Ci sono mattine che mentre
mi sciacquo la faccia, mi sveglio
con gli occhi color di te.
Allora siedo per un lungo attimo
sullo sgabello, e i tuoi occhi
sono soffitti per i miei sguardi.
Si ferma tutto lì, col gusto del caffè.
Guardando nella tazza penso che sei
la riproduzione in miniatura
dell’universo, e io sono finito
nel buco nero dei tuoi occhi…
Quella punta d’inchiostro nel centro,
chissà quanto avrà da raccontare!?
Ascoltando il tuo sguardo illimpidito
vedo l’intensità di chi ne ha passate
tante, e il sorriso di chi le ha superate
tutte: ora vorrei potessero di rimbalzo
vedersi questi occhi che ti guardano.
Il tuo viso è un cielo così sereno
che l’unica nuvola che vi passeggia
sembra quasi in imbarazzo.
E’ vero che l’amor te fa ‘sti scherzi,
je metti tutto a fa l’innamorato,
poi ce fai a figura in conto a terzi
si te va bene, d’esse quello sbajato.
Mica te rode che nun sei capito!
Sol che quann’eri dorce e appassionato
forse eri solo un po’ rincitrullito
e sei caduto, ingenuo, nell’agguato.
Che quell’amore che te sosteneva,
che te facea sentì ‘n superomo
viaggiava qua e la e se spegneva
inder la testa de‘n pischello gnomo !

Era il cigolio del suo cancello,
l’uscio dell’orto, il mio richiamo!
Poi in silenzio, la corsa verso la finestra
scostavo la tenda piano, verso la destra.
Era un mio segreto, quello di guardare,
spiare da dietro la tenda per non farmi scoprire!
Aspettavo con pazienza, fermo lì per ore
e non era desiderio, solo puro e grande amore.
Sguardo penetrante e fiero portamento,
animo sensibile e dolce nei modi!
Spirito allegro, ricco d’inventiva
con un cuore grande, era una diva.
Sentimenti profondi e di aperte idee,
bella in tutti i modi dentro e fuori!
Creatura da sognare, forse divina
con amore grande ma, mai di moina.
Ricordi incancellabili e sempre vivi,
che mi tornano alla mente in ogni ora!
Che sia sera, notte o mattina
lei è dentro me sempre divina.
Chissà cosa darei per incontrarla,
chissà cosa farei per rivederla!
Anche se l’età è già troppo tarda
l’ho appesa al cuore, come una coccarda.

pallida luna,
brillanti stelle:
gioielli del cielo.
In un dispensar
di ricchezze...
il fiore si schiude
sotto caldi raggi,
il mare si illumina di luna,
le stelle fan brillare gli occhi
e di fertili sorrisi
si ornano gioiosi i volti.
Nel defluire del tempo...
nell'intervallar dei giorni,
si posano leggeri
petali di boccioli
e di rami secchi
sui sentieri
e sui terreni del mondo.
Corone di colorate mani,
simili a variopinte corolle
abbracciano il globo.
Ed io...mi par d'essere
nuda come una zolla,
intanto che mi nutro
della terra madre...
e respiro la vita.

Capita ogni tanto
che ti dimentichi
la bellezza della vita
e le cose che puoi respirare.
Capita a volte
perdere un treno
che portava ad un altra stazione
quella dove hai trovato
il tuo ultimo amore.
La bellezza della vita
e tutto il resto
un bel cigno che si specchia
in uno stagno
la tua donna anche adesso
è con te
accarezza il rumore del cuore
ed è bello così
sentirsi sempre più suo.
Capita a volte
che dimentichi tutto
l'amore, le viole
ed il sapore
che sta dentro
la tazza del tè,
ma non dimentichi lei
il tuo ultimo amore
che come un piccolo insetto
ha conservato il tuo cuore
ed è grande sai
sentirsi così
e pensare di volare
sei una foglia leggera
che il vento fa ondeggiare nel cielo.
Accarezzagli il cuore
senza fare rumore
questo treno è in ritardo,
ma non prenderne un altro
perderesti tutto
sopratutto la bellezza che può dare la vita.
PER TE...
le mie emozioni.
Le scrivo ammirando le stelle,
pensando all' amore intenso
che provo per te.
Le scrivo con i tuoi baci,
che sento sempre sulle mia labbra.
Le scrivo
con i tuoi abbracci
sempre presenti.
Prendo la penna dei sogni
e disegno una calda coperta,
per scaldarti dal freddo.
Poi disegno una carezza,
che ti accompagni nel sonno.
Infine disegno un bacio,
per starti sempre accanto!
gli occhi persi negli occhi.
Non ci sono parole, non c'è pensiero, non c'è neanche più materia.
In quello sguardo si è fuso tutto promesse, speranze, gioie, dolori, corpi, ansie, tempo e luogo.
Quello sguardo è divenuto l'essenziale ciò che era e sarà.
E' mentre una piccola candela si spegne nel cuore resta quello sguardo e la certezza che sei tu il mio unico amore.
Riposa stai tranquillo,
scaccia i pensieri...
Non sono quelli che mi tormentano,
non è il riposo che avrò ne la tranquillità.
Lo so bene che non li avrò fino a quando tutto sarà luce.
Ma nel buio del tunnel allungo la mano e sono solo.
Non c'è speranza senza te, tutto è vano. E quel buio che fa paura diventa notte senza un mattino.
Lo so bene... La mia strada ha un solo nome,
senza quello ogni passo è nella direzione sbagliata.
E mi dici "non sono abbastanza..." tu, la mia regina, non ti faccio sentire abbastanza.
Io ho dato all'amore il tuo nome.
Perdonami sono solo un uomo impaurito e fragile.
Un uomo che ti sta chiedendo di dargli la mano e continuare a camminare verso noi.
Un uomo che ti sa amare e che per quanto vigliacco ti fa sentire ciò che sei, la sua donna.
Hai preso questa Luna fra le braccia
e facendole ballare il valzer,
l'hai fatta innamorare.
Hai bevuto dal suo calice
a piccole gocce, dapprima,
con la pazienza d'una quercia,
fintantoché, divenuta Luna piena,
non ha distillato sé stessa a profusione.
Con la sapienza d'un alchimista,
sei arrivato al cuore della Luna -
un lungo cammino in mezzo ai rovi -
facendone esultare il corpo,
sempre più vibrante, e l'anima,
sempre più splendente.
Un tripudio di rose hai offerto alla Luna,
come sacrificio del tuo amore.
Non sapevi, allora, che l'amore non si nutre di sacrifici,
ma solamente d'Amore.
Non sapevi, ma ora invece sai,
che la Luna era già tua,
come una promessa, da quel valzer,
con un bacio, in un tripudio di rose.
Il ricordo annebbiato dei suoi
capelli che gli accarezzano
la mente, ha il sapore di perifrasi.
Non giacque mai al suo fianco,
ma coi suoi carmi lei
seppe toccare le corde dell’estasi.
Divenne quel pensiero maleducato
che si infila dappertutto,
che porta fin sull'orlo di impazzire.
Fecero l’amore nei suoi versi.
E quando lei tacque,
per un breve attimo si sentì morire.
e ho imparato a volare,
come una rondine fiera di se,
anche in una giornata
più grigia delle altre.
Ho imparato a guardare il sole
e sentire i suoi raggi
sprigionare calore.
Ho trovato un tuo bacio...
e con le labbra l'ho raggiunto
perdendomi dentro te,
assaporando complicità e amore.
Tutto quello che mi circonda
non esiste,
quando i tuoi occhi incontrano i miei.
So solo che colorano il mondo
e sono tutto il mio mondo.
la tua pelle che diventa mia,
quattro mani abbandonate,
il paradiso è già arrivato qui.
Nascosto tra le nostre pieghe,
non chiude più i suoi battenti.
.
Dammi un attimo di respiro.
Fammi aprire questi occhi
per controllare i tuoi colori,
per misurare i tuoi sudori,
per fermare i tuoi respiri
e i tuoi rossori, se rossori hai.
.
Questi occhi già perduti
tra le curve del tuo petto
e dei tuoi umidi rifugi,
fammeli aprire, te ne prego,
per guardare in ogni dove
la bella fretta di non morire,
la stessa che ora freme
nella fretta di vibrare.
.
Dammi un attimo di respiro
per pensare a quando tu
sarai lontana, rossa nuvola
mescolata nei ricordi bollenti.
.
Di queste nostre ore
io farò brodo fumante
in cui bagnare i miei sigilli
e il pane raffermo dell’oblio.
Arrivai in questo luogo
per sfuggire agli occhi
di una donna
che non conosco.
Sono la memoria di un viso sbiadito,
così celestiale da dover avere di diritto
un posto nell’Olimpo,
non questo chiostro.
Se non fosse stato cagione dell’invidia
degli dei, mentre su questa terra
non trova epiteti sufficientemente soavi
per narrarlo la penna tra le mie dita.
Sono qui da così tanto tempo
che non so dire cosa sia
lirismo,
e quale la mia vita.
lo senti sulla pelle.
Ti cura
con un soffio magico
le cicatrici,
andando a fondo
nella tua anima.
L'amore ti guarda e
ti nutre con i suoi baci.
Con le sue labbra,
ti stampa addosso la passione,
brivido infinito!
Il tuo corpo si scalda su di lui
come una fiamma,
pronta a diventare un incendio.
Il vostro fuoco
di passione e amore,
dove nessuna pioggia,
lo spegnerà mai.
In bilico su di un piede,
sospesa sulla linea dell’orizzonte
senza la protezione di una cima
che ha fatto ritorno al monte
e priva di veruna fune, ambula
verso dove han la coda le comete.
Lui allo scrittoio di sghimbescio,
privo dell’egida della rete
tirata ormai a riva dal pescatore
di stelle, l’attende.
Sui cinque righi, distanti tra loro
sette semitoni, si appende
nell’intervallo di quinta giusta
suonando insieme in un bicordo
armonioso della scala diatona
fondamentale in La di accordo.
Ora le due note si fondono insieme
in una piacevole armonia nobile.
Mira la chiave di violino appagata
l’amor che muove il sole immobile.








