Strofe di endecasillabi con rime a schema varabile
Breve fu il giorno ed è subito sera.
Non più trafitto da un raggio di sole
sono solo sul cuore della terra (*)
ove lungo i sentieri a primavera
rubai sterpaglie e fiori dalle aiole
di cui rimorso ancor oggi m’afferra,
fardello d’una vita avventuriera.
Ma fardello più ancor in cuor mi duole
dei fior non colti ma riposti in serra.
Ora che vivo quest’autunno tardo,
con freddo e scarsa luce nella stanza,
questo fardello appoggio sugli alari,
accendo il fuoco e nel silenzio guardo
fiamme e fiammelle far tremula danza
di ricordi e rimpianti dolceamari.
E mentre si dissolve questo giorno
e i rumori s’attenuano d’attorno
sembran più vive le luci e le voci
delle ore fuggite via veloci
e ogni volto m’appar, ogni fattezza,
di un’incompresa allor nuova bellezza
e i conversari assumono sembianze
d’or per allor rammarichi e doglianze
per le parole pensate e negate
per i baci e le carezze non date
per le amorose intenzioni dissolte
per le allusioni intese e non accolte
talora per accidia o per pudore
talor per fedeltà ad un altro amore
talora paventando sofferenza
e talora fingendo indifferenza.
Ed ora ciò che manca a questo appello
e che prolungherebbe ancora un poco
il residuo baglior di questo fuoco
è quel che dei rimpianti nel fardello
deposi, senza averlo mai vissuto,
un destino struggente e sconosciuto.
(*): Spunto dai versi finali di “Solitudini”, di Salvatore Quasimodo, poi diventati celebre testo autonomo (“Ed è subito sera”)
Breve fu il giorno ed è subito sera.
Non più trafitto da un raggio di sole
sono solo sul cuore della terra (*)
ove lungo i sentieri a primavera
rubai sterpaglie e fiori dalle aiole
di cui rimorso ancor oggi m’afferra,
fardello d’una vita avventuriera.
Ma fardello più ancor in cuor mi duole
dei fior non colti ma riposti in serra.
Ora che vivo quest’autunno tardo,
con freddo e scarsa luce nella stanza,
questo fardello appoggio sugli alari,
accendo il fuoco e nel silenzio guardo
fiamme e fiammelle far tremula danza
di ricordi e rimpianti dolceamari.
E mentre si dissolve questo giorno
e i rumori s’attenuano d’attorno
sembran più vive le luci e le voci
delle ore fuggite via veloci
e ogni volto m’appar, ogni fattezza,
di un’incompresa allor nuova bellezza
e i conversari assumono sembianze
d’or per allor rammarichi e doglianze
per le parole pensate e negate
per i baci e le carezze non date
per le amorose intenzioni dissolte
per le allusioni intese e non accolte
talora per accidia o per pudore
talor per fedeltà ad un altro amore
talora paventando sofferenza
e talora fingendo indifferenza.
Ed ora ciò che manca a questo appello
e che prolungherebbe ancora un poco
il residuo baglior di questo fuoco
è quel che dei rimpianti nel fardello
deposi, senza averlo mai vissuto,
un destino struggente e sconosciuto.
(*): Spunto dai versi finali di “Solitudini”, di Salvatore Quasimodo, poi diventati celebre testo autonomo (“Ed è subito sera”)

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