
è quella che rimane attaccata al cuore
è l’aria che respiri
dentro un dolce buongiorno
anche con un bacio veloce.
E’ la sera la notte
è un sogno.
La donna più bella è quella che ti vede ogni giorno
anche se sei arrabbiato o annoiato
è quella che ti parla con gli occhi
anche quando stà in silenzio
quella che ride
anche se dentro il suo cuore è triste.
La donna più bella è umile
non ha bisogno di trucco o rossetto
perché basta che lui la osservi con rispetto.
E la voglia rimane
non va mai via.
La donna più bella
è quella che se la perdi un giorno
la perderai per sempre.
nel prato d'anemoni,
nutrendosi di nude membra.
Vento tu sei,
per me solo.
Il restante colto pensiero
oramai lontano appare.
S'ode del mare il frastuono.
Fumi di sabbia vicino,
striano il viso d'improvvisa vecchiezza.
Lascio il bastone sul viale,
sfioro il colore delle labbra.
I capelli si chinano sulle mani.
Tace il silente tiglio.
Parla il ridente giglio.
Amo d'amor infuso,
di castagno scuro miele
di bellezza perduto fiele.
Appari spoglia
da bianche vesti avvolta.
Di te assaporo quello che non c'è.
Concedi l'umido tuo pulsare
al mio crescente ansimare.
Lascia impronta
tu che nella brughiera svanisci,
come l'orizzonte ghermisce
l'ultimo gabbiano
prima della tempesta.
cerco pace su questo
E pace cerco
Un ristoro cerco
sui carboni ci brucio.
Voglio pace...per me...
Come ci si sente..
Il sommo Poeta scrisse il suo capolavoro durante la Settimana Santa di un anno, che egli riteneva più o meno alla metà della propria esperienza umana.
Momento cruciale di un'esistenza straordinaria...
Scrisse alacremente e con maestria impareggiabile dei tormenti dell'anima, del corpo e dello spirito, che nella mezza età probabilmente investono tutti gli uomini, senza eccezioni, ma che soltanto pochi sanno interpretare come la propria crisi esistenziale, ed ancor meno sanno meditare, riflettere e restituire all'Umanità, affinchè lungo le generazioni essa ci si possa rispecchiare e riconoscere.
Soltanto i Grandi riescono a dare gestazione e nuova forma al tormento ed alle ferite della propria esistenza, lasciando un'eredità degna di memoria e cresimata di saggezza.
Non sono semplicemente capace di tanto zelo, sebbene ammiri con tutto il mio cuore, e con tutta l'anima, chi ha potuto deliziare i posteri di tanta Arte!
Non scrivo perciò per nessun altro...Questa volta sono io medesima l'autrice e la destinataria, dentro un canale di comunicazione impallato in un circuito chiuso, che si fa cappio e non trasferisce nulla a nessuno, ma tenta disperatamente di disperdere l'energia distruttrice che devasta senza tregua.
E' il 13 dicembre. Santa Lucia protegge gli occhi, ma era, secondo la tradizione contadina, il giorno con meno luce di tutto l'anno. Due osservazioni, allora: oggi potrebbe essere il punto più scuro dello strapiombo, ma preludere ad una lenta risalita della luce; oppure oggi potrebbe rappresentare la metafora, dell'ennesimo inciampo in zona buia, dove conviene fermarsi, raggomitolarsi e guardare l'ultimo fiammifero, nel gelo della notte.
La stanchezza, l'astenia, le tenebre fitte intorno, e la coscienza del deserto deporrebbero per questo secondo scenario da favola gotica, ma anche da semplice fine-corsa, dove non rimane che lo spazio per un'ora di pietà e per un pugno di cenere.
Come ci si sente dentro la crisi in fondo lo so da sempre.
Ho avuto un Incontro. Abbiamo parlato, camminando.
Ho ammirato, atteso, amato fino a meravigliarmi; ho creduto, sperato e disperato fino agli asintoti dell'infinito.
Ho guardato di spalle Chi aveva preso al bivio l'altra strada e mi sono impalata ad attenderne un ritorno improbabile, fino a che il vento salmasto mi ha imbalsamato il cuore e gli occhi.
Ho raccolto una zolla ed ho piantato un fiore, angelo custode di una Poesia dei sensi..e delle lacrime calde sulle gote.
Ho ripreso a non vivere ed a respirare affanno.
Ho avuto il Silenzio. Mi ha posseduta la notte e stordita il giorno.
Ho avuto il Vuoto. Mi ha stuprata, padrone di ogni mia resistenza, e solo il velo delle palpebre chiuse mi ha protetta da ogni memoria del suo volto.
Ho avuto la Tentazione. Mi ha medicata un po' mentre stavo morendo; poi se n'è andata, beffarda, a godersi lo spettacolo dal palco d'onore.
Ho avuto un Incontro. Abbiamo camminato, parlando.
Ho avuto cura di ferite in tutto simili alle mie. Ho ascoltato e parlato; ci siamo fatti Compagnia.
Ho amato, nel tepore di primavera; ho posato lo sguardo su magnolie vestite da sposa.
Ho abbracciato e baciato sorrisi spenti da dolori antichi e sguardi in bilico tra la notte e il giorno.
Ho formulato voti e promesso ogni mio Bene ed ho saziato di mare di cielo e di ogni mio umore l'Uomo. Il dono.
Infine, ho raccolto da terra la mia anima scucita.
Ci si sente così, quando ti è donato di amare, senza essere amata; quando gli è donato di amare, senza essere amato; quando Amare è una tentazione disperata, alla quale non sai rinunciare, ma che è lì a portata di mano e ti aspetta per un nuovo massacro.
Mio padre voleva scrivere poesie
mia zia mi insegnò a cantare
lottai contro le mille ipocrisie...
Iniziai un dì di fronte al mare;
cantai giovanil tra aspri monti;
salmodiavo l'Eros che più che fare...
Tu mi ascolti e allòr ti prenda
quello spirito soave pièn d'amore
- che infante volle fuoco e ammenda -
che è quello di quel mistico fiore.
Costruisce allòr d'ingenio fronti
a muover cortese un caldo invito:
scolpire gli estremi orizzonti.
Non ho che
un lembo di cielo e passi di nuvole
su questo gelido inverno
caminetti accesi dai silenzi,
un libro,
una candela quando mi sei ricordo
il tempo su ogni cosa .
Un anno è una valigia
che non ha ritorno .
Nuovi occhi
nuovi sentieri
nuovi inizi
hanno un contenitore vuoto
due gambe per andare
due braccia per accogliere
e un cuore leggero
incartato con cura .
tra sussurri e peschi in fiore
quel sabato d'un pomeriggio rosa,
abbracciati da un raggio di sole
promettendoci amore eterno.
E se oggi stiamo ancora insieme
con pensiero e anima, c'è una sola risposta,
altra risposta non riesco a trovare.
L'amore ha trionfato e sempre trionferà,
tra limiti e barriere con la potenza d'un sentimento
anche se vissuto in sogno o realtà.
Tra dolorose malinconie prevalgono ricordi felici
bagaglio d'un tempo che ci apparterrà per sempre.
sopra freddi sampietrini
in questa sopportazione atea
di un dolore antico
e tra i graffi aperti
della mia solitudine
spreco pensieri...
cerco parole...
sperso tra campi
di brina intrisi
da tempo memori
di passati inverni
e sotto un piangente salice
raccoglierò gli infranti
sogni di una vita
... mentre lontana
una sirena lacera
la fredda aria
del mattino...
Parla vita: umilmente
abbiamo le mani alzate
- trafitti da arcana pena.
Mantieni la bandiera alzata.
Non basta un faraone: no.
Questo è fantastico:
lasciare che la fiamma arda.
Per qualcosa che è sofisticato
così ricercato nello studio.
Parla vita: Senza timore di vergogna
così sarai libera! E’ così stretta
la differenza tra di noi, che
impercettibile
lascia agli albori dell’essere
le necessarie differenze.
Una danza intorno ad un astro:
che ci accompagna.
Una meravigliosa coreografia di astri:
musei di costellazioni danzanti.
C’è voluto troppo tempo: leggiamo.
Contro la guerra è la nostra speranza,
per la vittoria del bene. Nuda la fé
si dona in danza, e lascia a tutti sognare:
prendi e prendi.
Così parla vita: come astro originario.
Parla con la poesia.
Sguardo felpato
una sola luce fioca in cucina
sagoma di madre intenta ai fornelli
pasto caldo per me dall'alba divisa tra studio e lavoro.
Quel buio... quel silenzio mi dissero tutto...
mai più ti avrei rivisto
mai più ti avrei ascoltato
mai più riparo nei tuoi sguardi
mai più coraggio nei tuoi abbracci
mai più te e me...me e te.
Quella muta oscurità mi tormentò
tutta la notte per poi
prender voce di padre solo all'alba.
Firmò la fine del tuo viaggio nel mio presente
cancellò la tua presenza dal mio futuro.
Guardai il vuoto oltre i vetri,
nulla sentivo... né rabbia, né dolore
nulla feci... né urla, né pianti…
sentii solo rimbombare nella mente
l'onore da perseguire e rispettare.
Mi alzai come automa e mi diressi
nel vivere il primo giorno
di nipote senza te.
Anima nera abitava in me,
colori sgargianti la vestirono
nessuno si accorse di lei.
E ancora oggi vive in me
domata, sì, ma visibile solo
a chi ella crede degno di te
degno di scoprir l'oscurità
dietro la sua luce.
si lascia sfiorare dal mare,
la sua anima temprata dal sole
custodisce desideri impazienti
di sgorgare in vivaci zampilli.
Incatenata da furia pungente
e da disillusioni asfissianti
vaga con mente ferrea,
ostinata tra valli e monti
nel trovare i suoi perché.
Vuole lasciarsi alle spalle
il dolore che la opprime,
ma esso batte e ribatte
contro le pareti del cuore.
Con ferite ancora brucianti
affida al vento urla di riscatto,
giustizia chiede per sé
che ha dato senza alcun risparmio,
senza mai volere o aspettarsi
qualcosa in cambio ma solo
con la gioia di donare armonia.
Torna in sé priva di risposte
con dolore ora fermo
e con ferite domate,
colma di coraggio nello spezzare
le catene di odio e ingratitudine.
Si desta dal suo torpore
si spoglia da inganni e ira,
impavida con passo deciso
oltrepassa avversione e irriconoscenza.
Il mare che dolcemente
ha placato i suoi tormenti
muta le blande carezze
in fieri saluti.
Presa piena coscienza
del valore che ha,
determinata giammai accetterà
d’essere incatenata nuovamente
da giudizi e pregiudizi.
Impedirà a qualsiasi ostacolo
di ostruire il suo cammino
alberato da sogni destinati a emergere.
torna a parlami il dolore.
Mi rifugio in pagine
di prosa e poesia
in cerca di conforto
che gli urli contro,
che lo metta a tacere.
Dinanzi a me storie vissute
di poeti e romanzieri d'ogni dove,
non mi importa quale sia il colore
se giallo, rosa o noir.
Conta che il loro dire
spruzzi tinte nel buio
a colorar il mio sopravvivere.
Mi perdo tra le loro parole,
senza indugio si raccontano
mi svelano ogni mistero
mi avvolgono in brividi tepori.
Dentro e fuori me
tutto finalmente tace...
ascolto ora solo il divenire
del mio sopravvivere in vita
e mi ritrovo a sorridere.
quel giorno, il mio volto privo
di equilibrio recuperò l'armonia.
E io son conscio, tristemente,
che tal momento non fu altro
che uno scherzo d'occasione
che un vivace tocco apatico.
Ah, quand'è che il Sole, e l'Universo intero
volgeranno il verso ai miei favori,
e mi daranno anche un dito
di un'anima disposta ad amarmi?
In fondo, che male avrei fatto, io
a nascer sotto l'alba dell'osceno?
Ho forse scelto io la difficoltà
del percorso che in me non è che un travaglio?
Vorrei sbrigliare le mie dure catene
e librarmi in spazi vuoti e spensierati
e trovarti ancora lì, nella mia direzione
a osservare la mia nuova leggerezza.
E in quel ritrovo cosmico
nella sua grandezza e ordinazione
io spero di farmi vicino, e nuovamente
tenderti ancora la mano.









