Capitulum tertium
Samael forse vi guarda dormire
I giorni che seguirono furono confusi, indistinti. Un continuo andirivieni di auto e genti alla locanda Della Cannella per commemorare
quella vecchia macchietta che del paese conosceva il decoro. E i segreti.
Benedetta, rovinata nella più scorata malinconia per il lutto e la passività del marito, desiderava solo muoversi di nuovo liberamente.
Si sentiva egoista. Il marito passava le giornate in bottega ad evadere gli ordini. Diceva di essere gravato dal lavoro. E le notti nel capanno
retrostante la locanda a far chissà che. <Andrà meglio Benedetta, qualunque cosa ora tu faccia non lo farà stare meglio…
Se abbandonassimo tutti l’idea di credere nel diavolo, forse le brave persone smetterebbero di morire>. Lobella guardava nel cappuccino
sperando di ritrovarci forse il sorriso dell’amica. E cercando di togliersi dalla testa quei pensieri sulla presunta somiglianza tra il forestiero
e l’impenetrabile uomo del dipinto. <A proposito del forestiero… Ho incontrato tuo marito dal fornaio e mi ha raccontato che quell’uomo
gli ha commissionato un cippo di frassino senza epitaffio per questo venerdì… ma non ti ha detto di essere un rappresentante di melata?>.
<<Credo di sì, non ricordo… Scusami cara>>. Benedetta sparì dietro la porta della cucina. Dopo una lunga telefonata col figlio da
Edimburgo, che solitamente le metteva il sorriso, ritornò al bancone quanto mai angustiata. Ciò che le aveva detto, le parole le sentiva
scorrere dentro il sangue come veleno… le vedeva quasi. <<Lobella, cara… vieni con me. Perdonami Eadweard… vi ho interrotti. Te la
riporto fra pochi istanti>>. Le due donne accompagnate dallo sguardo attonito del marito di Lobella scomparvero. <<Lobella, ho sentito
mio figlio…>>. <Sta bene? Come va l’insegnamento?>. <<E’ questo il punto. Da qualche giorno pensava di tornare, era quasi rassegnato
a rinunciare al suo sogno. Pochi minuti fa mi ha detto che ora è entusiasta: appena ieri un uomo si è proposto di sovvenzionare il suo corso
sulla cura delle creature magiche… un uomo con un ratto tatuato sull’avambraccio, un certo Samael Propinquus… Solo ieri. Ieri.
Lobella… ma se ieri sera il forestiero ha cenato qui alla locanda, e adesso sta seduto in quel lato con un caffè!?! >>.
<Amica mia, Benedetta… ho paura. Per mio marito e mia figlia. E’ strano, ma per me non riesco ad averne. Mi sembra di conoscere
quest’uomo. Di conoscerlo bene. Lo sento dentro di me, come se ci fosse sempre stato… Dobbiamo andare al Palazzo sull’Acqua.
Quel quadro, io… devo vederlo>. ‘Benedetta… Ciao Lobella. Devo dirvelo, è incredibile… fantastico, tesoro. Quel forestiero…
è venuto in bottega. Devo fargli un cippo in tutta fretta’. <<Lo so, caro… digli che non riesci>>. ‘Che farfugli, moglie. Mi avrebbe pagato
600 zloty! Prima non voleva l’epitaffio, ora ha aggiunto altri 66 zloty perché vi intagli, sentite che scritta insolita… Il destino / fila lo
stame / della vita, / inflessibile’. Il rumore prodotto dai cuori di Benedetta e Lobella era molto simile a quello dei topi che scavano in
soffitta, cercando di farsi strada dove non dovrebbero. Decisero che l’indomani la locanda avrebbe rispettato il giorno di chiusura dopo
tanti anni, e avrebbero dipanato il mistero. Si sarebbero avventurare alla volta del Palazzo.
Quella notte Eadweard si sentiva come ogni notte il custode del proprio angelo, la sua donna. Lobella fingeva di dormire al fianco del suo
angelo, ma qualcuno era come se conversasse con la sua anima… come se vegliasse su di lei.
Quella tiritera nella testa…
Il destino / inflessibile / recide / lo stame /.
Quell’ansia.
