le stesse stelle ammirate fino all'alba,
si son del tutto perse, ormai ingoiate
da un cielo vorace che non amo.
Mondate d’ogni grumo degli affanni,
nella notte del più intimo riscatto
torneranno per spezzare quest’attesa
così che possa finalmente rivederle:
dal mare mio per sigillarne i riflessi
o anche da questa finestra perché io goda
del viraggio dei colori dal nero alla luce
ed incidere i sogni sul cobalto.
senza finzioni
amicizia d'anima
quella che se cadi
ti aiuta a rialzati,
vicini nelle avversità
dandoti il coraggio di proseguire
un'oasi di luce
uno stato interiore di armonia.
Il piacere di condividere.
Amicizia che lega
profondamente
comprendersi
e accettarsi spontaneamente.
Quel fiume di amicizia
che affidi parte di te
in questa vita.
Voglio che tu sappia
che fai parte
della mia vita
e che nulla
potrà separarci
da una tale meraviglia.
a te che piangi nella tua ora stramba
ma io non son capace di inventarmi
minimo appiglio dal quale cominciare.
Potrei provare a escogitare inganni
portando fiori che profumano perenni,
oppure Pulcinella all'istante diventare
per porgerti a mille sorrisi e capriole.
Potrei interpretare una canzone folle,
far levitare il corpo all'improvviso,
sommare all'assoluto zero l’infinito,
giocare al gioco che non so giocare.
Ma è meglio che mi metta nel cantuccio,
che scorti al confine il tuo dolore
e ti costringa ad alzare gli occhi
che rideranno alla nuova luna.
Sei icona forte e amena,
come speranza che arriva
e la vita che mi hai dato.
Ora, volto emozionale,vedova blu,
nel tragico sentire
del tuo esserci ormai breve.
Oh, il tramonto del tuo romanzo
e il suo cenacolo!
Oh, la grande opera
nel sorriso tuo di sempre,
fissato in foto
scattate quando le ore
erano dritte, lucenti,
fissate su forti pali d'acciaio!
per ogni tuo bacio dolce
e profondo.
Tu che dici d'essere introverso,
mi fai vedere un mondo,
attraverso i tuoi occhi.
Quale dirai?
Un mondo che mi fa battere il cuore.
Sai amore,
mi piace pensarti e così
immaginare
davanti a noi un prato,
dove correre e inseguirti,
accarezzarti dolcemente
con una margherita
la guancia,
sussurrandoti ti amo!
C’eri una volta
che le stelle scesero
le scale, voltandomi le spalle.
Restringesti il cielo, e c’era un prato.
Annerito dal sipario della notte.
Dentro la testa ho cose, non è sempre
facile gestirle.
Ma son tornate le stelle, e tu siedi
accanto a loro in questo mio teatro.
Tu non li vedi, sono solo riflessi,
i riflessi migliori dei migliori tramonti
sotto i quali da sempre insistiamo
per assistere ai riti dell’esser felici
che pensiamo un diritto acquisito
epperò… non lo siamo…lo siamo…
non lo siamo…lo siamo…
Ti verrà d’aumentar la frequenza
dei battiti tuoi delle ciglia stupite.
Sentirai un inizio d’umido agli occhi:
stilla di miele, la miglior testimone.
E intanto benvenuta è la pioggia,
la più amata che sia mai esistita,
teneri scrosci dei brividi d’Eden
che cadono muti sul cuore e le gote.
Avrai come freddo, anche d’agosto,
ma febbre non è, è tua suggestione.
Avrai come caldo, anche d’inverno,
ma caldo non è, è sudore alle mani.
Disteso nel mezzo di mezza noce,
barca sicura in un mare impensato,
è così che in fuga tu metti la morte,
che vita tu plachi e poi ridisegni.
Spogliato di scudi, di te solo armato,
alato nel cielo che annulla ogni età,
è così che infine il respiro rimandi,
che pane tu mangi e bevi emozioni.
Non tenertele strette, non sii avaro!
Non celarle nel sacco creduto proibito.
Raccontale!
Qualunque sia la collocazione
per te più consona nella vita
affronteremo il cambiamento
con la leggerezza della seta.
Dormono i nostri figli quando rientri
dal turno in refettorio, dorme l’uomo
anche lui stanco sui fogli dei suoi
silenzi a matita che non ce l’hanno
ancora fatta… ti aspetta il poeta.
Ascolta… il caldo calmo che da sotto la coperta
ti avvolge nel torpore, non è il fuoco del camino
…senti, non appartiene al vento nel fruscio delle
foglie oltre la soglia il verso che ti desta, stordito
lene, avviluppato nel divano tra il sonno e il vino.
Cerca tra una virgola e il rigagnolo delle parole
la grazia delle palle di vetro e la neve, la purezza
nel capovolgerle, non ho molto altro: a passeggio
su questo racconto raccoglimi… sono il bisbiglio
che scende come il sonno e la neve, una carezza.
il giallo addosso al freddo asfalto
o anche il volo di colombe nere
che impedisce di cader nel sogno.
I passi nei portici disegnano
le strane orme d’un cammin veloce
e silenzioso a me riappare il cielo
arcano, non sol per colpa delle nubi.
Di quali suggestioni Victor Hugo
poté servirsi al sorgere del verso?
Romanticismo lungi da venire,
ne fu, in tal quadrato, pioniere?
In questo stesso spazio dove allora
tremavano gli amor come le foglie,
forse Calliope dettò poesia
e poi sparì lasciando fertile la scena.
Nel blu d’ardesia a colorare i tetti,
calcaree pietre e mattoni eterni
ancora insistono a trovar la forza
di dare il là ad un mai morto tempo.
Non muor nella mia anima il coraggio
di impiccare - di là da Place des Vosges -
novelli specchi e ansie a tutte l’ore
almeno fino al tocco del tramonto.
Sorda a chiari avvisi
risposta affermativa data
all'eterna chiamata
di pace riposi.
Semplice,
come ruspante in vita
genuino amor di famiglia
gioia ed armonia
e fronzoli lasciati
ad addobbare alberi
per un Natale perenne,
il ritorno al Padre
che ricongiunge al figlio
lasciando incombenza
a madre terra
di alleviar le pene
a chi rimane
col suo ricordo.





