Una capriola di sole gioioso,
cadde incendiando di luce il tuo soffice manto,
faro vellutato d’una prateria d’ambra e di crini,
goccia d’un grano corallo di dolce stagione.
Son arpe imperlate i tuoi baffetti pastello,
scarabocchi di gusto e vivace ritornello,
impronte di luna quei passi dipinti d’universo,
cicatrici addormentate fra i selciati dell’immenso.
Son fagotto d’arena i tuoi occhi smeraldo
amarene cristalline d’arazzi alluvionati,
pagine seducenti di nuvole e pensieri delicati.
Le tue orecchie son geometriche piramidi erette
templi screziati fra le dune del vispo sentir,
dirupi adagiati sul tuo corpo come albe di cielo.
cadde incendiando di luce il tuo soffice manto,
faro vellutato d’una prateria d’ambra e di crini,
goccia d’un grano corallo di dolce stagione.
Son arpe imperlate i tuoi baffetti pastello,
scarabocchi di gusto e vivace ritornello,
impronte di luna quei passi dipinti d’universo,
cicatrici addormentate fra i selciati dell’immenso.
Son fagotto d’arena i tuoi occhi smeraldo
amarene cristalline d’arazzi alluvionati,
pagine seducenti di nuvole e pensieri delicati.
Le tue orecchie son geometriche piramidi erette
templi screziati fra le dune del vispo sentir,
dirupi adagiati sul tuo corpo come albe di cielo.
6 commenti
Questa mia poesia la dedico a Vera.....grazie Vera!
Potessi chiudere gli occhi
Potessi chiudere gli occhi
e sentirmi gabbiano
così bianco e puro,
così grande.
Sorvolerei il mare
quando il mare è calmo,
respirando salati profumi
e puntando l'orizzonte
per entrarci dentro,
a scoprire un altro mondo.
Su una roccia erosa dal tempo,
fermerei le ali
in attesa d'un cerchio rosso perfetto
uscir dall'acqua,
che spande braccia
come infinite rette in infinite carezze.
E nella libertà di quei voli,
planerei sugli infiniti verdi
di praterie irlandesi,
sfiorando la rugiada d' erba nuova,
rubando alla terra l'odore suo di vita.
Nell'emettere l'urlo , il richiamo,
l'eco sarebbe umano.
Che quel gabbiano altro non è
che il sogno mio
di toccare amore, respirare amore,
affogare nell'amore.
ECCO…
…COSI IO TI INCONTRATO:
VESTITO DI BLU,
CON ONDE, VENTO E CIELO.
TU,
;DIONISIACA CREATURA
CHE DISCIOGLI
LA POTENZA DEL TUO LIEVE DIRE,
IN PAGINE CHE PROFUMANO
DI QUELL’AUREA GRECITÀ.
TU,
ISOLA,
D’IMMENSA - MENTE
D’IMMENSA - MENTE
CON IMMENSO RICERCAR
QUELLA PROMESSA MUTA.
TU,
MUSICA,
CHE ABBATTE
CHE ABBATTE
IL VUOTO SILENZIO…
… DIMMI,
DOVE TI NASCONDI?
DIMMILA;TUA IMMENSITÀ!
PER NOI …
… CHE SEMPRE
ANDIAMO IN FONDO,
NUDI ORMAI,
NELLA NOSTRA ETÀ...
...DIMMI,
DOVE TI CONFONDI?
ASSORTO,
NEL TUO
NEL TUO
SOGNO INFINITO,
ANELANTE ,
DI NUOVE MISTERIOSE MELODIE,
DI UN PIÙ SOAVE AMORE!
TIENILO NELLA TUA MENTE,
INCIDILO NEL TUO PENSARE,
DISSETA L’ ESSENZA
DEL TUO BIANCO E ANTICO FIUME,
E DIMMI…
CONTRO QUALI ASPRI OSTACOLI
DOVEVA INFRANGERSI
QUEL TUO TERRIBILE
DESIDERIO DI VIVERE;
QUELLA VIOLENTA VOLONTÀ
DI FOGGIARE LE
;LE ALI DELLA TUA VITTORIA?
DIMMI,
RACCONTA,
RACCONTA,
DELLA TUA INSONNE GLORIA,
DEL TUO APPASSIONATO
VISO DI LUCI E OMBRE.
OR CHE MI CONOSCI……DIMMI!
SON VORTICE D’AMORE SAI!
SO COMBATTERE COL FIATO NEL
FIATO;
CONSORRISO INFINITO,
COL CUOR MIO ACCANTO AL TUO.
DIMMI,
CHEMI TERRAI NELLA TUA MENTE,
CHEMI TERRAI NELLA TUA MENTE,
INCISA , NEL TUO PENSARE.
MA SOPRATTUTTO:
DIMMI
CHE MI DIRAI, SEMPRE …. DI TE !
DIMMI
CHE MI DIRAI, SEMPRE …. DI TE !

L’etate avanza…
Il core primavera
diversa, guarda.
*****
Osservazione poetica in stile haiku (2-4-6) creata da un pensiero di Abraham Lincoln, politico e avvocato statunitense del 1800 :
“E alla fine, non sono gli anni della tua vita che contano. E’ la vita che c’è stata nei tuoi anni.”
“E alla fine, non sono gli anni della tua vita che contano. E’ la vita che c’è stata nei tuoi anni.”
Quando vedrò l’ultima lacrima
scendere dal tuo Amore
per incontrare la mia anima
saprò la meraviglia dipinta
in fondo al tuo dolore
ritratto dai tuoi occhi.
Allora vedrò il bambino
indicarmi l’ala all’anima
sollevandole la testa
durante la tempesta
nella lotta al feto
con occhi di neve
l’immortale del tempo
alla fine dell’innocenza.
In questa “valle di lacrime”
ovvero la vita, non ci sei più,
era il quattro marzo di un anno fa,
ieri come oggi
sfugge il tempo come il vento tra i capelli
E' il ciclo della vita una clessidra
caduto l'ultimo granello di sabbia
indietro non si torna,
l'unica certezza, l'unica cosa giusta
per ogni essere umano
Non esiste ricco, povero, buono e cattivo,
non esiste etnia o religione
per tutti la nascita e la morte son gemelle
le scelte nel proseguo, dipendono da noi
Tu hai edificato su terreno fertile,
frutti buoni son cresciuti
il cuore tuo colmo di bontà,
piccola, grande donna eri
un po' caparbia
ma eri tu e questo è ciò che conta
Eri tu, tra le cui braccia
mi rifugiai mille volte quando il dolore
mi si attorcigliava al corpo
come filo spianato
Eri tu, pranzavamo insieme serene
due donne, due amiche
ma il mio rispetto di figlia sempre,
ed ancora mi chiamavi “bambina”
Ora nuovamente la sofferenza
danza maldestra nella mia vita,
non ho più il tuo abbraccio,
la tua voce a consolare l'anima
i ricordi si, tanti i saggi consigli
Il tuo viso mi sorride
da una sterile fotografia
in bella mostra sul comò,
ma se chiudo gli occhi,
ti racconto di me, di noi
sento la tua piccola mano sul viso
e la tua bella voce dire “sono qui bambina mia”
*****************************
Alla mia cara mamma nel primo anniversario della sua morte
con tanto amore sempre e per sempre dalla stessa parte. Ciao mamma ti amo tan
Parto per il viaggio più bello
fatto di tappe.
Mentre intanto
cresce magicamente l'attesa.
In volo con il mio corpo
imponente.
In un incrocio
di colori.
Il bianco candido evidenzia
i contorni neri.
Ma colpisce l'arancio
lungo ed elegante.
Porto il dono più bello
e desiderato.
Fiera e felice
di essere cosi attesa.
DEDICA PER L'AMICA GIO' E' LA FIGLIA CHE STANNO ASPETTANDO LA CICOGNA.

fatto di tappe.
Mentre intanto
cresce magicamente l'attesa.
In volo con il mio corpo
imponente.
In un incrocio
di colori.
Il bianco candido evidenzia
i contorni neri.
Ma colpisce l'arancio
lungo ed elegante.
Porto il dono più bello
e desiderato.
Fiera e felice
di essere cosi attesa.
DEDICA PER L'AMICA GIO' E' LA FIGLIA CHE STANNO ASPETTANDO LA CICOGNA.

Silenziosa,
buia,
la notte,
che accoglie
lamento
di Sirena Persa…
Il suo dolente
canto,
s’irradia
nelle quiete acque.
Non è suon di mare,
ma sibilo straziante
che ci giunge!
Il suo divino corpo,
danza,
a consumar suo fato.
La luna riverente,
le dona compagnia
a rincuorar dolore.
Non teme
il pescatore
l'inumano canto
e l’orecchio tende
a pianger pena,
per l'antica creatura
d’amor prigioniera.
Inquieta
il destin la volle,
il destin la volle,
anima errante,
frutto di ratto
e selvaggia ribellione.
.
Vaga,
ormai da sempre
per gli
abissi imperscrutabili...
Fugge,
a non far godere
del suo corpo
il vile,
rapitore, saraceno.
A volte sosta
sulla spiaggia
che il suo nome reca,
i cui sassi,
tutti,
son plasmati
dalle sue aggraziate mani.
Son cuori...
a ricordar
a ricordar
bellezza e sacrificio
di una vita
senza amore!
Fantasia,
storia,
leggenda?
Eroina…
… che reca dignità
al fermo presente!
(contro la violenza per le donne ….un anticipo di riflessione per la festa dell’otto marzo).


Deponi il tuo petalo di rose
imbraccia le spine amor mio
perchè questo tempo dispensa
atroci ricordi di giubilo
fidati dei miei occhi
e del tempo diffida poichè
le pioggie non sempre
asciugano i tuoi occhi
deponi il tuo fiore su questo prato
ai margini del viale
mentre la primavera sorridente
lascia il posto all'estate triste
di un felice ritorno
imbraccia le spine amor mio
perchè questo tempo dispensa
atroci ricordi di giubilo
fidati dei miei occhi
e del tempo diffida poichè
le pioggie non sempre
asciugano i tuoi occhi
deponi il tuo fiore su questo prato
ai margini del viale
mentre la primavera sorridente
lascia il posto all'estate triste
di un felice ritorno
Nell’aula,
rappresentanti umani
discutono, commentano
il valore dei diritti e delle unioni.
Necessario progetto,
con cerimonia sobria
per raggiungere la felice meta.
Associazioni combattentistiche
oltrepassano il filo spinato
per celebrare la nuova
raggiunta dignità:
ricostruzione indispensabile
per l’attualità del vivere.
Opera di concelebrazione
sulla tomba del passato,
con Vescovo Venerando,
a scongiurar l’orrore
dei numerosi …NO!!!














mpo!!!