prima che il silenzio dell'inverno
calasse su di noi
lacero sipario su uno spettacolo
in disarmo
siamo stati bravi a reggere
il peso della spensieratezza
a lanciarci nella terra del profano
abbandonando tutto ciò in cui
credevamo
ora è tempo d'altro
capire chi siamo
cambiando di nuovo
cercando di nuovo
feroci emozioni in un vuoto da colmare.
Amore,
una sorpresa
che ti fa battere il cuore.
Guardi tutto con gli occhi
vivaci di un bambino.
Una stella,
diventa più luminosa delle altre
e più la guardi,
più sogni.
Amore,
sono le tue labbra calde sulle mie,
le tue carezze
e quel calore che sento
in ogni nostro abbraccio!

Guardo spesso
Il tuo bel viso ovale,
così sodo,
così paffuto,
con le tue gote grandi,che
ti danno un faccione fotogenico,
il tuo nasino pronunciato,
alla cleopatra,
il tuo mento,
e gli occhi,
vivi e ridenti,
un po’ fuggitivi
un po’ tristi,
a volte accigliati,
a volte furenti,
o calmi e radiosi,
a seconda del tuo umore del
momento;
il tuo viso,
che mi dà serenità,
che mi piace scrutare,
che mi porto nella mente,
quando non ci sei,
il volto dell’amore.
La casa in cima al mondo
sempre ho davanti agli occhi,
la tua casa in cima al bricco,
sopra il paese,
nella vetta,
dove c’è il centro storico,
con la vecchia chiesa,
il castello medioevale,
e il selciato di ciottoli,
tutto lastricato;
lassù ci sei tu,
nella casa piccola,
che tanto ti somiglia,
con vecchie bici abbandonate,
antiche sedie un po’ sdrollate,
dei giocattoli abbandonati,
sacchetti e roba varia;
questa e la tua casa,
dove vengo volentieri;
con la sala cucina,
la stufetta a bombola,
la tua credenzina,
i peluche,
la tavola con sopra roba,e dolci,
piccolo mondo,
il tuo mondo,
che riflette quello che sei;
due cuori e una capanna,
e ci salgo volentieri,
anche se fa freddo,
per stare con te,
per parlarti,
vederti;
e quando me ne vado,
ti perdo un po’,
e mi sento triste,
e non vedo l’ora di rivederti,
di tornare.
D'acqua di tutti i mari
che hai mosso
Quando poso il mio sguardo su di te,
io ti guardo, tu mi guardi,
coi tuoi occhi vivi,
occhi grandi,
che scrutano tutto,
attenti e vivi,
sprizzanti di vita,
di forza positiva,
che dicono tanto di te,
della tua voglia
di vivere,
di esserci,
di fare,
andare;
occhi grandi come sorgenti di vita,
un po’ tristi,
con delle leggere occhiaie;
hai un bel faccione radioso,
e mi piaci di più,
e ti penso sempre un po’
i tuoi occhi,
il tuo viso umano.
Seduta sui miei righi
ancora te ne stai.
Come le scarpe,
cucite da abili calzolai,
del prof di greco
a tutt’oggi mi calzeresti
comodamente.
Insieme ai tuoi occhi celesti
in punta di pennello
partisti lasciandomi come
un vuoto, quel vuoto che
Van Gogh ha nel cognome.
Come un aedo giunto alla
sua ultima festa
rimasi dietro il banco
con calata la testa.
È un dono raro la meraviglia,
me la regalano i bambini e tu.
La vedo nei loro occhi tra i doni e le luci.
L'ho vista sul tuo volto e sul mio...
È comparsa su un muro al primo bacio e mai più scomparsa.
Meraviglia esplosa tra sorrisi, volata su città, tramonti, albe.
Ci ha sorpreso nella normalità di un caffè,
in un pranzo matto mentre giochiamo a trivial,
su una spiaggia o in un letto diventato mondo.
Meraviglia che illumina ogni volta che ti fai dono,
che ci fa ridere ad ogni incontro e piangere ad ogni saluto.
La meraviglia ci ha riscaldato in momenti bui,
dato coraggio, sostenuto e riempiti di speranza.
La meraviglia è stata nutrimento del cuore e balsamo dell'anima.
La meraviglia...
Ci vuole il cuore grande di un bambino per evocarla oppure un amore unico e immenso come il nostro.
Grazie mia dolce fabbricante di meraviglia.
palla tra palle di nubi antracite,
distante da me oltre il normale,
parlami perché ne ho bisogno.
Se il mare più non risponde
al minimo accenno di un abbraccio
o l’alba tradisce il suo migliore intento,
parlami perché voglio ascoltarti.
Guardando il nostro luna park,
non arriverà la musica del gioco
o lo schiamazzo di un bambino re.
Sono io che ho spento tutto.
Ho consumato notti promettenti,
le ho imbrattate di colori assurdi.
Ho cadenzato stelle al mio capriccio
e ora, credo, è meglio non guardarle.
Ho spinto il cuore in un dirupo
e adesso cerco di recuperarlo
mentre freddo, pioggia e vento
fanno di tutto per scoraggiarmi.
Affronto il mare aperto
le ire di Poseidone
e di Nettuno
fratello suo straniero
e il cosmo
la sua assenza
d'aria che priverebbe vita
ancor prima del nascere
e della terra
le oscure viscere
teatro di mille
e più spettrali battaglie
- affronto anche l'uomo -
ma non il tuo sorriso
non riesco, mi sciolgo
in un attimo
mi manda in paradiso.
L'involucro il mare,
il fiocco una casa persa nel tempo,
le luci, un ristorante frequentato da folli e
come musica le nostre risate.
Tu il centro, tu il mio regalo!
Il viso illuminato dalla gioia nel vedere il mio cuore tra le tue mani,
io sorpreso e avvolto dal tuo amore che mi terrà caldo sempre.
Noi insieme e stupiti ancora una volta della profondità e totalità del nostro amore.
Profondità e totalità che i nostri corpi mettono in scena.
E così in un meraviglioso giorno abbiamo scolpito per sempre il nostro grazie alla vita che ci ha posti uno nell'altro.
Sei tu la mia poesia,
quella che rileggi milioni di volte illuminando sempre parti dell'anima diverse.
Quella che pensi di avere compreso e ti sorprende ad ogni rigo per la sua profondità vestita di semplicità.
Quella che dipinge miriadi di luoghi, suoni, emozioni e te li fa sentire tutti tuoi.
Sei tu la mia poesia,
posso toccarti, odorati, ascoltarti, guardarti.
Posso fare l'amore con la mia poesia e da quell'incontro tra corpi che si fanno versi esplode la bellezza della vita.
Bellezza che ho visto appieno grazie a te.
Te che sei immensamente e semplicemente la mia poesia.
Sei gentile, e così bella.
Bella come lo è nella cartellina
sotto al tuo banco l’acquerello
che ho trovato sbirciando in cerca
del tuo nome; non ricordo come
mi chiamano, sono solo il bidello.
Ti vedo quando durante l’intervallo
studi seduta per terra, e mordendoti
le labbra da dietro gli occhiali
sembri dire a chi passa e sogghigna:
voi ridete perché vi sembro diversa,
io perché siete tutti uguali.
Quella mattina che ti fermasti
a parlarmi per evitare un bullo capii
che oltretutto eri anche simpatica.
I miei occhi non potevano staccarsi
dalle tue lentiggini; ma ai salienti
bivi della vita non c’è segnaletica…
L’esperienza è il tipo di insegnante
più ostico: prima ti fa l’inatteso
esame, solo dopo ti spiega la lezione.
Così quando, approfittando dell’ora
buca, mi chiedesti di farti compagnia
per un frappè al bar della stazione
non pensai che i funghi si possono
mangiare tutti indistintamente, ma
alcuni una volta sola; e che alcuni
portano felicità ovunque vadano,
altri solo quando se ne vanno.
Chissà se un giorno i tuoi occhi bruni,
il ricciolo appiattito sulla guancia e
quel bacio al gusto di vaniglia
potranno, insieme al dolore, svanire.
Scelsi di andarmene di schiena alla tua
domanda: perché è immorale far l’amore
a sedici anni, se a ogni età si può morire?
per questa voce
in questi occhi
che non hanno respiri
Affinché sia Madre del giorno
l'Aurora che svela il tuo viso
nell'eredita`di un vento
che rapisce quest'onda
per essere luce e non figlio
di quest'unico tempo
che osa
per sempre
amare il suo giglio !








