Io e te alle volte siamo un disastro.
Pezzi di noi che mancano.
Pezzi che abbiamo allontanato, pezzi
che talora mal s’incastrano.
Sei come la maglia di lana d’un tempo
che ogni tanto irrita, e stringe sui lacerti.
Ma se la levi hai male ovunque, dentro.
Sei mia moglie, e non vorrei non averti.
bellissimo micione
che vivevi in giardino
impavido, come in una
giungla.
Red, che mi hai insegnato
ad amare gli animali,
ricorderò per sempre
la tua camminata, altera
e scattante, le tue fusa
da trattore, i tuoi vibranti
baffi....
per noi, per chi soffre.
Corsie anonime
fanno da sfondo
a queste feste,
vorresti colline
e pettirossi attorno,
solo ritagli di cielo
da una finestra...
Pregherò per
vedere il tuo sorriso,
i tuoi occhi ristretti
dal dolore, torneranno
come prima, più di prima...
C’erano i campi di grano dove vivevi tu.
Quel grano del colore della tromba
che papà tuo suonava per te e la mamma.
La tua mamma chiudeva gli occhi
e sorrideva, e i suoi pensieri e i sogni
come note affollavano quei tre tasti.
Papà smetteva solo un attimo di suonare
per guardarti e prender fiato.
Poi lo sguardo andava dove aspetta il grano,
con la bocca al vetro appannato di respiri.
Lei sospirava, e richiudeva gli occhi…
e lui tornava a suonare.
Oggi hai guardato da quella finestra.
Il grano a dicembre è un’impronta nel fiato
sul vetro… di anima e luce da una tromba.
Quando nella tua stanza
ogni ambrogetta si stringe
stretta stretta ad un’altra
e alzandosi sulle punte
pare vogliano toccare la vela delle travi,
amica prova a rileggere una telefonata,
quando trascinavi il dito
nella rumorosa rotella per far il numero.
Quando esci e il tuo soffitto
non ha stelle, e le pareti che ti porti
dietro ti girano intorno… prova
a entrare in una cabina telefonica
ma senza vetri, solo specchi…
Guarda negli occhi della donna che sei
danzare in cerchio le foglie d’autunno.
E son qui, col peso degli anni
che greve al crepuscolo appare
e lieve diventa al sorgere del sole.
Qui - tra le braccia dell’oggi -
conquisto le ore del declino
in esse versando aria frizzante.
Aprirò tutti i pori al pensiero
di volerli riempir di frescura,
ossigeno del nuovo sogno.
Grande Nikola Tesla di Belgrado,
qui noi tutti ti abbiamo amato,
grand’inventore, grande scienziato,
all’Europa il cuore hai donato.
Celebre mente illustre di tutti i tempi,
il nostro cuor d’amore ci riempi,
hai rivoluzionato tutta la tua era,
hai scoperto quel ch’ancor non c’era.
Uomo che cambiasti radicalmente,
la storia della scienza con la mente,
grande tenacia e nuova tecnologia,
erano per te realtà senza magia.
I tuoi viaggi tanto t’hanno ispirato,
insieme alle tue idee han lavorato,
ogni tuo appunto così com’era,
per l’Unesco gran patrimonio era.
Quell’esistenza tua tormentata,
sarà di certo sempre raccontata,
con tanto di cappello, onore e gloria,
è stata la tua vita grande vittoria.
Nel fare la nostra casa
avrei voluto un caminetto
perché da piccolo le famiglie felici
le immaginavo sedute intorno a un caffè
caldo con il fuoco che scoppietta,
mentre fuori un vento gelido taglia l’aria.
Non ne so molto sull’amore… ma credo
abbia a che fare con un camino acceso
che ti aspetta a casa, Vecchioni, i bimbi
dentro le diapositive e tu che commossa
mi sorridi come un buon libro da leggere.
Come un fuoco caldo, e le cose belle
che ti devi guadagnare.
E soprattutto di cui ti devi prendere cura.
Ed ho perso perché non ero te.
ed ho vinto perché ero li con te.
per illuminare con i tuoi occhi la via.
Non c'è buio profondo nella notte,
solo un grande sentiero di candele.
Li seduto in una stanza,
ci sei tu,
che leggi un libro dalle tante pagine.
Sorridi e così ritorni fanciullo.
Le foglie cadute dall' albero,
volano leggere,
facendo ricordare
la tua semplicità.
Tu ora che viaggi lontano,
sarei sempre accanto,
al cuore di chi ti ha conosciuto.
chi ha camminato con me
chi anche con un sorriso
con un silenzio c'è sempre stata,
chi con fatica
non si è mai fermata
anche se stanca
non è mai sparita
è tiene vivo un sentimento che per molti
non ha valore
l'amicizia.
A chi non mi ha mai fatta sentire sola
a te oggi dico grazie di esser la donna che sei
a te dico
BUON COMPLEANNO.
Andrò errando all’imbrunire
finché la rugiada vedrò umettare
le gemme a primavera.
Mi affiderò al viaggio di un girasole,
e unici compagni del mio andare
l’inquietante ombra dei miei passi
ed il grido di una lacrima tra le ciglia.
Frantumerò cocci di vetro alle spalle,
mentre, sull'altare del cuore,
forte pulserà il ricordo di pagine sbiadite,
di calendari stracciati dallo scorrere del tempo.
Ti ritroverò anima mia,
pur dovessi scalare vacillanti ponti
e sfidare controvento la tempesta.
Mi difenderò dai tuoi arcieri,
con frammenti di diamanti e grani di rosario.
Tra le braccia ti cullerò domani,
e davanti ad arnie di miele selvatico
sazierò la tua fame e le tue voglie,
e dolci parole smollicherò su candidi fogli.
I nostri giorni domani,
saranno passi su sentieri d’inchiostro,
che racconteranno la storia
agli equinozi di nuove primavere.






