rimandare la vita a domani.
Cedere il braccio ma tenere la mano:
affannato a restare, dire che
son loro quelli sani, gli umani.
Non c'è lume, alcun faro.
Solo la pioggia che cade,
ogni goccia di terrore densa,
mentre si affoga
nel sonno della propria lunga
e dura
quiescenza.
Vidi che ci eravamo fatti un dono:
il tormento, il pensiero;
questo è il verme di ogni uomo.
della strada
vedo un'acqua torbida che
vela i suoi raggi,
una nebbia di mezzogiorno
che deve alzarsi.
Un cammino il cui passo
veloce è frenesia assurda
in cui ciò che rimane dietro
non serve per continuare,
non motivo della futura vita.
La testa vaga per l'aria amica,
mito di ciò che non può morire.

Frammenti sparsi
di colorate matite
non sono coincidenze.
In solerte scrittura
nelle solitarie notti
tra ricordi e desideri
traccio scarabocchi
su un bianco foglio.
Come un pittore traspongo
colori d'un arcobaleno
perduto in vecchi sentieri
tra fruscii soffusi
e ombre dei meriggi.
Un crepuscolo di cartapesta
custodisce ciò che la mente
riesce a cancellare.
Un fragile tramonto
sfuma una vita intera
in un attimo sfuggente.
Apprendo
d’aspettare
alunno spugnoso
ligio e meravigliato
Aspiro pagine e pagine
di silenzio forzato
calmiere insperato
Vago nei vuoti
illuminati dalla stagione
un solitario campione
nessun pubblico
quasi una prigione
Sfugge al passo
la fretta nelle vene
poggiano gli arti
sul suolo impolverato
L’anima nascosta
aspetta nuovi segni
In avanti lo sguardo
nel tempo galantuomo
prega
che qualcosa ascolti
ci dia il perdono
Siamo un fiore che raccogliamo.
E osserviamo i suoi colori.
Un profumo che esplode nell'aria
ed entra nella mente, forma un ricamo
nella tela di incensi ed allori, un affluente
della realtà, una sua arteria.
Siamo del fiore lo stelo morto,
troncato di recente e lasciato a crepare.
Ogni goccia che resta non è per la vita,
di sangue poco ne rimane.
Siamo noi quel fiore appena colto!
Tra le mani di una anziana signora,
nelle quali il suo corpo si avvita.
Scendiamo fino al polso
e il calore del suo battito ci rincuora.
Siamo appesi tutti allo stesso amo,
mentre il vento ci sposta e la pioggia ci nutre
la morte ci guarda e noi la divoriamo.
Il nostro corpo vive di lenza
e di confessioni tetre fatte la notte.
Di noi rimane solo una ridicola infiorescenza
lasciata a mendicare un altro po' di fresca follia.
Le nostre urne sono rotte!
Siamo fatti di petali ed anemia.
Restiamo immobili nell'ipocrita oratoria
e in poche ore di agonia.
Avuta la nostra gloria, abbiamo abboccato
e perduto ogni freno e morale.
Guardiamo al cielo affamati
come un dio non più adorato.
Respiriamo con ferocia animale
il fetore del poco calore versato
sulle dita dell'anziana signora.
La sua stretta risale
e il sentimento è servito.
Siamo il narciso,
il biancospino;
una rosa e una camelia,
fiordaliso o gelsomino?
Forse un ranuncolo, una primula
La magnolia, la mimosa.
Goditi la vita, amala!
Non dormire finché è giorno,
annusa l'odore esploso nell'aria.
Guardati intorno: che esistenza grama.
Ritorna al tuo soffrire,
senso e sonno, la grande danza binaria.
Rileggine la trama e chiudi i tuoi occhi
ché è il tempo di avvizzire.
Ti lasciano addosso speranze,
quelle che ti illudono e deludono.
Ci sono pensieri... dei dolci pensieri,
profondi come l'abisso del mare...
quieti come la sabbia d'una clessidra...
ostinati come i tormenti dell'anima.
Ci sono pensieri che ogni giorno,
mi portano a pensare troppo.
Vorrei una vita,
che fosse la mia,
una vita a modo mio,
vorrei un po’ di tranquillità,
e che ci fosse amicizia,
e un po’ di comprensione,
per me,
la mia persona,
le mie idee,
i miei valori,
le cose in cui credo,
libertà,
libertà,
anche per me.
Perduta primavera degli incanti,
perché ti nascondi, dove sei finita?
Ti sei reclusa, offesa, forse indignata?
Dov’è che hai nascosto i tuoi colori?
Aspergo col pensiero i tuoi profumi,
ma ai tuoi fiori è mancato il sole,
non li sento neanche se annuso
tanto forte e assai quanto un cane.
Vengo ogni mattino in riva al lago,
per guardarmi in acqua trasparente,
in fondo trovo solo melma e fango,
i segni di un inverno lungo e nero.
Non c’è passeggio a sera per le strade,
tutto è affogato da tanta malinconia,
tutto sembra un deserto inaridito,
il vento spruzza polvere negli occhi.
Addio ai viali belli e fioriti,
addio ai profumi tanto inebrianti,
addio ai baci caldi degli innamorati,
addio ai sogni e luoghi incanti!
Primavera, dove ti sei perduta,
hai lasciato soli anche gli ammalati,
senza te non ci sono più neanche i cigni
a sguazzar nel lago che ho qui d’avanti.
Stendilo bianco questo lenzuolo bianco
Stendilo tutto
Che l’anima m’hanno piegato in quattro
in otto
Un fagotto ne hanno fatto
Che hanno fatto?
Piegala stretta
Stringila forte
Toglile l’aria che tanto non serve
Dentro un sacchetto la stritoli il vuoto
Piatta ci serve
Per quanta vita non serve
Non serve
E stendilo questo lenzuolo bianco
Ti prego stendilo tutto
Cacciami l’anima dal suo cassetto
Aprila tutta che sto morendo
Stendila e fanne il tuo pavimento
Mondo camminami addosso
Fammi sentire più peso che posso più peso che posso
Sporca il lenzuolo bianco che sto qui per questo
Strada mi faccio che si apre in un fosso
Dentro il mio petto riversa il tuo passo
Mondo che a te faccio spazio
Mondo che sono il tuo spazio.
Girare mete senza fine
ingannando il tempo,
fuggire via.
In mezzo alle ali della fantasia
ripercorrendo strade fortunate di
edere arrampicanti .
Tra amicizie inebrianti
con fiumi di gioie.
Intraprendendo armonie
per guardarci dentro
rubandoci un po’ d’energia
e trasformandosi in un amicizia
di follia.
Tanta tristezza, tanta malinconia,
un calice, un boccone assai amaro,
cerco in tutti i modi, mi do da fare,
cerco la pace, voglio ricominciare.
Cerco, mi dispero, m’inginocchio,
prego Dio sempre, ogni mattino,
non so dove e cosa più possa fare,
non credo sia il caso di rinunciare.
Aspetto, ci credo, tornerà il sereno,
serve speranza, fede, tanta pazienza,
d’altra parte, forse dovremmo gioire,
sarebbe certamente meglio di fuggire.
A volte disperiamo per sciocchezze,
siamo veramente incontentabili,
questa guerra però non è diceria,
non è uno scherzo e ne stregoneria.
Ne usciremo, certo, molto più forti,
ma serve coraggio, nervi d’acciaio,
abbiamo perso tutto ma non la vita,
con essa, il tempo curerà ogni ferita.
nei confronti di chi perfido...
ha massacrato la verità,
si nasconde sul fondale.
Un abisso senza risalita,
un labirinto senza via d'uscita,
in attesa del tempo della verità.
Dal precipizio dell'indifferenza
risorgerò come una fenice
con la forza di una preghiera,
con la grazia di un felino,
e con l'umiltà di un cuore pulito.
Giornata triste, cupa e malinconica
ma nel cuore e l’anima ho il sole,
io lo regalo a voi che mi amate
ma soprattutto a chi è mio nemico.
Se io amassi soltanto chi mi ama,
quale merito avrei di fronte a Dio?
Sereno giorno sia per voi gente,
amici, amiche, parenti e conoscenti.
Se qualcosa vi dovesse andare male,
non disperate mai per quello che v’accade,
quaggiù gioite invece per sapere
che Dio c’è e che lassù ci attende.









