Spiccioli di me
spesi a pensarti
ed una sottrazione d’universo
a morder poesia del mio eco.
E danzai coi tuoi sensi
come petali nel vento
dei nostri ritratti sfocati
e conobbi i miei silenzi,
ed assaggiai i miei desideri
e dipinsi la tua anima
dolce ostaggio delle mie labbra
ed anche l’eternità
sorriderà di noi
perché siam tempo senza nome
raccolto dallo spartito d’un fiore.
pe tte sapesse sempe truvà 'o justo verzo.
Ncopp'ô ramo nfiore comm'a n'angioletto,
te cantasse canzone pigliann'o do di petto.
Vulasse addu te cu 'e ppiumme meje gialle,
pe te vasà 'sta vucchella...rossa curallo.
Zumpanno, vulanno...te desse nu murzillo,
senza te fa male...ncopp'ô naso pezzerillo.
Mentre tu m'allungasse na mullechella...
te desse nu vaso ncopp'ê mmanelle bbelle.
Si fosse na cardillo cinguettanne ammore,
te declamasse poesie c' 'a voce d' 'o core.
Si fosse cardillo che mme firass'e cumbinà:
cu murzille e vvase te facesse nnammurà.
le fronde solo fruscio,
tra la polvere di stelle
seda l' anima mia.
Qui, fuori dai suoni,
dal frastuono di queste maschere
commedianti d'un tempo effimero,
la parola non ha più voce.
Qui si fa il sentire,
i pensieri sgorgano limpidi
nello spazio infinito d'un istante,
in quell' attimo d' assoluta certezza
che l' alba spegnerà
col suo abbagliare menzoniero.
Ed io ancora traballante comparsa
nella farsa della vita
Disperatamente
I tuoi sguardi
Quando ti vedo sorridere
Le mie speranze
Fluttuano libere nel ricordo
Di un altro tempo
L'amore si nasconde sempre
Dietro le ombre
Come un fiore senza radici
Non posso resistere
In questo mondo
La pioggia cade dolorosamente
Sulle mie mani colorate.
Esistere e non poter essere
non poter restare
come un innesto su spini dipinti
che hai tracciato per mestizia del vuoto
pregavamo Dio senza conoscerlo
‒ amandolo a tratti ‒
perché crescesse un ramo vasto
di ali nella breccia sorda delle pietre
una cura allo spirito contuso
dato insonne alla notte
dal centro immeritato più preciso
più lontano più straniante
è un cammino irto che spezza l’avvento
spezza ogni corda, cadiamo giù
e soli
monchi di forma.
Mi cadde l’anello che
da bambina tenevo stretto al dito
non riuscii a dire ch’era un anello
capii che il non sapere un nome è una perdita,
ma ci perdiamo
anche coi nomi stampati nelle tempie
che stanno lì per sempre
in un estratto di eternità
‒ transitori, sradicati
bricioli d’amore.
assale la marea
la paura avanza nel
silenzio dei ciottoli
le bocche dei leoni
sfamano i seguaci
e qualcosa rientra
scrutando tra i miei passi
sangue,
un veloce voltafaccia
il corifeo si accinge
ad afferrare
il palco è una stoffa
intrisa di sudore.
Spezza il mio confine
addosso al tuo
questo orizzonte di silenzi
in una lacrima di vento
asciugata da un traffico di meridiani.
E sii come un diario d’aurore
inchiodato alle finestre del mio cuore,
un crepuscolo di rododendri
venduto al teatro delle illusioni,
perché oggi cenerò col tuo nome
in un riverbero di nostalgie
posato sugli addendi del mio petto.
«Ti voglio tanto bene»
e poi «Ti penso spesso»,
ecco cosa contiene
e lo riascolto adesso
il tuo breve vocale
d’appena due minuti
che mi rimette il sale
sui giorni ch’eran muti,
che riaccende la vita
mostrandola men bruta:
non è ancora finita
e tutta va vissuta.
Nel risponder festante
ho scordato di dirti
ch’io ti penso ogni istante
e il cuor vorrei rapirti!
19/03/2024
Dimmi che mi vuoi
Dimmi che mi ami
Dimmi che ci sarà un domani
Dimmi che sono unico
Dimmi dove vuoi andare
Dimmi cosa vuoi mangiare
Dimmi chi sono
Dimmi cosa sei
Dimmi cosa voglio
Dimmi quello che vuoi
Però non smettere
Continua a mentire
Mi fai stare bene
Mi fai sentire vivo
A letto disteso
In piedi quando cammino
Ovunque
Perché di te
Non posso farne a meno
Più ti guardo
Più ti desidero
Così è la vita
Così sono io
Che dico a tutti quelli che
Credo di conoscere
Che quando ti vedo
Mi batte forte il cuore
E poi li vedo piangere
Sarà l’invidia
Ma io so di aver ragione
Almeno su quello che
La mia anima vuole
Da questa vita in cui aleggia
La mia solitudine.
Fonemi d’azzurro
e conversazioni di mare,
spiccioli dei miei pensieri
su altalene d’estate.
I baci della luna
si dichiarano alle onde,
un sillabo di dolce risacca
culla come nenia di bimbo
un naufragar di conchiglie
ed un fazzoletto di lampare
salpa ormai lontano
a guarire l’orizzonte infuocato.
Battiti di vento e salsedine
corteggiano uno strampalato
castello di sabbia,
virgole d’ombrelloni accoccolati
sembrano ferire il cielo,
scrivo i miei passi sulla sabbia,
nell’infinita bellezza della notte.
Mi capita talvolta di capire
d’aver mirato troppo, troppo in alto
per me che sono un pirla senza smalto,
col solo risultato di soffrire.
E com’altro potrebbe poi finire
se non strisciando in pena sull’asfalto
se non ho nessun mezzo per il salto,
per elevarmi tanto da colpire?
Ma invero neanche posso andare in basso
ché non ho proprio colpi da sparare
e resto ad affondare come un sasso
tra solitarie lacrimucce amare…
noiosamente attendo il mio trapasso:
né eredità né eredi sto a lasciare!
12-17/03/2024
Non sembra anche a te
di sentire a volte
il sussurro del mondo?
Sei ospite da quanto?
Non sarebbe il caso
di riprenderti il cammino?
È questa la stagione dei nuovi lutti
Ben si intona
alla pioggia battente
e mentre io seguito a contarvi
un'altra me scivola via
in questo canale che mi costeggia
Ancora mi costringe l'aria.
Se n'è andato
In uno spazio
Angusto
E abbandonato
Quanti baci
Ho perso
Correndo appresso
All'universo
Quanto ho pianto
Per i tuoi
Sguardi abbacinanti
Quanto tempo
Ho trascorso
Sperando
Tra il dubbio e il rimorso
La maledizione
Nel mio cuore
Una gabbia
Senza onore
Vivo di malinconia
Ogni volta che
Un dolce sentimento
Sfiora la mia pelle.
M'ha detto d'affidarmi cieco a "Dio",
ho controllato a fondo la rubrica
del vecchio cellulare, un lavorìo…
migliaia di contatti… non c'è mica!
Lo cerco anche su Linkedin, dov'io
curriculum segnai in vita antica
quando salute ancor non disse "addio!"
e non temevo fame né fatica.
Ma infine neanche lì l'ho poi scovato,
chissà come cercarlo, ov'è nascosto
codesto latitante disgraziato!
Ma non mi sono arreso, ho fatto il tosto
e in Instagram infine l'ho trovato¹:
l'umore almeno me l'ha bendisposto :-)
¹: È l’account “DIO”, @ “dio.gram” in instagram, ogni tanto mi rimette di buon umore guardare quei post; rigorosamente vietato ai bigotti.
16/03/2024
Programmati pel nostro
- di plurale incapaci -
oppure allo sbando, insani
portatori del virus "noinò".
Capaci di tutto, persino
di uccidere un uomo
senza più batter ciglio.
Il sacrificio ...
per poterlo accettare
e seguir la corrente.
La corrente dell'irrazionale
che trasporta per fini inumani
e se cadi sei perso, sei fuori
dal giro del fumo.
Percorso tra la nebbia
che, sempre più fitta, ci avvolge
di cotti artifici
e sempre più ci allontana
dal calore dal cuore
- nel mantenerci crudi -.
Siamo in troppi a fumare
e scordiamo
… che fa male!







