Come ci si sente..

Il sommo Poeta scrisse il suo capolavoro durante la Settimana Santa di un anno, che egli riteneva più o meno alla metà della propria esperienza umana. 

Momento cruciale di un'esistenza straordinaria...

Scrisse alacremente e con maestria impareggiabile dei tormenti dell'anima, del corpo e dello spirito, che nella mezza età probabilmente investono tutti gli uomini, senza eccezioni, ma che soltanto pochi sanno interpretare come la propria crisi esistenziale, ed ancor meno sanno meditare, riflettere e restituire all'Umanità, affinchè lungo le generazioni essa ci si possa rispecchiare e riconoscere.

Soltanto i Grandi riescono a dare gestazione e nuova forma al tormento ed alle ferite della propria esistenza, lasciando un'eredità degna di memoria e cresimata di saggezza.

Non sono semplicemente capace di tanto zelo, sebbene ammiri con tutto il mio cuore, e con tutta l'anima, chi ha potuto deliziare i posteri di tanta Arte!

Non scrivo perciò per nessun altro...Questa volta sono io medesima l'autrice e la destinataria, dentro un canale di comunicazione impallato in un circuito chiuso, che si fa cappio e non trasferisce nulla a nessuno, ma tenta disperatamente di disperdere l'energia distruttrice che devasta senza tregua.

E' il 13 dicembre. Santa Lucia protegge gli occhi, ma era, secondo la tradizione contadina, il giorno con meno luce di tutto l'anno. Due osservazioni, allora: oggi potrebbe essere il punto più scuro dello strapiombo, ma preludere ad una lenta risalita della luce; oppure oggi potrebbe rappresentare la metafora, dell'ennesimo inciampo in zona buia, dove conviene fermarsi, raggomitolarsi e guardare l'ultimo fiammifero, nel gelo della notte.

La stanchezza, l'astenia, le tenebre fitte intorno, e la coscienza del deserto deporrebbero per questo secondo scenario da favola gotica, ma anche da semplice fine-corsa, dove non rimane che lo spazio per un'ora di pietà e per un pugno di cenere.

Come ci si sente dentro la crisi in fondo lo so da sempre. 

Ho avuto un Incontro. Abbiamo parlato, camminando.

Ho ammirato, atteso, amato fino a meravigliarmi; ho creduto, sperato e disperato fino agli asintoti dell'infinito. 

Ho guardato di spalle Chi aveva preso al bivio l'altra strada e mi sono impalata ad attenderne un ritorno improbabile, fino a che il vento salmasto mi ha imbalsamato il cuore e gli occhi. 

Ho raccolto una zolla ed ho piantato un fiore, angelo custode di una Poesia dei sensi..e delle lacrime calde sulle gote.

Ho ripreso a non vivere ed a respirare affanno. 

Ho avuto il Silenzio. Mi ha posseduta la notte e stordita il giorno.

Ho avuto il Vuoto. Mi ha stuprata, padrone di ogni mia resistenza, e solo il velo delle palpebre chiuse mi ha protetta da ogni memoria del suo volto.

Ho avuto la Tentazione. Mi ha medicata un po' mentre stavo morendo; poi se n'è andata, beffarda, a godersi lo spettacolo dal palco d'onore.

Ho avuto un Incontro. Abbiamo camminato, parlando.

Ho avuto cura di ferite in tutto simili alle mie. Ho ascoltato e parlato; ci siamo fatti Compagnia. 

Ho amato, nel tepore di primavera; ho posato lo sguardo su magnolie vestite da sposa. 

Ho abbracciato e baciato sorrisi spenti da dolori antichi e sguardi in bilico tra la notte e il giorno.

Ho formulato voti e promesso ogni mio Bene ed ho saziato di mare di cielo e di ogni mio umore l'Uomo. Il dono.

Infine, ho raccolto da terra la mia anima scucita. 

Ci si sente così, quando ti è donato di amare, senza essere amata; quando gli è donato di amare, senza essere amato; quando Amare è una tentazione disperata, alla quale non sai rinunciare, ma che è lì a portata di mano e ti aspetta per un nuovo massacro.

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Insideout  

Questo autore ha pubblicato 2 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Commenti  

miranda
# miranda 09-01-2022 20:44
Ciao, commento volentieri questa tua bellissima,delicata e malinconica introspezione sperando di esserti un tantino di conforto, e disperdere così il peso di quell'energia distruttrice che pervade il tuo animo.
Sarà questo freddo, questo paesaggio in bianco e nero che strugge... sarà che come te, sto da tempo ad osservare l'ultimo fiammifero nel gelido buio della notte.
Come te, ho ammirato e ammiro, ho amato e amo con tutta l'anima.
Ma non ho potuto cogliere quel fiore, che è sbocciato proprio lì, all'improvviso. Ho detto addio all'amore con tanta sofferenza nel cuore.
Morale della favola: non sempre chi ti gira le spalle, stringe in pugno il magico talismano della felicità.
Miranda

Collegati o registrati per lasciare un commento.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.