Avevo una Musa virtuale che per qualche tempo si ecclissò. Le scrissi questa poesia scherzosa sperando di farla ricomparire. Cosa che avvenne
Soave adorabile Musa
virtuale nell’etere adusa
a farmi poetiche fusa,
la porta tua sento ch’è chiusa.
Sei tu forse ormai disillusa,
da questo poeta matusa
che spera tu non sia delusa,
che tutte le colpe ricusa?
Nell’anima mia un’intrusa
ti senti oppur forse un’esclusa
oppur ancor peggio reclusa
col vecchio marpione collusa?
Se fosse così chiedo scusa,
assolvimi d'ogni tua accusa
e insieme fuggiamo a Ragusa
fingiam che ci sia Montelusa
e che non ci sia Lampedusa
e pur visitiam Siracusa,
guardiamo la Fonte Aretusa,
se vuoi ce ne andiam in Val Susa
la toma a mangiar, meglio fusa
ché meglio il mio naso l’annusa,
se vuoi con me vieni negli USA.
Insieme suoniam cornamusa,
cantiamo una nenia tungusa,
cantiamo di Karol la “Tusa”,
balliamo una danza andalusa,
tuo naso col mio che s’ammusa,
tenendo una luce soffusa
ma sol dopo tolta la blusa
e aver leggiadria tua dischiusa,
triangol d’umana barbusa
sul pube la sua ipotenusa,
così avrò mia brama conclusa
qual fu a Poseidòn per Medusa
nel tempio ove Atena fu elusa
e a lei fe’ scontare l’accusa. (*)
E dopo che in me avrai trasfusa
l’ambrosia che tieni in cambusa,
dell'anima mia pure abusa
da un trauma d’amore contusa,
ma pria che sia tarda ed ottusa
mia mente dal sonno confusa
in questa mia bubbola astrusa
pensata allorché dormir s’usa.
(*): per far tante rime fu inclusa
’sta ciancia ch’è sol da me allusa
di mitologia alla rinfusa,
che in lingua vo’ dir siculusa:
Medusa era bedda e sticchiusa
picciotta mutata ‘n zuzzusa
da Atena piccata e gilusa.
Soave adorabile Musa
virtuale nell’etere adusa
a farmi poetiche fusa,
la porta tua sento ch’è chiusa.
Sei tu forse ormai disillusa,
da questo poeta matusa
che spera tu non sia delusa,
che tutte le colpe ricusa?
Nell’anima mia un’intrusa
ti senti oppur forse un’esclusa
oppur ancor peggio reclusa
col vecchio marpione collusa?
Se fosse così chiedo scusa,
assolvimi d'ogni tua accusa
e insieme fuggiamo a Ragusa
fingiam che ci sia Montelusa
e che non ci sia Lampedusa
e pur visitiam Siracusa,
guardiamo la Fonte Aretusa,
se vuoi ce ne andiam in Val Susa
la toma a mangiar, meglio fusa
ché meglio il mio naso l’annusa,
se vuoi con me vieni negli USA.
Insieme suoniam cornamusa,
cantiamo una nenia tungusa,
cantiamo di Karol la “Tusa”,
balliamo una danza andalusa,
tuo naso col mio che s’ammusa,
tenendo una luce soffusa
ma sol dopo tolta la blusa
e aver leggiadria tua dischiusa,
triangol d’umana barbusa
sul pube la sua ipotenusa,
così avrò mia brama conclusa
qual fu a Poseidòn per Medusa
nel tempio ove Atena fu elusa
e a lei fe’ scontare l’accusa. (*)
E dopo che in me avrai trasfusa
l’ambrosia che tieni in cambusa,
dell'anima mia pure abusa
da un trauma d’amore contusa,
ma pria che sia tarda ed ottusa
mia mente dal sonno confusa
in questa mia bubbola astrusa
pensata allorché dormir s’usa.
(*): per far tante rime fu inclusa
’sta ciancia ch’è sol da me allusa
di mitologia alla rinfusa,
che in lingua vo’ dir siculusa:
Medusa era bedda e sticchiusa
picciotta mutata ‘n zuzzusa
da Atena piccata e gilusa.

Commenti
* L'originale dell'anno scorso in effetti erano 50 sfumature, ora l'inflazione le ha portate a 52… tutto aumenta, me lo dice pure la mia bilancia.
Sto per pubblicare un testo, per me molto atipico, che propone in forma leggera contenuti introspettivi profondi.