Sono rimasto imprigionato nel verde
di una foresta
livido accenno al riflesso di me stesso
dentro i tuoi occhi
non potevo muovere un muscolo
mentre il colore delle tue iridi
tingeva la mia vita
il cielo grigio sopra noi
era una cappa pronta a schiantare
davanti l’intensità del tuo abbraccio
così forte così intenso
da tradire l’esile forma
delle tue braccia
che cada la pioggia!
L’acqua di questa malsana
primavera non farà marcire
quella tela di ragno
in cui mi hai dolcemente attirato
in cui io mi sono fatto attirare
ti vedrò danzare tra i fili intrecciati
dal nostro desiderio
che fendono l’oscurità
con il sottile bagliore
della nostra vita.
Tramontata è la luna icona altera
e le Pleiadi a mezzo della notte,
e pur mia giovinezza giunta a sera
s'è perduta nel tempo che la inghiotte.
Sola nel letto mio son prigioniera
di quelle ormai lontane ardite rotte
con Eros navigate a primavera
nocchiero d'arrendevoli mie lotte.
Ma l’amore ancor l’anima mi scuote
come un vento che irrompe tra le membra,
che subdolo risal dalla mia selva,
e ardente desiderio mi percuote
che il miele d’ape e l’aloe greve assembra,
dolce amara indomabil questa belva.
Il testo di Salvatore Quasimodo (“Lirici Greci”, 1942)
Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.
razionalità e sogno si scontrano in guerra.
Chi avrà il coraggio di definire il senso di una parola?
Già perduto chi brama sicurezza,
o è forse dilettante chi attende ciò che non può essere atteso?
Sereno è chi sceglie,
chi rimane saldo nella responsabilità,
oppure è gioiosa l’esistenza
di chi si accende come un gitano in festa?
L’amore,
è un rifugio che protegge
o un luogo dove smarrirsi?
Una coperta che stringe due corpi scaldando,
o una canzone su cui danzare
fino a perdere il fiato?
L’amore non risponde,
Sottrae, consola, confonde.
nel grembo della primavera,
rapito dal tuo regale olezzo,
contemplando il fluire del tempo.
Ti lascerò come una dea primeggiare
nell'inverno dei miei dilemmi,
dissipando inenarrabili arcani,
esorcizzando tremiti senza voce.
Oh tu rosa dalla muliebre bellezza,
le tue aculee spine sono prigione
per la mia brama di coglierti,
egotista sotto patine di smanie.
Ma come cremisi aneddoto conquisti,
quei respiri di vita tra le riga capovolte
nei miei consueti privi di meraviglia,
e ammaliami nei tuoi bei madidi petali
nella mia dolce morte mentre ti bacio.
Ho visto la tua anima agitarsi nell’aria tersa
di una valle dove le montagne hanno denti di roccia sporgenti
tanto aguzzi da dilaniare il cielo
tu angelo irrisolto dovresti danzare sui petali di rose
del giardino incantato steso davanti a te
tu che hai sempre voluto strappare la grazia al cielo
ora ti sei persa in lugubri passi rocciosi
attraversati da streghe, rigurgiti di coscienze maligne
ti hanno imprigionato sotto un nero cielo
invisibili catene dovrò spezzare
per liberare la tua luce
siamo soli, io e te, mentre crolla il cielo.
nel mar d'azzurro del cielo.
Il vento freme di speranza
su candide nubi appese
che, a passi di danza,
sussurrano i limiti ai miei occhi
luci dorate fra nebbie erranti.
Sospira l’alba in me tra veli grigi,
come un destriero
fra monti capovolti.
Squarcia le tenebre, rompe i litigi,
riscrive gli schemi dell'essere.
Così la speranza, tra dubbi, sorge
senza inchino al tramonto
dei miei sogni ribelli
sulle vette più belle del mio mondo.






