alle prime luci dell'alba.
Ascolto la sua melodia,
fatta di allegria e dolcezza.
È ancora buio
e tu sei sotto le coperte,
accanto a me.
Penso a non svegliarti,
magari stai sognando.
Ho voglia di baciarti e stringerti.
Accarezzo delicatamente
le tue mani,
finché non sento le tue dita
che s'intrecciano con le mie.
E così che con quel gesto,
inizia la mia giornata.
Complice del tuo amore.
Ti amavo in quel letto cosparso di sale,
ti volevo sapendo che mi facevi del male,
nascondevo le lacrime e ti sorridevo,
perché stare con te era tutto quello che volevo,
le sofferenze erano lividi sul cuore,
ma tenevo il dolore per questo assurdo amore,
mi guardavo allo specchio e non leggevo un senso,
schiavo dei tuoi occhi mi perdevo nell’immenso,
sterile quel coraggio che non ho mai avuto,
il demonio dagli occhi belli l’ ho sempre voluto,
svuotavo la ragione per non voler vedere,
più ti amavo e più ti davo potere,
e fino alla fine ho tenuto gli occhi chiusi,
sanguinando dal dolore tra ferite e abusi,
adesso che mi hai perso e non puoi più tornare,
non trovo una spiegazione per non averti saputo odiare.
Dopo aver parlato a bassa voce al cassetto
della sua scrivania sotto la finestra aperta
sul parco, un’amica lasciò arrivare col vento
una virgola del suo bel narrare ricoperta
da un impermeabile color della mia matita.
Così ho ascoltato il vento cercare la pioggia.
La rincorreva oltre le cime bianche, tra i vicoli
dei borghi approssimati, lungo la piccola roggia
e i corsi d’acqua prorompente, sgorgante da
sorgenti ghiacciate, come le mie mani, limpida
come gli occhi di chi non teme d’esser giudicato.
La cercava, stanco di soffiare, farsi timida
pioggerella per potersi addormentare, con lei
che sapeva suonare come nessuno mai i tasti
del suo pianoforte e tradurli nel perdersi, magari
anche solo, nel seguire il volo con i suoi contrasti
di un uccellino, lento e poi veloce… lei che aveva
mani di cristalli, chicchi gelati, e cuore di zampilli,
delicati, come la notte e impetuosi come tempesta.
Perché ci si ama così, come tra corde di violoncelli
sfregate follemente, nel suono denso della tormenta.
Come la disperazione di chi sa d’amarsi oggi e mai
più, di chi sa cos’è l’amore e non sa come fuggirne.
E la cercava inconsolabilmente, e miseramente assai
pregava di non incontrarla… perché ogni volta era
come morire: non ci si può amare nella disperazione
di una tormenta, no… ci si ama disperatamente, poi,
disperatamente si muore nell’adagio dell’esecuzione.
E' nel tiepido pomeriggio di una giornata tra nuvole
e sole, tra aurore e tramonti lenti, mai roventi…
forse è proprio così l’amore… lento… quel che resta
del vento e la pioggia non serve ad occhi noncuranti.
Occhi dimentichi con foglie turbate, stupite, giacciono
inermi nel palcoscenico di un letto umido
e disfatto, abbandonato in tutta fretta dopo la tempesta.
Già, l’amore no, è un valzer lento… si vive del brivido
di passeggiate sulla battigia, accarezzati dalle onde,
lente, o foglie d’autunno come giacigli nella limpidezza
di una notte stellata, lenta… minuti come ore, ore lente.
E margherite soffici che si aprono come una carezza
ai primi raggi di sole, così…. lentamente, mattine pigre
davanti a un caffè e macchie lievi di mascara sul cuscino.
E lentamente mi sfiori la mano, sorridi ai miei occhi, ti
ci riconosci, e io nei tuoi trasparenti, come d’un bambino.
Può la trasparenza di un lago eguagliare
la profondità di un mare in tempesta?
Un’esistenza divisa in dodici stanze in cui in occasioni
molteplici lasciamo qualcosa di noi, da ascoltare senza
chiedersi cos’è… lentamente… come la musica,
che è la traduzione sonora delle nostre pulsioni.
Ti siedi nella panca di legno
Della piazza,
per fumare un poco,
è sera,
buio,
intorno il traffico della gente,
che passeggia
nella sera della cittadina;
ragazzini
e i viaggiatori della stazione;
poi ti reclini su te stessa,
e fai un viso triste,
sei assorta nei tuoi pensieri,
nei tuoi problemi,
e ti perdo un po’,
sei triste,
lontana,
smarrita,
mi fai tenerezza,
e vorrei abbracciarti,
dirti che ci sono,
che sono con te,
stai li un po',
come è dura la vita,
crudele,
che ci toglie il sorriso,
per dei momenti,
un momento di dolore.
Amami nel tempo che ci rimane,
che ho bisogno di te.
Sei quel quadro a Vienna a cui penso continuamente,
quella poesia di Boudelaire che mi è rimasta in mente.
Scrivimi nelle tue canzoni,
ballami con le tue scarpe dalla suola consumata:
sono un idiota quando parlo di te, se parlo di te.
Sei il delitto di Raskolnikov,
i fiori di Clarissa Dalloway.
Quella tempesta di Turner
che mi angoscia così tanto quando la guardo,
quei Girasoli a Londra
per cui ho pianto.
è un cielo immenso
pieno di luce
dove è difficile perdersi
e tu nel suo splendore
vorresti rubarle il cuore
per rinchiuderlo dentro al tuo
per capire se veramente
ha bisogno ancora del tuo amore.
Daresti tutto per lei
anche quello che non hai
perché nell' universo
esiste sempre un piccolo angolo
dove puoi adagiare
dolcissimi pensieri
per farle diventare emozioni..
chiamami con il mio nome
così come mi chiamava mia madre
quando ero giù a giocare
a spaccare le vetrate
le ginocchia e le suole.
Chiamami con il mio nome
così, in modo naturale
così come faceva mio padre
per farmi alzare dal letto
e svegliarmi dal torpore
per farmi andare a scuola
adolescente a lavorare
contro la mia volontà.
Chiamami forte o anche piano
ma ti prego pronuncia il mio nome
e mi sentirò come su un deltaplano
a cercare la tua mano
tra l’immensità di mani e di smarrite felicità.
Chiamami come ho chiamato Dio
come Dio un giorno mi chiamerà
come mi sono chiamato io
quando mi son perso tra le ombre della sera.
Chiamami
in quell’ora che non è ora
ma solo un susseguirsi di attimi
tra la notte e l’aurora
dove tutto è fermo
il tempo, il cuore, gli occhi
chiamami ti prego
con quella tua voce che è sinfonia
chiamami e poi sparisci
così come anche lei è sparita
come tutto sparisce
come anche il mio nome sparirà
tra gli alberi e la dubbia eternità.
fiorisce senza permesso.
Cieli stellati,
teneri sospiri.
Innamorarsi, una brezza leggera,
stretti brividi,
caldi sguardi.
Amore come ragione di vita,
amore sempre è comunque,
fiori selvatici colorano colline.
La mente avvolta
in un cuscino di sogni.
Pensiero fisso sui suoi occhi.
Melodia nelle sue parole,
il vento soffia,
avvolge le sue spalle,
come rugiada
carezza le foglie.
Tutta la vita
innamorati dell'amore.
Il resto non conta,
sta sorgendo il sole.
e imperfetti,
effetto magico
di incroci di sguardi
che fanno palpitare il cuore.
Parole strane
fuoriescono nella confusione,
nella follia di un'attrazione
non convenzionale e senza schemi.
Nulla è uguale
a nessun altro amore,
La felicità è un attimo...
un bacio rubato,
uno sguardo intenso di passione.
Sentire la voce di chi ami
una boccata d’aria fresca,
un sorriso,
il sole che torna
dopo la pioggia.
Mi parli seduta nel cortile,
la tua voce è morbida e
vellutata,
il tuo viso raccolto e sereno;
mi dici delle parole di consiglio,
di conforto,
parole col cuore,
parole buone,
e capisco la tua bontà,
e quanto sei di buon cuore
e generosa,
socievole, piena di voglia di vivere,
di speranza,
di pensieri costruttivi,
e so di amarti ogni giorno di più,
per quello che sei, per
quello che dici,
e come lo dici,
sei buona d’animo,
e positiva,
cerchi sempre di mettere buone parole,
e ti rispetto ancora di più,
grazie perché ci sei.
Piccola strada grigia, allungo lo sguardo una luce in lontananza.
Lunghe gambe velate rapide si muovono,
un passo poi un altro, ad ogni rumore dei sensuali tacchi un colore si aggiunge.
Così il grigio lascia il posto al blu al verde al giallo al rosso...
La mia donna come una pittrice con il suo avvicinarsi colora la mia vita.
Un passo poi un altro e finalmente un bacio che mi immerge nella tavolozza della felicità.
Un abbraccio, un bacio poi un altro e non c'è più solo una vita a colori ma la gioia di vivere con chi la vita la dipinge.











