Il respiro che docile affiora
in caldi momenti di nebbia
dove luccicano sterpi di neve
e le lanterne si prendono una pausa
avendo come sostituta la loro padrona luna.
S’immerge un onta di sangue e di magia
dove echi di sale hanno fatto da sfondo ad un felice dionisiaco.
1 commento
Parliamo dolce clessidra figlia malvagia
Dell'ingegno funesto dell'uomo che vuole
Sulla sua faccia il segno canuto del tempo
Sul suo petto i petali fradici, intrisi
Di qualche potente goccia di Morte e Pace
Sì mia formosa amica sei una disgrazia
La più vile delle creature che bimbe
Si nutrivano al seno avvizzito del Dio
Crescesti come un vitello sacro tra gli astanti
Alla corte del tuo triste genitore
Poi, con il favore delle tenebre scarne
Ti ergesti sulle teste immortali degli uomini
E il diadema, il cristallo ricolmo di vecchiaia
Apparve sul tuo bel viso già rugoso
Non potrò morire,
questa è la mia condanna
Vedrò sparire mondi,
mari ritornare deserti
e ogni volta saprò
di dover dire un nuovo addio
Se dunque io non sono già più
schiavo del tempo ma lo è
ogni cosa attorno,
e più di tutto chi amo
mi abbandonerà senza dubbio,
senza speranza
a che sarà valso restare?
Mi arrovello la mente
su questo punto,
il tempo è così importante
o lo è come lo usiamo,
cosa ne facciamo di lui
quando siamo troppo presi
dalla paura di ciò
che lui farà di noi...
Avrei pagato per un corpo eterno,
per una perenne solidità
ora sono immortale
Il prescelto si direbbe,
e non potrò invecchiare
Vedrò comunque la decadenza,
non mi sarà risparmiato
il dolore di mille ere
il pianto a un funerale
quand'anche avessi il conforto
di sapere mai vi sarà il mio.
Ebbene, ora che che ho quello
che chiunque chiamerebbe dono
so che tale non è
ma la più cieca maledizione
un castigo degli dei
adirati dal mio attaccamento
a questa vita...
Vivo la fine sfuggendo alla fine
Cosa posso desiderare ora?
E tutte le perdite sul mio cammino
innumerevoli, continue, strazianti
chi le potrà fermare?
Voglio chiudere gli occhi
nel torpore del sonno
e risvegliarmi comune mortale
con un fragile tempo,
tanto basti per amare davvero
anche solo un giorno.
questa è la mia condanna
Vedrò sparire mondi,
mari ritornare deserti
e ogni volta saprò
di dover dire un nuovo addio
Se dunque io non sono già più
schiavo del tempo ma lo è
ogni cosa attorno,
e più di tutto chi amo
mi abbandonerà senza dubbio,
senza speranza
a che sarà valso restare?
Mi arrovello la mente
su questo punto,
il tempo è così importante
o lo è come lo usiamo,
cosa ne facciamo di lui
quando siamo troppo presi
dalla paura di ciò
che lui farà di noi...
Avrei pagato per un corpo eterno,
per una perenne solidità
ora sono immortale
Il prescelto si direbbe,
e non potrò invecchiare
Vedrò comunque la decadenza,
non mi sarà risparmiato
il dolore di mille ere
il pianto a un funerale
quand'anche avessi il conforto
di sapere mai vi sarà il mio.
Ebbene, ora che che ho quello
che chiunque chiamerebbe dono
so che tale non è
ma la più cieca maledizione
un castigo degli dei
adirati dal mio attaccamento
a questa vita...
Vivo la fine sfuggendo alla fine
Cosa posso desiderare ora?
E tutte le perdite sul mio cammino
innumerevoli, continue, strazianti
chi le potrà fermare?
Voglio chiudere gli occhi
nel torpore del sonno
e risvegliarmi comune mortale
con un fragile tempo,
tanto basti per amare davvero
anche solo un giorno.
Nata dall'acqua e dal fuoco
nell'amplesso quasi impossibile
figlia di un unico cielo
La luna è mia madre,
il sole mio padre
Amanti separati si cercarono
in un'eclisse, incontro clandestino
tra la notte e il giorno
nel compromesso tra loro
all'alba giunsi qui
con pelle di luna e cuore di sole
nell'amplesso quasi impossibile
figlia di un unico cielo
La luna è mia madre,
il sole mio padre
Amanti separati si cercarono
in un'eclisse, incontro clandestino
tra la notte e il giorno
nel compromesso tra loro
all'alba giunsi qui
con pelle di luna e cuore di sole
Le acque del fiume delle anime sono altrove
è notte di lune nascoste e di luci spente.
La signora in nero sosta in un prato
forse troverà qualcuno del settore
con cui fare l’amore, un becchino lucidato
a nuovo o un giovane prete spretato.
Poi andrà a cinema a vedere l’attore
di cui si è innamorata, ha pensato
alla fuga d’amore, ma nessuno è tanto potente
da alterare la scia del destino di questa nave.
C’è un sotterraneo, una rete di cunicoli
e fogne che conduce nello spazio infinito
non l’ho mai visto, ma è sicuro mi dicono
le compagne di banco di un’altra vita.
Stanno organizzando una spedizione
su Marte, sinora hanno trovato la canzone
della sigla, ma in una data prestabilita
il concerto dei fantasmi del poligono
si farà. Intanto il calendario è stato reso noto
ci sono variazioni di date, questione di secoli.
Il mantra dei vigliacchi è sempre lo stesso
vorrei ma non posso, c’è la vetrina del salotto
da lucidare, il bucato da bucare due volte
e sempre qualcuno da coprire di ridicolo
ma di nascosto. È che proprio la libertà
non fa per loro ma magari un giorno succederà
che amino davvero. Questo spettacolo
è finito prima d’iniziare e il metronotte
è già al settimo caffè, qualcuno l’ha corrotto
con tre baci sulle labbra per rubare l’incasso.
John non è stato ucciso e Marilyn non si è suicidata
la storia andrà riscritta spiega un esperto
della ristorazione. Ne sa più di tutti sull’argomento
perché ha studiato i loro menù per anni.
C’è un dongiovanni di periferia alla finestra
ha i capelli bianchi ed è sempre stato di destra
ha avuto tante amanti, ma ha fatto parecchi danni
seducendo la donna più in vista del parlamento.
Chi si è improvvisato artista dice che Dio è morto
ora sono in corso trattative per stabilirne la data.
è notte di lune nascoste e di luci spente.
La signora in nero sosta in un prato
forse troverà qualcuno del settore
con cui fare l’amore, un becchino lucidato
a nuovo o un giovane prete spretato.
Poi andrà a cinema a vedere l’attore
di cui si è innamorata, ha pensato
alla fuga d’amore, ma nessuno è tanto potente
da alterare la scia del destino di questa nave.
C’è un sotterraneo, una rete di cunicoli
e fogne che conduce nello spazio infinito
non l’ho mai visto, ma è sicuro mi dicono
le compagne di banco di un’altra vita.
Stanno organizzando una spedizione
su Marte, sinora hanno trovato la canzone
della sigla, ma in una data prestabilita
il concerto dei fantasmi del poligono
si farà. Intanto il calendario è stato reso noto
ci sono variazioni di date, questione di secoli.
Il mantra dei vigliacchi è sempre lo stesso
vorrei ma non posso, c’è la vetrina del salotto
da lucidare, il bucato da bucare due volte
e sempre qualcuno da coprire di ridicolo
ma di nascosto. È che proprio la libertà
non fa per loro ma magari un giorno succederà
che amino davvero. Questo spettacolo
è finito prima d’iniziare e il metronotte
è già al settimo caffè, qualcuno l’ha corrotto
con tre baci sulle labbra per rubare l’incasso.
John non è stato ucciso e Marilyn non si è suicidata
la storia andrà riscritta spiega un esperto
della ristorazione. Ne sa più di tutti sull’argomento
perché ha studiato i loro menù per anni.
C’è un dongiovanni di periferia alla finestra
ha i capelli bianchi ed è sempre stato di destra
ha avuto tante amanti, ma ha fatto parecchi danni
seducendo la donna più in vista del parlamento.
Chi si è improvvisato artista dice che Dio è morto
ora sono in corso trattative per stabilirne la data.
Ci venderemo le mogli senza farci i milioni
quattro scatti in lingerie e dieci senza
in diretta per quattro gatti, l’ego che si rafforza
gli amici saranno migliaia, come dire nessuno
se ci ordinassero di parlare mezzora con ognuno, dico
che non ci basterebbe una vita intera. Però è fico
stare sulla bocca di tutti, poi se a qualcuno
non sta bene che s’inginocchi pure sulla terrazza
del palazzo in costruzione nella periferia di Cosenza
li non c’è anima viva che gira di notte tra i condomini.
Eppure amica che mi leggi dall’altra parte dello schermo
c’è una metà che parla e l’altra che tace, quale
non so dirlo, le immagini scorrono veloci
come venti soffiati in un imbuto, che acquistano calore
col soffio delle parole, ciò che è stato muto
ora parla la lingua del futuro di fianco e a lato
del tempo rallentato. Puoi vederci il cielo e il colore
delle azalee, l’alba in un buongiorno, le croci
infinite del cuore lenite da un unguento, il sale
evaporare dalle acque e gli uccelli volare in stormo.
L’immaginazione nel ritmo della dita, infinita
come può esserla se liberata dal tappo del dolore
che ci ha stretto e impolverati alla rossa cenere
del vulcano in eruzione. Anime libere in corpi
imperfetti che tramontano tra le rughe di un cielo
vermiglio. Vedremo altre stagioni, qualche gelo
il caldo d’agosto e le nebbie delle valli, le alpi
e il mare a ridosso dell’Africa. Venere
sarà bassa all’orizzonte, che importa se il cuore
riposa, se ciò che pulsa è l’essenza della vita.
Sediamoci qui
nell'angolo dei maledetti
io aspetto la nera bevanda
sfogliando i petali
dei tuoi fiori del male
cercando risposte esistenziali
bruciando la vita
come una sigaretta
mentre fuori piovono parole
e passanti tutti uguali
Tu fantasma tra le pagine
del libro che sfoglio piano
intriso d'amara poesia
mi racconterai della noia
stordita dall'ubriachezza,
dell'euforia indotta
dal vino miscelato ai pensieri
sversati sulle stesse pagine
Sediamoci qui
mentre fuori piovono parole
insieme a lacrime dal cielo
e conversiamo malati
della stessa malinconia...
nell'angolo dei maledetti
io aspetto la nera bevanda
sfogliando i petali
dei tuoi fiori del male
cercando risposte esistenziali
bruciando la vita
come una sigaretta
mentre fuori piovono parole
e passanti tutti uguali
Tu fantasma tra le pagine
del libro che sfoglio piano
intriso d'amara poesia
mi racconterai della noia
stordita dall'ubriachezza,
dell'euforia indotta
dal vino miscelato ai pensieri
sversati sulle stesse pagine
Sediamoci qui
mentre fuori piovono parole
insieme a lacrime dal cielo
e conversiamo malati
della stessa malinconia...
L’ultimo vagone del treno è stato sganciato
quello dei poeti stralunati dei Carpazi
ora può acquistare velocità nella discesa
verso il mare e raggiungere quello dei filosofi
del Coraggio cieco che lo ha appena preceduto
o gli altri di prima. Come i vagoni dei pittori
dell’Olocausto dei musicisti stanchi del solfeggio
e degli scrittori di cianfrusaglie assortite.
Tra poco saranno tutti annegati nelle matite
nei pennelli nelle chiavi di violino. Peggio
per loro scrive il blog dei pappagalli dei liquori
non si sono adeguati alla nuova era l’acuto
non è previsto siamo intelligenze uguali gufi
del diverso nel web delle cicogne non c’è contesa
solo unanimità di giudizio col capo dei dazi
per chi fa resistenza c’è la morte o l’anonimato.
O entrambi perché morire nel silenzio di tutti
è il peggio che possa capitare a un’artista
l’apripista il primo che è passato a miglior vita
è stato un attore famoso che ha tentato di fare
proseliti sul web in nome della libertà d’espressione
del genio. Non ha diritto alcuno genio è il disadattato
il migrante del pensiero il funambolo della parola
il drogato dei colori accesi l’assassino dei suoni
incolori il cieco dell’alba del mondo che a tentoni
cerca una via d’uscita dall’uguale e dalla costola
di Eva. Adamo ha preso la scorciatoia è tornato
alle parate militari alla fedeltà verso la canzone
del capo della tribù degli indovini delle Giare.
La nuova legge sul blog dei pappagalli è scritta
col sangue degli Indovini chi gusta aragosta
sarà torturato dall’inquisizione dei Dotti Sfatti.
Le chiamano specie protette, le donne con la barba
e gli uomini col riportino, gli indovini delle parole crociate
i cherubini in doppiopetto e le diavolesse in abito da sera.
Poi hanno stretto il patto del fagotto, ora col panciotto
d’ordinanza e la lupara a tracolla, hanno un altro aspetto
più arcigno e imbronciato. Il cigno che ha chiesto la pensione
e la cicogna in ricognizione tra le alcove abbandonate
si sono uniti alla squadra, pure i poeti col lenzuolo bianco
come copricapo hanno inviato richiesta d’iscrizione.
La canzone è stata scritta, sarà la sigla dell’associazione
quella della Banda degli sfrattati del Corvo stanco
le sedi sono poche, ma altre sono già state segnalate
e su Ebay c’è già chi ha messo in vendita la ragione
sociale per fare un po’ di quattrini in modo scorretto.
Hanno creato un app per l’iphone, tipo gioco del Lotto
con le parole al posto dei numeri, si vince una crociera
a Portopalo o a scelta una gita nel tempo delle fate
da salotto col pullman messo a disposizione da uno sherpa.
La carica della polizia era stata prevista, gli idranti
e i manganelli, dopo gli stornelli a squarciagola
in rima alternata, il primo per l’antipasto, l’altro per l’insalata
il caffè con le saracinesche abbassate, decine di telecamere
a riprendere il tutto. Gli zombi son tornati e le streghe
non sono mai andate via, la spia che li ha informati
era un guercio dall’aria malandrina, zucchero e farina
per impastare una torte di bugie. Il venditore di farfalle
ha un buco in fronte e la danzatrice dei sette veli
ha visto cieli di piombo, poi ha trovato rifugio tra gli steli
di un fiore reciso dal boia di Atlanta. Ci sono stelle
tra i fondali delle acque trasparenti e una brina
che sfiora l’erba nell’alba di sabbia a tre strati.
Zuffe tra amanti traditi, l’esercito per sedare le beghe
tra commercianti d’argilla e l’affitto di due camere
con vista sul porto dei pescatori a giornata
la banda degli sfrattati del Corvo bianco è stata asfaltata
ora gioca a ramino e a tre sette con angeli e santi.
Appesa a una stella, la più vicina
dopo il sole, l’ha chiamata vertigine
perché non ne ricorda il nome
come la sensazione di brezza provata
quando ha incontrato uno sconosciuto
finito nel bosco dei tramonti argentati
o quando ha visto presto realizzati
i suoi sogni di bambina. Sente il liuto
lieto in lontananza, è una trovata
del signore dei mantelli rossi o di dame
di rame pietose con gli ultimi? L’origine
o la fine è un mistero, ma qui lo è più di prima.
Eppure è lì per cercarla, in un tempo
sghembo al quadrato e in uno spazio ristretto
l’equazione non è la stessa. La notte
l’ha ignorata e la morte le ha fatto visita
l’appuntamento è rimandato, le ha detto
a data da destinarsi, deciderà il caso,
l’amico fico e matto con l’anello al naso.
Qualcuno da lontano ha osservato tutto
col cannocchiale, ma a sua insaputa
ora può riferire ogni dettaglio al conte
dei bastioni d’argilla, lui l’ha costretto
con un ricatto e non ha avuto scampo.
La verità è imprigionata, giura, tra le mura
della grotta dei folli, ma è in un’altra stella
ai confini estremi dell’universo. Nessuno
è mai stato laggiù senza perdere la ragione
forse è meglio non sapere quali segreti
nasconde l’oscurità di questo labirinto.
Chi ha la sua parte di ragione ha già vinto
un viaggio premio di dieci anni tra i pianeti
del sistema solare, come astronave avrà un drone
o l’aquilone più colorato e misterioso di Nettuno.
La vertigine è evaporata ma è arrivata la gemella
della nostra eroina, tra le due, la più dura.
Scendi dalle stelle poi cresci sotto un cavolo
ti porta la cicogna, mai stata a Bologna?
Vi ho incontrato un lombrico parlante
e una vecchia zingara mi ha letto la mano.
Quattro figli mi ha detto che avrei avuto
però sono stati due, magari si sarà sbagliata
o vi avrà sommato i nipoti, chissà…
Il passante, la voleè, lo smash, che varietà
è uno show per la platea contrariata
prima o poi finirà, intanto un saluto
che è stato un addio, cerco ancora l’umano.
Corro un rischio da maschio, prendo il volante
mi gioco la faccia, ti chiedo dalla Spagna
è questo che vuoi? Una guerra del diavolo?
Burle da urlo, il tuorlo e l’albume nella frittata
di versi, siamo disconnessi, fessi da strada
commossi in catalessi, se ti dessi la mano
me la stringeresti? Per farla finita con l’idiota
commedia che recitiamo tra il divano
con le rotelle e il comodino di mogano
la dentiera da togliere di notte, il pastrano
sulla poltrona, qualcosa di strano
è successo, il piccione viaggiatore di Licata
ha twittato, ah nonno c’è l’hai un lucano?
Lì per lì non ho capito, pensavo alle Bermuda
poi la felicità mi ha assalito e s’è fermata.
Il giullare del reame ha preso moglie
c’è una regina nel suo letto
non sarà una bellezza, ma di voglie
ne ha parecchie. E’ accaduto
quasi per caso, aveva l’anello al naso
e ora ha la fede al dito. Il vaso
della fanciulla che ha tanto amato
ora è rotto. Ricorda le trecce
della ragazza bionda col vaso
in testa e le frecce
della sua balestra e piange, il caso
o il destino li renderà amanti.
Nell’alba nebbiosa e vagabonda
si può vederli ancora a cavallo di un’onda.
La regina del paese dei crocicchi
l’ha sentito cantare e si è innamorata
nessuno pensa sia una fata
lui è un poeta con i fiocchi.
Può vestire ora alla moda dei ricchi
calzare scarpe eleganti
avere pure tante amanti
ed estrarle a sorte tra le cortigiane
del regno delle begonie
ma sogna ancora la ragazza onesta
con le trecce bionde e il vaso in testa.
Poi in un giorno di festa
s’è vestito di ruggine e con lei è fuggito
ora è ricercato da tutti come bandito.
Nell’alba nebbiosa e vagabonda
si può vederli ancora a cavallo di un’onda.
E’ scappato in un giorno di primavera
in sella al suo cavallo bianco ma di sera
con la ragazza delle trecce bionde
verso il borgo dei briganti di cera.
Le ha dedicato cento e mille canzoni profonde
prima di spogliarla delle vesti linde
e di fare l’amore tra covoni di fieno.
Poi l’ha tenuta per mano
nel borgo dei briganti di cera
proprio sul far della sera
dinanzi agli arcieri della regina
arrivati al galoppo, erano una decina
dal paese dei crocicchi per eseguire
la sentenza di morte all’imbrunire.
Nell’alba nebbiosa e vagabonda
si può vederli ancora a cavallo di un’onda.
Fiocchi di neve li hanno sepolti
il gelo e la brina li hanno vegliati
sino a primavera, ceste di fiori argentati
in ricordo sono stati lasciati
il vento li ha accarezzati
sino all’autunno, gli abitanti
del borgo dei briganti
hanno eretto un monumento per gli amanti.
C’è scritto: erano innamorati
e solo per un giorno furono felici.
Nell’alba nebbiosa e vagabonda
si può vederli ancora a cavallo di un’onda.
Nel cuore corvino
della notte
piano smembro il buio
Con ali di luce
mi accosto alle stelle
ascolto suoni cosmici
pulsazioni planetarie
assaggio l'infinito
svelo profezie
leggendo occhi di cristallo
Sorride la bianca signora
confidandomi segreti
pur con le labbra d'argento
ben sigillate
Conquisto il cielo
con formule magiche
e intanto sposo
i miei atomi all'immenso
della notte
piano smembro il buio
Con ali di luce
mi accosto alle stelle
ascolto suoni cosmici
pulsazioni planetarie
assaggio l'infinito
svelo profezie
leggendo occhi di cristallo
Sorride la bianca signora
confidandomi segreti
pur con le labbra d'argento
ben sigillate
Conquisto il cielo
con formule magiche
e intanto sposo
i miei atomi all'immenso
L’astro della notte fuggì ….
Le stelle scomparvero ….
Il cielo si sbriciolò ….
I cirri svanirono ….
Le tenebre fecero da padrone.
Il buio era tutto intorno.
Il mare diventò burrascoso.
Le onde innalzavano la mia barca per poi farla cadere violentemente.
Sempre più su
per poi precipitare sempre più giù.
Una tempesta,
due tempeste ….
Lottavo contro le onde schiumose,
lottavo contro i venti impetuosi,
lottavo contro i mostri marini,
gli abissi,
i turbinii …
Poi un silenzio …
troppa silenziosità attorno a me.
Forse toccai i margini dello Sceol?
O ero stata inghiottita da un buco nero?
Dove mi trovavo?
E soprattutto, chi ero?
Dov’ero stata fino adesso?
E dov’ero diretta?
Ridatemi la possibilità di rincominciare!
Sarò più buona?
Forse.
Sarò meno effervescente e appariscente?
Forse.
Le stelle scomparvero ….
Il cielo si sbriciolò ….
I cirri svanirono ….
Le tenebre fecero da padrone.
Il buio era tutto intorno.
Il mare diventò burrascoso.
Le onde innalzavano la mia barca per poi farla cadere violentemente.
Sempre più su
per poi precipitare sempre più giù.
Una tempesta,
due tempeste ….
Lottavo contro le onde schiumose,
lottavo contro i venti impetuosi,
lottavo contro i mostri marini,
gli abissi,
i turbinii …
Poi un silenzio …
troppa silenziosità attorno a me.
Forse toccai i margini dello Sceol?
O ero stata inghiottita da un buco nero?
Dove mi trovavo?
E soprattutto, chi ero?
Dov’ero stata fino adesso?
E dov’ero diretta?
Ridatemi la possibilità di rincominciare!
Sarò più buona?
Forse.
Sarò meno effervescente e appariscente?
Forse.



