- Vivi -

- Muori -

- Illuminati -

- Oscurati -

- Scala il cielo -

-Inabissati-

le due voci dentro di te
i due te dentro di te

amati con la passione di un amante
odiati con la furia di un nemico

amore e odio antagonisti
si affacciano insieme nel tuo cuore

a cosa darai retta ?
all'istinto che preserva o a quello che distrugge?

- Proteggiti -
- Non farlo -

- Tienti stretto -
- Lasciati cadere -

a chi darai retta
dei due "chi" dentro di te?

- Io voglio restare -
- Io voglio andarmene -

quale "io'" ascolterai?
quale voce tra le due che senti?

ti sto invocando
afferra il mio richiamo ovunque tu sia

parlo alla parte che resiste
parlo al lato che che ancora palpita

allo stesso modo mi rivolgo
con fiducia anche all'ombra

sono la terza voce
quella che urla più delle altre

È solo un momento di sconforto
tra il volare e il non volare scegli prima le ali

non sfidarti, non combatterti
ma combatti e basta

sono la terza voce
da dove vengo decidilo tu

ma ascoltami
tra andare e restare scegli prima l'essere

sono la terza voce
non avere paura nemmeno della paura

sono quella voce che non ami né odi
sono quella che ti ama

ricorda, soltanto quella che ti ama.
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Profilo Autore: Sabyr  

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Sono io

spiga di Giugno intrecciata

 gentile di sole 

che il vento scontroso 

stringe. 

E sono io   

velo d’ansia coperta 

 luminosa di stelle  

che una lacrima assapora  e 

s’accheta. 

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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Scorre la sera
lenta
impalpabile
Scorre la sera
come una sigaretta
Guardo lampioni spenti
Guardo un cielo che non c’è
Un vecchio cimitero dorme…

E luci d’auto passano accanto
Qualcuno accende un’altra sigaretta
dietro la maschera
Qualcun’altro attende
alla fermata dell’autobus

Rumori che vanno
vite che vagano…

Io sono lì
o altrove
immerso nella pioggia senza luce

Rimpiango,
rimpiango dimensioni
e mi sento notte,
notte di me stesso
e son forse vita
oppure morte.
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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Indomabile e perversa
ambigua e confusa
danza e giostra
impalpabile e grave
torrida e gelida
nuda e coperta
fertile, arida
la mente
aperta, ottusa
mala - mente
dolce e acida
lieve e pesante
soffice e dura
coraggio e paura
divina diabolica
eterica, fisica
seducente e sedotta
attrattiva, repulsiva
limpida, torbida
la mente
mala - mente
razionale
irrazionale
affidabile, pericolosa
istintiva, ragionevole
bestiale, celestiale
opposta, duale
spirituale, sensuale
fragile, forte
ostinata, sfuggente
scostante, radicata
mediatrice, intransigente
sincera, subdola
pura, viscida
liscia, ruvida
sbandata, equilibrata
assente, presente
incompleta, totale
sobria, offuscata
facile, complessa
intatta, compromessa
chiusa, estroversa
femmina, maschio
lunare, solare
la mia mente
tutto e niente
mala mente
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Profilo Autore: Sabyr  

Questo autore ha pubblicato 288 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


Questa aria leggera
di poche parole
porta ricordi
e poche vocali
e sillabe mal messe.

Il vuoto riempie il vuoto
e si recide lo scricchiolio del tempo.
So cosa fare,
potrei essere male infernale
e invece mi ritrovo come un fiore di campo a godere
dell'aria della sera.

Bella questa vita che se ne va
e poi restano i versi del tuo compromesso.
Io vado dove l'anima è libera e occhi non la vedono.
Quando ogni male par ridere,
il silenzio compare e la tua vita s'avvolge d'ali
e un angelo indica il buio.

Un tempo scrivevo.
Un tempo che sarà altro tempo
mi vedrà anfora antica guardare quel tempo che fu dolore
Ultima lirica di mille altre che verranno
dove l'alba non ha notte
e le oscurità dipinte sono vite vissute.

Non amo i saluti che uccidono i vissuti.
Siamo solo fruscii che lievi lasciano tracce sulle anime,
niente più, niente altro.
E un sogno di ginestra custodirà i petali secchi
d'un'estate lontana che ancora mostra il suo calore
che nessuno potrai mai capire.

Mai ebbi troppe parole per parlare,
solo qualche verso
e quello che scrissi riempì i miei finti mondi
tanto finti da essere veri.
Ora finisce quest'ultimo rigo per tacere sul male ricevuto.

Cassandra senza ascolto
tace nelle voragini dei mostri marini.
Dorme il profumato tiglio
nel piano che cerca le sue note
nel mondo che nella sera si tinge le gote.

Porgo finzioni alle finzioni
brucio nella Ilios ferita dai cavalli Achei
e guardo il limite del mare
dalle terre d’Otranto
dove il tramonto non esiste
se non nel luccichio segreto dell’alba.

Il castello sogna albe e tramonti
divisi dai mari
che indossano gli ossimori per non incontrarsi.

Le corde che penzolano dalle case
impiccano l’aria appiccicata
che sale arrampicandosi sulle finestre
e gechi immobili fissano le pagine d’un diario
attraverso vetri di piombo.

Ricordo solo ora la dolcezza del risciacquo
che accarezzava la sabbia di cotone
e vedo nuovamente quel fazzoletto bianco
che s’agitava alla brezza legato.

Le navi d’Ulisse vagano nel Mediterraneo
e la mia mente scruta un passato sotterraneo
prigioniera degli incanti di Circe
soggiogata dalla giovane visione
del porto vecchio.

Sono vecchio
nel destino dei viali senza ritorno
nelle schermaglie delle battaglie inesistenti
tra le onde dei mari e quelle dei pensieri
tra un passo in salita
e il cerchio della luna preso fra le dita.

Vorrei dire
“cantami o Diva del pelide Achille”
per narrare le mie profondità lignee
per urlare poemi abbandonati
negli scogli degli errori.

Attendo eteree vesti bianche
nel sermone cantato dal tempo
nelle lezioni che queste erte mura danno
mentre appoggio membra distratte
nell’immaginifico orizzonte,
mentre i miei occhi vegliano la notte.

Ecco il vento
e i suoi sussurri leggeri
che ancora vogliono raccontare
le storie…
Ed io mi perdo in distese di prati gialli
lontano dalle acque
lontano da ciò che amo.

Muoio cosi nell’appoggiare il mento
sulla mielosa pietra
stringendo il mio poema
e sono Oriente
e mare
e terra.
In questa Otranto dimenticata
nel cuore d’un agosto
che mai ebbe vita.

«Cantami amata mia musa dei tuoi occhi, io che non vedo, io che per vivere ogni volta devo morire nella sera nei tracciati delle stelle, nei declivi della terra, nelle terre arse e brulle, nelle fronde dei mediterranei pini. Io che come Ulisse viaggio senza tempo per mari inesistenti alla ricerca della mia persa Itaca»

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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«L’aria tersa del crepuscolo
del mostrare sprazzi di perché
era dimentica
e il cielo s’inclinava
come un tavolo senza gambe.»

Come polveri di rosse terre lasciavo andare i pensieri nel vento del pomeriggio cercando specchi nelle pozze d’acqua d’un trascorso temporale.
Le vie fangose, così ruvide nella loro ghiaia vecchia, parevano addormentate fra solitudini dimenticate e carri di legno che in ectoplasmi correvano senza essere trainati.
Il verde olivastro d’alberi morti non esisteva oramai più e, se le tonalità sfumate di gialli e bianchi
parevano ancora ornare i campi, qualche spelacchiato stelo d’erba s’arrampicava verso l’alto abbarbicandosi a tronchi centenari rimasti immobili nel loro finire.
I miei passi avevano suole rese pesanti da umori invernali e nell’incipiente senso di primavera si scuotevano senza riuscirci di fardelli non voluti.
Le gambe parevano curve e instabili e le mani erano scolpite da solchi di linfa antica.
Nello sguardo le ciglia s’appoggiavano al cristallino coprendo i trascorsi e donando aspetti canuti che esaltavano il contrasto interiore dell’anima.
Nei gesti ricamavo dipinti immaginari sugli orizzonti e distinguevo in modo confuso figure conosciute che volevano ancora sopravvivere al tramonto della strada.
Tremante nella mia balbuzie cognitiva saltavo di vita in vita e di tanto in tanto, nell’andare del passo, allungavo le mani cercando di catturare quei quadri d’impressionismo.
Ero forse anch’io una linea di sottile colore ad olio stesa su una tela appesa a disadorno muro,
fra anfratti di povere lasciati nel sonno del tempo.
Avrei potuto mai vedermi in quel quadro?
Un uomo solo nel rupestre divenire d’un tramonto…
Me ne andavo così, fra le mie anime, felice d’un giorno vissuto e mai passato perché quando la vita intinge il pennello nei colori mai svaniscono del tutto e io, seppur etereo, ero parte di quella ancestrale composizione.

«Parlami ancora dei marittimi declivi,
dell’onde fragili che amavano morire
senza aver mai vissuto,
dei viali fra margherite ed erbe
fluttuanti anch’esse ai venti bizzosi dell’Oriente.
Parlami e t’ascolterò
perché ancora qualche sprazzo di colore
attende d’esser steso»
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

Questo autore ha pubblicato 202 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Nel silenzio del tramonto
resto ad ascoltare la tua voce
quel suono mi accompagna
nella solitudine della notte.
Polvere di parole
senza tanti perchè
fanno ancora male.
Lotto contro il tempo
pietra su pietra
crollano come foglie
strappate dal vento.
Forse ho solo bisogno
di appoggiare la testa
e chiudere gli occhi.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

Questo autore ha pubblicato 815 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Del mio amore per te

parlai col vento

nel giardino delle fresie.

Un falco danzava intorno

poi volò lontano verso il mare

là, dove si spegne il sole.

Raccontai di notti ardenti,

di giorni felici e intensi

e giuramenti d'amore

senza dubbi o pentimenti,

e dell'inganno della vita

che ti condusse lontano

nella strada verso la Luce

lasciando che il tuo amore

mi abitasse per sempre.

Nuovi percorsi si presentarono

cercando di confondermi

ma ritrovai la sola strada

che potesse ricondurmi a te,

amore mio.

Sono certa che questo zefiro gentile

saprà raggiungerti e raccontarti

ciò che tu hai sempre saputo.

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Profilo Autore: genoveffa frau  

Questo autore ha pubblicato 351 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Nelle ore cieche

a tentoni cercai luce,

cercai te.

Trovai ceri spenti

e matite dimenticate.

Scrissi della felicità

e dei sogni mancati.

Pareti ferite dalla luna

accolsero nostalgici versi

mentre l'orologio impazzito

nel silenzio scandiva un tempo

che mai più sarebbe tornato.

Nell'adagio della notte

chiusa nella gabbia dei ricordi

attesi di poterti ritrovare.

Impaziente la tigre ruggiva.  

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Profilo Autore: genoveffa frau  

Questo autore ha pubblicato 351 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
L'asceta buio tempio
Innegia salmi -
Tempora invernale.
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Profilo Autore: Fone  

Questo autore ha pubblicato 177 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Consigli dal dirupo:

abbraccia l'albero
che ti corre incontro.





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Profilo Autore: Tea  

Questo autore ha pubblicato 49 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Movimento tellurico
nel cuore,
marea di negative
foschie torve,
moviole rarefatte
a intermittenza nell'anima,
copiose lacrime sorde
cristallizzate,
polline gridellino
nel vento di bufera,
petali di fiori innocenti
strappati dispersi
sul terreno mescidato
con zolfo,
steli spezzati con mano
unta di bile guizzante,
ricordi schiaffeggiati
dal baleno del dolore
sull'altalena della
mia vita!
Ma a che serve il lamento
se lo ascolto solo io?
A che serve piangere
se lo ascolto solo io?
A che serve stare male
per soffrire di più!?
Alzerò lo sguardo
verso il futuro
e ricomincerò da capo!
Nel ruggito del nuovo io
riflesso nel cercare
la mia vita vergine
nel rinascere
su policromi arcobaleni
di rugiada sfavillante,
che vale più
di questo salto
nella fossa dove i leoni del duolo
non aspettano altro
che divorarmi boccheggiante!
Mi alzerò dal suolo di zolle,
mi asciugerò il viso
con raggi di stelle
e accosterò la mia figura
a unguenti ai fiori di bach.
E volitiva uscirò
dalle parentesi
che mi sostano
legandomi al nodo
del tempo annientandole,
abbraccerò giulivo
il domani come
se fosse la prima volta
e rincorrerò la mia essenza,
che vale più
della mia assenza
in questa astratta sospensione
del mio essere
che imprigiona solo
la mia volontà
di rinnovare il mio fato in
rizoma di rinascenza!
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

Questo autore ha pubblicato 448 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Vorrei fermarmi
da questo viaggio della vita.
Prendo per mano
il silenzio
e osservo il rumore della solitudine.
Riconosco le emozioni,
senza bisogno di parole
dimentico ciò che cerco
alla deriva tra sogni e futuro.
Parole e rarità di eleganza
si regalano senza fine
e senza speranza di rinascere
dalla cenere
e razionalizzare la sofferenza
guardarsi e sorridersi.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

Questo autore ha pubblicato 815 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Non so...
Non so far nulla!
Non so odiare
per questo fa male
sentire troppo dentro,
quando scoppia il cuore
nel petto!
Non so maledire
per questo
mi spengo alle ingiustizie
quando investono
il mio destino.
Non so voltare
le spalle all'indifferenza
perché voglio spaccarla
frantumando
la sua durezza
fatta d'egoismo.
Non so gridare
perché non ha voce
la malinconia 
mentre resto a guardare
le mie piaghe.
E non so sopportare
tutto questo fardello
che mi ammaestra l'anima
ad essere ciò
che sono oggi,
granzie a questo!
Non so...
Eppure
ho sempre saputo
cosa fare
poiché non sono fragile 
al contrario 
sono molto più forte 
della corazza di ferro 
che indossa il mio cuore!
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

Questo autore ha pubblicato 448 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Vorrei che parliate di me
vorrei che mi ricordate
con allegria
la parte migliore di me.
Vivrò la vita
in un solo attimo,
respirerò,
vivrò e sognerò
di aspettare un segno
una nuvola che graffia il cuore.
Quell'attimo
che mi cambi la vita,
quell'assenza
che logora la mente,
gli occhi guardano
il giorno che muore
per rinascere il giorno dopo.
Leggo fra le righe del cuore
il tempo che non si ferma
e le lacrime
grosse come granelli di sabbia.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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