Come un lampo di vita,
colori d’arcobaleno
che danno allegria
sorrisi da regalare
musica frizzante
gioia catalizzante
fiamma viva in cui perdersi
come una rabbia d’amare
…corre un brivido
lungo la schiena
il desiderio di te mi pervade
e a te mi conduce.
che ora sopraggiunge implacabile
con i suoi silenzi e le sue ombre
e tu sfiori i miei pensieri
mentre mi respiri nell’anima.
Senza di te non ha senso.
Sei lì ormai, non posso farci niente,
come un virgulto piantato nel profondo,
invadi lo spazio, oltre la volontà.
E’ dolce per me pensarti
e di te sentirmi piena
al ritmo scandito dai palpiti del cuore.
Nel fruscio della notte
sfioro un sorriso che sa di arcobaleno
sulla soglia del sogno ove tu sei regista
….e m’abbandono…

le acque del fiume stamane,
nascoste sotto la nebbia
che lieve ad alzarsi
s’appresta.
Mi è giovane l’idea
dell’oggi, vagare
nella mia fantasia
cercando paesaggi da sogno,
per distrarmi da pensieri
stanchi.
Il tempo
cambierà le sue immagini
passeranno stagioni
e solo allora ammirerò
immensi ed assolati tramonti.
sibillino sfrecciando sfiorano il tuo viso
e li diventerebbero coriandoli dorati
Il vortice del vento allontana le note
il vento accarezza il tuo viso allontanandole
il vento soffia, è gelido
Oh vento accarezza il mio viso
portandomi il suo bacio, la sua carezza
non del gelido io sento, è caldo
è pieno di passione ed è solo per me
Un bacio delicato, una carezza sfiorata
il sangue si scioglie…al sapor della passione
Le labbra sfiorano la pelle
son dolci e lievi quasi mistiche
le sento fremere, come freme il mio sangue
Son labbra assetate
arse, avide, umide, desiderose
il ribollire delle viscere
la gola fu arsa
Oh labbra, che han fame
delle mie han sete, son dolci, spudorate
impazienti fremono
La mia bocca si avvicina alla tua
la mia lingua entra tra le tue labbra
ti accarezzo i seni
Sublime sensazione
di perdersi nel bacio prezioso
brividi di piacere al tuo tocco
Due lingue che incontrandosi esitano
lentamente si muovono
E’ come se dovessero conoscersi
assaporarsi, rapirsi una nell'altra
è come perdere l’identità
Oh le mie mani desiderose
ti accarezzo i fianchi
baciandoti il collo
Le senti queste mani sfiorarti
son movimenti di presa
di possesso, di forte desiderio
ti stringi rubandomi la lingua
Abbandonarsi
sentendo la passione salire
i brividi
la pelle che freme
quanto tremo
quanto fremi
tanto desiderio
tanto delirio
tanta passione
tanta follia
Il desiderio sale
le mie mani traggono il tuo corpo contro il mio
sento il tuo desiderio che non è meno del mio
La tua lingua non ha pace dentro la mia bocca
mi sento succhiare fin nel profondo mio essere
fremo e tremo...desiderio di quell’attimo
Ti desidero
Desiderio…è sogno
o è il sogno che diviene desiderio?

Pervinche e gocce di sale
mi fai respirare
-tu, ma mi ami abbastanza?
cristalli che illuminano
e uccidono, le luci accese
ho lasciato per i tuoi passi
che salgono e scendono
lungo i miei tagli di morbida pasta
le ore lungo i solchi, più segni
la brevità di uno solo
ossimoro alla vita, come
il verso bagnato che mi raggiunge
e resta, sapore
da ripetere in bocca
Verso la fine della passeggiata
che da questa mia città presepe
porta all’angolo più freddo
del tuo cuore,
ho cominciato a tremare.
Volevo venire da te
e parlarti delle gradazioni di blu
del mio ultimo paio di jeans,
ma poi mi è mancato il respiro.
Ci sono molecole di mare adesso
fra le mie ciglia tristi;
e il nero degli abissi,
come inchiostro, abbraccia e ricopre
questo scorcio di sole che muore.
Ho ingoiato il mio ultimo
sorso di vita, ancora una poesia,
poi ho pensato a Jerry Garcia
al ciclo illusione disillusione,
e mi sono fermato.
Oramai non avevo più tempo,
se non quello di dirti ancora
che al di là tutto ero stato felice
di aver passato il Natale con te.
È troppo tardi adesso
ma se fossi stato più lucido,
avrei potuto intravedere
in fondo a quella felicità,
una piccola pozza oscura.
Perché tutto ciò che nasce,
istantaneamente,
comincia a morire.
Tutto, tranne l’amore
che ho provato per te.
quando il sapore
dell’aria èra
l’infrangibile desiderio
dell’orgasmo mascherato.
Ho amato l’indifferente
nel sentiero precario
della perdita di un dente
dove il distacco
sedentario èra l’epoca
di un’altro armadio.
Ho amato la rosa
e il suo seme
vita di un'altro respiro
dove rimango ascoltando
lo stomaco rumoroso.
Ho amato il prima
e il dopo
il presente assente
il niente di tutto.
Ho amato inconsapevolmente
tutte le donne
e consapevolmente mi hanno
amato
sfiorando il loro desiderio
e ritrovarsi a sognare
in un’altro istante.
Ti respirai così forte
che mi entrasti dentro
il tuo profumo mi accompagnò
fino al nostro secondo incontro
ed ancora mi accompagna
Muto il mio cuore
alle voci bisbiglianti
“sei ancora una bambina,
non sai cos'è la vita …”
La vita la scoprimmo insieme
correndo sulla spiaggia,
sentendo i nostri corpi
con le prime timide carezze
sul verde di un prato
La vita la costruimmo insieme
mattone dopo mattone
cozzando contro muri di marmo,
volando tra le nuvole bianche
Imparammo a vivere da soli
quando ci lasciammo
ognuno prese la sua strada
ma il tuo profumo sempre
mi accompagnava
Fu un vagabondare per le vie
in un onirico viaggio
senza speranza apparente,
bambola di pezza mi nascosi
tra la sozzura offertami dal tempo
in quei giorni senza tempo
Con una boccetta di sali
essenza del tuo effluvio
ripresi conoscenza,
eri li accanto a me, mi tendesti la mano
mi ritrovai vestita di bianco ….
*
Cozzando contro muri di marmo
e voli tra nuvole bianche
riprendemmo il viaggio ….
Un sogno
dagli occhi s'invola
trionfo dei sensi
al dolce preludio
dalle labbra diffuso
e di tanto altro
di fare l'amore
Avido d'ebbrezza
e di circostante bellezza
ardente segreto della carne
nell'onda annega l'incendio
e perde vigore la fiamma
che presto s'addormenta
nell'oblio del sonno.
Ho scelto come mestiere
di fare il ragioniere,
vista la mia passione
per i numeri e la divisione.
La mia tristezza è dovuta ai conti
sempre negativi e mai rotondi.
Finché un giorno il caposezione
mi annuncia: "ragioniere lei va in pensione".
Ma prima di andare
un grande amico mi apprestai a salutare:
"caro numero io ti lascio
senza rancore e con un abbraccio.
Io ho travato la soluzione
caro numero vado in pensione.
Per te, invece, non c'è riposo
lo sai già hai un compito oneroso.
Scusami tanto se ti ho maltrattato
e se qualche volta ti ho incasellato.
assediato ancora una volta da quel sogno
che inizia con te e finisce con noi…
Pertanto a sonno perso,
evado da queste mura cupe e silenziosamente rumorose,
vagando solitario nei vicoli bui che mi circondano e,
accucciato sotto un lampione,
attendo che il sole anche oggi rinasca
col più spettacolare dei suoi sorrisi,
chiedendomi curiosamente nel frattempo con quale nuovo quadro
si presenterà l’aurora questa mattina…
in modo da definire la tua ombra nella sabbia,
invano però, perché testardamente,
il loro instancabile andare e venire è indomabile!
Allora con l’avvicinarsi del chiarore dell’alba,
rivolgo la mia attenzione all’infinita tela azzurra che mi sovrasta,
scrutando come le nuvole,
con l’avanzare della loro eterna danza,
danno forma a buffe sagome che io,
fantasticando, abbino a te…
Con un occhio socchiuso poi, tendo un braccio verso l’alto,
e con un dito cerco di creare un qualcosa
che mi riconduca a quel sogno
e che di notte puntualmente mi tormenta,
provando una volta per tutte a porre ad esso una fine…
Non considerando però, inconsciamente o forse no,
che quel sogno una fine mai l'avrà...!













