entro in quel posto solo sognato,
ci sono sale di tutti i colori,
qui e li' un via vai di dottori.
Ora qui che cosa ci faccio,
mi sento già come uno straccio,
recito battute infelici a mia moglie,
lei mi insulta in preda alle doglie.
Siamo gia' in pieno travaglio,
speriamo non serva il cesareo taglio,
entro ed esco numerose volte,
le braccia di lei di flebo avvolte.
Pensavo fosse una cosa più naturale,
invece non sembra affatto banale,
il verbo spingere a ripetizione udito,
che lei non sia sorda non l'avranno capito.
Si va avanti per un bel po',
quanto tempo ormai più non so,
penso che mi chiederan di pagar l'affitto,
ma è un ospedale e non un convitto.
E' contro la fisica e contro natura,
di lì non potrà mai uscir una creatura,
spero che alla finestra si posi la cicogna,
ma del mio pensiero provo vergogna .
Poi ecco come in una magia,
in braccia all'ostetrica un' anima pia,
il miracolo è compiuto sai perché,
entrammo in due e usciremo in tre.
È sempre dopo l’amore,
che viene voglia di restarmene qui,
sul tuo cuore, a leggere se anche tu
provi le stesse emozioni per me,
se negli angoli più nascosti del cuore,
non aspetti altro che la prossima volta,
che potremo scambiarci
tutto l’affetto, impossibile da contenere!!
Se ogni attimo possiamo utilizzarlo
amandoci così, a tutta mancina,
il mondo intero può benissimo aspettarmi,
ma non farò attendere le tue labbra,
più di tanto!!
Sguardo felpato
una sola luce fioca in cucina
sagoma di madre intenta ai fornelli
pasto caldo per me dall'alba divisa tra studio e lavoro.
Quel buio... quel silenzio mi dissero tutto...
mai più ti avrei rivisto
mai più ti avrei ascoltato
mai più riparo nei tuoi sguardi
mai più coraggio nei tuoi abbracci
mai più te e me...me e te.
Quella muta oscurità mi tormentò
tutta la notte per poi
prender voce di padre solo all'alba.
Firmò la fine del tuo viaggio nel mio presente
cancellò la tua presenza dal mio futuro.
Guardai il vuoto oltre i vetri,
nulla sentivo... né rabbia, né dolore
nulla feci... né urla, né pianti…
sentii solo rimbombare nella mente
l'onore da perseguire e rispettare.
Mi alzai come automa e mi diressi
nel vivere il primo giorno
di nipote senza te.
Anima nera abitava in me,
colori sgargianti la vestirono
nessuno si accorse di lei.
E ancora oggi vive in me
domata, sì, ma visibile solo
a chi ella crede degno di te
degno di scoprir l'oscurità
dietro la sua luce.
Più passa il tempo è più mi rendo conto
Che a vivere senza te non sono pronto,
questa triste realtà devasta i miei pensieri
il tempo passa in fretta ma sembra sempre ieri,
mancano i pezzi di un puzzle per comporre un sorriso
te li sei portati via tu lassù in paradiso,
ogni tentativo diventa inconcreto
quel puzzle non sarà mai completo,
abiti dentro la mia testa
il tempo passa ma tutto resta,
su questa terra dove cammino io
niente ha più senso da quando sei con Dio.
Torno spesso in quella corte d’estate
tra parole di contadini e calici d’orgoglio
per un annata memorabile.
Ritorno tra quei sorrisi anziani
di leggende alitate a sfumare lo stupore
dei miei occhi ancora graziati dall’alibi
dell’innocenza.
E rivedo la magia delle lanterne,
e risento il profumo d’incenso,
e mi abbaglio di lucciole nei campi di grano.
Ero piccolo si,
ma l’immenso era tutto attorno a me
ascoltando il saggio predire pioggia
per il giorno che sarà.
Questo amore già dal suo arrivo,
aspetta ogni notte
con qualcosa di straordinario,
volgo il mio pensiero e elaboro,
tutto quanto avvolge di meraviglioso,
credo di vivere in un mondo più bello,
un’autentica fortuna,
un immenso tesoro!!
Quando il cielo comunica amore,
succede sempre qualcosa,
pensa che il cammino delle nostre
buone azioni merita un premio,
aiuta i cuori a sintonizzarsi,
il cielo non è mai lontano,
quando si compie del bene!!
io lo farei
con il cuore che batte
all'unisono
che spirano forti
da ventate lontane.
Immaginare di prenderti per mano
quando passi per caso
dalla via dietro l'angolo
e abbandonarmi nei tuoi occhi neri
che riflettono l'eternità
equivale ad averti con me
dalla notte che aspetta l'alba
fino ad abbracciare tramonti infuocati
che somigliano ai tuoi dolcissimi fianchi
e giuro: vale anche la pena
perdersi nell'illusione.
Oggi nulla conta
nessuna tempesta all'orizzonte
nessuna piccola emozione,
solo la luna dall'alto
meticolosamente mi sorveglia
dovessi mai svegliarmi dal sogno
che sa di questo ingenuo
e mai esistito amore.
Manifesti volontariamente emozioni,
ideali e virtù che possiedi,
e mostri in ogni atteggiamento,
impossibile non distinguerti
tutti gli atti buoni d’intorno, si congiungono a te,
hai l’abitudine al bene!!
Esteriormente esprimi sentimenti talmente buoni,
giustizia e indulgenze, sai di religioso,
tra vedere e non vedere da saggio,
rinnovo la concessione del posto
nel tuo cuore, per ritenerne
il massimo dal tuo benefico affetto!!
Quante volte a lungo ho atteso il tuo abbraccio
Ho ascoltato il tuo silenzio cullare la mia malinconia
Quante volte ti ho sognato nelle mie notti bianche
Quante volte si incrociarono un breve istante
il tuo sguardo ed il mio
Quante volte ho accarezzato il tuo silenzio
Quante volte sono arrivato davanti al tuo volto senza respiro
riecco i personaggi dell'anno prima.
spuntano bue asinello e una capretta,
poi Maria con un altro parto che l'aspetta.
San Giuseppe sempre inginocchiato,
a breve rimarrà di nuovo senza fiato,
ecco il mendicante che chiede la carità,
ancora quest'anno un lavoro non ha.
Il fornaio intento nel suo operato,
lo stesso pane ha ancora sfornato,
lo zampognaro lo segue a ruota,
la sua musica ancora è ignota.
La lavandaia vicino il ruscello,
le fa compagnia un pastorello,
anche lo scorso anno eran vicini,
ormai saran diventati fidanzatini.
Poi dalla vicina specchiera poco più in la',
un uomo che un anno in più veramente ha,
guarda tutti con il suo occhio silente,
un altro anno e' passato troppo velocemente.
La sala maledetta dove tutti guardavano
Premevi un bottone e le tasche si svuotavano,
perché lo facevo non l’ho mai capito
so solo che mi sentivo un vero fallito,
saltavo il pranzo e solo con un caffè amaro
uscivo dalla sala senza più denaro,
piangevo e la famiglia e gli amici mi davano per disperso
vagavo per le strade distrutto per la somma che avevo perso,
attacchi di panico mi facevano crollare fisicamente
mi sentivo un individuo che non valeva niente,
dentro avevo rabbia,vergogna e fuoco
ero diventato una vittima del gioco,
ho pensato anche in preda all’angoscia di farla finita
ero stanco di ripetermi che era l’ultima partita,
ogni volta di non giocare più lo giuravo
ma poi di nuovo ci ricascavo,
nella sala dei falliti gli amici mi cercavano
mi portavano via e mi insultavano,
mi dicevano: alla tua famiglia lo diremo!
Ed io li supplicavo di non farlo come uno scemo,
l’ultimo degli uomini ero diventato
meritavo di essere ripudiato,
anche chi mi amava mi allontanava
ma poi per amore mi perdonava,
mi sentivo privo di emozione
il gioco distrugge le persone,
la mia esperienza deve essere un
esempio per le vittime di domani,
Dalle sale maledette statevene lontani,
un vizio che vi consuma a poco a poco
per favore con cadete mai nella rete del gioco.
Il Covid-19, soffia nelle nostre case,
getti di virus turbinanti,
spazzano creature di ogni razza e colore,
una rivoluzionaria immissione di virus,
spazza via mezza comunità,
cancella vite e amori non ancora destinate
all’ultimo viaggio!!
È assai difficile fermare, il suo getto impetuoso,
e lui continua a produrre dolore continuo,
impetuoso da vicino e da levante,
di gran lunga durata
vira da qualsiasi parte, è un secolo oramai
che non rivediamo un giorno,
il cielo sereno!!
si lascia sfiorare dal mare,
la sua anima temprata dal sole
custodisce desideri impazienti
di sgorgare in vivaci zampilli.
Incatenata da furia pungente
e da disillusioni asfissianti
vaga con mente ferrea,
ostinata tra valli e monti
nel trovare i suoi perché.
Vuole lasciarsi alle spalle
il dolore che la opprime,
ma esso batte e ribatte
contro le pareti del cuore.
Con ferite ancora brucianti
affida al vento urla di riscatto,
giustizia chiede per sé
che ha dato senza alcun risparmio,
senza mai volere o aspettarsi
qualcosa in cambio ma solo
con la gioia di donare armonia.
Torna in sé priva di risposte
con dolore ora fermo
e con ferite domate,
colma di coraggio nello spezzare
le catene di odio e ingratitudine.
Si desta dal suo torpore
si spoglia da inganni e ira,
impavida con passo deciso
oltrepassa avversione e irriconoscenza.
Il mare che dolcemente
ha placato i suoi tormenti
muta le blande carezze
in fieri saluti.
Presa piena coscienza
del valore che ha,
determinata giammai accetterà
d’essere incatenata nuovamente
da giudizi e pregiudizi.
Impedirà a qualsiasi ostacolo
di ostruire il suo cammino
alberato da sogni destinati a emergere.






