Scarno guanciale
dallo specchio ti guardi
guardingo in attesa
di quel capo vecchio e stanco
L'odore ricordi
di vita e sudore
del peso estenuante
del sonno lontano
Riflette lo specchio
immagini leggere
invecchiate solcando
quel guanciale ormai scarno
Scarno e leggero
di grigio di agre
fissando nel buio
quel sonno che è ormai sogno.
Lentamente
risucchiata nei mondi del mio esistere
penso e sorridendo
sorridono gli ignoti sorrisi dell'essere
ed è un piacere, e con piacere penso
Vorrei scambiare parole
che intreccio come fili di lana e ricami
vorrei questo piacere
quello stesso piacere leggero, sottile, irreale
di cui siamo custodi
Lentamente
risucchiata nei mondi del mio esistere
penso e sorrido.
godendo ferite aperte al vago
con occhi morbosi di delirio
spasmodici tagli di vibrato.
Sentirsi vivi al vivo del sopravvissuto
laddove morto è l’amore dato
laddove risorto è il sogno ceduto.
Cercare infine nelle vene il flusso.
Cercare nelle solitudini il giardino.
Cercare nel silenzio l’inciso segreto
ingenuo rivelato al riflettuto
credendo di capire il divorato.
Senza umiltà priva di contemplazione
senza penitenza accanto alla visione.
Attimi,
immagini sbiadite,
origami cerulei
increspati di vita
si aggrappano ai
grovigli dei respiri
a un alito di vento
alle ombre mute,
sciolgono cosi il
ricordo di ieri.
Il boato è lontano.
Ora ha ripreso colore
di rugiada le croci,
vestono i fiori
della Primavera
di verde e di farfalle
questo XXV° Aprile.Un vociare di rondini
in libertà segna le gialle
distese di spighe dorate.Abbracci di luce
per non dimenticare
un filo di voce farsi cielo.
Volano in alto i pensieri
son vestiti a festa
profumati degli odori del mondo
s'alzano danzando tra il cuore e il cielo.
Toccami dove non penetrano i sensi
né le logiche, né le altre cose che ancora non so
affrontami nell'ignoto
del noto piacere del vivere.
Mi difendo, si, mi difendo combattendo
contro la natura e gli elementi.
Ho piacere di sentire la grandine,
il fulmine e la neve,
e immobile come una lucertola
il piacere del sole cocente sulla pelle.
Mi piace il tormento della vita
che vuol dirmi che non riesco a sentire
e a volte sopraffatta non soccombo
ma respiro con più forza.
E così nasce il bisogno di aria
sentita sulla pelle, tra i capelli
che come un vortice inebria
le mie membra e assopisce
quel dolore antico che costantemente raffiora.
Serrate labbra fremono tremanti
Attendono la nota, quel là per esplodere
Che ne volete voi della tristezza
Nella compassione di falsa comprensione
Eppure quel vento smuove le corde
Sentite il fruscio, quello fra i denti
Stridulo e scostumato, per voi
Manichini di questo tempo
Eppure, smisurate misure
Nelle riluttanti distanze
Distanziano le ombre
Sorridete semplicemente
Così, spontaneamente
Tendendo la mano
Questo basterebbe
Questo basta.
Rigurgiti di vento gelido
sbarrano il transito alla primavera
e si trascinano echi di memorie
che si propagano in grovigli di rami
ed archi ancora spogli
e l’edera si fissa, definitiva, ai muri porosi:
difficile separarla!
E di stormi,
rondini ne tornano in poche.
Se stacchi dal suolo la mia zolla
striature, vedi,
di respiri
e impronte di viaggi
d’amore e di speranza;
graffiti di vita
in bilico tra luce e penombra;
occhi persi nel buio dell’attesa
che la luce del giorno ingoi,
col fumo della notte,
lo scarto del distacco.
E mi piace dipingere il nuovo giorno
in un volo di aquiloni colorati,
nell’abbraccio di voci confuse
e complici sguardi,
di pensieri sospesi
a generare bellezza.
Una doccia sarebbe stata certo meglio
che lavarmi così, sommariamente.
Ravviare i capelli
non significa certo pettinarli,
ma avevo una cosa più urgente
da fare, stamattina: vivere.
E senza guardarmi troppo allo specchio
ho preso e sono uscito.
se saprai accogliere
chi mendica un sorriso
e cerca disperatamente
una parola d'amore.
E' Pasqua
se il cuore si libera
del male che è nel mondo
e supplica la pace sottovoce.
E' nel sacrificio grande
di una madre che non si arrende
e non cade nella stanchezza
per amore e sa scalare
la montagna più alta
senza fare rumore.
E' Pasqua se sai perdonare
chi ti ha saputo regalare
un letto di spine.
E tu con ardore
cammini nel letto dell'amore.
(variazione su: Consolazione alla madre-Seneca) |
Voglio essere arcobaleno:
sette colori,
un’unica luce,
bianca, per dire Pace.
Voglio essere ponte che unisce
per mandar via
la diffidenza
e l’indifferenza
che rodono come malattia.
Voglio essere albero
affondare
le mie radici nella mia Terra
e avvolgerla
per non farla rovinare
via.
Voglio essere albero,
lanciarmi dritta verso il cielo,
allargare le mie braccia
per accogliere
e lasciare
respirare
Libertà.
Voglio essere albero
tra i viali
per ornare
le piatte strade
e dare
ristoro alla calura.
Voglio essere albero
per dire con linguaggio naturale
di un equilibrio da recuperare
per dare senso alla vita.
Voglio essere Olmo
e fare compagnia
al solitario Olmo del mio Paese:
memoria secolare
delle virtù della gente mia.







