Cosi è la mia finestra
ora fiorita di sole ,
ora riconoscente di cielo.
Delicata sui pioppi
che non si redimono ad un ventaglio di stelle
di verde argentato tra gli ulivi
con il ghiribizzo di Dio sulle foglie
di albe inattese di rosso vermiglio
e il chiaro scuro profuso e liquefatto di voglie.
Cosi è la mia finestra
di languore fresco
che il risveglio mi scioglie
di crepuscolo che si placa con il mare
di terrazze di caffè e arance mature
che denudano il cuore .
Perduta nel nido
dove dimorano le civette.
Voi, con le vostre infime bugie
dette occhi negli occhi
dopo il tocco passionale
delle nostre esistenze.
Sublime peccato è incatenarci
al tempo
all'illusione che un piccolo attimo
possa davvero riempire
le crepe dell'Anima.
Puerile giudizio
dentro un mondo di specchi.
Il mio impavido cuore
sarà sempre in battaglia.
Per una voce che non ha più ascolto,
il vento la porterà lontano,
oltre orizzonti conosciuti.
Per una voce che
è come una preghiera,
Qualcuno porgera'
la mano che qui è
stata negata:
si sentirà allora
un coro e non ci sarà
più una voce sola.
l'irruenza della tua parola
e darti un bacio sul cuore.
Avrei voluto un silenzio
avvolto in un abbraccio
che fermasse la tua
brama di scappar via.
Ma nell'ambrato senso
di un pudore sfacciato
ho accettato l'esito
di ogni tua scelta.
Avrei desiderato tenerti
ancora qui, accanto a me.
Fermo l'istante che procura ferite,
è vivo il dolore e le grida di vendetta.
Lotto in segreto, ma fiacca... mi arrendo
incapace di persuadere quell'invasione
di rossa amarezza, che lascia sulla pelle
una scia immortale di litanie e lamenti.
Percepisco il calore di due gocce
che lentamente scendono sul viso,
una è una lacrima che luccica,
un altra è una stilla di sangue.
Le guardo in un riflesso di me e
sarcasticamente fiorisce un sorriso...
pensando che tutto questo l'ho voluto io.

Tra le querce ingombre
di ricordi
ti chiedi dove siano
le tue incastonate
furbe bugie
...
come ghiande
da dare ai porci
marciscono...
...
a gara frenetica
disseminati semi
d'innata follia...
ti ricordi?
eri quella che cadeva
dall'alto dell'Olimpo
segnata donna
che baciava Giove
sui calzari dorati
...
un'impresa salire
e ricadere ferita
tra le aguzze rocce
della presunzione
...
tra le foglie immote
non il vento che vince
solo un aspide che sale
a mordere il cuore...
...
a rinnovare la dose
mai sazia
del veleno in corpo...
Eh cosa vuoi che ti dica,
noi qua,
siamo al bar,
e non ci pensiamo,
consumiamo e parliamo,
e intanto siamo tutti nella storia;
ognuno coi suoi guai,
ognuno col suo passato,
ciascuno col suo segreto dolore,
con la rabbia,
e la tristezza
di essere soli
in mezzo agli altri,
e viviamo come possiamo,
tiriamo avanti,
e nessuno capisce niente,
mondo indifferente e
meschino;
ma il tempo passa,
ognuno in cammino.
di uomini comandati a
spararsi tra loro era gelida,
non si scioglieva fino
al disgelo.
Questa di oggi sembra
zucchero filato,
si disintegra come niente.
Solo tra monti dove vivono
impavide le aquile,
la neve diventa consistente,
si tramuta a volte in ghiaccio,
a ricordare eventi tragici,
di guerra o attentati.
Nemmeno uno porta a un "dove"
O ad un "chi"
Solo al "nessuno" e al "me stesso".
Non ci sono che vicoli ciechi...
Come rabdomante vado
In cerca di qualcosa che mi faccia
Restare sui piedi
Ma trovo solo scale che me li rompono.
Alla fine della rampa una voragine
Da cui non si può tornare indietro...
Questo è l'incubo della solitudine.
Se abbandonassimo l’idea di credere
che il diavolo sta nella breve pausa
di una virgola, le idee smetterebbero
forse di indugiare negli interrogativi.
I pensieri in sosta, o solo nell’intervallo
di un’esclamazione entrerebbero, forse
anche se titubanti, tra le caporali…
sognando un punto fermo dove riposare.
ai fianchi della strada,
liberando il passaggio,
per proseguire sul sentiero
in salita e senza ostacoli.
Riempirò poi...
le buche più profonde,
coi sassi e massi
che man mano troverò.
Faccio un piccolo mucchietto,
e sotterro tutto sotto al cuore,
che come lapide
ogni volta che lo guardo,
mi mostra i nomi incisi
di chi non l'ha mai amato.
ho confuso i giorni
vivendo in una stanza vuota
con le serrande abbassate
sdraiata sul molle pavimento
affogavo e riemergevo
senza mai fine
Ho afferrato
occhi, mani
piccoli sogni
che sarcastici e crudeli
mi giravano le spalle
Poi compresi che
l'unico gancio
ero io






