Vestita di vuoto e solitudine

e di un silenzio che urlava,

io andavo, tra alberi senza colore,

scheletri come l’anima mia.

La fragilità è foglia,

scricchiola mentre muore

come me, sbattuta dalle tempeste.

Si tocca  lama più affilata

nella tana del serpente, 

quando strisci e tocchi il fondo,

è una lotta corpo a corpo.

Sfidai lo stanco respiro che frustava,

s’alleggerirono i venti

tra foglie smeraldo e silenzi

fattosi di pace.

Il serpente nasceva a nuova pelle,

lo scheletro della mia anima

dalla sua forza

come alberi nudi a primavera…

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Profilo Autore: Giò  

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Commenti  

Manuele*
+1 # Manuele* 10-11-2020 13:59
vedo in questa poesia il racconto del dolore che si attraversa prima della (ri)nascita. Bella.
Giò
+2 # Giò 10-11-2020 15:45
Si, Manuele, proprio cosi.
La rinascita dopo il dolore, la sofferenza psicologica, un periodo buio. Mi fa piacere che ti sia arrivata.
Grazie per esserti fermato nel mio angolo di poesia.
Ciao...^.^

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