Ricordo anni lontanivissuti in percorsi rivolti a quel cielo ostile
con la speranza di deviare paure
che m'imbozzolavano in un'esistenza minima
trascinata su spalle e ginocchia piagate
facendomi piangere di dolore
per lo sfinimento dell'anima vessata.
Davanti a me s'ergevano costantemente
alti rovi di filo spinato a bloccarmi il cammino
respingendomi verso un rogo ardente
a torturare il mio io dolente.
Per molto tempo ho combattuto
per liberarmi da quei fantasmi
cercando di acquisire quella calma
raccolta in bei pensieri
riuscendo a recidere, a volte,
quella paura che albergava nel cuore
stracciando quei nembi
che mi opprimevano il petto
imparando, finalmente,
il discernimento del pensiero
atto ad allontanare la lotta interiore
rendendo lo spirito più leggero.

Io che mi immergo in quella distesa infinita, in quell' azzurro che si unisce al cielo.
Io che mi unisco al mare e sono una sua creatura, fatta di sole e stelle.
Io che divento leggera mentre il mare, mi avvolge e mi inebria e mi trascina.
Io che mi immergo in quelle acque, per rimanere lì per sempre ad osservare il cielo ed il mare.

Non c'è luce e né spiraglio intorno,
solo silenzio che mi stringe il cuore,
mi tuffa in quest'oceano di ricordi,
in quest'abisso ingrato e frastagliato.
S'io fossi il vento certo mi fermerei,
l'anima mia inquieta non sa nuotare,
vorrei il tuo respiro per venir fuori
ma più mi agito e più vado a fondo.


Se il tuo animo è inquieto,
se pensi a quello che vorresti e che non hai,
prova a guardare indietro!
C'è qualcuno che raccoglie le tue briciole!
Tornerai a sorridere, tornerà in te la pace!
Ti sentirai felice ed appagato,
mai turbato, triste e ingrato!
Non sei il primo, non sarai l’ultimo,
a pretendere più di quel che hai ma,
ringrazierai Dio per il suo Creato,
per tutto quello che ti ha donato!


Memorie senza spettatori.
Spettatori senza memorie
scrutano specchio infranto
cercano di ricomporre
testimonianze di un tempo perduto
sgretolato o dimenticato,
come quel calore
che non riescono più a trovare,
forse si è spento col giorno
che non riescono a fermare.

Vorrei naufragar in questo mondo
che tanto ingrato ha inflitto le mie pene,
che ancor non s’abbandona e non demorde
e mai concede attimi di respiro.
Vorrei conoscere la stirpe e il suo motore,
per scavar fin sotto le sue radici,
per estirpare il male che lo nutre,
per irrorare solo con misericordia.

uguali a quelle che verranno.
- se questa malinconia ci attira
-se questo è l’ appetito
- se a questo tesoro voglio resistere
dinnanzi agli entusiasmi delle acque schiumose
dei mari in tempesta
agli attorcigliamenti spensierati dei venti su nuvolosi cieli
che lacerano il velo della mia follia che mi fa’ discutere con Dio.
Così 'un tratto tace -sconfitta l' amarezza
innanzi a questi giorni sempre uguali ma pur sempre nuovi
in cui intravedo spettacolo d'eternità.
altro che penna e calamaio
umore scuro,peste nera
la confusione d’un vespaio
infuocato splende il cielo
ma anche il mio essere brucia
essi corrono in parallelo
mai si uniranno anima e fiducia
faticosamente, mi dissolvo,
in questa notte triste e scura
tanto vale che il disturbo tolgo
nella mia anima una vasta smagliatura

Oggi ho pianto
il tempo che fu
amico,
giocoso,
allegro.
Oggi ho pianto
il passato,
gli anni migliori,
unici,
grati.
Oggi ho pianto.
A la nostalgia
la sola gioia
per quel che non torna.
Oggi ho pianto
il tempo che fu
Nient’altro
ho in mano
da giocare.
A la nostalgia
il tempo che fu,
che non trovo.
Ov’è il grato?
Stillicidio perenne d’immagini
sbandierate immantinente
non allietano di certo la mente.
Da inviare al macero certamente
per ripulire liquame inquinante
che turba sentimento comune
in un tempo che tempo non è più.
Un tempo che forse mai è stato
ma ha rovinato di brutto lo stato
delle cose evidenti che sono
e che non saranno mai più.
Nel caldo ventre si sosta una volta
per non entrarci mai più.

Nei grandi grandi marmi effigiati;
Come idoli abbattuti
Tra girasoli secchi
A cosa
ti toglie...
A quanto
ti faccia sentire sola.
A quanto ti faccia sentire l'amore
Penso...
A cosa
sia la vita...
Quando non c'è più.
A quanto ti faccia sentire sola
Poi...Guardo il tramonto
poteva essere feroce,
Nelle fogne del cuore,
Ti lasci impastare con
I gesti di sempre.
Sorsi di caffè nero possono
Lavare quel che resta dentro.
E un passo dopo l'altro
Arrivi dove devi andare,
Ma rimangono solo arance amare,
Ed esse tolgono il sapore dolce
Che ti restava.
Un ricordo dimenticato,
A illuminare il crudo selciato,
Può un fiore crescere tra
Il nero catrame, ma certo
La sorte gli sarà grama
Senza nessuna cura e
Qualcuno che lo ama.










