Scarno guanciale

dallo specchio ti guardi

guardingo in attesa

di quel capo vecchio e stanco

 

L'odore ricordi

di vita e sudore

del peso estenuante

del sonno lontano

 

Riflette lo specchio

immagini leggere

invecchiate solcando

quel guanciale ormai scarno

 

Scarno e leggero

di grigio di agre

fissando nel buio

quel sonno che è ormai sogno.

 

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Profilo Autore: Ambra PILTI  

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Lentamente

risucchiata nei mondi del mio esistere

penso e sorridendo

sorridono gli ignoti sorrisi dell'essere

ed è un piacere, e con piacere penso

Vorrei scambiare parole

che intreccio come fili di lana e ricami

vorrei questo piacere

quello stesso piacere leggero, sottile, irreale

di cui siamo custodi

Lentamente

risucchiata nei mondi del mio esistere

penso e sorrido.

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Profilo Autore: Ambra PILTI  

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Avulso alitare rigonfio di versi d’aria
godendo ferite aperte al vago
con occhi morbosi di delirio
spasmodici tagli di vibrato.
Sentirsi vivi al vivo del sopravvissuto
laddove morto è l’amore dato
laddove risorto è il sogno ceduto.
Cercare infine nelle vene il flusso.
Cercare nelle solitudini il giardino.
Cercare nel silenzio l’inciso segreto
ingenuo rivelato al riflettuto
credendo di capire il divorato.
Senza umiltà priva di contemplazione
senza penitenza accanto alla visione.

 
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Ed ora sei qui:
chiuso fra queste
quattro mura,
aggrappato alle pareti
come un ragno
stai a tessere la tela
per catturare i pensieri
facendoli agitare
per farli poi morire
stritolati dalla sofferenza
dei ricordi...

 
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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Attimi,
immagini sbiadite,
origami cerulei 
increspati di vita
si aggrappano ai 
grovigli dei respiri
a un alito di vento 
alle ombre mute, 
sciolgono cosi il 
ricordo di ieri.

 
Il boato è lontano.
 
Ora ha ripreso colore
di rugiada le croci,
vestono i fiori 
della Primavera
di verde e di farfalle
questo XXV° Aprile.
Un vociare di rondini 

in libertà segna le gialle 
distese di spighe dorate.
Abbracci di luce
per non dimenticare 
un filo di voce farsi cielo.


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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Volano in alto i pensieri
son vestiti a festa
profumati degli odori del mondo
s'alzano danzando tra il cuore e il cielo.

Toccami dove non penetrano i sensi
né le logiche, né le altre cose che ancora non so
affrontami nell'ignoto 
del noto piacere del vivere.

 

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Profilo Autore: Ambra PILTI  

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Mi difendo, si, mi difendo combattendo

contro la natura e gli elementi.

Ho piacere di sentire la grandine,

il fulmine e la neve,

e immobile come una lucertola

il piacere del sole cocente sulla pelle.

Mi piace il tormento della vita

che vuol dirmi che non riesco a sentire

e a volte sopraffatta non soccombo

ma respiro con più forza.

E così nasce il bisogno di aria

sentita sulla pelle, tra i capelli

che come un vortice inebria

le mie membra e assopisce

quel dolore antico che costantemente raffiora.

 

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Profilo Autore: Ambra PILTI  

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Tendo come freccia al centro
la rima intima del mio rabbuiare
nell’esalare eredità al vivere antro.

 
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Muti. Muta la lingua
Serrate labbra fremono tremanti
Attendono la nota, quel là per esplodere
 
Che ne volete voi della tristezza
Nella compassione di falsa comprensione
Eppure quel vento smuove le corde
 
Sentite il fruscio, quello fra i denti
Stridulo e scostumato, per voi
Manichini di questo tempo
 
Eppure, smisurate misure
Nelle riluttanti distanze
Distanziano le ombre
 
Sorridete semplicemente
Così, spontaneamente
Tendendo la mano
 
Questo basterebbe
 
Questo basta.
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Profilo Autore: Ambra PILTI  

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Rigurgiti di vento gelido
sbarrano il transito alla primavera
e si trascinano echi di memorie
che si propagano in grovigli di rami
ed archi ancora spogli
e l’edera si fissa, definitiva, ai muri porosi:
difficile separarla!
E di stormi,
rondini ne tornano in poche.
Se stacchi dal suolo la mia zolla
striature, vedi,
di respiri
e impronte di viaggi
d’amore e di speranza;
graffiti di vita
in bilico tra luce e penombra;
occhi persi nel buio dell’attesa
che la luce del giorno ingoi,
col fumo della notte,
lo scarto del distacco.
E mi piace dipingere il nuovo giorno
in un volo di aquiloni colorati,
nell’abbraccio di voci confuse
e complici sguardi,
di pensieri sospesi 
a generare bellezza.


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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Avrei dovuto radermi, stamattina.
Una doccia sarebbe stata certo meglio
che lavarmi così, sommariamente.
Ravviare i capelli
non significa certo pettinarli,
ma avevo una cosa più urgente
da fare, stamattina: vivere.
E senza guardarmi troppo allo specchio
ho preso e sono uscito.
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Profilo Autore: Marco Ghitti  

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E' Pasqua
se saprai accogliere
chi mendica un sorriso
e cerca disperatamente
una parola d'amore.
E' Pasqua
se il cuore si libera
del male che è nel mondo
e supplica la pace sottovoce.
E' nel sacrificio  grande
di una madre che non si arrende
e non cade nella stanchezza
per amore e sa scalare
la montagna più alta
senza fare rumore.
E' Pasqua se sai perdonare
chi ti ha saputo regalare
un letto di spine.
E tu con ardore
cammini nel letto dell'amore.
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Profilo Autore: Tiziana Rosella  

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(variazione su: Consolazione alla madre-Seneca)


I)
Mi sono incontrato subito, con lui: prima l’ho assecondato, in un rapporto in qualche modo preliminare, astrattamente e accanitamente preparatorio a un dolore più vivo, più sostanziale di cui, a un certo punto, ho cominciato a sentire, quasi fisicamente, dentro l’anima, la mancanza, a desiderare l’intendimento di andargli incontro di più e provare la gioia che arriva tramite l’amore del dolore: ed ho compiuto il compito, senza misura, dell’anima fedele che non sa cosa dire, cosa fare davanti ad un dolore che mostra la sua sovranità, la sovrabbondanza di tormento sulla ruota dell’insaziabile ripetizione: per questa opera d’amore ho messo in opera le sottili, e un poco patetiche, risorse della poesia: le uniche che avevo e che sempre si ostinano a parlare stretto ma che pretendono di allontanare i fumi densi e pigri dell’inutile sofferenza: ho avuto le parole dell’anima, le uniche che potevano dare l’immagine della mia presenza, la forma del mio mondo rovesciato delle mie miserie, angustie e limitazioni del corpo e della carne: e per irregolari e limitate che siano state, inquietanti anche, non lo sono state mai, comunque, a specchio di realtà nascoste, di secondi fini: mi sono state belle per conto loro, per la loro affermazione di alterità, di altro del mondo, per la loro vocazione ad esistere, a resistere nella visibilmente presenza del dolore: sono la mia presenza, la presenza del pensiero, nel senso proprio di mente e non di pensamento, solamente.



II)
Il pensiero non si chiede perchè non concede sostanza e realtà alla conversione del dolore per farlo diventare canto, tradurlo nel linguaggio che assomiglia all’esistente:
non se lo chiede, per questo resta fuori: non può entrare e uscire a suo piacere: non se lo chiede perché il dolore non si ama solo la domenica, perché il pensiero è egli stesso, spesso, anonimo, un pensiero qualunque, sebbene trasparente e unico: non aggiunge il proprio nome alla sofferenza, ma cancella, se mai, ogni altro nome, con la sua anonima presenza, con il suo insignificante sguardo, al quale il dolore si affaccia in lontananza:
povero illuso di poter essere il possibile, ogni volta, ad ogni occasione: povero sciocco che non si chiede se il dolore abbisogna d’altro, altre attenzioni, altre persone, qualcosa d’altro che l’appartenere al semplice pensiero:
i dubbi della mezzanotte sono qua, dentro il pensiero che sente di morire nella sua certezza, nella sua vuota esaltazione:
si ucciderebbe: ucciderebbe la sua pretesa di salvazione: e ucciderebbe il dolore, ignorando la sua esistenza, solamente.




III)
Misero pensiero, non si fida nemmeno di se stesso, non crede al moto del suo stesso movimento:
contempla se medesimo e si annulla davanti allo specchio della nullità: non si oltrepassa per andare più lontano: è tale l’apparenza:
dietro quell’incertezza, dietro quel sottrarsi ad ogni certezza, alla certezza del talento che gli è proprio , si cela l’esperienza infinita di ciò che non deve nemmeno essere cercato, la prova di ciò che non va provato:
ebbene sì: quando ha il piglio giusto, quello che è suo, che rasenta proprio la follia, quando non è azione, con inaspettata medianica grandezza, avvolto nella solitudine, quasi dentro la sua sordità, nella disfatta dei suoi stessi sensi, diventa creazione, il mormorio dell’anima che non può smettere di lavorare in quello stato disperato di pensiero vivo che lavora.

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Profilo Autore: Salvatore Fittipaldi  

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Voglio essere arcobaleno:
sette colori,
un’unica luce,
bianca, per dire Pace.
Voglio essere ponte che unisce
per mandar via
la diffidenza
e l’indifferenza
che rodono come malattia.
Voglio essere albero
affondare
le mie radici nella mia Terra
e avvolgerla
per non farla rovinare
via.
Voglio essere albero,
lanciarmi dritta verso il cielo,
allargare le mie braccia
per accogliere
e lasciare
respirare
Libertà.
Voglio essere albero
tra i viali
per ornare
le piatte strade
e dare
ristoro alla calura.
Voglio essere albero
per dire con linguaggio naturale
di un equilibrio da recuperare
per dare senso alla vita.
Voglio essere Olmo
e fare compagnia
al solitario Olmo del mio Paese:
memoria secolare
delle virtù della gente mia.



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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Nel non luogo oltre lo spazio e il tempo 
pensieri vanno e vengono
In viaggi di memorie

si confrontano
Anime
si raccontano
in assenza di confini 
avvertendosi presenze 
E sulla sabbia impronte di cammini


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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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