Incontri spigolosi, inermi
attendono i passaggi
volando e ricadendo
capitombolando al suolo
A ogni piè sospinto, la voragine
risucchia gli incontri di gomiti
e furbastri venti creano
quei stolti e incalzanti
incapaci di direzioni precise
sprofondano sotto i loro piedi
senza mai guardare, avanti
Eppur quel tappeto in ciel
di stelle damascate danzanti
crea movimento preciso e andante
non perdono il sorriso, fiere
nessun vento le sfiora, caparbie
e dei gomiti sfiorati, intrecci
ne fanno preziosi e liberi
sentimenti, accoglienza
Tu uomo ascolta, cammina
calpesta con passo sinuoso e gentile
questo dono chiamato Universo
il vento chiamalo Curiosità
e le stelle Opportunità
il tuo cuore Accoglienza
e il tuo amore...Rispetto.
Magie della notte
nell'oscura nebbia
occhi velati di rimpianto.
Gemiti di cuori impazziti
di occhi spenti in triste agonia.
Nel corpo immobile
candido gelo
avvolge il pensiero
e toglie l'ora ultima
che di fronte alla morte
fine non ha.
Passeggiando
in riva al mare
a piedi nudi
ascolto
e osservo
tutta la bellezza
ch'è intorno a me...
guardo il mare
luccicare
simile a diamanti
riflessi dal sole
Momenti di pace...
Mi siedo sulla spiaggia
in sua compagnia
assaporando
le emozioni che mi regala
guardando
attimo dopo attimo
il sole che va via...
il cielo si riempie di nuovi colori...
Arriva il tramonto
avanza la tenebra
e fa posto alla luna
s'accende il cielo
di miliardi di stelle
ad illuminare
il buio immenso...
Mi torna in mente Dio
sciolti nell'acqua
sono i miei sentimenti
pronti a dar il colore intenso
alle solite giornate
carta bianca
bottiglie vuote
sale insipido
Li allargo come se seguissi un bozzetto
provo a far largo ai gesti
sfoghi senza schemi
immaginando come per visione
il risultato
Beffato dalle attese troppo volute
si mescolano senza senso
lasciando solo macchie scure
che la pioggia arrivata sorniona
sta inesorabilmente
striando
uscendo dai bordi
sospesi e delineati
del perimetro usuale
diventato muro
ritornato invalicabile
Viaggi nel quotidiano
che celano misteri
e adombrano ambizioni
Viaggi
che spingono oltre
modulando passioni
Facile perdersi
in fugaci
suggestioni
Scoprirsi disarmati
da controverse e ordinarie
illusioni
Mi scrollo anche a fatica
ma gusto serena
ritagli di normalità di vita
Sfide!
Si presentano ancora sull’uscio del mio tempo
offrendomi funi su cui camminare
e pattini per volare
Ed io … equilibrista
Fra il cielo
è la terra
il paradiso
appare più vicino.
Percorro le galassie dell’infinito
senza rumori
ne suoni
se non quelli dell’anima.
Il cerchio
ancestrale
il sogno
si è spento.
In attesa di quel dolce suono
che arriva dal cielo
in paradiso
gli angeli si sono svegliati.
Ho bisogno di Te
nel sentiero desolato
di orme cancellate
di memorie calpestate
li', le traccie mancano
Inciamparono
Strisciarono
Scongiurarono
Nulla servì a salvarli
Cumuli gettati
Nel gelido vento
Dissolsero le stagioni
Il chiaro di luna
Il sole splendente
Sterminati anch'essi
da cime fumanti
aspre e nauseabonde
Ed oggi assisto ancora
ancora e ancora
allo stesso scempio
di forme, di luoghi e d'intenti.
Identico risultato.
svendo abilitazioni, sdolcinando Master e Perfezionamenti comprati alle aste on- line,
Arrogo B1: I speak English very well
DELFIZZO il mio improbabile francese,
biascico:“Me Llamo Candido Placido de Bragas”,
impacchetto il mio diploma di specializzazione del ’97 - “Lo vuole in confezione regalo?” –
millanto crediti sportivi (mai stato a dieta)
scalfisco il mio salvadanaio demodé per un abito e cravatta (io uso maglioni tinta unita)
mentre ripasso le soluzioni d’improbabili equazioni cubiche
senza soluzione
conto le mie “conoscenze” sulle dita della mano, orba di falangi da eccessivo uso di gesso bianco (e cassino)
arrivo a zero
m’immagino a surrogare titoli mentre demonizzo i miei antecedenti e conseguenti (reciprocamente),
prometto chimere sulle punta dei miei tacchi a spillo (poi m’accorgo dei mocassini neri),
rinnego tre volte il mio precedente re;
tesso le lodi del mio interlocutore in poltrona
che
mi guarda (da lì dietro) con un sorriso circonflesso (punto di massimo relativo)
- un po’ asimmetrico -
e
mi dice (fisso):
I want you!
Mi sveglio (sudato): era solo un brutto sogno.
[...chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici]
non comuni,
ma con un’intelligenza
superiore a tutti noi,
combattono tutti i giorni.
Lottano fra mille difficoltà
senza mai arrendersi,
anzi gli sono di stimolo
gli danno
forza e coraggio.
Una lotta continua
per vivere
come gli altri bambini,
costruiscono, inventano,
hanno una fantasia sfrenata.
Cercano e vogliono
la perfezione,
non mollano
finchè
non la ottengono.
Provano e riprovano
senza tregua,
va in scena lo spettacolo
che tanto hanno voluto
e finalmente ottenuto.
Lo spettacolo della vita
della forza, del coraggio,
questi bambini sfortunati
ma forti più che mai
non mollano, saranno vincenti sempre.
han sostenuto
il passo degli equilibri
le mani in tasca
le parole dedicate a chi voleva spiegarci
qual'era il nostro posto qui
Usi cospicui di
stratagemmi e smorfie
bruciarono i campi
delle nostre fughe
per non prestarci ai saliscendi umani
spinosi cactus fioriti
torbiere assetate
Nella purezza mantenuta
lasciammo le porte aperte
alle nostre spalle
speranzosi nell'arrivo
di quel qualcuno salvatore
Nelle sere in cui il tempo svanisce
per mano la solitudine e l 'amore,
nel profondo,
che chiude un'attimo di vita
racconti come fiabe,
scivolano da un'altalena.
Ascolto senza emozione.
Come bolle .chiusi nell'aria,
volano , si perdono nel niente
dove tutto si plasma,
e torna a noi :
sceglere tra la solitudine e amore.
Il dondolio sempre piu' lento
libera le mani,
solitudine e amore volano
abbracciate
in vortici sempre piu' lontani.
Ascolto il mio cuore.
Nelle sere in cui il tempo svanisce,
libero la mia anima.
e valli sdraiate al sole, io perenne fuggitiva
sondando profondità segrete
senza mai demordere
Infiniti sguardi consumati
negli ultimi orizzonti
che s’andavano colmando d’ombre .
E nel sole nuovo ancora
invocarti alternando la voce
a quella di sorgente,
le dita bagnate di speranza
frescura di bosco conosciuto
fruscio di rami e brezze a ispirare
il troppo breve viaggio.
Quanti rovi incontrai lungo il cammino,
tante le piaghe scavate dalle spine,
molte le offese al cuore.
Eppure ancor t’inseguo vita
si, procedo fra sassi e fiori
coltivando esili sogni decisi a non morire
ho sentito gli anni gridare
segnare il silenzio nei fiori del prato
sottovoce lasciar dire
siamo grandi
i sogni han cambiato casa
ci resta ciò che abbiamo
dobbiamo farlo bastare
nè dobbiamo gioire
contro ogni maledizione
a braccia aperte
sviliti nel momento
sotto i porticati scivola solo
il vento
Lascio riposare mio padre
non vedo altro da fare
non ho avuto soddisfazione
da quei fiori da quel vento
Riproverò domani
sperando in un buon momento
Combatto una guerra che non è mia
Un fratello che è mio fratello
Un cielo che è di tutti
Cosa sto facendo! Mi dolgono le ossa
Cosa sto gridando! Fuoco nella gola
E questi urli cosa sono!
Sono i miei che non riconosco?
Sono i tuoi che non conosco?
Passi veloci tra le macerie
Impietrito ti guardo in volto
Occhi di specchio, fissi e vitrei
Cemento nei miei piedi, cosa sto facendo!
Una guerra che non è mia ... e lì
Sull'asfalto mio fratello giace
Con la bocca aperta sembra urlarmi:
“Corri corri fratello, vivi anche la mia vita”.
che non ci sia piu quel feeling.
Quella passione
travolgente.
Quell'ansia
prima dell’incontro.
Timore di non sentire
la tua mano che trema.
Un'assenza che pesa
come un macigno.
Il timore che l’onda d'amore
non si sia dileguata.
L'ansia
cresce.
Nella speranza
che sia travolgente.
Come il vortice
di un uragano.
La speranza di sentire ancora
i fuochi d’artificio.







