s’incontrò con la sera, della sera del giorno dopo,
sullo stradone d’una ridente cittadina
e stettero insieme ch’era già mattina.
Giocando all’acchiapparella, col tempo assai veloce,
s’imbatterono in un temporale di tipo autunnale.
Tuoni, fulmini e saette s’abbracciavan, tette a tette,
con paura di gnomi, bambini e gran folletti.
Quand’ecco, sul brutto del più bello,
venir fuori, prepotente, un venticello
che spirando, a tutto spiano, per la via
ripulì ogni cosa e portò via
sera, mattina e temporale,
lasciando il tempo, solo e in asso,
che triste e solitario, come allocco,
si rincuorò suonando sempre al tocco.
trattennero il respiro
sulla croce dell'aria
intagliata dal legno
L'estasi cianotica
d'una mente implodente
si fissò
ossidata
dal peccato
di chi si riteneva senza peccato
Tre chiodi
trattennero il respiro
e sprizzarono sangue
vivo
vero
rosso
sempre più rosso
...
ma era solo veleno
Songs form a distant world:
songs from a distant me.
Chorus of a fragile soul,
whispers of a lonely fear.
The eye that devoured god
observed the beginning
of a new eclipse.
I was there.
Lost among the sand
of a stainless desert.
The station of departure
gave me one last ticket: notes
that
floats
with
my
thoughts
drove me at the limit of the sunset.
And while I could feel the arms of the sunlight touching my heart,
the mad
laughing
on the moon's surface
gazed for
viewless eons.
(sto traducendo dal francese un poeta ginevrino sconosciuto)
profondità spetta, o sincerità di dolore
sentimenti che ci scambiamo sotto le volte
nel foyer lampadario nerovelato
per Madame Léonie
che s'addormentò lamentevolmente
il terzo mercoledì del 27 novembre
dall'amore circonfusa della famigliola sua di ballerine.
Ma su quest'altro lato del foglio se preferite
conduco a spasso per mano
le considerazioni tattiche del Real Madrid.
Mi sorprendo quando scopro
di essere la natura più nera
di uno stillo, una lacrima presa a pugni,
Eppure questo stupore si chiama Luce,
tre fasci fiochi nella palestra che
disegnano un volto disfatto sul rivolo,
un volto conscio ma sorpreso
non tanto di essere una natura nera,
quanto di possederla ed esserne parte astratta.
Non so ancora
se un tuo sorriso
aumenti o diminuisca
l'entropia del mio universo
Di sicuro non sarà un qualcosa d'irrisorio
Abbiamo avuto un milione di inni
e neanche una nazione
se ben ricordi
E ogni volta non c'erano coppe
e c'era una squadra nella squadra
Tante volte non c'era nemmeno una palla
ma in quelle più belle
la palla c'era
e il campo era indefinibile con lo spazio
Figlio di qualcuno
Che disse al mio tempo
Adesso no
Io sono qualcuno
Figlio di nessuno
Che disse al mio sogno
Questo no
Quando scorre il giorno
Sempre mentre l'attesa dilaga
Conto le bolle di quest'anfora
E prego per la mia anima
Quando frana il mondo
E le stelle danzano
In questa stanza
Vana la speranza volteggia
Sospesa sulla mia brama
Che teme la carne muta.
L'estate dalle ali imprigionate
libera traspare
giunge ebbrezza e mistero
apice d'incanto
alla soglia segreta
nel coro sincronico d'assolo
stridenti fibre di suono
acciaio tra le onde
singulto amaranto
di corde spezzate
E sembra spargere
alla costa nostalgiche ferite
del sole adagiato al tramonto
morire del suo stesso nascere
nell'illuso paesaggio riflesso
del mare che frange e rinnova
nei sedimenti impuri e malati
nella gioia apparente
icone decadenti
di un'estetica divina.
Quando a Beirut se volta la peste?
Mentre la danza vagava su strade vuote
Richiamando a se le anime spente
Forse furono rese dalla preghiera
Quando nell'ora sacra della sera
S'ammozzano nel vano tenue
Le tre vergini di cera nera.






