Sarei stato l’ombra di schiena
di un artista in una scatola,
se una notte di undici anni fa
non fossi nato.
La prefazione nelle mani di un librario
lì ad aprire adagio le porte d’una favola,
collezionista di ognuno dei tuoi sogni
forse lo sono sempre stato.
Avrei anche atteso su una panchina fradicia
che lei tornasse a riposare l’anima sgualcita,
se non mi fossi innamorato
della mia vita.

Non ricordavi più quei momenti
che se pure tutto andava male
c’era l’amore a curare le ferite.
Avevi dimenticato come era dolce
l’odore della terra
che stava vicino al mare
e quando si cantava
qualche vecchia canzone.
Eri a volte come smarrito,
un bambino ferito,
ma c’era il tuo cuore
che pensava per te
e ti diceva dell’amore.
Non lo ricordavi veramente più
quando tutte le notti la cercavi
e lei non c’era, era lontano,
troppe erano le stelle da contare
per poterla avere accanto
almeno solo un momento.
Hai avuto tanto tempo per pensare
senza dimenticare e fare finta di niente.
Quelli erano i vostri giorni
i giorni dell’amore
rimasti dentro qualche vecchia fotografia
e negli occhi di un pianto
di chi ha capito
che non doveva dimenticare.
Il tempo … cos’è il tempo?
Il tempo è una dimensione
entro la quale si misura
il trascorrere degli eventi.
Il tempo è bello,
il tempo è brutto,
il tempo è denaro.
Il tempo fa invecchiare,
il tempo fa dimenticare,
il tempo arrugginisce il ferro,
il tempo ci distrugge sempre.
E non si ferma mai, va avanti,
ogni secondo è un suo rintocco,
anche se l’orologio non lo contasse,
è preciso e, non sbaglia un colpo.
Diciamo che è bello quando c’è il sole,
diciamo che è brutto quando piove,
è denaro perché serve per lavorare
è solo il lavoro che ci fa mangiare.
Il suo trascorrere invecchia le nostre cellule,
fa dimenticare perché decresce la memoria,
consuma la materia tanto fino a spezzarla,
man mano che, inesorabilmente, passa.
Ci lascia i segni chiari del suo cammino,
rughe profonde che segnano il nostro viso,
teste calve o anche con capelli canuti
e lentamente ci porta anche alla tomba.
Non può però intaccare l’anima e lo spirito,
i sentimenti ed i pensieri non sono materia,
quelli restano dentro di noi finché viviamo,
finché Dio ci lascia vivere su questa terra.

Rinasceremo quando tutto sarà finito
osserveremo il mondo con altri occhi
accorgendoci che dietro di noi c’erano solo errori.
Respireremo insieme un aria nuova
quella che fino a ieri ci faceva morire
sarà solo amore dentro noi.
Rinasceremo come rinasce un fiore
e non ci servirà la vanità,
ma solamente l’umiltà.
Saremo il tempo per i nostri figli
e sole caldo per il cuore
che servirà a scaldare questi nuovi giorni
dopo tanta nebbia e malumore.
Quel fiore nuovo appena nato
moltiplicherà milioni di fiori
serviranno a ricordare
senza mai dimenticare
chi non c’è più
perché portati via
da questo maledetto inverno.
Sulla tiepida battigia cammino
osservando in lontananza
il caos della mia città
nel silenzio d'un tramonto.
E penso al profumo della vita
che s'allontana come farfalla
agli echi del vento
regalandomi
un brivido di libertà
d'un attimo sfuggente
che non riuscirò trattenere
oltre un sospiro
nel frammento d'un giorno che muore.
Osservo un vecchio ricurvo che tende la mano
quasi a voler afferrare una conchiglia che giace riversa,
sballottata da un'onda ribelle,
poi rinuncia, lasciando che il mare la riporti lontano
a riposare nel suo mondo sommerso, come il suo,
come il mio, immerso in questi attimi
che non torneranno più.
dietro sogni irraggiungibili?
Possiamo forse respirare in eterno
la brezza coniata da aliti di vento?
Non dobbiamo forse convincerci
di esistere in tempi e luoghi
mutanti giorno dopo giorno?
Di non disconoscere mai
la realtà in cui siamo annegati
e che ci rende ebbri di felicità
e saturi di tristezza?
Di una realtà che rinnega se stessa
e che ci vuole striscianti e doloranti.
Realtà muta e cieca
che non eleva la propria ignoranza oltre le mura.
Che non segue l'agonia del nostro sguardo,
della nostra ammirazione
e del nostro....
Sì, la parola deve ancora scrosciare
sotto i ponti della vita,
forse non si addice ad un così tragico puzzle,
forse gli incastri non coincideranno mai,
forse la speranza non è sufficiente
a dare un giusto alimento alle nostre membra,
forse le nostre membra non sanno muoversi
con la giusta perversione ed eros,
mitica saggezza,
non riesce ad annidarsi in giusta misura
nel nostro intelletto.
E l'immagine rimane sovrana,
dispotica regina
a cui da' mite consenso
quella parola che si compone in amore.
Nonostante gli anni,
a dispetto delle mie posizioni,
delle mie idee,
di ribellione e libertà,
a volte vorrei essere solo,
un essere umano normale,
normale,
come tante vite sulla terra,
come i tanti,
essere come loro,
con una persona,
un'amica accanto,
mentre invecchio,
vorrei più normalità nella vita mia,
vorrei un futuro,
libero,
anche per me.
profumato come non sai d'esser paesello mio
spaginato di poesie e cristalli di mare
ritmato da sentieri di fichi spinosi e cespugli di forsizia
sotto a nuvole sprovviste di solitudine
accostato dall'azzurro del cielo
preferibilmente fresco e consolatore
dove io respiro aria di casa
dove io posso sognare indisturbata
e nell'armonia dei colori nascondermi
con il passo lesto di centinaia di formiche
verso l'invisibile , la sera.
La follia irrazionale del dolore
fa il cambio con l'allegria
e a pugni
con il desiderio di te,
della tua pelle,
del tuo odore.
Guardati negli occhi
e leggi la tua anima
varcare il limite profondo
ed accettare anche
la felicità di un attimo.
Un attimo che vorrei non finisse mai,
un attimo profondo tanto voluto,
il tempo però, non sbaglia i suoi tocchi,
un attimo è un attimo e non un'ora.
Un attimo per scaricare tutta la rabbia,
un attimo per dimenticare il mio dolore,
un attimo per soddisfare un desiderio,
un attimo per gioire ed amare a fondo.
Una danza che a suono di tamburi,
si alterna sempre fra dolore e gioia,
senza regola e senza contare il tempo,
il dolore fa sempre la parte del leone.
l'immenso paesaggio
il grande lago verde.
Sfumano colori variopinti
all'orizzonte
ondeggiano le spighe di grano
sulla vallata.
L'argine lungo il fiume silenzioso
al crepuscolo
sui confini del mondo
riflette le
ginestre gialle
illuminando le lampare accese.
Nella solitudine del silenzio
le strade desolate e sole.
Il vento arriva da lontano
dall'immensità del mare.
Sulla terra silenzi
di piante secche
di montagne
bruciate dal sole.

I giorni sono così freddi
in assenza di sole
e la terra è così dura
perché è un po’ che non piove.
Un uomo cammina nella nebbia
ed ha il cuore in gola
per lui l’assenza è stata tanta
e non può più rimediare.
I giorni sono passati
e quelli più belli li ha bruciati
dimenticando l’amore
quello non può più ritornare
come la terra dura è fredda
difficile da accettare.
Nell’assenza aspetta la pioggia
così potrà nascondere
le lacrime del cuore.









