Tempo di sorridere,
di riposare,
dietro l’ombra della montagna.
All'orizzonte la luna resta li
ad osservarla, finchè scompare.
di riposare,
dietro l’ombra della montagna.
All'orizzonte la luna resta li
ad osservarla, finchè scompare.
Arriva l’alba.
il tempo
che passiamo sotto i pini,
nella pace del riposo eterno.
il tempo
che passiamo sotto i pini,
nella pace del riposo eterno.
Riflettendo...
il domani
potrebbe non arrivare.
Il tempo
di una preghiera
per le guerre nel mondo.
il domani
potrebbe non arrivare.
Il tempo
di una preghiera
per le guerre nel mondo.
E’ tempo
che le ferite guariscano,
basta odiare, vorrei solo amore.
Faccio un respiro,
guardando
il cielo azzurro.
che le ferite guariscano,
basta odiare, vorrei solo amore.
Faccio un respiro,
guardando
il cielo azzurro.
E’ tempo
di tendere la mano
per fare pace.
di tendere la mano
per fare pace.
14 commenti
Fendono il cielo
i versi amari e appassiti
e donano urlante amarezza
a quel sorriso sospeso della luna
versi così leggeri
da soffocare le ultime parole
che annullano l'orizzonte.
Versi che piegano con forza la testa
e diventano preghiera
invisibilmente sospirati
dalle tue labbra
distanti e coperte dal nulla
versi di silenzi segnati dal gelo.
Risvegliano il sangue
i versi che odono il pianto
e senza vergogna,
spezzano le dissonanti note
della libertà sfiancata e in catene
versi amari.
i versi amari e appassiti
e donano urlante amarezza
a quel sorriso sospeso della luna
versi così leggeri
da soffocare le ultime parole
che annullano l'orizzonte.
Versi che piegano con forza la testa
e diventano preghiera
invisibilmente sospirati
dalle tue labbra
distanti e coperte dal nulla
versi di silenzi segnati dal gelo.
Risvegliano il sangue
i versi che odono il pianto
e senza vergogna,
spezzano le dissonanti note
della libertà sfiancata e in catene
versi amari.
E se fossero tutte bugie,
tutto un dire, tutti bugiardi
nel parlar d’amore?
Perché d’amore non v’è in giro,
difficile incontrarlo,
chè d’amore non parlano le facce
e soprusi e inganni volano
come frecce.
… Ma quale amore!...
No,
non è così…
Nelle pieghe profonde,
gole difficili al passaggio,
strette da non poterci infilar sguardo.
Cucite con fili di egoismo,
chiuse con nodi di potere,
adornate con nastri di filigrana.
… Lì, in fondo!...
Ma quale amore troveremmo?
Macigni oscurano la luce,
polvere sottile dà morte lenta,
sparge il nulla.
… Crea deserto!...
tutto un dire, tutti bugiardi
nel parlar d’amore?
Perché d’amore non v’è in giro,
difficile incontrarlo,
chè d’amore non parlano le facce
e soprusi e inganni volano
come frecce.
… Ma quale amore!...
No,
non è così…
Nelle pieghe profonde,
gole difficili al passaggio,
strette da non poterci infilar sguardo.
Cucite con fili di egoismo,
chiuse con nodi di potere,
adornate con nastri di filigrana.
… Lì, in fondo!...
Ma quale amore troveremmo?
Macigni oscurano la luce,
polvere sottile dà morte lenta,
sparge il nulla.
… Crea deserto!...
Un concorso sulla Pace... mi dicono.
Perchè? chiedo.
Per combattere la guerra! mi rispondono.
Ed ecco
le binchissime colombe
dai voli deliziosi,
i grandi girotondi,
tutti mano nella mano.
Ma l'incanto
dura poco,
poiche' gia' sento
l'urlo della bomba
che uccide l'innocente.
E ancora:
un pugno, uno sputo,
uno schiaffo,
poi l'offesa, la vendetta,
l'egoismo,
la ferocia allucinante
di esseri non più umani.
E' il Cristo
che è deriso,
bendato, incatenato.
Eppur, su quelle croce,
abbiamo letto bene
l'importanza del perdono!
O Forse...
.
Per concorrere alla pace,
do' un compito speciale:
rivedere, ammirare,VENERARE,
le infinite pagine
di quel SACRO esempio.
Perchè? chiedo.
Per combattere la guerra! mi rispondono.
Ed ecco
le binchissime colombe
dai voli deliziosi,
i grandi girotondi,
tutti mano nella mano.
Ma l'incanto
dura poco,
poiche' gia' sento
l'urlo della bomba
che uccide l'innocente.
E ancora:
un pugno, uno sputo,
uno schiaffo,
poi l'offesa, la vendetta,
l'egoismo,
la ferocia allucinante
di esseri non più umani.
E' il Cristo
che è deriso,
bendato, incatenato.
Eppur, su quelle croce,
abbiamo letto bene
l'importanza del perdono!
O Forse...
.
Per concorrere alla pace,
do' un compito speciale:
rivedere, ammirare,VENERARE,
le infinite pagine
di quel SACRO esempio.

Nuoce ‘no spìffero
giunto a n’Autorità…
Forte il sol forte?
<=> <=> <=>
Verseggio (Stile metrico haiku 5-7-5) nato dalla lettura di un pensiero del celebre scrittore e aforista francese del 1700 Sébastien-Roch Nicolas da Chamfort:
“Spesso si lascia in pace chi ha appiccato l'incendio e si castiga chi ne ha dato l'allarme”.

Oggi ‘na pagnotta
la schiaccerà… leccando.
Far pecorone!
<=> <=> <=>
Questo verseggio (Stile metrico haiku) è stato forgiato leggendo l’aforisma di Stanislaw Jerzy Lec, scrittore, poeta e aforisma polacco del 1900:
"Ci sono stati tempi in cui gli schiavi bisognava comprarli legalmente".
Bisogno immenso
il mio capire il paesaggio
che aereo mi si apre
e che deciso abita
le pieghe mie segrete
L'odore del fieno
il biondo del grano
sapore di miele
Della mia infanzia
di me
della mia terra
tutto è immanente
Chiudo gli occhi
umidi di pianto
Un lampo improvviso, un bagliore a tinte bianche mi colpisce. Mi tocco ovunque, tutto a posto. A dire il vero non sono mai stato tanto bene. Cosa sarà successo? Ricordo che ero in auto quando…no! Che spettacolo, ragazzi ! Sotto di me il mondo scorreva proprio come stessi volando. Non facciamo scherzi. Non ho mai preso l’aereo in vita mia per uno spudorato sacro terrore del vuoto e vorreste farmi volare da…da…Già, come sto volando? E dove sono? Mi risposero delle voci dentro di me : “Sei in Paradiso!” Ragazzi, finiamola, ho anche fretta e dovrei essere già al laboratorio, oggi ci sono analisi importanti da fare, mi farete litigare con la biologa ! Che strano, il tratto che stavo “sorvolando” era uno spazio immenso, verdeggiante ed io riuscivo a distinguere ogni filo d’erba che lo componeva, a sentire tutti gli odori e queste sensazioni esaltavano il senso di pace di cui tutto il territorio era circondato. Che avrò mangiato, ieri sera? Se ci fosse stato il mio amico Peppe avrebbe almeno visto a cosa mi hanno attaccato per volare così, senza che mi becchi un filo d’aria. Ma che dico, Peppe è morto…sarà in Paradiso, poveretto. Ora basta voglio scendere e vedere chi fa questi scherzi sciocchi a metà settimana, nel pieno dell’orario di lavoro. Speriamo, almeno, che tacciano queste voci dentro di me che mi proclamano in paradiso. Dovrò farmi vedere da un neurologo!
E dovrò anche prendermi un sano, meritato, giusto riposo. Gli ammortizzatori della “cosa” che mi trasportava erano ottimi. Fui depositato a terra senza scossoni ! C’era un profumo dolce e l’aria, se c’era, era immota. Feci qualche passo e non mi sembrò neppure di toccar terra. A dire il vero non sentii neppure lo sforzo delle gambe nel compiere quell’azione. Devo smettere di bere il grappino dopocena, mi dissi. Quello che mi incuriosiva di più era il fatto che non riuscissi a prendermela più di tanto per il contrattempo che stavo vivendo. Già, perché era un contrattempo organizzato maestosamente da qualche amico buontempone. Non potevo essere morto, non io, avevo tanto da fare ed i miei conti bancari urgevano della mia presenza. Oltretutto in Paradiso. Io, in Paradiso. Avrebbero preso una cantonata coloro che mi avrebbero visto in quel luogo. Non avevo i canoni della santità. Avevo vissuto la mia vita normalmente. Ora, non voglio elencare i miei difetti che sono tanti, non solo per vergogna ma perché potrei sminuirli. I pregi, invece…lasciamo stare ! E allora, basta così poco per conquistarsi il paradiso ? Avevo commesso tante marachelle nella mia vita…Le donne, ecco con loro le marachelle sono state tante. Tutto azzerato ? Tutto perdonato ? Non è possibile. Chi può amare tanto ? E il mio egoismo, la mia inosservanza di alcuni comandamenti (a cominciare da quello sulla fornicazione!)? Esiste un amore simile ? Sono stato credente e praticante e mi faccio ancora queste domande ? Potevo fare di più, certo e non l’ho fatto. Devo ammettere che l’amico che ha organizzato questo scherzo non ha pensato che io mi ponessi queste domande. Se fossi morto davvero, avrei dovuto vedere la mia vita scorrere come in un film, per qualche attimo ed invece mi sono trovato a volare con una specie di parapendio per i cieli di chissà quale regione italiana. Se fosse stato vero, di me in Paradiso, chissà che risate si sarebbero fatte le quattro vecchiette che incontro la domenica alla messa in paese ! Intanto ero arrivato sul cocuzzolo della collina e vidi, in una grande spianata una folla immensa di persone. Bene, pensai. Chiederò a costoro come fare per tornare alla mia auto. Quando entrai nel gruppo di queste persone, rimasi basito. Conoscevo tutti, ma proprio tutti solo che…erano tutti morti da tempo. Così mi convinsi di esserlo anch’io, ma non ebbi paura, sentii che c’era sempre qualcuno accanto a me che mi sosteneva ed incitava ad essere felice. Infine mi affacciai su una terrazza e vidi il mondo, gli uomini viventi che svolgevano le loro normali funzioni. Cercai di attirare la loro attenzione per invitarli ad una vita migliore. L’angelo che mi accompagnava, sorrise. Con calma, pronunziò una sola frase “Sei sempre il solito”. Perché, ad essere sempre il solito, non si guadagna il Paradiso ?
E dovrò anche prendermi un sano, meritato, giusto riposo. Gli ammortizzatori della “cosa” che mi trasportava erano ottimi. Fui depositato a terra senza scossoni ! C’era un profumo dolce e l’aria, se c’era, era immota. Feci qualche passo e non mi sembrò neppure di toccar terra. A dire il vero non sentii neppure lo sforzo delle gambe nel compiere quell’azione. Devo smettere di bere il grappino dopocena, mi dissi. Quello che mi incuriosiva di più era il fatto che non riuscissi a prendermela più di tanto per il contrattempo che stavo vivendo. Già, perché era un contrattempo organizzato maestosamente da qualche amico buontempone. Non potevo essere morto, non io, avevo tanto da fare ed i miei conti bancari urgevano della mia presenza. Oltretutto in Paradiso. Io, in Paradiso. Avrebbero preso una cantonata coloro che mi avrebbero visto in quel luogo. Non avevo i canoni della santità. Avevo vissuto la mia vita normalmente. Ora, non voglio elencare i miei difetti che sono tanti, non solo per vergogna ma perché potrei sminuirli. I pregi, invece…lasciamo stare ! E allora, basta così poco per conquistarsi il paradiso ? Avevo commesso tante marachelle nella mia vita…Le donne, ecco con loro le marachelle sono state tante. Tutto azzerato ? Tutto perdonato ? Non è possibile. Chi può amare tanto ? E il mio egoismo, la mia inosservanza di alcuni comandamenti (a cominciare da quello sulla fornicazione!)? Esiste un amore simile ? Sono stato credente e praticante e mi faccio ancora queste domande ? Potevo fare di più, certo e non l’ho fatto. Devo ammettere che l’amico che ha organizzato questo scherzo non ha pensato che io mi ponessi queste domande. Se fossi morto davvero, avrei dovuto vedere la mia vita scorrere come in un film, per qualche attimo ed invece mi sono trovato a volare con una specie di parapendio per i cieli di chissà quale regione italiana. Se fosse stato vero, di me in Paradiso, chissà che risate si sarebbero fatte le quattro vecchiette che incontro la domenica alla messa in paese ! Intanto ero arrivato sul cocuzzolo della collina e vidi, in una grande spianata una folla immensa di persone. Bene, pensai. Chiederò a costoro come fare per tornare alla mia auto. Quando entrai nel gruppo di queste persone, rimasi basito. Conoscevo tutti, ma proprio tutti solo che…erano tutti morti da tempo. Così mi convinsi di esserlo anch’io, ma non ebbi paura, sentii che c’era sempre qualcuno accanto a me che mi sosteneva ed incitava ad essere felice. Infine mi affacciai su una terrazza e vidi il mondo, gli uomini viventi che svolgevano le loro normali funzioni. Cercai di attirare la loro attenzione per invitarli ad una vita migliore. L’angelo che mi accompagnava, sorrise. Con calma, pronunziò una sola frase “Sei sempre il solito”. Perché, ad essere sempre il solito, non si guadagna il Paradiso ?
Serpeggia fra le dita
invitato all'ultimo
dall'impercettibile forma
un amico al quale, non do la mano
penso bene di star lontano
Il pensiero malandrino
di qualcosa che non ho scritto, ma avrei voluto
avvolge l'aria, dove sto seduto
Certo di averlo già incontrato
penso di prendere appunti
nel mentre
è passato
non è più quello, l'ho dimenticato
Non c'è paura della sua sembianza
solo amaro per la dimenticanza
che quello scivolare
mi avrebbe permesso dire
convinto illuminato
in quel passaggio del sentire
Con stizza e sforzo
stringo le dita nel loro pugno
sbattendo sul legno
scalfendo un segno
Quanto mai scritto
è stato veloce
ha fatto un giro, nascondendo la voce
solo un sibilo, nell'aria ha suonato
che sia l'ultima volta
non c'è tempo abbastanza
non esiste il non dire
anche un niente, ha qualche importanza.
Una ruota di spiriti all’unisono
Pervadono di grazia la corona d’apice
Soave e celeste il sentiero umano
Ha fioriture dotte dal canto del sole
E la pioggia abbracciato il risveglio
sembra applaudirne l’incanto .
Il vivente a sua immagine e io il suo segno.
Gocce di mare si posarono
sui risvolti dell’animo,
bagnarono di flebili sensazioni
le ingenue paure,
che si lasciarono dondolare
ai primi raggi del sole del mattino,
in attesa d’esser colte.
E un sol raggio bastò,
un timido e tiepido raggio le scosse.
Divennero perle, poi rivoli salati
si sciolsero a quel tocco,
che libere le rese dalla loro prigione.
…E fu l’inizio…
Un tepore scosse l’uscio del cuore,
assordanti rumori riempirono le vie
che percorrevano la vita.
Vento tenue scese
a consolarle rose dei pensili giardini.
Glicini in ordite forme
s’affacciarono dai balconi
e tutto il creato volse lo sguardo
al lontano scendere del crepuscolo.
Stormi di rondini
volarono sulle acque,
tornarono al nuovo nido di primavera.
Bianchi gabbiani
planavano sul mare, sovrastavano il cielo
con le possenti ali.
Sfioravano il sole e, sulle più alte rocce,
approdava il loro desiderio d’amore,
lì, il loro talamo nuziale.
Un verde arbusto, impavido,
s’aggrappò alle alte rocce.
L’inverno attendeva.
In solitario modo rivolse preghiere
d’eterno esistere,
poi in fluttuante volo
si lasciò cadere,
abbracciando l’amore delle acque.
Fonte di vita, amorevoli,
rigeneratrici, lo accolsero
e in una nenia lenta, silenziosa,
lo cullarono.
Fu goccia di mare,
pronta a nutrire un oceano.
Forza sentì e crebbe e di nuovo le braccia
sollevò alla luce, alla vita.
E diede fiori, e diede frutti.
… E il tempo passò!
Così andò il mutevole armonico delle viole.
Così si sparsero le spore
fra i campi in fiore,
così s’addormì l’ultimo
rosso papavero,
nell’oblio dei sensi
in attesa che nuova alba sorgesse,
sul sonnolente andare del mondo.
P. S. : Con la collaborazione dell'indiscussa bravura dell'autore Giancarlo Gravili.
sui risvolti dell’animo,
bagnarono di flebili sensazioni
le ingenue paure,
che si lasciarono dondolare
ai primi raggi del sole del mattino,
in attesa d’esser colte.
E un sol raggio bastò,
un timido e tiepido raggio le scosse.
Divennero perle, poi rivoli salati
si sciolsero a quel tocco,
che libere le rese dalla loro prigione.
…E fu l’inizio…
Un tepore scosse l’uscio del cuore,
assordanti rumori riempirono le vie
che percorrevano la vita.
Vento tenue scese
a consolarle rose dei pensili giardini.
Glicini in ordite forme
s’affacciarono dai balconi
e tutto il creato volse lo sguardo
al lontano scendere del crepuscolo.
Stormi di rondini
volarono sulle acque,
tornarono al nuovo nido di primavera.
Bianchi gabbiani
planavano sul mare, sovrastavano il cielo
con le possenti ali.
Sfioravano il sole e, sulle più alte rocce,
approdava il loro desiderio d’amore,
lì, il loro talamo nuziale.
Un verde arbusto, impavido,
s’aggrappò alle alte rocce.
L’inverno attendeva.
In solitario modo rivolse preghiere
d’eterno esistere,
poi in fluttuante volo
si lasciò cadere,
abbracciando l’amore delle acque.
Fonte di vita, amorevoli,
rigeneratrici, lo accolsero
e in una nenia lenta, silenziosa,
lo cullarono.
Fu goccia di mare,
pronta a nutrire un oceano.
Forza sentì e crebbe e di nuovo le braccia
sollevò alla luce, alla vita.
E diede fiori, e diede frutti.
… E il tempo passò!
Così andò il mutevole armonico delle viole.
Così si sparsero le spore
fra i campi in fiore,
così s’addormì l’ultimo
rosso papavero,
nell’oblio dei sensi
in attesa che nuova alba sorgesse,
sul sonnolente andare del mondo.
P. S. : Con la collaborazione dell'indiscussa bravura dell'autore Giancarlo Gravili.

Colta figura
Senza cartucce, abbatte.
Sfiga inattesa.
<=> <=> <=>
Il verseggio Stile metrico dell’haiku (5-7-5) è nato scorrendo l’aforisma del celebre Luc de Clapiers, Marchese de Vauvenargues, scrittore, saggista e moralista francese del 1700:
“Il più gran male che la fortuna possa fare agli uomini è di farli nascere con pochi mezzi e con grandi ambizioni”.
Senza cartucce, abbatte.
Sfiga inattesa.
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Il verseggio Stile metrico dell’haiku (5-7-5) è nato scorrendo l’aforisma del celebre Luc de Clapiers, Marchese de Vauvenargues, scrittore, saggista e moralista francese del 1700:
“Il più gran male che la fortuna possa fare agli uomini è di farli nascere con pochi mezzi e con grandi ambizioni”.
Fèrreo proposito
foggia distesa in fiore.
Non più fetore!
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Il verseggio è nato scorrendo un pensiero di Massimo D'Azeglio, politico, patriota, pittore e scrittore italiano del 1800:
"Senza forte volontà non si giunge a far nulla di buono".
Non più fetore!
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Il verseggio è nato scorrendo un pensiero di Massimo D'Azeglio, politico, patriota, pittore e scrittore italiano del 1800:
"Senza forte volontà non si giunge a far nulla di buono".










