sotto il sole di marzo,
nuda l'anima li accoglie,
vibrano, tentennando,
perpetuamente ritornano,
nella luce della primavera.
Ogni petalo accarezza il cuore,
affusolate le foglie come spade
li proteggono.
Stami neri sono il loro nucleo,
vermiglio e leggera polvere d'oro
li ricopre, dolce nettare d'api.
Durano solo il tempo di un bacio
dato per amore,
ma negli occhi rimarrà il loro colore.
Tulipani d'oltremare frastagliati,
petali nuovi,
già ponete un rimpianto
sulle mani che vi colgono, vi cingono.
Cade un petalo, senza fare rumore,
e già tutto sarà detto, sarà scritto.
sono foto sbiadite d'amore,
anche se nel cuore è fulgido ricordo.
La tua mano tenera mi sorreggeva,
lungo il percorso difficile della vita,
hai posto la base nell'anima mia,
donandomi il tuo calore,
donandomi l'affetto più grande.
Ed io, ti somiglio come una viola timida
che sboccia, senza chiedermi se sentirò male.
Mi sono persa un po', tra i miei errori,
ma tu luce, mi sei stato vicino
e continui con amore
a seguire il mio muto cammino.
come ieri,
in quella strada..
il nostro primo abbraccio.
Le parole non servivano,
perché i nostri occhi
fin dal primo istante,
disegnavano l'amore.
Le tue mani mi rapivano,
in un vortice di dolcezza.
Adesso ti guardo
e vedo ancora
quei ragazzi
che si tengono per mano
e si emozionano sempre più.
Perché quando si trova
il vero amore,
se lo capisce
in un piccolo istante,
un attimo che diventa
il tuo mondo.
lei sa dare
un bel fiore
un cuore pieno di cose nuove.
tanto le dico tanto
e lo ripeto
mille volte tanto
una sola cosa
dentro un infinito
in ogni senso
della sana ragione
pensando che lei
sia una stella
e deve sempre brillare
senza spegnerla mai
da insano sentimento...
Tanto tanto amore
a lei a voi
e a tutte le rose
che fioriranno
senza soffrire o morire
o dover tacere...
a far parlar le bambole di pezza;
che fiaba dietro l’altra tu consumi
come orsacchiotto del tuo lecca lecca.
Per te che in lesto progredir degli anni
infili vita nel primo anello oro;
che di stupor materno attese sazi
al nascer di felicità goduta.
Per te che al sorger del propizio giorno
stai a guardare l’alba, il sogno e il mondo
dentro due occhi ancora da venire
eppure innamorata già ti senti.
Per te che al primo volteggiar di gonna
al suon d’una canzone ti vezzeggi
e, briciola di donna, vai sicura
alla ricerca del tuo primo amore.
Per te che, furba, dopo colonizzi
d’altra esistenza quei capelli al vento
ed in un batter d’occhio apri e trastulli
le prime voglie in un qualunque posto.
Per te che a volte a testa e croce giochi
con le medaglie su altri petti appese
nel rischio odioso di lasciar morire
l’inizio ambìto di possibil trame.
Per te che in giorno di bouquet distendi
anima e corpo nella tersa coppa
e schiava e libera li agiti entrambi
sciolti nel corpo e in anima di lui;
per te che sposa affascini all'istante
fra trasparenze e benedette carni
per poi ricever del rapporto il sunto
e trattenerlo al tuo dominio netto.
Per te che i gemiti li ascolti forti
venir da grembo dall'amor difeso
e i gemiti domi insieme al tempo
perché nello splendor il figlio cresca
per te che quelle stesse eterne fiabe
ora le narri rivisitando gli anni
e bimba nuova incredula ti scopri
al vissero tutti felici e contenti.
Per te che del tuo ruolo avuto in dono
vagone fai da attaccare ad altri
mandando qualche volta alla malora
di femminilità lo specchio e il vero.
Per te che d’ogni lacrima fai conto
e conti non fai delle stille esterne
quando a convincerti ch’ognuno soffre
non ci si fa neanche all'evidenza.
Per te che all'avvizzir di propria pelle
t’intrappoli nel perché succede a me
e acida divien quell'espressione
testimonianza ritenuta eterna;
per te che alla fin ti abitui piano
e ancora accetti del sol palpate
fino ugualmente a risentirti bella
e con la vita inimicizia escludi.
Per te ho eretto una torre mozza
con i pilastri di cristal cobalto
al centro di filare a semicerchio
tra i riflessi di schiusi melograni.
Per te, donna, ho redatto con la firma
un trattato da seguace realista
sulle tracce di Venere imperfetta,
d’interminabili carezze ansioso,
dei pianti inammissibili irritato,
a zonzo tra felicità ammessa,
per consegnare ad una scia del tempo
l’innamorato ed il fallibil uomo.
e ad ogni passo sentire le spine.
Cercare il vento
che spazzi via le lacrime.
Gocce di sudore sulla fronte,
tormento interiore.
Tante domande.
Una più importante.
Le mie gambe un giorno
mi terranno
ancora i piedi?
Oggi il sole accarezza il tuo viso,
dopo tanto tempo,
un nuovo sorriso.
La speranza e il coraggio,
uniti all' affetto,
ti hanno fatto andare avanti,
curando corpo e mente.
Adesso gli uccellini
annunciano la primavera
e tu puoi raccogliere
finalmente spensierato
le margherite nel prato.
In tutti questi mesi
ogni cinque scipiti giorni miei
ti sei
venuta a sedere sui miei righi,
e con le tue parole e il loro calore
questo cuore
ha voluto credere di poter
essere un po’ meno maledetto.
Accanto al letto,
come la madre che non c’è stata
da bambino con gli incubi miei,
non sei
qui, non siedi sul vivagno
d questi bislacchi versi.
Si son persi
anche i restanti quattro caratteri
del tuo nome, insieme a un gradevole tepore,
che non ho cuore
di pronunziare, cancellati forse
come da cimosa sul gesso.
Ma forse non è tardi per chiederti il permesso.
ma con le cicatrici profonde
che mi ha insegnato
che il domani è un altro giorno.
Sorridendo ad ogni alba
ad ogni risveglio.
A chi mi ha insegnato
a restare sempre me stessa,
e controllare la gioia anzicchè piangere
e ricordare che dentro di noi
esiste la forza di camminare
a testa alta.
A chi mi ha insegnato
che esser forti sia una virtù
senza urlare ma cantando
e rispettando le opinioni altrui
nell'intelligenza e nella maturità.
A chi mi ha insegnato
che il nemico non esiste.
Ci sarà qualcuno o qualcosa che sparirà,
ma niente è nessuno
potrà mai cancellare
quello che fino ad oggi
è stato costruito
si cade e ci si rialza sempre.
I versi mai pubblicati
ma vissuti dalla tua anima bella
ti rendono ricco dentro.
L’acqua ti lambisce la schiena,
e mi ha promesso il mare
che mi porterà dentro la sua carezza
un giorno, così che mi sia permesso
guardarti dormire.
Nulla mi attrae più dell’Aurora,
ma il mio destino è dimorare sul
fondale, fin quasi nelle profondità
della terra dove i confini
restano ancora da scoprire.
La percezione del tuo respiro dentro
le nadi calma la mente, dandomi pace.
Una coscienza d’equilibrio e centralità
seda il mio piglio contumace,
fa sì che prana pervada il mio essere.
Ti rende a me un po’ meno intangibile
il tuo soffio vitale.
Ammansisce l’afrore, intanto la brezza
diviene via via più debole.
E ti fa da guanciale.
i miei silenzi abbracci
e fra i solchi del tempo
irradi la tua luce
s'arrende lentamente al tepore
se correre senza ali
o stender tra gli aridi rami il cuore
ed Eternamente ti amo!
T’amo d’un amor cortese
che nacque dallo sguardo
d’una creatura indefinita.
Amo quel tuo riguardo
e la grazia del tuo volto.
Emana in te purezza
e candore ogni cosa.
E amo cotanta bellezza.
Incrociando le altrui facondia
ci percepimmo a vicenda,
e generasti in me una felicità
di cui giammai farò ammenda.
Rivolgermi i tuoi lessemi fu
bastante per riscaldare d’amor
platonico questo frusto cuore.
Anelei, semmai l’alea largisse
un incontro, alla sola tua anima.
Parola d’impostore.
Mi piace pensare
che questo poeta
garzone al mastro
possa cadere
in errore, anzi debba
nel parlare maldestro.
Che quando si ama
non si sbaglia mai
e se l’amore è sano,
non può che restare
pulito come la tua
pelle color del grano.






