Parole stonate
Mosse dai fili dell’indifferenza.
Sul selciato della vita
calpestii di passi sempre più lontani.
Parole cadute come petali di rosa,
spine lasciate alla luce ad essicare.
Cadono le illusioni.
Un freddo inverno congela gli ultimi sogni.
...E sono vinta tra bufera e tempesta.
La vita spesso matrigna
tortura chi vuol guardare il sole.
Restano in cielo nubi scure
dal capo rivolto.
....Sulla terra polvere
coprente le nostre vite.
Il conto dei giorni non trattiene il tempo.
La vita e il suo gioco: ci sfiora la brevità.
Siamo polvere che vanisce ad un soffio.
Sono il vento
che trascina carezze soffiando
calore d'abbracci
perduti.
Raccolgo pensieri
ad ogni spuntar del sole
immagini racchiuse a fior di pupilla
sorrisi suggellano ricordi di giovinezza.
Fanciulla
eterna viandante nel mare del tempo.
Lascia ch’io beva fonte,
nel cavo delle mani
ho fretta e già domani
sarò di là del monte
Fonte: “ Perché non vieni coll’anfora antica
Come le donne giù dalla collina?
Perché non resti nella valle amica
almeno un poco ?‘ Forse domattina
per la tua sete, non troverai niente.
Di là dal monte è brulla la contrada
nei campi non germoglia la semente
e sarai solo tu, il sole e la strada.
Ti sovverrai di me e sarò lontana.
Se tu mi avrai raccolta nell’orciòlo
allora proverai la virtù arcana
della mia linfa,allora, allora solo”
Amica ho già bevuto a cento fonti
in riva al mare azzurro, sorridente
di spume bianche… vuoi che ti racconti?
C’eran nuvole rosse giù a ponente
e vele esili,aguzze,verso il cielo
e son partita.Bevvi in mezzo al bosco
ed era un’acqua fresca come il gelo.
Eran ville e paesi.Non conosco
Il loro nome.So che c’era un alto
cipresso cupo, un casolare antico
un cielo terso del color di smalto,
un viale ombroso, un poggio aulente aprico.
Lascia ch’io beva fonte
nel cavo delle mani
ho fretta, e già domani
sarò di là dal monte.
forse millenni o ere geologiche
ma ora il sonno mi fa paura
e dormire sembra un po' morire.
E ci casco dentro incosciente
come un pollo che mangia
non immaginando il suo spiedato futuro,
però quando mi sveglio
che goduria....
ho immagazzinato riposo
e sono come un gattone a panza piena
che intanto ha fatto scorte
e si sente sicuro con le spalle coperte.
Così il riposo quando albeggia è fantastico
non c'è paura del buio perchè
c'è il conforto della luce nascente
e l'incoscienza non è più salto nel vuoto.
Così sogno di dormire senza dover morire
e la realtà si sposa col metafisico
fino ad infiorescenze di paradisi di pace.
E gli incubi precoci del sonno catramoso primigenio
si mondano dei lor luciferini intenti
montandomi sulle terga sciolte
cherubiniche ali
con le quali volo nel futuro senza sorprese
come se già sapessi il mio destino.
Il tempo finisce là
ad un passo
dalla luna e le stelle
ed il mare
è un immenso deserto
con il cielo coperto dalle nuvole
che viaggiano veloci
sospinte dal vento.
Il tempo
un eterno tiranno
quello che ho aspettato
così tanto
ma non è mai arrivato
perché ha perso il passo
e non s’è ricordato
di qualche preghiera
detta ogni tanto
ma tutto oramai
era già destinato.
Un immenso finire
dentro l’ universo senza fine…
nel quotidiano annida.
Sogna, uno sballo!
Mica, l’amaro aggrada,
sgrato, un tormento avanza.
Quanto subire
una persona regge.
Forza, a lo stremo!
Manca, ‘na dolce pillola,
savio, non spande certo.
Quanto parlare
nell’aria, un vento eleva.
Nulla fomènta.
Solo una speme prende
la mano. Non più stento?
Mi han detto che frugavi nel vuoto dei giorni,
nell’incupirsi delle tue notti,
desideroso di arrivare a me.
Eccomi, sono qui...
sempre lo sono stato, ti seguivo.
Viaggiavo silenzioso
nell’eco di parole dimenticate
o per te tutte uguali.
Nei ricordi ed emozioni da te ormai lontane,
cercavo di prendere forma, consistenza.
L’amore viaggia con te
anche quando non te ne accorgi.
… Sentimi…
Entro, mi accuccio al caldo del tuo cuore,
dipingerò in te i colori delle albe più belle
e sarò di nuovo fuoco al tramonto.
… Lì rimarrò, non cacciarmi!
Guarda…
sono il riflesso di questa luna nuova,
la luce che t’abbraccia al mattino.
Ti farò sognare negli abbracci teneri,
metterai ali al tuo cuore.
Guardami...
sono il volto dell’amore,
vivo da sempre in te, intorno a te.
Ed ora dimmi,
è vero che mi senti, che mi ami?
… Dimmelo!...
C'è sete di sangue in questo inizio di secolo, essendo diventate impossibili le guerre mondiali,(per il noto motivo) i nuovi vampiri scorrazzano per il globo nutrendosi di sangue, quasi sempre innocente.
I PRETESTI che prima erano, la difesa della patria, l'esportazione della democrazia, la superiorità della razza ed altri, ora sono semplicemente la religione diversa o l'etnia.
L'INCENTIVO principale è sempre lo stesso, le necessità imprenditoriali di : Beretta, A.D.C. ,Amadini, A.W.C. Pakistan, Alexander USA, Antonov Ucraina, Anics G. Russia ed altre decine di benefattori dell'umanità sparsi sul globo terracqueo. Se tutte queste aziende dovessero, per magia, sparire, i vampiri non sparirebbero ma dovrebbero usare i coltelli, archi e frecce, il che risulterebbe scarsamente efficace ai fini della produzione del loro alimento base.
Ora che il vento
Ha perso
La sua passione estiva
E gelido sferza
solitario i prati
Ascolto il canto muto
Della natura
E la nenia dell’ultime cicale
A salutar la vita…
Attento scruto
Il paesaggio
Respirar cupo
Quell’inizio di morte
Che sarà pure la mia.
Cumuli e cirri
Informi e multiformi
Osservano correndo
Statue di sale
In teorie di Kore
Angoscia concreta
Di divine assenze
Palpa un silenzio
Atemporale e vuoto
Plasma la vita
Con accorte mani
Anime nude
Ansimanti speranza
Nell’ingenuo congedo
Imposto dalla morte
e c'è vivo e vivo
così che di quanti morti
è pieno il camposanto
tanti son nati
ma non son mai vissuti
ché non si so' accorti
d'esser nati vivi…
così tanto vivevano da morti!
Or si sa
la morte fa paura a tutti quanti
specie agli umani che son vivi
perché sanno prima o poi de morì
ma coloro che vivono da morti
non hanno mica tema de morì...
quanto piuttosto de campa’!
assai graziosa e molto carina.
Figlia di un industrialotto,
facea la manager ed io ne ero cotto.
Quando s’alzava, tutte le mattine,
prima d’andare nelle sue officine,
mi chiedeva nella sua folle corsa,
d’andare a controllare anche la borsa.
No, non la mia, mi ripeteva piano
ma solo la Borsa di Milano.
Che se un giorno cambi atteggiamento
In te potrò riporre affidamento.
Sicuramente il suo intendimento
era di farmi amante e capomandamento !
come le stesse ormai sfuggendo
quello che io stessi, più o men, facendo.
Volea, insomma, che lasciassi tutto
per divenir totale suo usufrutto.
Quando finalmente la lasciai,
povero me, in un tunnel mi trovai.
Tutte volevan farmi modificare
perché potessi loro coccolare,
Fu allora che mi ripromisi
d’entrare subito in analisi.
Psicanalista rise e commentò :
lei sta bene, che meglio non si può !
Non è sapiente cercare di cambiare
quello che d’altri è tutto naturale.
Esser se stessi bisogna sia accettato,
piacer ad altri per il proprio stato.
E se non gli sta bene st’attributo,
dirglielo immantinente : “Ti saluto” !






