vissute delle mani
sono passati
i giorni più disumani
Sulle tue pieghe
vissute dei piedi
sono calpestati
i più lunghi marciapiedi
Sulle loro pieghe
vissute della faccia
sono scolpite
le fatiche delle braccia
Sulle mie pieghe
vissute del buon cuor
sono marcati
solo i segni del dolor.
con la tua storia e la tua arte,
io ti penso e lo faccio spesso,
lo sto facendo anche adesso.
Non so bene cosa mi manca di te,
è un qualcosa che un po' strano lo e',
se dopo un pò che son tra le tue vie,
subito spariscono le mie nostalgie.
Quello che conserva la mia memoria,
oggi ha cambiato ahime' la sua storia,
dove prima sorgeva la mia sala biliardo,
ora c 'e' un negozio che par un azzardo.
Intorno non si respira l'aria di prima,
gente nuova affolla quella panchina,
cerco invano segni del mio passato,
ma è tempo investito in modo sbagliato.
Intento a trovare ciò che è rimasto uguale,
ecco che mi appar la maestosa Cattedrale,
lei indenne attraversa gli innumerevoli anni,
tra funerali matrimoni natali e capodanni.
Qui un giorno ci sarà il mio commiato,
dalla navata centrale uscirò coricato,
spero che ciò avvenga in modo tardo,
almeno che riapra di nuovo la sala biliardo.
Senza alcuna pietà
Dalle catene sguscia via
Vorrei essere ciò che cercavi
E con un segreto dalle labbra sfuggito
E tu mai più sei tornato
Non era estate
né inverno
o primavera
nemmeno, potrei dire,
fosse autunno.
Un punto fissato
in un tempo fuori
da ogni tempo.
Stavano lì,
mani nelle mani
labbra socchiuse
nell'intreccio di sorrisi.
Intorno a loro, la campagna
colma d'indistinti fiori.
Poi, improvviso, un boato
un frantumarsi di cristalli
nella pioggia di colori.
Caddero leggeri
come foglie senza storia.
Erano mai stati vivi?
Nessun parente lì ha perduti
tranne, forse, gli occhi di un poeta.
che la mia infanzia ha voluto segnare,
quest'uomo che con il cavallo sfrecciava,
e con una Zeta i suoi nemici firmava.
Nella quotidianeità era un uomo distinto,
da camerieri e servi sempre era cinto,
poi si travestiva e partiva all'occorrenza,
di sangue freddo non rimaneva mai senza.
Spadiccino molto abile e veloce,
di tanti malviventi era la croce,
a tutti la sua identità era ignota,
dal più intelligente al più idiota.
Mi chiedevo io con un po' di rabbia e d' ira:
'Ma possibile che nessun ben l'ammira?,
una minuta e nera maschera posta sul viso,
e nessuno che lo riconosce dal suo sorriso?'
l'incompreso apre voragini
nei silenzi colmi d'nquietudine,
i tuoi sguardi ramificano ricordi antichi sul davanzale
della vita scritta
nelle mie pagine
ancora vergini
timide da svelare
al mio cuore,
riflesso nel tuo così sincero
che ancor di reminiscenze nutre speranze scalze
in vie di non estinzioni. Danzano è incalzano
lente parole e parole
che rincorrono aliti
di momenti sospesi
nel mio braccio amico
che raccoglie stasi
incastonando lacrime assetate d'amore,
ne bacio una dolcemente
sul tuo bel roseo viso
assaporando il candore
della sua melanconia
cullata non per me!
Ti sorrido spento
lasciandomi insabbiare
nel mio errore inconfessato nell'amarti all'ombra
ancora e ancora,
e come un fuggiasco evito
di entrarti dentro
nei tuoi occhi d'ebano
ciechi e profondi
come galassie inesplorate.
Olezzo di brugmansia disegna stupore
sul tuo lamento
pregno di nostalgia slegandoti dai suoi nastri
che trattengono
le tue bigie rime.
Or sorridi sospirando
coi tuoi prediletti fiori
quei tromboni d'angelo
che assomigliano
ai tuoi umori
di parole peduncole tramontate sul selciato
della nuda realtà ripudiata,
ma tra di essi
scorgo il fiore più bello
più splendente e imponente
incolta beltà innocente
che raccolta tra le mie mani
sei sempre tu a dare
sfavillanti emozioni
di autentiche certezze
in quella rara unicità che rende vita
al tuo sguardo d'amore,
che tutto per me
avrei voluto fosse
per sorridere con te d'amore.
Come il vento dell’alba
respira la tua bocca,
il tuo sorriso mi parla
come acqua che sussulta.
I tuoi passi come onde
danzano, nelle zolle del cielo.
I tuoi occhi che ridono
nella nostra stagione,
il tuo passo leggero
come rondine vola.
Ci specchiamo nel cielo
col tepore di vita,
nel profumo di nuvola.
Un attimo di luce,
lampi di gioia,
promesse di vertigini,
sussulti di passione.
Crepuscolo d’estate
fuori canta il cielo,
cullato dal vento
e dalla languida luna.
Desiderio in agonia,
anima mia si tace,
il periplo è compiuto
la terra leccese ad agosto ne vien rapita,
mercatini e sagre ben organizzate,
per celebrare il frutto dell'estate.
Si sa che il popolo salentino,
ha spesso un fare biricchino,
ogni occasione è sempre buona,
per ballare mentre qualcuno suona.
Ed è così che all'insegna dell'ilarita',
si festeggia tutto il giorno a volontà,
il famoso frutto viene idolatrato,
e all'occorrenza anche mangiato.
Così il giorno di San Rocco vien festeggiato,
tra una calda battuta e del vin pregiato,
i conti poi si faran bene a fine giornata,
se effettivamente la fica verrà assaporata.
Insieme in uno spazio senza tempo
dove l’immaginazione copre la realtà
con la sua vestaglia di concrete astrazioni
tangibili nel domani
naufraghi sull’isola del sogno
rimaniamo in sospeso
tra il sole dei nostri desideri
il mare delle nostre incertezze
fuggevoli come la corrente
insieme immaginiamo il nostro spazio
allargarsi
trascendere l’oggi
per condurci nell’infinito luogo
dove nasce la virginale prosperità
di nuovi simboli
con cui ornare i nostri aurei vessilli.
Sento il freddo colore neon
Colare dai palazzi piovosi
Poltrendo mi spengo
Da me non s'innesta pulsazione
L'inverno mi ha già penetrato le ossa
Mi fa svenire la testa
Nella stretta scivolosa città
innaffiando sogni, proteggendo malinconici versi
di pure parole nessuna anima ti offende
leggendoti si limita a decifrare il senso
di te introspezione mi fido so che potrò
farmi leggere rinascendo vivendo sempre
tutte le volte che ti mostri misteriosa
con un fascino disinvolto fra cose
perdute mentre cammini senza guardare
le ombre che ti aspettano all'angolo
di una strada sterrata, divisa fra rancore
e perdono








