
Quando ci siamo svegliati
il mondo non era più lo stesso
ci si guardava in maniera schiva
come se avessimo ognuno di noi
la peste.
l’aria era più pulita
e sapeva veramente di primavera.
Nel viale non c'era quasi più nessuno
quei terribili rumori di motori
accompagnati da bestemmie di impazienza
erano finiti come dissolti nel nulla.
Non si era mai visto un mondo così
forse nemmeno ai tempi delle terribili guerre
inventate da noi esseri umani
per inutili ricchezze
o per far sapere di essere i più forti.
e quando ci risveglierà un nuovo sole
l’incubo sarà finito
spero con tutto il cuore
che tutti quanti noi capiremo
il valore di un abbraccio, dell’amore,
di come è così bello questo nostro spazio infinito.
è un albero fiorito
che non muore di dolore
un fiume d’acqua pura
dove possiamo sempre dissetarci
senza avere paura.
perché io non ho un giardino,
ma voglio anche quello.
E voglio pure il cielo ed il mare.
Io voglio di più...
per me stessa, per la mia vita, per questi occhi
che molto hanno guardato e, nulla hanno visto.
Voglio di più dalle mie poesie,
che forse andranno oltre il mio trapasso,
viaggiando insieme al nome mio.
Io voglio di più... più silenzio, più stelle da fissare,
più emozioni, più libri da leggere, musica da ascoltare,
canzoni da cantare e giorni da vivere.
Voglio più cani d'accarezzare e,
più bambini con cui giocare
Io voglio di più.
Dai miei sorrisi... esigo l'eterno,
dalle mie lacrime... che esca fuori l'inferno.
E voglio che non finisca in fretta questo inchiostro...
che mi dia, almeno il tempo di aggiungere un accento,
un apostrofo... o almeno solo una virgola.
per non ricevere giudizi
fatti con disprezzo.
Si riesce più a leggere
che ascoltare blateri inutili,
lasciando così...
il tutto, nella noncuranza,
restandone fuori.
Ma se pur indifferenti...
non si resta mai illesi.
Lascia che entri
che si cali in quel pozzo
una luce, almeno, al centro della stanza,
un debole filo di sole
in questo cielo carta da zucchero.
Lascia che faccia solco sul legno chiaro,
che lentamente una scia più scura
tinga il soffitto, lacrime di statue di gesso
han lasciato traccia e vacillano adesso
sul bordo, come sul mento.
Lascia che entri
che al tuo letto si abbandoni lasciando il segno.
Lascia che entri la pioggia.
La nostra felicità
nel bene che faremo
nella gioia
che noi diffondiamo,
in questi giorni tristi.
Un SORRISO CHE FACCIAMO
FIORIRE NELLE LACRIME
che abbiamo asciugato
in questo momento
felicità torna presto fra noi.
il nostro pianeta
il nostro paese
bello e accogliente
diventerà vuoto
privo di gente
morirà la natura
come gli uomini
invece di gioire
troviamo il modo
di aiutare,
amiamoci,
rispettandoci,
allora forse
potremmo salvare
la nostra Patria
L'Italia
che con orgoglio
si saprà rialzare.
Il sorriso
abbraccia il pensiero
dell'attesa
la fine o l'inizio
della natura
che si ribella
l'innaturale
causa dolore
combattiamo
questo mare agitato
con le onde che inghiottono tutto
non si può affrontare la morte
non cosi
restiamo vittime
prigionieri del dolore
ci insegnano
a reagire.

Il braccio flesso
nella cerchia del sonno
è un'ansa muta ad arte,
un discorrere lento
delle palpebre
accerchiate dal silenzio,
un sospiro modulato
della quiete della vita.
In attesa sì che la vita
sia desta come l'alba
d'ogni giorno madre
rallegrati che il sole nasca
che il verde sia sfumato
che l'acqua scorra.
In attesa che si rinasca
spremi il succo dell'aria
non sia mai più nociva
dissetati alla buona nuova
che il dolore sia soffocato.
sopravvivere al dolore
di questa tragedia che tutti
stiamo vivendo...
si muove piano, tra stanze
ascettiche, passi affrettati,
pianti, lacrime..
si posa sui cuori,
cercando speranza,
spesso nascosta.
Amore tenace che
combatterà fino alla fine,
per sconfiggere dolore.
Vorrei cancellare questo cielo
cosi sereno , cosi azzurro.
Le nuvole sfrangiate che riesco a raccogliere
sono i miei pensieri.
Cattivi tasselli di un mosaico complesso .
Dalla mia finestra
la notizia del mattino chiude
la sera ,
la distanza degli occhi allontana le mani ,
le attenzioni dei respiri hanno
giorni di pianto .
Abito dove abita la paura
nella carenza delle regole
di un nemico invisibile che
come un re
piega ai suoi voleri
il popolo
e non ha scrupolo.
Pieno di energia dinamica creò la delicatezza.
Dall'insignificante polvere
creò una macchina perfetta
anzi due.
Eravamo un progetto eterno.
Provenienti dall'amore,
dovevamo donare amore.
Creati da un essere giusto,
nelle nostre menti non c'era ingiustizia.
Eravamo esseri forti, bellissimi e creativi
perché lui adora la varietà, il colore, la creatività,
minuzioso era il suo lavoro.
Voleva essere imitato,
chiamato Padre
darci attenzioni, tenera cura
perché siamo i suoi Piccoli figli generati direttamente dalle sue Grandi mani.
Ma poi apparve Lui.
Un essere scintillante e crudele.
Con la sua sete di potere
ci soggiogò,
ci disse menzogne in gran quantità,
ci trascinò nel peccato,
ci fece conoscere cos'era la morte.
Tutto portò alla chiusura dell'Eden
e il suolo maledetto fu a causa nostra.
Dio si dispiacque quando sotto ai suoi occhi
ogni cosa si rovinò.
E detestò Lui, l'essere scintillante e crudele
che ci disse: i vostri occhi davvero si apriranno!
Ora avremmo conosciuto il bene e il male,
anzi di più il male a cui ci eravamo venduti!
I nostri giorni erano contati.
Incapaci di arrivare fino a 1.000 anni.
L'amore diede posto all'odio.
La giustizia diede posto all'ingiustizia.
La potenza diede il posto alla debolezza.
Noi esseri insignificanti e corruttibili.
Non meritavamo più niente?
Non potevamo avere una via d'uscita?
Dio non ci avrebbe più parlato? E tanto meno ascoltato?
Tu non sai quanto Dio soffre quando vede soffrire.
Dio vede anche quello che noi non vediamo.
Dio ascolta i nostri lamenti,
le nostre richieste,
la nostra immensa solitudine,
il nostro desiderio di tornare ad essere quello che eravamo.
Sì, aneliamo essere di nuovo il suo progetto eterno.
Il Creatore che tradito fu dalle sue creature,
tanto amore da donare lui ha.
Il Paradiso farà tornare.
L'armonia ripristinare.
Il suo buon nome,
la gloria sua,
ad Armaghedon combatterà e tutto come in principio tornerà.
Sono nata sul finire di un febbraio, quando
le primule disegnano in anticipo la primavera.
Ho imparato da subito che con i bambini capirsi è semplice.
Quando ti allungano la mano hanno già
scelto di fidarsi di te… sono angeli che alla prossima corriera
avranno ali che diminuiscono man mano
che le loro orme si allungano, quelli che
vi mettono un mattoncino di lego in tasca rubandovi i confini
che avete accettato, orizzonti dimenticati.
Così li guardo giocare, tra i capelli mattini
liberi di colorare fuori dai bordi dei limiti dell’immaginazione.
E giocano con le sensazioni le vivaci parole
dei bambini, le immagini trasmettono percezioni che prendono
in prestito tutto il possibile… dal tangibile.
Non ho smesso di venire nei giardini delle scuole
o sulle panchine vuote nei parchi, ma ho smesso d’avere un’età.
Alle finestre e dai balconi i bambini hanno steso
arcobaleni nei lenzuoli con su scritto Andrà tutto bene, stasera
dentro a un battito oltremisura il canto salirà tra orme piccole
e grandi col mio, che sono Aria… ma che ne può una capinera?!
Ad essere sinceri con la mente,
il prodigio dei sensi si sente ascetico,
come il primo giorno di mescita
appare all’ultimo attimo della schiusa,
in virtù del proprio operato.
Volontà divinizzatrice ci espone alla certezza
nel mentre il dubbio freddo dell’effetto motore
di Soli e di Mondi sembra il cuneo dell’ennesima tortura.
Eccentrico Spirito ineffabile quanto chiaro
a me compari sopito da fiamme di rimprovero:
non acconsentire la disfatta del refrattario,
ammonisci te stesso sul lume dell’incoerenza.
Della controversia l’equanime si fa ombra
e la porta invinta espone al resto della severa compagnia
i discernimenti dell’esultanza.
Freddo e maniacale il Tempio dell’arroganza
atipico e dissimulatore l’accalappiatore di lepri.
Ma nessuno nel senno diretto altrove
dalla propria vivacità e gaudenza
fu risparmiato dall’occhio indagatore.
Tribolo d’ogni sperare s’innalza l’opera
artificiosa come immediata
si spreca all’ottenebrata luce
che nulla vuole altro da sé.
Se in qualche residuo d’attendibile attitudine
si fa viva l’espressione dell’oltraggiosa certezza
questa diviene ciò che è sempre, in genere, diventata.
Oltraggiose sembianze alchemiche
si vantano del mistico e della sua notte,
campi arsi dal sapore dell’insipido
vani troni decaduti a propria causa.
Demarcatori della sacra sapienza
nulla v’è tolto se non voi stessi
alla nicchia di sale sparso
dove la luna rifletteva i suoi lampi.
Deplorevole alambicco di false speranze
ammicca il fato con e su di te
per ammorbarmi nuovamente,
con ampolle di gesso.
in questo mondo cosi strano.
Giorni non perfetti...
Lascio la follia
e cerco la pazienza.
Nulla sarà uguale.
Conoscerò un mondo migliore
lo sentirò più mio,
lo amerò di più
imparerò a sentire
ogni attimo
come fosse l'ultimo.
Dove il limite da raggiungere
è dietro la porta.
dove prima non si conosceva il vicino di casa
invece ora nessuno vuole conoscere il vicino di casa per paura del contagio.
Vivo in una città morta dove ci si parla solo per telefono e nessuno si stringe più in un abbraccio.
Vivo in una città morta che per paura di morire assalta i negozi alimentari e le farmacie.
Vivo in una città morta dove prima si attendeva con ansia di vedere il cielo azzurro
ora non t'importa più niente né del cielo
e neppure di quello che accade là fuori.
Anzi preferisci non sapere cosa c'è fuori.
Quasi tutti depressi
quasi tutti nascosti
in attesa che tutto finisca come è iniziato.
Vivo in una città morta dove la mascherina è diventata glamour
e si crede con essa di ingannare quel minuscolo virus.
Un virus che con la sua crudeltà invisibile
ha cercato di cancellare le parole speranza e unità.
Il coronavirus si fa beffe di noi
e continua la sua strada.
Ignora il danno che ha fatto
perché lui è così piccolo e senza intelletto.
Ha solo un progetto
distruggere annientare
e soffocare con la sua corona regale.
Vivo in una città morta
ma pulita
perché dalla mattina alla sera ci si lava le mani!
Chi va là?
Alcool e amuchina.
Prego c'è ancora posto per voi!
Eh sì, vivo in una città morta che sembra un grande ospedale
con l'odore di disinfettante sparso qua e là.
Riusciremo a rialzarci?
Forse oggi
forse domani
chiedendoci:
ma davvero è successo tutto
questo ieri?
Confusione
Ah piccola che confusione,
il mondo gira,
come un pallone,
tutto di corsa,
tutto di fretta,
e siamo schiavi della pubblicità,
dei media,
delle convenzioni,
e c’è bisogno di tutto,
qui ogni cosa è un esigenza,
e il mondo che confusione,
un minuto,
per fare l’amore,
per dirti parole,
per dirti qualcosa,
farti sorridere,
ridere,
mondo che gira,
come un pallone









