Lo notai che annusava la ghiaia del cortile come un cane da tartufo, sembrava indemoniato...infine ingoiava tutto ciò che ai limiti della decenza poteva definirsi commestibile.
Carta, mozziconi di sigarette, materiale organico di difficile intuizione...lui odorava e divorava con la stessa (accertata) voracità di chi stava morendo di fame.
Lo chiamai..Gatto.
Non potevo e non volevo dare un nome a quello stupido animale che così caparbiamente era apparso a disturbare il mio menage quotidiano.
Non doveva permettersi, quell'inutile e pidocchioso, bastardo e randagio, di intaccare per un solo attimo il mio fragile equilibrio emotivo; così faticosamente costruito ad arte per sopravvivere con decenza all'ombra lunga e scura che sovrastava minacciosa le mie paure e le mie incertezze.
-Mi scoprii a piangere come un bambino, quando quel giorno ti ritrovai...disteso e morto sulla ghiaia del nostro primo incontro.
Confesso che ti ho voluto bene, piccolo bastardo/affamato/ammalato e inutile.
A nulla sono servite le mie cure e il mio amore.
A nulla è servito chiamarti "gatto".- 
 
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Profilo Autore: alec18marzo  

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Non una lacrima verserò
quel giorno in cui sol resterò
tra le rovine del mio rimar
che avvolgono il mio impegno
e le persone che a giudicar
si dedicaron con tanto impegno.
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Profilo Autore: Maurizio Vecchi  

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Già a diciotto anni avrei voluto un figlio. Il mio fidanzato di allora era molto spaventato,controllava che prendessi la pillola. I bambini mi sono sempre piaciuti, l’idea di avere un figlio è sempre stato un mio sogno.
Ero molto saggia e ho aspettato di avere una situazione sentimentale ed economica stabile prima di mettere una creatura al mondo.
La società in cui vivo non mi ha permesso di averlo presto, dopo la laurea ho avuto difficoltà a trovare lavoro, ho dovuto viaggiare e anche i rapporti con gli uomini ne hanno risentito.
Per una donna conciliare l’amore con il lavoro è difficile, non impossibile, ma difficile.
Ho avuto il primo figlio a 35 anni. Mio marito ed io eravamo molto felici lo desideravamo entrambi. I primi mesi di attesa per me sono stati una gioia, il miracolo della vita dentro di me si stava compiendo e si stava realizzando il mio sogno: avere un figlio.
Il ginecologo mi consigliò l’amniocentasi, un esame per verificare se il feto non avesse anomalie cromosomiche.  Fu l’inizio di un calvario.
Mio marito disse: “ Fai questo esame così, se ci fossero dei problemi, sei in tempo ad abortire”.
La frase mi rese muta, non riuscii a dire una parola per molto tempo  e pensai molto alla durezza del suo pensiero. Quando mi fui ripresa dissi: “ E’  nostro figlio, lo amo già, cosa faccio se ha dei problemi lo butto?”
“Cosa pensi che facciano questi esami da fare?”,  rispose con cinismo. “ Io lo amo già!!!” , risposi con le lacrime agli occhi. “Io farò l’esame, ma sappi che se riscontreranno problemi lo terrò comunque”.
“Sappi che io non sono d’accordo”, rispose girandomi le spalle. Tutto era già scritto.
A mio figlio riscontrarono la trisomia 21. Fu terribile ciò che dovetti sopportare e sentire da tutti.  L’unica persona che mi confortò fu mia madre che mi disse: “ Anch’io farei come te, anch’io lo terrei”
Mi bastò quello per andare avanti.
Con mio marito fu una lotta quotidiana di frasi che mi spezzavano il cuore e ipotesi catastrofiche  per la vita futura di nostro figlio.
Iniziai a documentarmi e a parlare con più persone possibili in grado di potermi aiutare, mio marito non si interessò, non lo voleva, rifiutava la mia decisione. “ Sarà un infelice, non sarà mai indipendente, come farà a cavarsela?” . Certamente erano dubbi che avevo anch’io, ma era mio figlio. “ Ci sarò sempre io, ti aiuterò per tutta la vita fino a che avrò un briciolo di forze” , pensavo tutti i giorni rivolgendomi a lui.
Nacque un bel bambino, così piccoli la patologia non si percepisce. I primi tre anni andò tutto relativamente bene, anche mio marito sembrava più tranquillo.
Crescendo, però i tratti somatici, il linguaggio iniziarono a palesare il suo problema. “ Un down a scuola avrà sempre problemi”, iniziò a dire mio marito. “ Certo che avrà problemi, ma ci sono le insegnanti di sostegno, ci siamo noi!”, dicevo io per calmarlo.
Il peggio iniziò alle scuole elementari, era ormai troppo chiaro che mio marito rifiutava i problemi di nostro figlio ormai molto evidenti. Il nostro rapporto fu chiaramente minato da tutto il dolore che ci circondava, un dolore che io e mio marito sopportavamo in modo diverso: Io combattendo, lui con il rifiuto.
Ci separammo e le sue visite furono sempre più rare. Tutto il carico della situazione era sulle mie spalle.
Sola, in una giungla di dolore e burocrazia, combattevo una battaglia all’ultimo sangue.
Mio figlio intanto cresceva, forte e simpaticissimo. Lo amavo così tanto che il suo handicap a volte spariva, eravamo io e lui con il nostro legame forte e speciale.
Un giorno passammo davanti ad una pista di pattinaggio. C’erano molti bambini che prendevano lezioni con il loro maestro  un ragazzone forte e dai modi dolci e scherzosi con i ragazzi. Mio figlio volle fermarsi a guardare. “ Mamma guarda cosa fanno, mamma guarda che bello”, diceva indicando i ragazzi intenti nell’allenamento.  Rise e parlò così forte che l’istruttore sentì e si avvicinò a noi. “ Ciao, come ti chiami”, si rivolse a mio figlio con un sorriso che non dimenticherò mai. “ Luca, anch’io voglio pattinare!”  “Certo se tua mamma vuole puoi” , disse prendendo la mano di mio figlio. “ Ma, non so, forse è piccolo”, dissi  io quasi balbettando. “ Quanti anni hai Luca”, disse il maestro rivolto a mio figlio “Otto, e voglio pattinare”, perché dici che è piccolo? Il maestro si rivolse a me dandomi del tu e guardandomi dritto negli occhi.
Mi sentii a disagio e lo presi da parte: “ Mio figlio è down!”  “ Il maestro fece una risata: “ Ha le gambe, cammina, parla, mi risponde perciò può pattinare. Tutto il resto sono paure tue, ah il mio nome è Riccardo”
Era la prima volta che mi imbattevo in una persona che trattava mio figlio come gli altri, non considerò l’handicap come un ostacolo. Era vero Luca poteva pattinare.
Iniziò una bella  avventura, non era coordinato come gli altri bambini, non apprendeva velocemente come gli altri, ma i progressi erano evidenti.
Il maestro era speciale, non smise mai di credere in lui, lo spronava e sgridava quanto bastava per motivarlo.
Luca andava volentieri agli allenamenti , io ero sempre con lui ad assistere. Un giorno Riccardo mi disse:
” Perché stai sempre qua? Non dico questo perché non mi faccia piacere vedere una bella donna come te ai bordi della pista. “ Devo aiutare Luca sai …” “Sai cosa?”, disse Riccardo ridendo. Qua non ci sono problemi.“ Devo allacciargli i pattini”, dissi io evitando il suo sguardo. “ Finché lo farai tu lui non imparerà mai”, disse Riccardo allontanandosi e facendo una bellissima evoluzione sui pattini. 
Da quel giorno lo lasciai solo agli allenamenti.
Passò molto tempo, un giorno tornai alla pista per portare i pattini a Luca che aveva dimenticato in macchina.
Mi fermai un poco a vedere gli allenamenti. Luca si mise da solo i pattini ed entrò sulla pista, rimasi meravigliata dai progressi. Chiamai l’allenatore e lo ringraziai. “ E’ il mio lavoro, l’ho scelto, mi piace, lo faccio con passione”, rispose lui con un sorriso che scaldava il cuore.” Ma mio figlio …” , dissi io. “ Tuo figlio, fa quello che fanno gli altri, con un po’ di difficoltà in più, ma con il tempo ci arriva”.
“Tuo marito non viene mai a vederlo?” , disse Riccardo cercando il mio sguardo.  “ No, ci ha lasciati”, risposi con un filo di voce. “ Alcune persone si conoscono veramente quando sono messe di fronte a situazioni difficili, bene posso invitarti a cena allora?” Riccardo sorrideva e  io non risposi, rimasi lì ai bordi della pista in silenzio.
Passò ancora molto tempo quando Luca mi disse che avrebbe dovuto fare una gara.
Andai alla pista e vidi Riccardo: “ Ciao”, mi disse lui con il suo solito sorriso, “Come mai qua?”. “Penso che Luca non sia in grado di affrontare una gara”, dissi io tutto di un fiato. Riccardo rise di gusto, mi prese le mani e disse: “ Stai tranquilla vieni con me a vederlo”  “ E’ down, la giuria non lo accetterà, per motivi di assicurazione, sono abituata a questi problemi”, dissi io stingendo le mani di Riccardo. “ Infatti io l’ho iscritto come Luca, non come Luca il down”, Riccardo parlava e sorrideva, mi disarmava.  “Riccardo se succede qualcosa la colpa è tua”, dissi io preoccupata. “ Lo so, sono pronto a rischiare! Vieni con me a vederlo e stai tranquilla”
Il giorno della gara ero tesa e preoccupata, ma quando fu il turno di Luca non credetti ai miei occhi, la musica e Luca erano un tutt’uno e ad un certo punto  le lacrime non mi permisero di vedere bene.
Mi sentii abbracciare da dietro, era Riccardo: “ Dai, ti commuovi?” Tra le lacrime dissi: “ Grazie, tu hai fatto un miracolo”. Riccardo mi abbraccio forte, mi baciò: “ No, sei tu che hai fatto un miracolo, un miracolo d’amore”.
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Profilo Autore: Barbara  

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Da un piccolo seme
si apre alla vita un albero immenso
la sequoia gigante, innalza
il suo robusto ed imponente corpo
verso l'azzurro del cielo
Allo sguardo ispira saggezza,
filosofia della natura
che attraverso lei si esprime
Ogni essere umano
è un piccolo seme nel grembo materno,
con la luce della vita
che illumina l'anima dal primo
infinitesimo attimo di vita
può divenire sequoia,
di saggezza fornita la mente
da pensieri puliti, puri
Abbandonando le diversità
di ogni genere, come petali marci
lasciamoli cadere dalle nostre corolle,
ed apriamoci al sole come girasoli dorati
Sentiremo la linfa vitale
salire dalle piante dei nostri piedi
radici poggiate sul morbido terreno,
dalla madre terra
succhieremo la forza che rigenera
corpo e spirito,
avremo saggezza, serenità e forza
da usare con sapienza
in questo percorso lucente che è la vita
E se antri bui di fronte si apriranno
camuffati da oasi di pace
sapremo riconoscerli e fuggire
dal buio che non ama la luce,
perchè la luce viene da Dio
ed Egli è bontà
ci attende con le sue braccia aperte
per amarci come unico vero padre






 
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Profilo Autore: Cristina Biga  

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Quando mi guardo allo specchio non so se ho fatto bene a tagliare i miei lunghi capelli.
Alcune mie amiche dicono che stavo meglio prima, altre affermano che con i capelli corti sembro più giovane.
Io sono indeciso, così sono più comodo e ho lo stesso taglio di capelli di mia figlia.
Mia figlia … unico grande amore della mia vita. Solo lei mi amerà per sempre, solo l’amore di una figlia è eterno. Ricordo quando è nata, ricordo com’ ero felice.
Ero innamorato di mia moglie, ero colmo di gioia per la nascita della bambina. Al matrimonio, io ci credevo. La mia famiglia di origine era unita da affetti saldi e profondi, il rapporto con mio padre era  unico e speciale.
 Ero sicuro di aver creato una famiglia altrettanto unita da un amore indissolubile. Il mio cervello non  ha mai messo in preventivo che un giorno qualcosa  incrinasse il mio matrimonio.
Tra fidanzamento e matrimonio ero arrivato a sedici anni d’amore con mia moglie, la bambina aveva nove anni.
Lavoravo molto, alla sera ero stanco, ancora adesso non so darmi una spiegazione a quello che è successo e spesso mi ripeto : “ Le cose quando devono finire, finiscono. L’amore tra un uomo e una donna non è eterno”
Da tempo mia moglie era strana ed assente, io pensavo fosse il lavoro pensavo a tutto, ma escludevo categoricamente che non potesse più amarmi.
Ora penso di essere stato un stupido romantico, uno sprovveduto.
Una  sera a tavola ha iniziato a farmi discorsi strani. Ora ripensandoci non erano strani, erano discorsi di una donna che tentava di lasciare il proprio marito cercando di indorare la pillola.
Nel contempo è mancato mio padre, un punto di riferimento per la mia vita.
Ho perso la donna che amavo in un momento delicato per me. Il mondo mi è crollato addosso.
Oggi mi chiedo come ne sono uscito, forse non ne sono ancora uscito anche se sono passati sei anni.
Vivo solo, ho un lavoro come autista presso una nota casa dolciaria. E’ un lavoro dinamico che mi permette di incontrare molta gente e farmi tanti amici.
Non ho più cercato una donna che mi accompagnasse per la vita. L’unica donna è mia figlia.
Ora è grande, quando è qua con me riempie la casa con la sua allegria, i suoi racconti, i suoi segreti.
Non voglio sapere niente della mia ex moglie: chi frequenta, se ha un altro. Non ho mai indagato, pedinato, scritto, minacciato. L’ho lasciata andare.
Siamo nati liberi, l’amore non ci incatena.
Con la mia ex moglie ho un buon rapporto, non ci sono serviti giudici che stabilissero giorni precisi per avere nostra figlia, in accordo lei sta un po’ con me un po’ con la mia ex moglie. Mia figlia è serena ha capito ed accettato la cosa.
Mi farò un altro tatuaggio sul braccio. Lo deve riempire tutto. Ne ho altri e non mi sono pentito di averli fatti.  Il mio aspetto sicuramente stride con il mio animo. Un’ amica l’altro giorno mi ha detto: “ Hai un aspetto da duro che racchiude un cuore tenero”.
Una delle mie tante amiche. A me non interessa che siano sposate, single o quant’altro. Mi piace la compagnia di una donna, mi piace stare con lei a parlare, il sesso se viene bene altrimenti amen.
Non mi innamoro, non riesco più a provare quello che provavo una volta, il mio cuore è spezzato.
Ho sofferto così tanto che se non fosse stato per mia figlia … non so …
Quando penso all’amica che mi ha detto che sono un duro dal cuore tenero sorrido.
Lei ha un bar e quando arrivo con il camion per consegnare i dolci, mi accoglie sempre con un sorriso. Non ho mai avuto il coraggio di dirle che mi piace molto, mi piace la sua gentilezza, la sua simpatia.
Un giorno le chiedo se viene a cena con me, o forse no.
Dipende cosa mi passa per la testa, vivo alla giornata … non faccio più programmi …
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Profilo Autore: Barbara  

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Il sole inonda di luce il ciottolato, la facciata del convento e la schiera di casette bianche con gli indumenti stesi....le barche ondeggiato dolcemente sul canale......nessuno nei paraggi......che pace, che quiete....sono uscita per prima dalla tua seduta di laurea....tra un attimo arriverete tutti...tu, i tuoi amici e i parenti chiassosamente allegri perche' tutto è andato benissimo....nessuna incertezza nel tuo discorso, nessuna titubanza nelle risposte alle domande poste dai docenti visibilmente soddisfatti...sei stata veramente brava e meritatamente hai ottenuto il massimo. Voglio fissare nella mia mente questo stato di ebrezza  perche' nella vita non se ne provano molti, sono felice e vorrei gridarlo al mondo ma ovviamente mi devo contenere. In questo spiazzo davanti al monastero ti ho accompagnato cinque anni fa, tu piena d'angoscia perché non credevi di farcela nemmeno per un semestre, tanto eri lontana da questo meraviglioso mondo  a cui i tuoi studi precedenti non ti avevano affatto preparata ma tant'è ...era il tuo sogno ed io ho provato ad aiutarti per fartelo vivere. Sai una cosa? In quel giorno pieno di luce come oggi tu eri ansiosa ma io serena perche' questo angolo della città che amo di più al mondo mi trasmetteva un senso di totale abbandono e fiducia nei confronti di ciò che sarebbe accaduto. Ancora un attimo...state arrivando....il nonno ha assistito a tutto... La sua foto dalla mia borsetta rivolta verso di te...ti amava tanto...ti amo tanto piccolina mia.
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Profilo Autore: gabriella guerra  

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Questo letto sta diventando scomodo mi fa male tutto, il braccio sinistro non riesco più a muoverlo, questo stronzo di ago sta facendo una gita turistica dentro la mia vena. 
Una piccola finestrella non si vede quasi niente, allora la mia testa inizia a vagare, pensieri contorti, chissà " se " e " quando " rivedrò quelle bellissime albe che tante volte mi hanno ispirata, le lunghe passeggiate, le brevi corse (( non avendo il fiato )) sulla spiaggia deserta, la sabbia fredda.... non si può descrivere la bellezza del mare d’inverno. 
Chissà quando rivedrò quel timido sole che si alza nelle mattine grigie. 
D’un tratto un suono quasi assordante, nel silenzio della stanza spezza il mio sogno, la realtà torna prepotente in me, forse questo stronzo di ago ha finito di fare la gita turistica. 
Da quanto tempo sono sdraiata in questo scomodo letto? un’ora? un giorno? o tutta la vita ! ! !
 
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Nel dormiveglia del mattino
odo un canto,
semplice e sincero.
E' quel di un uccellino.
Ed allor vado a pensare:
quanto fessi siam noi umani,
la vita ci piace complicare.
Inglese, arabo, russo e cinese …
C'è poi il dialetto in ogni Paese.
Lor si che ci san fare:
tutto il mondo posson girare,
il lor pensier viene capito
senza il bisogn di un erudito.
Molto abbiamo da imparare,
senza tanto complicare …
Fermiamoci un momento,
la natura è insegnamento.
Impariam dall'uccellino:
con la sua semplicità
ci fa capir
un po'di verità.
 
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Profilo Autore: Claudio Adamoli  

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Oggi sono a casa solo, mia moglie è uscita con nostro figlio a spendere un po’ di soldi nei negozi di abbigliamento.  Sono coricato sul letto e il suono del campanello della vicina mi ha portato alla mente un episodio successo qualche anno fa.
L’ho conosciuta ad un  convegno:  alta, bella, altezzosa. Aveva un atteggiamento poco simpatico faceva la saccente, era anche un po’ arrogante. Il suo fascino però mi disarmava,  ho cercato di sedermi vicino a lei e malamente ci sono riuscito. Lei se ne è accorta e mi ha sorriso.
Durante il convegno l’ho parecchio disturbata e lei si è lasciata disturbare , ha calato i toni si è ammorbidita mentre  io mi scioglievo al suo profumo.
 Ho pranzato con lei, ho cenato con lei.  Le nostre camere d’albergo erano su piani diversi. La notte l’abbiamo trascorsa su di un unico piano.
Ho bussato alla sua camera con una scusa scema : “Scusa ho dimenticato lo shampo”. Lei mi ha accolto con un sorriso malizioso, indossava  solo  la camicetta e mostrava le sue belle gambe. Ho chiuso la porta dietro di me,  l’ho presa per mano e tirata contro il mio corpo. Con la mia mano dietro la sua testa la fermavo contro le mie labbra, la mia lingua accarezzava la sua, l’altra mano tra le sue gambe. Un brivido mi raggiunse quando mi accorsi che era senza mutandine. Finimmo sul letto, sotto la camicetta aveva un reggiseno di pizzo che lasciava intravedere i suoi capezzoli come ciliegie. Una notte di fuoco, lei  era bellissima e sensuale, un dolce che mi sono gustato a piccoli morsi. I suoi lamenti di piacere erano musica per le mie orecchie e facevano aumentare l’ardore.
Abitavamo nella stessa città, lei era sposata io pure. Non era la prima volta che tradivo mia moglie, le sono rimasto fedele i primi sei anni.
Lei preferiva  vedermi a casa sua quando suo marito era al lavoro. Era rischioso, ma intrigante. Le prime due volte andò tutto bene. Andare da lei per me era sempre un’emozione grande. Mi apriva la porta già pronta con un intimo da togliere il fiato, i capelli sciolti sulle spalle e il suo sorriso malizioso. Facevo fatica a svestirmi, mi sembrava di non esserne più capace, quando finalmente ero nudo ero già  pronto per lei per ogni suo desiderio. Le piaceva tanto darmi piacere, mi chiedeva di non toccarla, ci pensava lei. Io guardavo estasiato e il piacere mi toglieva la ragione.
Quando eravamo lontani  e soli mi faceva una richiesta inconsueta. Le faceva piacere vedere il mio membro in video chat e questo le bastava per eccitarsi.
La terza volta che andai a casa sua, mentre eravamo a letto, il campanello del citofono suonò. Io le dissi di non aprire, ma lei volle andare. Rispose, era sua madre, mi disse di non muovermi dalla camera da letto che tanto lei non sarebbe entrata. Si mise l’accappatoio e un asciugamano in testa e andò ad aprire la porta.
Io nudo sul letto sentivo il mio cuore in gola. Avrei voluto mettermi sotto al letto, in un armadio, ma mi sentivo troppo ridicolo. Rimasi lì, fermo nudo sotto le coperte un’ora esatta.
Iniziai a pensare: “Perché tradisco mia moglie? Tutto ha una scadenza, non è a lunga conservazione. E’ tutto molto complicato. Perché gli uomini tradiscono le loro compagne?
La donna dopo un po’ di anni  non viene più coccolata e circondata di affetto come i primi tempi, si dà tutto per scontato. Così fanno anche le donne che spesso si concentrano sulla cura e attenzione per i figli. L’uomo così cerca avventure.
Parlo dell’amore come in azienda: merce scaduta, si cambia. Eppure io ci credevo al mio matrimonio, è stata anche una storia tormentata, ho fatto di tutto per potermi sposare con lei.
L’amore ha tante sfaccettature.  Nei rapporti di coppia entrano in causa tanti fattori, due persone sono come due universi diversi e complicati, far combaciare tutto per anni è difficile. Non è impossibile, è solo difficile.
Forse si ama quando non si conosce ancora bene l’altro, perché dentro di noi nasce l'ideale d'amore.
Quando ero giovane pensavo molto all’amore, ma avevo le idee confuse, non che adesso io le abbia chiare. Se l’amore fosse chiaro e lineare forse nessuno si innamorerebbe. E’ un sentimento irrazionale, rasenta la pazzia. Cosa provo per questa bella e conturbante collega? Spesso per vederci usciamo con amici comuni. Lei ha sempre quell’atteggiamento da super donna, mi dà un po’ fastidio, ma è così bella e sexy.
C’è l’amore, ma anche l’infatuazione, l’attrazione fisica, le affinità elettive. Io ho amato veramente solo poche persone.
Mia moglie è  una persona adorabile e tranquillissima.
Non la lascerò mai. Penso sia amore, si è trasformato ma è pur sempre amore. Ci sono troppe cose che ci legano, uno su tutti nostro figlio, un amore comune. C’è anche la gatta, io non amavo gli animali è un amore che mi ha trasmesso mia moglie, le donne hanno questo potere magico trasmettere l’amore.”
Quando lei entrò in camera da letto ero immerso nei miei pensieri e mi spaventai a morte.
“Tutto a posto se n’è andata”, disse togliendosi l’accappatoio.
Le mie prestazioni, un po’ per la paura un po’ per i miei pensieri, crollarono. Lei era serena, mi fece un caffè. Mi salutò come sempre con un bacio appassionato.
“Ciao a presto”, dissi abbassando lo sguardo. Chiusi forte la porta.
Non la rividi mai più.
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Profilo Autore: Barbara  

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Sveglia all’alba.... senza caffè, amo l’ebbrezza della guida veloce, ma non mi viene facile guidare in queste condizioni adesso tutto è cambiato. 
Il parcheggio enorme interno, esterno, sotterraneo, di mattina presto quasi vuoto, mi trovo a pensare “dove parcheggio?”pensieri strani per mascherare paura, tensione, nervosismo. 
Le enormi porte scorrevoli si spalancano un lungo corridoio pitturato di bianco, porte a destra e a sinistra, poca gente che gira è presto, qualche infermiera che gira con il carrello stracolmo di provette è siringhe, un buon giorno al volo. 
Cartelli con indicazioni ambulatori, reparti, ascensore, le gambe si rifiutano di camminare paralizzata osservo tutto, finalmente  una ragazza vestita di bianco si avvicina con delicatezza mi chiede "hai bisogno di aiuto?” "se vuoi io posso accompagnarti” non riesco ad aprire bocca, gli porgo la carta che tengo in mano legge....mi guarda....dolcemente mi prende la mano mi sussurra "ti accompagno io.... resterò con te non ti lascerò sola" 
Ci dirigiamo in ascensore è strano....non ho mai visto un colore cosi vivo.... rosso fuoco, in questi giorni mi accorgo di prestare attenzione a tante cose che prima neppure ci facevo caso, ci fermiamo al secondo piano dò un’occhiata in giro, un cartello attira la mia attenzione “sala infusione” proprio in quella stanza entriamo, due letti, due poltrone, due aste con agganciate delle bottiglie di flebo, dentro un’altra signora vestita di bianco molto sorridente, parlano fra di loro un attimo, poi la ragazza mi viene vicina e mi dice "siamo arrivate adesso resterò con te fino alla fine" ecco adesso tutto ha inizio.

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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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