In fondo
alle soglie tribali
del mio sentimento
addito una noia feroce;
oppure
esistendo per forza
e tradendo la vita donata
adombro scintille
di pura evasione;
adducco
alle fragili voglie
di fedi ancestrali
il cupo vapore
di un fuoco già spento;
è come
un giardino di spine
in un mare senz'acqua,
il vuoto ricolmo di nulla.
alle soglie tribali
del mio sentimento
addito una noia feroce;
oppure
esistendo per forza
e tradendo la vita donata
adombro scintille
di pura evasione;
adducco
alle fragili voglie
di fedi ancestrali
il cupo vapore
di un fuoco già spento;
è come
un giardino di spine
in un mare senz'acqua,
il vuoto ricolmo di nulla.
6 commenti
Momenti della vita
ti senti messa alla prova
sei impaurita confusa.
Dovresti fare delle scelte ma non sei pronta
ti trovi davanti un bivio
decidere se andare destra oppure sinistra.
Vorresti tornare indietro
vorresti dare un senso
al dolore.
Basterebbe un po’ di coraggio
per imboccare la strada
che pensi sia giusta.
Questi sono i momenti per trovare la
forza dentro di te
scoprendo chi sei veramente.
ti senti messa alla prova
sei impaurita confusa.
Dovresti fare delle scelte ma non sei pronta
ti trovi davanti un bivio
decidere se andare destra oppure sinistra.
Vorresti tornare indietro
vorresti dare un senso
al dolore.
Basterebbe un po’ di coraggio
per imboccare la strada
che pensi sia giusta.
Questi sono i momenti per trovare la
forza dentro di te
scoprendo chi sei veramente.
I tempi sono cambiati
non poi fidarti più di nessuno
non esiste più fratello
o amico sincero.
I tempi son diversi
non più in bianco e nero.
Ricordo da bambino
tiravo calci ad un pallone
fatto al momento con un po di fantasia.
Eccitazione di fanciullo
con tanta voglia di giocare
di vivere....
Tempi lontani
in cui potevi parlare comodamente
con la gente,
ora è tutto diverso
ci si arrabbia per niente
si prende la vita in maniera esagerata
incazzata....
Oddio! Che orribilità
questa nostra realtà
fatta di trucchi ed inganni
ritornerei volentieri fanciullo
tirando calci ad un pallone
almeno li ci metto il cuore
sputando in faccia
a milioni di persone.....
non poi fidarti più di nessuno
non esiste più fratello
o amico sincero.
I tempi son diversi
non più in bianco e nero.
Ricordo da bambino
tiravo calci ad un pallone
fatto al momento con un po di fantasia.
Eccitazione di fanciullo
con tanta voglia di giocare
di vivere....
Tempi lontani
in cui potevi parlare comodamente
con la gente,
ora è tutto diverso
ci si arrabbia per niente
si prende la vita in maniera esagerata
incazzata....
Oddio! Che orribilità
questa nostra realtà
fatta di trucchi ed inganni
ritornerei volentieri fanciullo
tirando calci ad un pallone
almeno li ci metto il cuore
sputando in faccia
a milioni di persone.....
Dopo tanto male le parole si
addolciscono.
Abbiamo bisogno di pace interiore
ma anche esteriore.
Parole che fanno male, più di una pugnalata
parole giuste.... sbagliate.
Silenzi senza spiegazioni
che tormentano l’anima.
Pace per la santa pasqua
pace nel mondo.
addolciscono.
Abbiamo bisogno di pace interiore
ma anche esteriore.
Parole che fanno male, più di una pugnalata
parole giuste.... sbagliate.
Silenzi senza spiegazioni
che tormentano l’anima.
Pace per la santa pasqua
pace nel mondo.
Tra nuvole immobili
l’azzurro del cielo
si sporca di bianco trasparente.
Nel silenzio freddo
i rumori della strada
si tagliano con il coltello.
Dentro di me
una sorta di malessere
di tutte le cose,
una sospensione cosmica
della respirazione.
L’universo intero si ferma
in una tenebra annerita di silenzio.
Sensazioni
occupano come foschia
l’estensione del mio spirito:
non penso,
non agisco,
non sono lucido.
Brividi interiori
e nebbia d’intuizioni.
Innocente esistenza
priva d’analisi
e di pensieri.
La mia vita
è un pendio in discesa,
una pianura che giace
di fronte all’elevazione
e alla vetta
che non oso raggiungere.
Attonito trovo riparo
nella vergogna intellettuale,
nelle illusioni perdute
e nel rammarico inutile.
l’azzurro del cielo
si sporca di bianco trasparente.
Nel silenzio freddo
i rumori della strada
si tagliano con il coltello.
Dentro di me
una sorta di malessere
di tutte le cose,
una sospensione cosmica
della respirazione.
L’universo intero si ferma
in una tenebra annerita di silenzio.
Sensazioni
occupano come foschia
l’estensione del mio spirito:
non penso,
non agisco,
non sono lucido.
Brividi interiori
e nebbia d’intuizioni.
Innocente esistenza
priva d’analisi
e di pensieri.
La mia vita
è un pendio in discesa,
una pianura che giace
di fronte all’elevazione
e alla vetta
che non oso raggiungere.
Attonito trovo riparo
nella vergogna intellettuale,
nelle illusioni perdute
e nel rammarico inutile.
Come un velo di vapore caldissimo,
l’afa si riversa dai tetti
e si stende per vicoli,
per strade affossate,
che si coprono d’ un pulviscolo
pesante, oscuro, lunatico.
Sulle tettoie azzurrigne
luccicano i comignoli;
abbaini e pinci, verdognoli
come un’acqua distesa, riflettono
la luce diafana delle stelle.
I due campanili del borgo
appaiono grigi e incorporei,
nel cielo d’antracene,
fosco ancora di calura.
Anche l’antica torre angioina,
in tutto il suo incanto,
emana una luce grigia e sinistra,
intrisa di tempo.
Grida di bambini
che giocano a rincorrersi
rimbalzano tra le mura vetuste
e sugli acciottolati deserti,
blandamente illuminati.
La luna falcata sorge
sul filo nero delle cime dei monti
e, piena di emottisi,
resta a lungo sull’orizzonte,
in un vapore sanguigno
che non vuole diradarsi.
Nei campi e lungo le mulattiere,
fino a notte fonda,
qualche cane randagio abbaia alla luna,
alternando i suoi cupi latrati
al lampeggio vivace delle lucciole.
Nella quiete oscura
intensi profumi
salgono dai prati in fiore,
fronde di alberi
ondeggiano sotto la brezza,
uccelli notturni cantano,
e un tepore amico
accompagna il loro riposo.
Dalle brughiere filtra, a tratti,
un odore di rose e di ginestre.
E sull’orlo dei monti lontani
naviga un’aria stigia e bassa.
l’afa si riversa dai tetti
e si stende per vicoli,
per strade affossate,
che si coprono d’ un pulviscolo
pesante, oscuro, lunatico.
Sulle tettoie azzurrigne
luccicano i comignoli;
abbaini e pinci, verdognoli
come un’acqua distesa, riflettono
la luce diafana delle stelle.
I due campanili del borgo
appaiono grigi e incorporei,
nel cielo d’antracene,
fosco ancora di calura.
Anche l’antica torre angioina,
in tutto il suo incanto,
emana una luce grigia e sinistra,
intrisa di tempo.
Grida di bambini
che giocano a rincorrersi
rimbalzano tra le mura vetuste
e sugli acciottolati deserti,
blandamente illuminati.
La luna falcata sorge
sul filo nero delle cime dei monti
e, piena di emottisi,
resta a lungo sull’orizzonte,
in un vapore sanguigno
che non vuole diradarsi.
Nei campi e lungo le mulattiere,
fino a notte fonda,
qualche cane randagio abbaia alla luna,
alternando i suoi cupi latrati
al lampeggio vivace delle lucciole.
Nella quiete oscura
intensi profumi
salgono dai prati in fiore,
fronde di alberi
ondeggiano sotto la brezza,
uccelli notturni cantano,
e un tepore amico
accompagna il loro riposo.
Dalle brughiere filtra, a tratti,
un odore di rose e di ginestre.
E sull’orlo dei monti lontani
naviga un’aria stigia e bassa.
Camminando per le strade
scalzo di pensieri
rasentando i muri
per ascoltarne le parole
passando sotto i rami
bagnandomi di dolci lacrime
ah se tu mi vedessi
scivolare sull’aria
facendo scricchiolar le foglie
e dipingendone la primavera
nudo alle stelle ed alla luna
solo occhi per imparare
mani per udire
bocca per giocare
attraverserei ancora il cielo
sotto i campi di favole
ah se tu mi vedessi
planare sui tuoi dubbi
dissolvendoli ai desideri
e pure alle promesse
ah se tu mi vedessi
entrare oltre il cuore
lasciando socchiusa
la porta del mio amore
prenderesti la mia goliardia
unendone un po’ di non sventatezza
in perfetta alchimia
per raggiungere chiunque tu sia
scalzo di pensieri
rasentando i muri
per ascoltarne le parole
passando sotto i rami
bagnandomi di dolci lacrime
ah se tu mi vedessi
scivolare sull’aria
facendo scricchiolar le foglie
e dipingendone la primavera
nudo alle stelle ed alla luna
solo occhi per imparare
mani per udire
bocca per giocare
attraverserei ancora il cielo
sotto i campi di favole
ah se tu mi vedessi
planare sui tuoi dubbi
dissolvendoli ai desideri
e pure alle promesse
ah se tu mi vedessi
entrare oltre il cuore
lasciando socchiusa
la porta del mio amore
prenderesti la mia goliardia
unendone un po’ di non sventatezza
in perfetta alchimia
per raggiungere chiunque tu sia
Rami ditarosati di un pescheto
rivolti al cielo,
punte intinte nel rosso
dei primi raggi mattutini
emergono dalla luce sublime
e ubriacante dell’alba.
Nel lago di Occhito
un airone cinerino in fuga,
spaventato dall’incombente
ombra di una nuvola scura,
batte l’acqua con le ali
e buca in volo radente
le brume d’ accesi miasmi
che si levano dalla sua superficie,
lasciando una scia
di onde concentriche.
Sulle alture del Gargano
il sole investe la brughiera
con una vampata di fotoni.
Tra le vigne vapori incendiati,
spezzati da veloci lame d’ombra
generate dai pali d’acacia,
irrompono come esplosioni gassose,
tra deflagrazioni silenti
e disastri luminosi.
rivolti al cielo,
punte intinte nel rosso
dei primi raggi mattutini
emergono dalla luce sublime
e ubriacante dell’alba.
Nel lago di Occhito
un airone cinerino in fuga,
spaventato dall’incombente
ombra di una nuvola scura,
batte l’acqua con le ali
e buca in volo radente
le brume d’ accesi miasmi
che si levano dalla sua superficie,
lasciando una scia
di onde concentriche.
Sulle alture del Gargano
il sole investe la brughiera
con una vampata di fotoni.
Tra le vigne vapori incendiati,
spezzati da veloci lame d’ombra
generate dai pali d’acacia,
irrompono come esplosioni gassose,
tra deflagrazioni silenti
e disastri luminosi.
Guardavo le tue orecchie
piccole e rotonde
sotto la cascata dei capelli ricci,
guardavo il naso
con le minuscole caverne
aperte per farti respirare,
guardavo il neo sotto il labbro,
già,
le labbra carnose,
promessa di estasi infinite,
e la bocca che si apriva per parlarmi
e dirmi del mondo infame,
senza te;
guardavo estasiato la pelle del tuo viso,
di come la natura è dolce,
tutto ammiravo perso
e perdutamente preso,
e non mi sono accorto dei tuoi occhi belli
che mi stavano guardando.
nanni
piccole e rotonde
sotto la cascata dei capelli ricci,
guardavo il naso
con le minuscole caverne
aperte per farti respirare,
guardavo il neo sotto il labbro,
già,
le labbra carnose,
promessa di estasi infinite,
e la bocca che si apriva per parlarmi
e dirmi del mondo infame,
senza te;
guardavo estasiato la pelle del tuo viso,
di come la natura è dolce,
tutto ammiravo perso
e perdutamente preso,
e non mi sono accorto dei tuoi occhi belli
che mi stavano guardando.
nanni
Quante volte si muore?
Come le maglie di una catena
ogn’una è storia a sé
Si muore tante volte
come tante maglie spezzate
che cadono nella profondità del mare
I minuti passano
e così passano le ore
i giorni e i mesi, gli anni
Quanti noi stessi sono andati via
persi in tanti momenti vissuti oppure
soltanto osservarti
Come quelle emozioni e parole
scambiate, ormai volate
ed ora il desiderio di riviverle
è inutile, impossibile
O come quei discorsi fatti
mescolati alle risa o ai pianti
affogati nelle mani intrecciate
Ci son momenti
che il rifugio son nei ricordi
quelli sono la nostra storia.
Sulle guance flaccide e incavate
una barba a bioccoli grigiastri
e un paio di baffi radi
con gli orli rossicci.
Gli occhi severi
incutono scrupoli
e non sanno divertire.
E’ un uomo all’antica,
gonfio in petto
e pieno di vento.
Di esso si pasce
nelle sue giornate vuote e assurde,
restando, alla fine,
con le mani intrise di brezze bavose
e di groppi densi di fumo misantropico.
Dall’alto della sua posizione boriosa
non dà confidenza ai derelitti.
Vive di chiacchiere
e, come tutti gli uomini finti,
gli vengono in testa idee, come zanzare.
una barba a bioccoli grigiastri
e un paio di baffi radi
con gli orli rossicci.
Gli occhi severi
incutono scrupoli
e non sanno divertire.
E’ un uomo all’antica,
gonfio in petto
e pieno di vento.
Di esso si pasce
nelle sue giornate vuote e assurde,
restando, alla fine,
con le mani intrise di brezze bavose
e di groppi densi di fumo misantropico.
Dall’alto della sua posizione boriosa
non dà confidenza ai derelitti.
Vive di chiacchiere
e, come tutti gli uomini finti,
gli vengono in testa idee, come zanzare.
Passa veloce
taglia fiumi e cieli
coprendo il sonno
e la stanchezza
come dietro un flash
scorrono senza tregua
pagine da ricordare
fotogrammi da scoprire
in corsa perpetua
passa veloce
e non rallenta
sopraggiungendo dove vuole arrivare
e fermarsi
istantanea dopo istantanea
si svolge
per poi riavvolgersi
spruzzi di bianco e nero
spruzzi di colore
la mano tesa alle stagioni
avvolgendo paesaggi infiniti
lacrimando fiori
e spillando sensazioni
aprendo luci
su mari lucidi
raccogliendo ancora blu
da dipingere
in questo splendido viaggio
al centro di se stesso
taglia fiumi e cieli
coprendo il sonno
e la stanchezza
come dietro un flash
scorrono senza tregua
pagine da ricordare
fotogrammi da scoprire
in corsa perpetua
passa veloce
e non rallenta
sopraggiungendo dove vuole arrivare
e fermarsi
istantanea dopo istantanea
si svolge
per poi riavvolgersi
spruzzi di bianco e nero
spruzzi di colore
la mano tesa alle stagioni
avvolgendo paesaggi infiniti
lacrimando fiori
e spillando sensazioni
aprendo luci
su mari lucidi
raccogliendo ancora blu
da dipingere
in questo splendido viaggio
al centro di se stesso
Un pensiero
riesce sempre a determinare
Il bello o il cattivo tempo,
l’uscita del sole o pioggia asciutta
dentro il mio cuore,
a momenti alterni
in un continuo viaggiare
di pensieri che si accavallano
e si susseguono passando
da momenti di malinconia
a momenti di sogno ad occhi aperti
e tutto questo senza una parola
senza uno sguardo apparente
ed ho l’esatta impressione
di essere da sola in un vortice
che mi cattura e mi precipita
in un profondo pozzo
mentre tendo le mani verso la luce.







