Entro in una chiesa
e mi sorprendo
vedendo cristiani
che s'avvicinano al parroco
per confessarsi
e sentire bisbigliare
una voce che consola
ascoltata educatamente
dal battito incessante del cuore
di mille pensieri paurosi
spariti per un cartoncino
con scritto mi servirebbe del latte
i miei bambini hanno fame
mentre percorre la navata centrale
senza luci artificiali ma basse lucine
di ceri accesi, sciogliendo la cera
contorti e battaglieri ,
si trasformassero in parole
con tutto il colore.
Senza ansie e paure
contro le cose scure.
Librandosi nell’aria più liberi della libertà,
perché essa finisce quando inizia la viltà.
Liberandosi dall’ipnosi di chi ti fa pensare
che oggi si è più liberi perché è più facile comunicare.
sorde imprecazioni,
suoni di bestiale disperazione,
aspirazioni al vizio assurdo
e al gesto inutile.
I matti sono come fiumi in piena
e qualche volta straripano.
Essi non fingono mai
e i loro pensieri sono liberi
di andare oltre i corpi,
oltre ogni legge,
al di là di tutte le bugie del mondo.
Connessioni sentimentali e poetiche
crescono nei loro cuori
e si sviluppano liberamente,
come la lupinella e le erbacce selvatiche
che infestano i terreni incolti.
Come l’edera s’arrampicano
sulle pareti murate
e sulle umane debolezze,
senza alcun senso.
Smanie di speranza,
frenesie irraggiungibili,
fervori di felicità
assurdi come temporali estivi,
come chimere incartate
nelle brume rossigne della sera.
Frantumi di parole stellate,
seta sbriciolata tra raggi di sole.
Scavando nei meandri dell’imponderabile
ritrovo steli ghiacciati,
parole senza sangue,
volti senza religione,
tensioni e pulsioni,
sarcasmi e furori,
sussurri e deliri,
inconsapevolezza assoluta,
generosità claustrale,
candore infantile,
inattesa nobiltà.
Nella Casa di cura non ci sono luci
che irradiano gli occhi dei pazienti
e la putredine quotidiana
insanguina i crepuscoli vermigli.
Il respiro dell’anima corre lontano
e i cuori danzano su prati verdi,
come piedi nudi di un evaso
sull’asfalto rovente.
Ho tagliato i miei capelli
per esorcizzare l'alterazione
che la vita mi ha regalato
senza perdere la forza come Sansone,
e non tingerò più la zazzera
che orna il mio capo,
lascerò che il bianco spunti piano,
come tanti piccoli bucaneve
formi una regale corona
Il candido che apparirà
denoterà la saggezza che gli anni
che avanzano porta
se pur codesta virtù non mi appartiene ancora
Dipingerò le mie unghie di rosso
liberando il mio sangue
che scorrerà nelle vene dal cuore alle dita,
avrò cura delle mie mani
finestre aperte del corpo involucro sacro
della nostra anima
Non cancellerò con intrugli magici
le rughe del viso, del collo,
o quelle piccole ferite che si aprono
attorno alle labbra quando sorrido
è con questi segni della natura che mi racconto
canali che espandono
le mie emozioni i desideri
la passione di assaporare ancora più forte la vita
Tutto di me vuol rivelare al mondo
che esisto, sono viva come non mai
paura non ho se il corpo muta
è il ciclo vitale è un dono divino ….
lascio spazio al mutamento
con la spensieratezza di una ragazzina
che diventa donna ….
mattiniere apprendevo
e sull'asfalto foglie ingiallite
dalla finestra curiosavo
con la luce che penetrava
su uno sfondo opaco
riempito di cose sognate
e non avute
nel fruscio del vento
spianato
bugiardo, ricco
di parole illuminate
da ottime basi
viaggiatori realizzati
affermati
senza l'amore cercato
senza trovar
il lassismo della vita,
la mancanza di sussulti
nei gorghi dell’anima,
fa appassire le gemme di felicità
ancor prima che le falene
s’impadroniscano del buio della sera.
Minuti, ore, anni,
scivolano lenti lungo il fiume della vita,
quasi a voler levigare il marmo duro del cuore,
quasi a voler stemperare la disillusione
che, a tratti, s’incrosta nell’ardito sentiero,
diluendosi poi nel livore tenue
di una felicità impossibile.
Dalla finestra osservo strisce di vigne
e il respiro assurdo dei solchi nei campi,
della terra aperta a maggese.
La terra, ondulata e ampia,
come la schiena di un cavallo,
fuma generosa
nel sole germogliante del mattino.
All’interno della struttura psichiatrica
l’immenso lago del nulla,
l’opacità dei sentimenti,
il cielo plumbeo della nevrosi
e un sottile sorriso di pietà umana.
Nei cameroni e lungo i corridoi
pazienti sventurati, non si lamentano,
non palesano le stille di malinconia,
non esternano i loro deliri vespertini.
Piangono di notte negli antri oscuri,
lontano da sguardi
indiscreti e indagatori.
Piangono con dignità e orgoglio
e non chiedono affetto,
non si lasciano amare.
La malinconia accompagna la loro fierezza
e punge, gelosa, l’intelligenza,
il sentimento, le azioni.
La malinconia crea in essi
il dubbio sulla vita.
La malinconia chiede informazioni
su tutti i ‘perché’
e nessuna parola cancella il dubbio.
E allora le ombre
prendono più consistenza delle luci,
il silenzio delle parole,
la solitudine del rumore.
Ogni parola diventa un inganno,
ogni azione naviga nel tarlo dell’inutilità.
E allora lo sguardo
vaga oltre le parole,
al di là degli eventi,
per scoprire la compostezza dell’ombra
nello scandaglio erosivo del mistero.
un’acquerugiola insistente
si posa sui vestiti della gente,
bagna i volti,
rende lucidi i lastroni del selciato,
scurisce i muri,
scivola dagli ombrelli.
Come polvere d’argento
un’acquerugiola insistente
gorgoglia nei canali,
singhiozza su tetti e comignoli,
schizza sopra gli alberi spogli
e mormora la sua solitudine
alla lussuria dei gatti vaganti
nella notte buia.
Come polvere d’argento
un’acquerugiola insistente
scroscia attraverso gli ombrinali,
si adagia sui cuori degli uomini,
accarezza la loro anima
e lava le coscienze.

Affollati
vestiti a festa,
come a primavera
fiori belli e colorati
sulle tombe,
profumi di ceri
e di anime nell'aria.
Tu mi guardi...
hai vent'anni
per te, il tempo si è fermato
a primavera.
Passano tutti a salutarti
è Novembre...
ma per me,
è Novembre tutto l'anno.
Era tutto speciale.
Il giallo secco dell'erba del giardino,
i sacchi di rifiuti abbandonati,
le guerre furibonde tra vicini,
la stampa ingiallita di una Madonna
che non restava appesa.
La cassapanca trovata per la strada,
il tavolo a tre gambe che stava in piedi
solo grazie a un muro
le mie tasche vuote,
l'attesa di un lavoro ed il mio orgoglio,
il niente di sere perse e vinte
in un bicchiere.
Mi sembravano speciali
anche le cosce di Giovanna
e le sue gambe magre, con quelle calze
colore della carne un po' attempata,
il pane ammorbidito dentro il latte
e i miei trent'anni.
E i libri che infestavano la stanza,
il giradischi sotto il lavandino,
il blues di Robert Johnson,
la musica, la musica, la mia prima penna,
il sax infinito del vecchio Charlie Parker.
Abner Rossi
oscurato di nebbia
come fosse notte perenne.
Nelle strade
fango attaccaticcio.
Impulsi d’uggia e d’affetto,
di rammarico e dispetto
nel rimbombo di voci remote.
E i pensieri si rincorrono
rapidi come fulmini.
Occhi cosparsi di melma invernale,
ombre del viso percorse da lampi d’ira.
Uragano di dolore,
sisma d’afflizioni,
stagno d’indifferenza.
Il diavolo digrigna i denti
e incendia le coscienze.
E il tempo, come tornio,
lima sussurri e infedeltà,
consumando nei ricordi
i contorni lievi
di sagome inanimate.
Un viaggio nel presente,
per studiare meglio il destino
della vita senza mai esser assente
ad un futuro già in cammino.
Un futuro in città da visitare,
per farci uno studio da importante
per poter le tue conoscenze allargare
e diramare un sogno molto interessante.
Girare è un bene turistico,
che la gente dovrebbe ogni tanto fare
per poi dimenticare tutto quell'antipatico
destino che si cerca di dimenticare.
Viaggiare insegna a capire una cultura,
molto diversa da quella che ci riserva
il luogo in cui si abita e porta un'avventura
anche breve in tutto ciò che con gli occhi si osserva.
sei dentro
la vita mia
con te non sono sola
mai
anche quando
il vuoto uccide
e lo sconforto parla.
Poesia
senza te il mondo
non avrebbe colore
e gli occhi
non brillerebbero
per quei versi
che liberi
si posano dove
l'emozione regna.
Busserai alla mia porta
aperta la troverai
al mio pensiero
d'incontrarti
sfogliando gioiosa
componimenti
adagiati
sulle fronde di un ramo
che ritraggono malinconie
appese, guardate
tra versi profondi
nel chiedere alla tua gentilezza
una piccola mano
Ai margini
scruto l’andare del pensiero
che nel suo stare supino
si immerge nelle acque
del tempo.
Nelle fronde del tenero ramo
miraggio di rugiada
che assapora ogni mattino
quella luce a lei donato,
e se precipito
in questo fosso
di me rimarrà
solo una lacrima
lasciata nei margini
del mondo.
L'incertezza del futuro
rende impreparati ad ogni
fortunale che abbattersi può
sui nostri occhi mentre
il cielo azzurro osserviamo,
che all'improvviso si fa nero
come il buio più impervio
Anime perse tra i gironi
dell'inferno che è di questa
vita di passaggio terreno
e non all'aldilà appartiene,
sopportiamo inermi
le sofferenze dai demoni inflitte
Demoni camuffati
in amori sofferti e poi finiti
in affezioni svariate
che colpiscono noi piccoli esseri
senza età ….
La Morte non è simbolo di avanzati anni
ruba il respiro a bambini belli come angeli,
a giovani desiderosi di vivere appieno
il tempo che di fronte a loro si presenta
mutandosi in un film dell'orrore …







