E’ lì che mi piace giocare
ad acchiapparella
con la notte, nell’equilibrio
incerto di un’altra acrobazia.
Dove le parole scritte tremano su un filo
di voce, nel tono degli occhi di chi legge.
Dove il poeta fa dell'illusione
la sua calligrafia.
"A quest'ora i sognatori
vegliano,
memori delle parole!
Ne costruiscono solide
immagini,
strappano sorrisi ai bambini,
E silenzi agli adulti.
Non chiamarli "folli",
Se li senti cantare.
Corteggiano le stelle...
E danzano con la luna.
Anime solitarie,
Notturni poeti!"
non meriti neanche
di restare nella mente.
Mi chiedo il perché,
della mia scelta
delusa allontano la risposta .
Tutto è lì,
ancora quell'enigma
come un rebus da risolvere.
Sai che ti dico,
che non meriti nulla,
ormai sei svanito.
Parole che le mie orecchie udivano,
ora non ascolto più.
Quelli come te,
restano soli,
in un limbo di isolamento.
Io sono diversa,
per fortuna ho capito
quanto eri subdolo .
Ma sei lontano ormai,
non voglio più pensare
a quello che farai.
E questa età che se ne va,
e tutto è già nel vento,
nella nebbia del passato,
ed io sono qua,
non ci posso fare niente,
il tempo vola via
effimero e precario,
e ci restano i ricordi ed i rimpianti,
di come era ieri,
e tu mi guardi,
non capisci bene la mia età,
i miei anni,
che me li sento tutti,
e vorrei saper fare,
saper dire,
come una volta,
ma tutto passa,
tutto va.
Vorrei il male se ne andasse,
vorrei che le parole dure,
che quelle sbagliate,
volassero via,
e rimanesse sulla terra,
la comprensione
e il perdono;
vorrei rimediare,
dire una parola giusta,
una parola di pace,
per ritrovare un amico perduto,
per trovare serenità
e un dialogo.
anche le lenzuola sanno di stantio.
Ci vorrà molto tempo per risistemare
tutto il disordine che ho dentro e fuori.
Il vuoto ha invaso il cuore,
nulla più sarà come prima.
La testa è affollata dal niente,
che hai lasciato insieme
ai panni sporchi da lavare.
Le lacrime ormai son vagabonde...
mendicanti di emozioni, soffocate
in quel cuscino, dove le urla
non verranno mai ascoltate.
Annego in qualche ricordo sparso
e, nella penombra delle finestre chiuse,
tra brandelli di pensieri assemblati,
che salgono nella memoria logorata,
mi fa compassione l'impronta di rossetto,
che sul bicchiere è morto come me.
Oblio
Occhi pesanti,
bruciano alla luce,
ultimi resti della notte,
poi sarà l’alba
incombente;
vorresti tornare a ritroso,
alla gioventù perduta,
ai tempi belli,
di bambino,
quando eri sano e forte,
quando non c’erano problemi,
tornare,
tornare,
indietro.
Non può essere vero
non è così che funziona.
Ci avevi messo tutto
e soprattutto il cuore.
Hai ancora in mente quel giorno
che accarezzavi le sue mani
e le sussurravi parole
mentre la baciavi
così che il vento
non poteva portartele via.
Non è così
e non lo è stato
quello che chiamavi amore
era solamente un'impressione
una pagina di un libro
che mancava da leggere
e non hai potuto finire
il fondo di un caffè
che non aiuta
a renderlo migliore.
Non poteva essere vero
e invece s'è avverato
con gli anni lo hai capito
è stato un brutto errore del passato.
Vengo da lontano come un pastore errante ma,
non sono un pastore!
Curo i malati come un medico ma,
non sono un medico!
Difendo gli imputati come un avvocato ma,
non sono un avvocato!
Aiuto i poveri come un povero ma,
non sono un povero!
Sono soltanto un capofamiglia che ama
la propria moglie ed i figli!
Sono la persona che per la famiglia
va anche molto lontano!
Curo i malati perché conosco le sofferenze ma,
non con le medicine!
Difendo gli imputati innocenti perché
sono vittime che pagano per i colpevoli!
Aiuto i poveri perché anche loro
hanno il diritto di vivere!
Io sono soltanto una persona semplice e normale
che cerca, in ogni modo, di aiutare chi ne ha bisogno!
Forse ho cuore ed anima sensibili alle sofferenze,
forse conoscono i bisogni e le necessità della vita,
forse, chissà, sarà Dio a volermi così ma,
IO SONO IO, NIENT’ALTRO!
Capita che diventi tutto sabbia,
e il mare si ingrossa.
E le onde, o meglio un’onda
mi infradicia, sempre la stessa…
Mi scrollo di dosso
le gocce, e dal cuore
…e resta la poesia.
C’è poi il ticchettio d’un picchio.
E torna la vita…
quasi sempre la mia.
Va a fondo la notte
nell’ultimo chiurlare
di un assiolo.
Ti accarezzo ancora il pancino,
non mi sono accorto che ora
dormi… ne avrei bisogno, solo qualche
minuto o il tempo d'un assolo.
Mi sveglia l’alba sul viso
che invita i miei occhi
alla danza del suo sorriso.
Esce, e porta con sè il soffio del cigno.
Lascio appeso al filo insieme
ai panni un rapido pensiero per te.
Intanto nell’aria sospettosa tra le piume
di un beccaccino, e con il bavero alzato
aspetto il suono della sveglia
dentro la tazza bollente del caffè.
Uscio di casa mia,
vorrei starmene tra le mie pareti,
il mio mondo,
senza sapere,
senza vedere,
non essere cercato,
né trovato;
per conto mio,
con la mia vita,
il mio universo,
la mia anima,
e chiudere le porte,
in faccia ad un mondo,
sporco e meschino,
dove cercano solo di usarti,
di fregarti,
farti sciamare da un posto all’altro,
sempre nei guai,
sempre trafelato;
non mi va,
non ci sto,
voglio solo calma,
e libertà.
dovrò affrontare,
quello che dovrò
incontrare.
e comprendere me stessa.
La mia forza
il punto da cui partire
ogni giorno.
diventare migliore.
ma forse anche di sbagliare.
ogni tramonto,
ogni pensiero,
ogni parola
di questo viaggio.








