Ieri sera mi sentivo così stanco

che ho pensato

di affidarmi a un pediluvio.

L’acqua calda e il sale,

e un decotto di fiori

di camomilla con il loro effluvio

hanno innescato un volo pindarico.

Due petali bianchi e una barchetta

di carta in un impluvio.

In quella pura e libera divagazione

in un’entità che ti somiglia, suoni

alla mia porta in un profluvio

di lacrime; e ti fidi di me.

Insieme, solo tu ed io,

come due linee di compluvio.

E una barca a vela, al largo da tutti.

Nella mia sana alterazione deviante.

Fuori, intanto, il diluvio. 

Guardo lo spioncello dallo spioncino.

Una sana alterazione destabilizzante.

Come il croscio dal displuvio.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Con questo cuore che non mi appartiene,

al tamburellare appena palpabile

della pioggerellina leggera nelle notti

d’estate, i nostri giochi sotto le lenzuola

succede che siano fantasmi della mia mente.

I fantasmi di un cuore che non m’appartiene

nelle sere d’inverno al crepitio del camino

a scaldarci al soffio delle nostre anime,

succede che continuino ad abitare

le mie stanze più segrete abusivamente.

Poi succede che questo cuore che oramai

non mi appartiene  ti creda forte, volitiva,

caparbia, aggressiva… succede che ti chieda

col fiato corto il perché di un tuo abbandono.

In un’altra vita forse sarei più presente.

Magari in un’altra vita… ma in questa

nessuno sa, nessuno che ti sappia ascoltare…

Ci accompagnano domande insolute,

viaggiano con noi, restano nell'aria, nel cuore.

Se avessimo le risposte, sarebbe sufficiente!?

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Le coste frastagliate sotto i tuoi

piedi scalzi, bagnati dalle piscine

naturali scavate nel tufo chiaro dal

vento e dal mare, fanno da stelo ai

tuoi rami di ginestra sottile e delicata.

Adagiata nelle acque, le calette lungo

i tuoi fianchi fanno sì che i miei sensi

come le sporgenze muoiano nel mare.

Nelle grotte tue più intime siede la

poetessa sulla riva di fondali sabbiosi.

Riposi, e riverberi un caleidoscopio di

luci e colori su anime di roccia friabile.

Emozioni, parole che urtiamo nel corso

della vita: a volte compare qualcuno

nei nostri pensieri, e intanto il tempo…

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Sguainerei la spada

e brandirei lo scudo

se solo me lo chiedessi,

mia Signora

a protezione di quella

collina per lasciarti

sognare e guardare i

papaveri ancora, ancora.

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Che adducano pure che nelle vene

mi strisci una peccaminosa miscela!

Costoro non sanno che in Principio

nell’Elisio condividemmo la mela…

Mi additeranno come una volgare

tentata usurpazione, ma non hanno

notizia che per guardare le tue mani

tessere, di giorno mi apprestavo

a salpare e la notte disfacevo la vela.

O di quando trascorsi quasi tutta

la vita ad apprendere da Cèzanne

e Degas per ritrarti appropriatamente,

e di te lieta di mettere a nudo il tuo

mero spirito su ciascuna mia tela.

In quest’ultima nostra trasmigrazione

qualcosa andò storta, e mi risvegliai

nell’animo di un rapsodo, come fossi

una blatta alla mercè dell’aracnide

intrappolata nei fili di una ragnatela.

Tu fautrice di un’altra storia d’amore.

Che mi definiscano pure un mendico

sordido e vagabondo sardanapalesco!

Continuerò nell'inana ricerca di te,

in pieno giorno con accesa una candela.

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Quanto è turgida la mia anima

da che indugiai su te per caso,

che non a caso mi fai vibrare

l’anima come di sera ad occaso.

Bella che la luce fievole

dell’alba tituba

sui tuoi occhi, commossa.

Che basta guardarli per asserire

che siamo circondati

da angeli di carne e di ossa.

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Accudirò il rimessiticcio

del virgulto

come il sacerdote la domenica

fa con l’acerra.

Poi attenderò che arrivi,

fidente nel tuo indulto

per aver pur solo osato mirarti.

Con le mani fatte di terra.

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Mi scorri sotto la pelle

come l’inchiostro nei tuoi versi.

Sempre discreto.

Se mi appartenessero i tuoi

pensieri, non lascerei finissero

con la polvere sotto un tappeto.

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Ai Vespri della sera

ti so nella cappella.

Da dietro il bavero

seduto sull’abetella

guardo il sole fare

l’amore con la luna,

e poi congedarsi con

la fretta opportuna

per non arrischiare ad

un tratto d’avvamparla.

E vedo la luna morir di

freddo, senza scaldarla.

Rincasando ti ritroverò

seduta su righi vecchi,

dove ti rileggerò da

dietro confusi cernecchi.

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Torna a trovarmi

sui miei righi di tanto in tanto.

Dobbiamo tutti qualcosa a qualcuno,

io mi sentivo invitto con te accanto.

Persino il fascino della luna

è schiavo di un riverbero.

Ogni notte ti cerco,

nascosto come un tubero,

su Tristano 2.0@luna o l’altra.

Credevano che la luna calante,

Gli Arturiani secondo Elaine,

come me con te oramai distante

e come l’amore fosse vulnerabile.

Stanotte di falce di luna caracollante.

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Quando vedrai la luna

circondata da un alone

ricorda che da qualche

parte con il suo aquilone

Di fronte a righi di nuvole

incede con passo garbato

un uomo, in quel chiarore.

Solo, col capo abbassato.

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Le ali di un campo magnetico
e al centro l'insetto
muove gli occhi
divora libri, i discorsi convergenti
richiedono attore e spalla
nuda d'angelo,
hai idea di quante inibizioni servano
per volare a mezzo cielo?
In fiamme ossidriche, le rotaie
corrono nelle sabbie del deserto
o verso l'istinto della specie,
verrà la marea elettrica
a capovolgere conchiglie
io faccio tesoro del disordine
suono d'arpa,le tue dita,
sul monte brillano campane.
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Profilo Autore: cordaccia  

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Nella mia anima sei entrata senza

bussare, come la luna

prepotentemente dalle imposte.

Come le emozioni forti d’improvviso

sei uscita dalla mia vita come dal tuo

cappotto in morbido velluto a coste.

Dai miei righi ti sei sollevata

verso le Nuvole

di cassata dalla veranda

come fumo dal bollilatte.

Un acquazzone improvviso annuncia

di nuovo il sereno, anche se resto qui

come un gatto che lecca raggi di luna

nella scodella, pensando siano latte.

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La notte ti leggo poesie.

Tu canti per me e balli

in punta di piedi.

Di giorno vieni, prendi

da me da fumare

e come se io non ci fossi ti siedi.

Di notte ti piace

che tolga la sabbia

dai tuoi piedi,

ma il giorno fai di me

un granello

che neppure vedi.

Quell’estate saresti potuta esser

una cantante o una ballerina.

O un’attrice da tanto eri bella.

Semplicemente non stavi più

seduta sui miei righi, ma

del cielo di un altro eri già la stella.

 

(Nella mia casa non ci sono fotografie e Nello stanzino delle cose vecchie da Ora che sta per

 morire quell’ostinato vecchio stanco.

Ragazza che non ho da Mamma dormiva, stanca di ago e filo nella sera

Vado a dormire da Corri da lei e amala, ma non amarla troppo

Hotel cielo stellato e La prima volta da Un nodo infondo alla gola come lo è a volte un ricordo

Al pianoforte da Un acquazzone improvviso annuncia di nuovo il sereno)

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Ti scrivo a questo vecchio

indirizzo di una cartolina dal mare

mai spedita dopo che dicesti

che mi avevi smesso di amare.

Chissà se i tuoi riccioli invadono

il cuscino di qualcun altro,

e se i sogni che fai

sono belli come quello nostro.

Chissà se togli sempre i jeans in

quel modo che era già fare l’amore.

E chissà se continuerai a sedere sui

miei righi ancora con il tuo odore.

 

(Sandali e Potenziale suicida da Come un aedo giunto alla sua ultima festa.

 Cielo pirico e Così poco da Un acquazzone improvviso annuncia di nuovo il sereno)

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