Armonia sconosciuta
in schegge di voci
-lamenti -
un riflesso dal nulla futuro
strascica nelle polveri, il cosmo
gocce alle chiome, fusioni profonde
tutti gli occhi del mondo
ritornano
come pugnali di luce
Pare grandiosa
la fine
di un nuovo inizio
lotta con marosi
immensi.
Sbatte l’acqua
contro lo scafo tenta di
scalfire quel groviglio di ferro
ansimante cerca
di scalare le onde.
Occhi aperti
occhi bizzarri si guardano
si scrutano
equipaggio d’angoscia
tenebra della mente cercando di
ingannare sé stessi
alla riunione dei rimorsi
bugie per fuggire
bugie per lenire
bugie per morire.
Mare oscuro minaccioso
trascina la nave
verso gorghi senza fondo
non c’è paura
assenza di speranza uccide sogni
solitudine dannata
si inebria della complicità dei simili
dentro il gorgo più nero
oscurità senza limite
il grande sogno è
il perdono.
agonizza fluida priva di rivelazione e verso
la bocca della morte,appaga bianchi sorrisi
baci da infarto in anticipo sui tempi, ansima
filtrando saliva sulle nostre labbra. Trina vegeta
dall'inesistenza ai nostri figli in fuga con catene.
mi trasportano
in una culla ondeggiante
tra le frasche arboree
dell'estate,
in un'atmosfera
di fate e dittatori...
Quei dittatori
che ti impongono
i ritmi di un tempo
e quelle fate
che incantano
con l'aere del passato,
lanciando quella polvere
che suona come un flauto...
Un flauto di quelli di pan,
con quelle mille canne
che fischiettano
e ti lasciano svarionato,
tra i profumi dell'oriente
che inibiscono la mente...
Un flauto di quelli traversi,
che parla di un miraggio,
un miraggio
che mai ho potuto vedere,
ma che ora sento,
tra le voci di quei carismatici,
che mi impongono di ascoltarli,
sempre se mi va...
E' un totalitarismo
che mi comanda
e mi porta tra i boschi
di vent'anni fa,
dove i vecchi arbusti
venivano abbattuti
e gli anziani
piangevano i tempi
dei mandolini e dei liuti...
nell’inconscio
balaustre di fuochi,
frecce amare di luce
a fiumi negli occhi
Tu, le mani altrove,
randagio d’amore
maledetto mito di me
su lune straniere;
la nostra, spogliata
dà la schiena al coltello
piovono lamine,
-distacchi assoluti -
brilla perfido il blu
sgretolato
La ferita della notte
lancia un lamento ghiacciato,
è cruda la morte
dallo sguardo fisso
Nell'antico Borgo, generato da ore di passione,
il seme rancido che scivola lentamente dalla tua guancia
ci offre del tempo per riposarci.
Caldo, sudore; raffreddate sulle nostre carni
ti fanno intuire la persecuzione di una recita
denominata Vita.
Seme morto, aborto di un primo genito
od omicidio premeditato, ossessivo
e compulso, assaporerai il mio germe.
Un sorriso. Del rosso pallido sul volto.
Vestito di un Ego passato,
questo figlio morto è per te.
Ciclopico intestino
quasi destinato destino
ciclostilato floscio
ciclista dopato
ininterrotto coito genuino
cacca di bambino
lucido azzurro settembrino
sollecito postino
Carta
cartucciera
cartomante adultèra
arma
ambra
adunca unghia
maschera armatura
fica ficosa perla
prima dopo durante
intelligente cretino
politico animale
vendo venduto ombra
paese ombra cittadino
lungimirante ipovedente
tram trabiccolo suino
nascosto ippodromo fetente
palla pila pollo
stato statuto statale
stanziale stonato stanza
bisunto mondo laguna
anima polpo sangui-suga
fuga fuga fuga
maiale.

La notte allunga sul mondo
la sua ombra buia,
godendomi nell'intimità della sera
le arie meravigliose
della Bohème,
il sonno mi prende
e abbandono il presente
Apro gli occhi all'improvviso
smarrita osservo il paesaggio pauroso
che mi circonda
Si ecco, l'Acheronte
fiume putrido e maledetto
dell'Inferno dantesco
vestita di sacco cencioso e lercio
osservo le anime perse
in quel limbo
Corrono corrono senza meta
invocando la morte
che condannati in eterno
a nessun accesso
ne al cielo, ne al fuoco eterno....
Gli ignavi sono,
nella vita ne con Dio ne con Satana
indifferenti a spiritualità alcuna
Grida stridule spaventose
giungono da ogni dove...
“perchè son qui?”
Caronte sogghigna malvagio
mi aspetta a condurmi obbediente
alla dimora decisa per me
Minosse giudice dei dannati
ha deciso,
in eterno correrò per sempre
Tra lacrime di sangue
e grande affanno
urla la mia voce al mostro
“amo Dio e lo amerò sempre,
ho fatto la mia scelta!”
in ginocchio giungo le mani pregando...
Ed ecco un luce accecante illumina
quel luogo dannato
in cenere tutto si muta,
Gesù nella Sua gloria
è giunto a me, all'anima mia salvare
Mi sveglio, che incubo
sono in ginocchio con le mani giunte
mi stringo il petto
sotto il palmo tocco
il tessuto lercio e cencioso
del sacco che indosso....





