
e ti senti trasportato in un mondo aperto e potente
che ti attrae come una calamita naturale
guardi incantato quel moto perenne di schiuma
e ti senti un tutt’uno con essa
e nient’altro esiste in quel momento
solo quel dolce movimento rassicurante
quasi a dirti che nonostante le guerre
nonostante la perfidia umana
quell’immenso azzurro ti è rifugio gratuito
sussurro incontaminato dalle onde malvage
e ti esorta a concederti alla dolcezza della vita
Sconosciute cose che amo
immergono gli occhi
nel verde sconfinato,
verde di valle,
di cieli fioriti
fruscii di spighe,
aquiloni
e scie di farfalle.
Dipingono
di verde selvatico
gli occhi, a tratti scuriti
dai rami di un pino.
Un soave infuso nell'aria:
un sentiero sprigiona
profumo di timo.
Verde marino dell'acqua
che spumeggia lo scoglio
lo abbatte
e ne porta via il sale;
gioca col sole
a scambiare i colori,
accarezza gli scafi
che sfrecciano qui,
su del mio naso.
E slegano i miei pensieri,
che vibrano come bronzee corde
e balzano via le note lontano..
Le cose che amo
si mostrano, mute
ed io in silenzio ad ascoltarle
come fossero semplici poesie.
Sconosciute poesie che amo.
E danzano, a suon leggero
di lievi melodie,
che scopro,
che vivo
nell'aria
cercando
di comprendere invano.
Un coltello affilato
ha iniziato la sua opera,
leggero ma inesorabile
accarezza quella pelle ancora morbida.
Le squame cadono sotto il suo fendente austero
mentre prepara la preda,
per essere assaporata da esigenti convitati.
Un banchetto sfarzoso aspetta l’ospite odoroso
e sotto palati attenti termina la sua esistenza.
Ora è tempo di ridare le preziose squame alla natura
e il cuoco attento e minuzioso
con un colpo di spugna le chiama a raccolta.
Il loro viaggio giunge inglorioso al termine
dentro la gola di una spazzatura.
Costruirò tele di corallo
per stendervi allegrie
edificherò bisacce d’aria
per non dissolvere voci
piomberò a chiave cassetti
per custodire ricordi
vestirò la fede
riparando ogni torto
sarò ingrato a ogni dì
per contemplare il tuo incanto
appagherò refoli d’anima
Inerme su un ramo complice.
È lì, raccolta nella sua preghiera omicida
Pronta allo scatto felino
I suoi uncini mortali si apprestano ad afferrare la preda
ignara del suo triste destino.
E avviene tutto in un attimo.
L’insetto cannibale si adatta al suo albero ospite
Colorandosi di tradimento infame
Una dolce formica si adopra nel suo compito vitale
Trascinando il cibo prezioso verso la sospirata casa
Quel mobile capo vile si gira verso la preda
le zampe si uniscono in un falso atto di fede
quasi a pronunciare la fine dell’operosa malcapitata
in un attimo si conclude l’efferato volere
le zampe si allungano e ritraggono veloci,
certe di aver compiuto il loro compito mortale
e la preghiera continua indefessa
mentre si consuma il delitto scontato
la signora elegante nasconde una mente perversa
nessun amore si nasconde in lei
famelica e basta. Non risparmia nessuno,
perfino il maschio è preso a vittima
finisce il suo compito procreatore
ed un ringraziamento infame lo attende:
la malvagia ammaliatrice lo divora ingrata
incurante dell’atto d’amore appena consumato
un atto che farà nascere altre dame immonde
che si nasconderanno dietro una preghiera di morte
La pioggia mi sorprende in un bosco silenzioso.
Trovo riparo presso una grotta amica.
Le gocce scendono dai capelli frustrati, scorrendo sul corpo umido
mentre mi accovaccio annoiata appoggiandomi a una roccia.
Attenderò muta che l’acqua indomabile termini il suo percorso e scemi.
Pian piano le nuvole dànno tregua.
Alzo gli occhi per guardarle e rimango senza parole…..
Una dolce distesa di colori si affaccia tra le fronde ancora gocciolanti degli alberi secolari.
Un miracolo ammalia la mia vista:
l’arcobaleno mi nutre di beltà,
quasi a premiarmi per il disagio appena subito.
Non può scaldarmi il corpo,
la sua luce lontana mi giunge debole,
ma un calore immenso mi pervade l’anima.
La meraviglia della natura è fonte di sentimenti austeri.
Guardando quei colori sicuri
sento come note che creano un concerto per i miei occhi
Il ROSSO come un DO potente, la nota bassa che mantiene il peso dell’armonia
L’ARANCIO è il RE, un aiuto prezioso per la nota di vita
Il GIALLO, un MI bruciante come i raggi del sole
Il VERDE la speranza in una nota intermedia: il FA
Il BLU come il SOL, nota preziosa, indica la vita: il cielo…..il mare…..
L’INDACO, come il LA, nota basilare e nobile, è forte della sua “conoscenza pura”
Il VIOLETTO, un SI dolce, un colore che rispecchia un fiore nostalgico e mite: la viola
Cosa può esistere di più magico di una simbiosi così possente?
Quale armonia più romantica di questa?
Un concerto colorato che solo la natura può intonare,
una melodia che parte da una semplice pozza appena creata
fino a raggiungere l’altro capo della terra in un attimo,
lasciando spazio alla fantasia e al sentimento
e allora ringrazio la pioggia per avermi fatto partecipe di un tale prodigio
e racchiudo quella meraviglia nel cuore per poi creare il mio spazio infinito
Le onde spumeggianti disegnate dal destino,
corrono come brividi improvvisi nel mar delle emozioni,
accarezzando infinite le dolci terre di Trinacria.
Occhi miei pieni di codeste meraviglie, mi riportate alle immortali origini,
spalancando verso il profondo la visione dell’eterna terra mia.
Dalle tonnare alle spadare corrono veloci
rincorrendosi tra anfratti e bianchi granelli di fine arenile,
si stagliano immortali tra conchiglie e interminabili scogliere.
Osservo il tramonto e odo il dolce rumore delle onde,
risuonare nelle mie orecchie come soave musica,
navigando insieme alle piccole luci che solcano il mare tra Scilla e Cariddi.
Mi accorgo che al calar della sera
il silente rumor della bianca spuma circonda come corona la nobile costa,
riportandomi a giovanili ricordi della visione dei due mari dal monte Peloro.
Chiudo gli occhi d’improvviso e come per magia
mi ritrovo nel mio angolo di paradiso, incoronato sovrano della Nobile Trinacria,
fatta regina dalla bianca spuma marina.-
Messina/Alcamo Marina
29.06/ 17.07.2011
Il passo si perde tra le spighe amiche
Un campo infinito di natura generosa
Le piccole, nutrienti perle tenere
si concedono alle nostre esigenze,
piegandosi servili al volere del vento,
formando una calda onda matura.
Verrà il giorno in cui una impietosa macchina
deciderà la sorte designata
fin dalla lontana semina
e quel piccolo fuscello vitale
compirà il suo gesto puro e buono.
Ancora una volta la natura sarà il dono più prezioso per l’uomo,
ma nessun ringraziamento verrà mai riservato
a quel piccolo miracolo inconsiderato
che tanto ci dà, chiedendo in cambio
solo un po’ d’acqua vitale
Salivo a fatica un sentiero,
raccogliendo pezzi di sole
sparsi tra gli arbusti
in un pendio scosceso.
Si fermò sulla strada secca
una bestia dal passo stanco
e tra le sue nubi bianche
due grigie corna sulla testa.
Fece segno di salire ancora,
laddove avrei visto aprirsi
il cielo, ai piedi di un monte,
nel tramonto e nell'aurora.
Cosi arrivai, in cima al pendio,
sopra terra rossa bagnata dal sole,
calda, come i tetti bassi e rubini
come se avesse piovuto d'amore.
Come se avesse piovuto di foglie
giù per i monti, le rocce distese,
ma non sul mare là infondo..
blu cobalto di perle turchese.
Due viuzze insieme tra vecchi tetti
avrebbero portato nel luogo più triste
e solitario dove riposa il cuore di chi,
in quella terra eretta nel cielo, è nato.
Ma io restai lì, a far brillare il mare
negli occhi, ad ogni batter di ciglia,
ad ogni respiro di brezza, così dolce
e commossa nella tua carezza,
Nel tuo amar che mai finisce,
rivivo il tuo ricordo,
ascolto la tua voce, Lubenice.
Un solido recinto tiene in vita un’edera preziosa
foglie oscure messe a celare segreti
la vita quotidiana protetta dal muro verde
chissà quanti momenti si svolgono dietro quel riparo
quanti pensieri tutelati dal fido arbusto
arrampicato a guisa di servitore fedele
messo lì per dare il suo massimo
ad un padrone che lo nutre
un’acqua indulgente rinfresca le sue radici
ringraziandolo giornalmente per il suo fido servizio.
Un’edera amorosa ripara, rassicura, rinfresca, fiera di quel lavoro
che le è stato affidato anni prima
e continuerà indefessa ad amare quell’acqua fresca
che giornalmente la disseta e la fa crescere
e seguirà il padrone prudente
finchè non verrà decisa la sua fine
E’ lì, silenziosa, servile,
dona tutta se stessa giornalmente,
gratuitamente,
senza chiedere niente in cambio.
Di giorno sopraffatta dalla luce del sole
Di notte padrona indiscussa della scena
Fin dalla nascita, saggia ispiratrice dei pensieri più profondi,
dei segreti più romantici,
delle notti più insonni
amica sincera di sempre,
muta osservatrice di vicende umane
i suoi deboli raggi leggono nell’abisso dell’anima
mettendo a nudo ogni segreto
Niente le fa paura e niente la scalfisce
rimane ferma, col suo pallore deciso
scrigno di tesori immensi
che la arricchiscono di fiducia
non mentirà,
non dileggerà
paziente giudice di miseria umana
guarda in giù con fare materno
e osservandola par che dica
domani ci sarò ancora per te
e sarò ancora la tua certezza
Urla la madre
di morte atterrita.
Trema la terra
per l'umanità smarrita.
Geme la madre
per una figlia corrotta
ed incestuosa
che la violenta
e la massacra.
Piange Madre Terra
per un'inutile
e stupida guerra.
Piange
quando urlano le bombe.
Piange
quando muore un bambino,
quando muore l'amore
di un'umanità
puttana
e senza cuore.



