Tutte quelle cose e le altre
stanno nel dentro in incognito
maschere, trucchi, ombre leste
d’oceani ricevuti lentamente.
.
Sa d’infinito quell’indisponibile
che si centellina per assaporare
aldilà d’ogni volontà razionale
d’ogni abitudine e situazione
com’anche quel che si sogna.
.
Così fu inseguita invano
senza mai essere raggiunta, Dafne.
Non c’è Dio che possa davvero
amare ciò che si trasforma di notte
in pianta, in fiume, in alba, in fine.
.
Così noi vorremmo accedere
all’inaccessibile, se non per piccoli morsi
concessi dalle cose viste e toccate
quando ci è stato consentito farlo.
E stanno
seduti al molo che guarda la marina
fissi, bruciati dal sale, occhi stretti,
piagati i volti per il tanto sole.
Le mani contorte, callose
al ritirar le reti ogni mattina
e le battaglie con il troppo mare.
Stanno aspettando forse una sirena
quella che promette un’altra vita
su isole lontane e un calmo stare.
Ed una fine adatta al pescatore.
del crepuscolo diurno,
l'intangibile emisfero
si dischiude come una rosa,
un palcoscenico di lapislazzuli,
dove la stella primigenia danza.
Navi aeree di effluvio etereo
delineano sentieri nel blu profondo,
simili a scrittori celesti
che intrecciano la narrazione universale
sulla tavolozza
astratta per l'eternità.
Quel crepuscolo,
percettibile direttore d'orchestra
dal tocco magico,
guida il coro cosmico
in un concerto terrestre.
E l'oscurità, quel sipario,
impalpabile velluto sottile,
si solleva in maniera impercettibile,
rivelando l'infinito sublime,
stupore d'animo!
Là, dove il diurno
e il notturno si fondono
in un bacio platonico,
nell'effimera danza che rivela.
Il cielo serale si colora
di un rosso audace e vivace!
E le nubi, quei galeoni spettrali
in perpetuo movimento,
navigano verso l'ignoto,
cariche di pensieri onirici.
Così, sotto il cielo vespertino,
rifletto sull'esistenza transitoria,
e mi smarrisco
come piuma al vento,
nel suo intenso abbraccio,
profondo e misterioso,
un teatro cosmico!
Dove ogni stella è un sogno,
un delicato anelito eterno,
e ogni tramonto è foce d'addio,
ma anche un tacito fausto ritorno,
nell'alta quota della vita!
Una foglia smarrita
Accanto a uno stagno
Circondato dal fango
Respirare sogni malconci
Ascoltare voci interrotte
Sentire dita tremanti
Sfiorare la nudità
Di piccoli mondi
Accade ogni giorno
Nel sentiero di un bosco
Dove soltanto la luna
Mostra il suo lato nascosto
Imperterrito come la fame
Mi domando chi sono.
Per tutte quelle imprese giovanili
anche se compiute a settant’anni
per le bandiere che mi porto dentro
che dan colore a ciò che mi circonda
e al cuore quel decoro necessario
con la ricchezza di credere davvero
ad una mano che dolce m’accarezza.
nei silenzi assordanti
dei nostri giorni.
Dietro alle vetrine delle esposizioni
di artefatti sentimenti
da mostrare alla ressa!
Abbiamo bisogno di sognare,
ad ognuno il suo palpito di brama.
Ne abbiamo bisogno per vivere
come l'aria per i polmoni,
ne abbiamo bisogno
per camminare ancora
lungo il boulevard della vita,
per poter sperare ancora
in nuovi spontanei sorrisi
nutriti dalla pioggia di speme!
Incessante è il bisogno
di sognare un biglietto
di solo andata,
verso quel viaggio nel tunnel
dell'anelata felicità
che trabocca luce d'albore all'infinito!
Meraviglioso è vivere ancora
di chimere in ogni respiro profondo,
per elevarci come angeli
nelle limpide bolle del fato
che ci conduce nella corrente
più veemente del traguardo
che ci solleva dagli affanni.
Abbiamo bisogno di sognare,
per non essere scheletri abbandonati
nelle bare delle codardie
nelle profondità dell'infame
carestia del pessimismo!
Sogniamo, sempre,
ognuno di noi la propria brama,
poiché sia imperituro
per il proprio benessere
nei vacilli degli ostacoli,
a renderci degni nella conquista
di ogni compimento.
dell'essere incostante
ove il chronos urge
e fluisce incessante,
si dispiega una danza
di affetti e aspirazioni,
come vortici di penombre
e chiarori da tessere
in boccioli che sbocciano
lenemente per divenire.
E in questa complessa
trama di intrecciati fati,
si nasconde l'enigma
di un'anima cinta di sofferenza,
sopprimendo i singhiozzi
in quei calici dolci e amari,
nelle visioni frantumate,
quali serafini dalle ali distorte!
L'esistenza,
un dedalo di ardue scelte,
dove il cammino
si dipana in vacillanti passi,
i pensieri si smarriscono
fra meditazioni e disinganni,
sotto sottili fardelli
e persistenti inquietudini,
a ornare ghirlande
di lacrime e speranze.
Qual flutto remoto
che defluisce imponente,
così si manifesta la vita,
radiosa e sfuggente,
fra carezze dell'alba
e patimenti funesti,
ci incanta e rapisce,
senza scampo né evasioni.
E nei meandri del crepuscolo,
nelle oscurità dell'animo,
le parole melliflue
divengono canto e armonia,
un concerto di sensazioni,
con accenti di tristezza,
fra amori perduti
e passioni irrecuperabili,
nelle perle della vita.
E in quelle allegorie
di questo cosmo lirico,
si intona la speranza,
ma anche il rimpianto,
come un vento furioso
che insegue le ore,
ove il passato e il domani
si amalgamano in concordia.
E così, fra versi labirintici
e termini esoterici,
ricerchiamo un significato,
un movente nell'essere,
poiché anche nella malinconia
come nello sforzo,
l'essenza bisbiglia parole
di perseveranza.
E questa vita,
un dipinto di cromie
e gradazioni policromati,
dove il gusto dell'affetto
si intreccia al tormento,
come germogli che erompono nell'agonia dell'esistere,
un aroma eterno,
che non segue sempre
il proprio flusso, segue la sua scia.
E così, in questa percezione,
il cuore si dilata
e si rivela nella sua tenerezza,
sonda gli affetti più reconditi,
come un oceano in burrasca,
dove lo spirito si emancipa,
nella sua forma più consona,
e accetta consapevole
ogni mutamento nel suo seno
come un inquieto infante
da nutrire e coltivare,
fino all'ultimo respiro.
Attraversando
la città
mai esistita,
senza tempo
appare
nella mia mente.
Distendendomi
tra le vie,
ignoti profili
senza
vita
mi oltrepassano.
un vento
attraversa
la mia anima,
si distende
tra i ricordi
delle strade
che mai ho
percorso,
vento caldo
di un’estate
passata,
portatrice
di un
dolore
affascinante:
attraente
come il
Sole,
crudele
come i
ricordi
della vita.
di tutti i punti all'origine
Dio scagiona le creature
dalla prigionia verticale
dell'ordinata.
In questo gioco
alla sottrazione
le geometrie invisibili
si innestano alle
rette che rifiutano d'incontrarsi.
È il chiasmo della caduta
terrestre.
Nel piano, Dio, derealizza il progetto.
E nell'umile condizione orizzontale
dell'ascissa, riduce
l'ambizione egoica
di essere un suo pari.
davanti ai miei occhi che mi nasconde i fiori, le farfalle ed i loro colori,
mi fa sentire padrone del niente
e nel niente mi perdo come un pesce d’acqua dolce nel mare.
Qualcosa c’è
che ci divide come uno specchio messo di traverso tra di noi
dietro il quale ci sei ma non ti vedo,
chissà quale colore hai nei occhi adesso.
Ti penserò come una candela spenta dal vento,
ricorderò il tuo vestito bianco come uno straccio nero
e se mi chiami non risponderò,
sognami se nevica
sognami quando il vento muove le campane la domenica mattina
sognami come un angolo di cielo dove c’è ancora il sole.
Una valigia piena di tempo perso,
l’ultimo treno perso anche quello
ed un angelo
senza le ali che cade nel mio letto.
Dimmi che non è un sogno
...fammi sentire la tua voce!
ascolta la musica del mio cuore che batte per te
come un attore che non sa fingere
e soffre come un cane abbandonato dal padrone.
Qualcosa c’è
tra di noi che non finirà mai,
sarà che ogni volta che ti volti indietro leggi i nostri nomi scritti sul vento
sarà che è impossibile cancellare le ferite di un fuoco che mi ha scottato
sarà che in nessuno troverai quel che ancora non ti stanchi di cercare in me
ignorando un’amara verità di fondo
tutto ha una fine e non c’è niente d’eterno a parte l’amore che provo per te,
sognami se nevica
sognami quando il vento muove le campane la domenica mattina
sognami come un angolo di cielo dove c’è ancora il sole.
chiudi gli occhi
e fissa quella linea immaginaria che segue il vento perso
a disegnare una danza disperata in cerca del niente,
un concetto difficile
per chi ha tutto e non ha neanche chiesto per averlo.
Sul binario sette
passa senza fermarsi un treno con destinazione ignota chiamato tempo,
chiudi gli occhi e prendilo al volo
perché la vita è una scommessa, un rischio, un salto nel vuoto
e libera di prendere e lasciare
per ogni persona ACCETTARE è la risposta definita,
quella che possiamo accendere
con una sigaretta tra le dita, un cero in chiesa
o soltanto
con le 37 candeline sulla torta d’una festa a sorpresa,
il compleanno di L'Aura .
Alla stazione in una giornata di vento
cammino sulle rotaie di un treno che non passa
con l’erba cresciuta tra ferro e legno
giocando con i miei passi incerti sulle verghe
e penso che il tempo
che arrugginisce i metalli e corrode il legno
come un tarlo impazzito che vomita segatura
sia soltanto un vento
che corre tra gli alberi spettinati che lo applaudono
da sempre e per sempre
in fuga dal niente per arrivare al niente
perché il tempo
allo specchio si chiama vento,
qualcosa che nessuno vede
ma tutti sanno che esiste
per questo la sua forza affascina
ma in questi giorni senza sole ne speranza
fa solo paura
Alcuni son copiati e ereditati
altri li guida il caso ad esplorare.
Passetti incerti che spesso fan cadere
tanto per scoprire un’emozione.
Qualcuno dice che non vanno oltre
alle gonne di una donna che richiama
per educarti e anche abituarti
ad evitare rischi e andare avanti.
Ai passi fatti seguono le voci
di chi ti chiama indietro per tornare
altri ti portano via ed è per sempre
e se ritorni poi non trovi niente.
Nessuno li ricorda
sono miliardi i passi che si fanno.
Poi ci son quelli che vanno sempre oltre
non puoi fermarli, sono indipendenti
hanno una guida che sempre si nasconde
stanno dietro una linea di confine.
dove l’ombra che c’è è molto fitta
e i passi fatti non sono una misura.
Del mare gli scogli,
dei monti le vette impervie
le nubi insistenti, le frane,
dei fiumi la parte irruenta.
Dell’animo lo spirito combattivo,
le profondità, il silenzio, la guerra.
Dell’amore il dolce frastuono
la complicità della sensualità,
gli occhi digiuni e affamati,
il cuore che batte e che sbalza
come giovinezza mai sazia.
Dei sogni l'assenza evidente del senso,
la parte segreta, le nebbie fumose
del desiderio nascosto.
Dell’alba il tempo che passa
e della notte il tuo corpo.
in questa notte senza sogni.
Un amico, leale, sincero,
l'amico di sempre.
Giriamo in macchina
tranquillamente,
senza meta,
Vasco come sottofondo
e fuori...
Il mondo.
Una sigaretta,
aspiro fino in fondo,
la gusto,
senza fretta.
Parliamo
delle nostre gioie
dei nostri guai;
di come eravamo,
di come non saremo mai.
Non voglio pensare
a domani,
quando la vita
ci riprenderà,
obbligandoci ad essere
"qualcosa",
ad indossare una divisa,
sempre più stretta.
Adesso sto bene,
annullandomi
in questo mare,
alla deriva del niente.
Ne accendo un'altra,
mentre
timida l'alba
fa capolino.
Ancora un attimo,
ancora un sospiro...
Ecco...
"Languido"
ma implacabile,
il mattino...






