Ho ritrovato nella mia vecchia
cartella di cuoio rattoppata
color mandorla e frumento
tutta impolverata
la tua catenina ormai orfana
de I colori dell’argento
per opera del tempo.
Ma custodita con quel momento
in un fazzoletto con ancora le tue
lacrime nascoste per noi aurighi
che optammo per lasciar l’agone.
Dopo anni seduta sui miei righi
vorrei sognare un finale diverso.
Ma io e Luciano, scesi dalla biga,
pensando non fossi solo un ludo
ad opera del vento, in punta di caliga
sospingemmo i nostri cuori orfani
di te alle labbra della notte.
Sorrido ripensando a noi tre insieme
a rimpinzarci di ciclopiche pagnotte...
Serrando la cartella, ora che sta per
morire quell’ostinato vecchio stanco
son consapevole che due palafreni non
possono star legati ad egual battifianco.
Dovete sapere che al civico
cinque di via delle Cascine
all’ombra dell’Olmetto
il telecomando del televisore
è un’estensione del braccio
di mio figlio che prima o poi
abbisognerà di un brevetto.
E’ l’elemento mancante
quando sotto la doccia
canticchi quel motivetto.
Il telecomando del televisore
è una creatura balorda che
si annida con fare insolente
tra i cuscini del divano.
E’ il cerimoniale che al
bisogno gioca a rimpiattino
col povero ciambellano.
Sotto il grande albero
addobbato,
dirimpetto alla fitta siepe,
come si conviene
tra colleghi,
o innanzi al presepe
se scruterete
attentamente
e senza precipitazione,
scorgerete i miei
più sentiti auguri
in ogni vostra abitazione.
Che si depongano
gli esplosivi: c’è parecchio
da piangere anche senza.
Che gli psicotici che fanno
normalmente segnare dagli
psicanalisti grossa affluenza,
in tempi di crisi non
accalchino le sale di governo.
E che si capisca che un cerino
conta più che focalizzare ogni
sforzo sul progresso, specie
a Natale dinanzi al camino.
Le ali che non ho chiesto,
le ali che mi hai regalato
nel giorno di sole innocente,
sono qui: l’oriente era a nord
nel regno delle luci perenni
e la bussola segnava il passato
a contatto con l’acqua di mare:
ho visto il luogo delle zagare
da bambino e non ho sconfessato
nulla del domani. Ti parlo a cenni,
in un battito di ciglia da record
l’attimo d’amore perfetto. E’ niente
-potrete dirmi- è solo un fiato
nella vita del cosmo, un gesto
senza importanza. E quella danza
intorno al fuoco di notte tra le grotte
dalle bianche pareti, quel suono
che arriva dal cosmo in spartito
binario? E’ un treno di stelle pulsanti
in direzione contraria al tempo
di tutti, tutto l’amore concentrato
in un battito del cuore: non è stato
il creatore di sogni a inventare il lampo.
Il diffusore di note ha scale volanti,
scriverà per te un libro in sanscrito
nell’anno delle meduse in kimono
e della guerra degli umani. Sarà la notte
del canto delle sirene nella nostra stanza.
Auguri di cuore
Auguri a te
che invano hai cercato
di vivere come sognavi
il tempo di un battito
ammalato, che non sapevi perchè
quando eri lontana da lì
dove hai lasciato il tuo cuore
mentre pioveva il tuo destino
incessante
eri combattuta tra desideri
non sapevi che fare
prendendo una strada
tortuosa e dietro finte ragioni
che avevano deciso
per un'anima sofferta
ove nell'aria sentiva
i temporali allontanandoli
da lei, le zavorre portandosi
C’ero quando intorno ai tre anni
assaggiasti la polpa di granchio.
Il tuo musetto disgustato diceva
tutto; e quando ti cavasti quasi un occhio
col turacciolo a Capodanno.
C’ero quando prendesti un granchio
per non dar retta ai tuoi fratelli.
Ma sei il mio più giovane figlio maschio,
e nessuno te ne ha mai fatto una colpa.
E c’ero ogni volta che pur di chiudere il cerchio
sei stato disposto a prenderti
ogni tipo di rischio.
C’ero, anche se lontana, quando raggiungesti il
Mali sulla linea immaginaria del Tropico del Cancro.
E iniziai a immaginare come questo male
avesse potuto modificare la linea che ci lega dentro.
Ci sono anche adesso che di anni ne hai cinquantatre,
e hai ancora quel musetto; ma Dio non ce l’hai contro.
Ti guardo con amore dalla foto sulla credenza, e per te
ci sarò sempre anche se mi ha strappata a voi il cancro.
Il corvo
allo scrittoio
emette note basse e appunta
note su di un notes.
Col becco incollato all’orologio.
Seduto
allo scrittoio
canticchi “Alice guarda i gatti…”
e annoti note su di un notes.
Con il naso dentro l’orologio.
Dopo giorni
allo scrittoio
a dispensar carezze al bianco coniglio
sulle ginocchia, dovresti forse
accostarti ad altro abbeveratoio.
Dopo ore ad inalar mercurio
allo scrittoio
del termometro come il tuo cuore in cocci,
dovresti forse concederti un tè con diversa
lepre o marzolina, solo oltre il corridoio.
Pervaso dagli aromi di una falsa zuppa
di tartaruga, oh artigiano dell’ accoratoio
torna brucaliffo…
Regina di cuori ti ha stregatto corvo
mio, sottosopra come lo scrittoio.

Dal Web
or che un bagliore
nei tuoi occhi tramonta,
mentre mi tieni le mani
e mi sorridi con la tua fierezza.
Il mondo
ancora una volta
ti piace sfidare.
Avvolta
nel tuo alone di pace,
in te mi par di vedere
un passero impaurito,
quasi atterrito
che ha bisogno di esser rassicurato
con tutto il cuore, cullato.
Nonna
senti ancora
il mio amore intenso
che si espande
per tutto l'Universo?
Seppur sei isolata
da una nube dorata
ancor su questa terra
tu sei invocata.
Nonna,
tu che mi hai insegnato
a lottare
e sempre di più
a sperare,
che mi hai donato
sempre gioia e allegria
seppur coi tuoi occhi profondi
velati da una certa malinconia,
Nonna
ora io so...
tu vivi con serenità
là nell'immensità
ti ha distrutto nel profondo.
Ha divorato le tue carni senza cura,
e rimasta solo la tua ombra,
così fragile e bianca.
E ti guardo passare i giorni dentro la tua gabbia,
cerco invano di trovare la chiave,
ma è celata al mondo,
e rimango inerme a guardarti,
senza più riconoscerti.
Non resta più nulla di un tempo,
solo occhi di cielo, vacui e stanchi,
che mi guardano con un soffio smarrito.
Tutto passa, tutto scivola piano,
dammi ancora la tua mano .
Non è proprio così.
E lo dico davanti a un Bergamino
dal quale manca sol un bicchiere.
Fino a che un solo mastro nella
sua bottega continuerà a forgiare
versi, continuerà ad accadere
che Atreiu fermerà il Nulla e una
brama possa ridar vita a Fantàsia,
sebbene sembri non appartenere
pìù all’editoria esporsi al cimento.
Finchè anche un solo bergamino
con l’arrivo dell’estate dal podere
eserciterà la transumanza
delle mandrie sulle montagne
alpine o nella valle tanto ambita,
noi retrivi baluardi della poesia
continueremo a far parte
noi tutti della storia infinita.
di ricordarmi la tua assenza,
avrei più tempo di vederti qui,
in carne ed ossa,
fianco a fianco.
Infilerei le curve del tuo viso,
riempirei i solchi della tua vecchiaia
e toccherei i cieli di quegli anni
come accadeva sempre
quando tu mi sorridevi.
Da questa età che avanza
ti guardo e ti riguardo ancora.
Mi frusta a sangue, oggi,
la smania d’afferrarti tutta
ma... neanche un lembo del vestito a fiori!
Se il tempo iniziasse
a fare rotta in quel passato,
avrei più tempo di rivederti lì,
in carne ed ossa,
fianco a fianco.
Se mi desse finalmente retta,
raschierei i miei errori
come quando, alla lavagna,
cancellavo i nomi dei cattivi
quando entrava la maestra.
Vivere sognando ogni giorno
Ma nonostante tutto
Vivere una crisi emotiva,
Passa la vita
Il tempo che non c'è più.
Mi sorridevi mentre raccontavo storie;
mi seguivi alla ricerca di folletti.
Mai ti arrendevi nonostante le piccole gambe e gli altri più grandi a spingere.
Questa sei tu dolce bambina, una combattente.
Lo vedevo dagli occhi,
dalla tenacia,
dal sorriso di chi sa che la vita è sua.
Questo è il dono dato da chi ti ha messo al mondo.
Conservalo con cura farà di te una donna,
fragile e forte,
dolce e tenace,
decisa e comprensiva.
Farà di te quello che oggi vedo nel mio magnifico amore.









